Il borgo più colorato d'Italia è nella Laguna di Venezia e dietro le sue facciate si nascondono antiche tradizioni e qualche leggenda
Una manciata di case affacciate su canali stretti, circa 2.270 abitanti, nessuna auto, solo barche e panni stesi. Eppure questo minuscolo centro della laguna nord di Venezia finisce regolarmente nelle classifiche dei villaggi più colorati del mondo, accanto a città come Chefchaouen o La Boca.
Il nome lo conoscete di sicuro: Burano. Per molti è il borgo più colorato d’Italia, per altri addirittura il più colorato del pianeta. Un’isola di pescatori formata da quattro isole collegate da ponti, dove ogni facciata sembra scelta con la stessa cura di un rossetto prima di una serata importante.
Un borgo che sembra dipinto: dov’è Burano e perché è diverso dagli altri
Burano è una frazione del comune di Venezia, nella municipalità Venezia-Murano-Burano. Da Fondamente Nove, in città, il vaporetto impiega circa 40-45 minuti. Appena scendete, vi trovate dentro un quadro: case rosse, verdi, viola che si specchiano nell’acqua, barche colorate, il campanile della chiesa di San Martino che pende vistosamente, come un cugino veneto della torre di Pisa.
Altri borghi italiani si contendono lo stesso titolo. Dozza, in Emilia-Romagna, ha murales ovunque. Aielli, in Abruzzo, è diventato celebre per le sue opere a cielo aperto. Borgo Parrini, in Sicilia, gioca con azulejos e riferimenti gaudiani. Ma sono colori nati da progetti recenti, spesso legati a festival. A Burano, invece, il colore è la pelle stessa del borgo: sono le case dei pescatori, dipinte da secoli e riconosciute a livello internazionale come icona della laguna.
Perché a Burano è tutto così colorato: leggende, regole e luce di laguna
Le storie sull’origine delle facciate arcobaleno sono quasi tante quante le sfumature dei muri. La più romantica parla dei pescatori che, rientrando nella nebbia fitta della laguna, avevano bisogno di riconoscere da lontano la propria casa. Così ogni famiglia scelse un colore deciso, impossibile da confondere.
Un’altra versione punta sulle donne rimaste a terra. Mentre i mariti erano in mare, loro avrebbero ritinteggiato i muri con le vernici disponibili, senza preoccuparsi di “abbinare” davvero. Il risultato? Accostamenti audaci che oggi qualsiasi interior designer definirebbe coraggiosi. C’è poi chi giura che ogni tonalità fosse legata a un cognome o a un soprannome di famiglia.
Oggi, però, niente improvvisazione. Per ridipingere una facciata serve l’autorizzazione del Comune, che indica una gamma di colori ammessi per zona. Non è solo estetica: è un modo per proteggere quell’effetto “arcobaleno ordinato” che rende Burano immediatamente riconoscibile. Guardando le case riflettersi nei canali viene in mente la frase attribuita a Pablo Picasso: "Quando non ho più blu, metto del rosso". Qui sembra che qualcuno l’abbia presa alla lettera, estendendola a tutto lo spettro cromatico.
La luce della laguna fa il resto. In inverno, con la foschia, i toni si ammorbidiscono e le case sembrano pastello. In estate, sotto il sole, diventano quasi fluorescenti.
Burano a colori: cosa vedere oltre le facciate Instagram
Il cuore dell’isola è Piazza Baldassare Galuppi, dedicata al compositore settecentesco nato qui. Intorno trovate bar, negozi di merletto, panetterie che profumano di burro. Nel palazzetto del Podestà ha sede il Museo del Merletto, che racconta una tradizione attiva almeno dal XVI secolo e rilanciata nel 1872 con l’apertura della Scuola del Merletto. Pizzi sottilissimi, ore di lavoro a tombolo, storie di merlettaie che hanno reso famoso il nome di Burano nel mondo.
Pochi passi più in là, la chiesa di San Martino e il campanile storto sono uno degli scorci più fotografati. Vale la pena però perdersi nelle calli laterali, lontano dal flusso principale: il silenzio, i gatti sulle soglie, le porte scrostate raccontano un’altra Burano, più quotidiana.
Per un cambio di ritmo, seguite il Ponte Longo, il lungo ponte di legno che collega Burano a Mazzorbo. In pochi minuti siete tra vigneti, orti e case basse: una pausa verde perfetta dopo l’overdose di colore.
Gusto giallo uovo: cosa mangiare nel borgo più colorato d’Italia
L’altra firma di Burano, oltre alle facciate, sono i Bussolai (o Bussolà), biscotti di pasta frolla molto ricca, a forma di esse o di ciambella. Farina, uova, burro, zucchero e profumo di vaniglia o limone: niente di complicato, ma una consistenza che dura nel tempo. Storicamente venivano preparati per Pasqua e per i marinai, perché si conservavano a lungo durante le uscite in mare. Oggi sono la colazione più buranella che ci sia, magari intinti nel caffè latte, oppure accompagnati da un bicchiere di vino dolce a fine pasto.
La tradizione di pescatori torna anche nei piatti: risotto di gò (un pesce di laguna dall’aspetto poco glam ma saporitissimo), fritto misto, anguilla alla griglia. Qui il chilometro zero non è una moda, è la normalità.
Come arrivare e quando andare per vedere il massimo del colore
Da Venezia il punto di partenza classico è Fondamente Nove. I vaporetti che raggiungono Burano passano spesso anche per Murano, quindi potete combinare le due isole nella stessa giornata. Calcolate almeno mezza giornata per Burano, meglio una se volete includere Mazzorbo e una sosta lunga a tavola.
Per le foto, il momento migliore è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce è più morbida e le comitive sono meno numerose.
Quanto alle stagioni:
- in inverno trovate nebbia, riflessi ovattati, pochissimi turisti;
- in primavera e autunno il clima è mite e i colori restano intensi senza l’abbaglio estivo;
- in estate le tonalità esplodono, ma esplode anche la folla, quindi servono pazienza e orari strategici.
Se poi vi divertite con la fotografia, segnate qualche spot: il canale principale visto dal ponte all’arrivo del vaporetto, gli angoli dietro Piazza Galuppi dove le case si stringono come in un collage, la prospettiva dal Ponte Longo al tramonto, la famosa casa super variopinta di Bepi Suà. In fondo, nel borgo più colorato d’Italia, il filtro lo mette già l’isola.
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