Sembra un sogno di Gaudì, invece è un giardino meraviglioso nel cuore della Maremma Toscana
Nel 1998, su una collina della Maremma grossetana, ha aperto al pubblico un giardino di sculture che sembra uscito da un sogno catalano. Prima ancora di vedere le opere, si incontra un lungo muro di tufo caldo, firmato da Mario Botta, bucato soltanto da un varco perfettamente rotondo.
Fuori ci sono campi, lecci, odore di macchia mediterranea e di salsedine lontana. Dentro, l’esplosione: specchi, ceramiche, mosaici coloratissimi, figure gigantesche. In molti lo definiscono il “Parc Güell della Toscana”, ma il suo nome vero è Giardino dei Tarocchi e si trova a Garavicchio, frazione di Pescia Fiorentina, nel comune di Capalbio.
Dov’è il Giardino dei Tarocchi e perché ricorda Barcellona
Secondo il sito ufficiale, il Giardino dei Tarocchi occupa circa 2 ettari di collina terrazzata in Maremma. Ventidue sculture-architetture monumentali, alte fino a circa 15 metri, interpretano gli arcani maggiori dei tarocchi.
Il richiamo a Gaudí è immediato: linee curve, nessun angolo netto, superfici rivestite da mosaici di specchi, vetro e ceramica come a Parc Güell. Solo che qui, invece della città, lo sfondo è il silenzio della campagna toscana, con la luce che rimbalza sulle tessere colorate e sugli ulivi.
La visione di Niki de Saint Phalle, da Parc Güell alla Maremma
L’ideatrice del Giardino dei Tarocchi è l’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Come ricordano diverse ricostruzioni storiche, l’illuminazione arriva dopo una visita a Parc Güell di Gaudí e al Parco dei Mostri di Bomarzo. Da lì nasce il desiderio di creare un giardino fantastico “mediterraneo”, tutto suo.
I lavori iniziano nel 1979 e vanno avanti per circa diciassette anni. Il parco apre al pubblico nel 1998, ma per Niki diventa molto prima un luogo di vita quotidiana. Collabora con l’architetto Mario Botta, che progetta l’ingresso in tufo, con il marito Jean Tinguely, autore delle strutture metalliche e delle “macchine” in movimento, e con l’artista Pierre Marie Le Jeune, che firma le panchine sinuose.
Il risultato è un insieme barocco e luminoso, dove l’arte contemporanea incontra la tradizione dei giardini storici italiani, ma con la libertà cromatica che a Barcellona abbiamo visto sulle panchine ondulate di Gaudí.
Entrare nel sogno: cosa vi aspetta nel Giardino dei Tarocchi
Oltrepassato il cerchio nel muro di tufo, ci si ritrova in una piazza centrale che sembra un piccolo anfiteatro. Al centro una vasca d’acqua, intorno le prime figure: Papessa e Mago, fusi in un’unica struttura. Il Mago è rivestito di tessere a specchio che moltiplicano il sole in centinaia di riflessi, mentre l’acqua scende dalla bocca della Papessa lungo una scala blu.
Tutto attorno, le panchine di Le Jeune, onde rivestite di mosaici in cui sedersi a guardare con calma il caos colorato del parco. Da qui si capisce che non si tratta solo di una collezione di opere, ma di un percorso simbolico in cui ogni arcano è una tappa.
Sulla collina spiccano due presenze “gaudiane” in chiave maremmana: l’Imperatrice-Sfinge e l’Imperatore. L’Imperatrice è una figura femminile gigantesca, morbida, rivestita di ceramiche, che nasconde all’interno una vera casa. Pareti interamente specchiate, una sala centrale abbagliante, una scala che porta ai due seni trasformati in camera da letto e cucina. Qui Niki ha vissuto a lungo durante il cantiere: un ventre di specchi in cui la vita quotidiana e il sogno si confondevano.
L’Imperatore, poco distante, è una sorta di cittadella in miniatura. Colonnati, logge, passaggi sopraelevati, vasche, dettagli ironici, vetri di Murano incastonati nei mosaici. È il punto in cui l’affinità con Gaudí è più evidente: stessa gioia delle superfici curve, stessa tentazione di guardare ogni centimetro da vicino.
Proseguendo si passa sotto il Sole, un grande uccello multicolore, e si incontra il Papa, costruito da Tinguely con una struttura metallica filiforme. Tra i sentieri compaiono l’Eremita blu con il cuore rosso, la Stella immersa in una vasca, la Temperanza trasformata in piccola cappella a specchi con foto degli amici e compagni di lavoro dell’artista.
Nella zona più boscosa appaiono figure potenti e un po’ inquietanti: l’Impiccato dentro un albero invaso da serpenti, la Giustizia con dentro una macchina cigolante, la Morte sorridente a cavallo, il Diavolo dalle curve esagerate, infine il Mondo con un globo che ruota grazie a un congegno meccanico. La Ruota della Fortuna muove l’acqua che alimenta la fontana iniziale, collegando idealmente tutto il percorso.
Lungo i sentieri di cemento, Niki ha inciso frasi, numeri, schizzi, appunti. Leggerli mentre si cammina trasforma il parco in un diario a cielo aperto: si sente la sua voce che commenta, ride, si arrabbia, spera.
Consigli pratici per visitare il Giardino dei Tarocchi
Secondo le informazioni aggiornate diffuse dai gestori, il Giardino dei Tarocchi è aperto indicativamente dal 1° aprile al 15 ottobre, tutti i giorni nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30, con ultimo ingresso intorno alle 18.15. Orari e calendario possono variare, quindi conviene sempre verificare sul sito ufficiale prima di mettersi in viaggio.
La capienza giornaliera è limitata e il consiglio è di acquistare il biglietto online con anticipo, soprattutto nei weekend e in piena estate. Per la visita calcolate almeno due-tre ore: tra sculture, dettagli e foto, il tempo vola.
Si arriva comodamente in auto percorrendo la statale Aurelia e uscendo in zona Capalbio, poi seguendo le indicazioni per Garavicchio. Chi viaggia in treno può scendere a Capalbio Scalo, a circa dieci chilometri, e proseguire con taxi o auto a noleggio.
Il periodo migliore? Primavera e inizio autunno, quando la luce è morbida e il caldo più gestibile. Indispensabili acqua, cappellino, crema solare e scarpe comode: il percorso è tutto all’aperto, su cemento e sterrato, con poche zone d’ombra. Le superfici a specchio e le macchine di Tinguely creano rumori e riflessi continui, splendidi ma intensi per chi è molto sensibile agli stimoli.
Perché sembra un sogno di Gaudí ma è tutto toscano
Il Giardino dei Tarocchi è uno di quei posti che ribaltano l’idea di “gita in Toscana”. Non ci sono cipressi ordinati e casali in pietra, ma un tripudio di mosaici, sculture pop, simboli esoterici in mezzo alla campagna.
Chi ama Barcellona ritroverà le curve e i colori di Gaudí, però immersi nel paesaggio ruvido della Maremma, con il vento che arriva dal mare. Ogni carta dei tarocchi diventa una tappa di un piccolo viaggio interiore, dal Mago al Mondo. E quando si riguardano le foto, tra sfingi variopinte e draghi verdi, viene spontaneo giocare con gli amici: indovinate dove sono? Nessuno pensa a Capalbio. Ed è proprio questo il bello.
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