12 cose da sapere su Sanremo 2021

Sanremo 2021 sarà un Sanremo diverso da tutti gli altri, questo è poco ma sicuro.
** I testi delle canzoni di Sanremo 2021 **
"70+1", così lo ha definito il conduttore Amadeus, che per il secondo anno consecutivo firma la direzione artistica della kermesse musicale, promettendo: “un Festival storico, come il momento che stiamo vivendo”.
** 10 momenti indimenticabili della storia di Sanremo: ve li ricordate tutti? **
Neppure il Covid infatti ha fermato il Festival della Canzone Italiana. Che per far fronte all’emergenza sanitaria si svolgerà seguendo un rigido protocollo - 75 pagine fitte di regole e prescrizioni - stilato dalla Rai e approvato dal Cts.
Niente pubblico, nessun evento collaterale fuori dal Teatro Ariston.
Solo cinque serate per cinque lunghe dirette televisive con tanti artisti in gara (34 tra big e nuove proposte), super ospiti e un ricco parterre femminile di co-conduttrici tutto italiano (dopo il recente forfait di Naomi Campbell).
A riempire gli inevitabili vuoti e i silenzi dovuti alla mancanza di applausi e fischi in sala, ci penserà la scenografia - bellissima e futuristica - che proprio grazie all’assenza del pubblico è stata sviluppata su una superficie più ampia rispetto agli anni scorsi.
12 cose da sapere su Sanremo 2021
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Date e orari di Sanremo 2021
Il settantunesimo Festival di Sanremo si svolgerà al Teatro Ariston di Sanremo da martedì 2 a sabato 6 marzo.
Andrà in onda in diretta su Rai 1, per cinque serate, dalle ore 20.35 circa fino a un orario indicativo tra l’1 e le 2 del mattino.
Per stessa ammissione del conduttore Amadeus, anche quest’anno come ormai consuetudine delle ultime edizioni, l’orario di chiusura di ogni puntata non sarà tassativo.
Al fianco di Amadeus, per il secondo anno consecutivo ci sarà ancora una volta Fiorello, mattatore della serata e immancabile spalla del direttore artistico.
Sanremo 2021 si svolgerà in zona rossa (senza pubblico)
Se a far notizia era stata, inizialmente, l'assenza del pubblico come previsto dai protocolli di sicurezza, a pochi giorni dall’inizio della kermesse la novità è che Sanremo 2021 si svolgerà in zona rossa.
Giovanni Toti, governatore della Liguria, ha infatti firmato l'ordinanza che istituisce le restrizioni più dure per il Ponente della Liguria - e in particolare Ventimiglia, Sanremo e i comuni limitrofi - da mercoledì 24 febbraio a venerdì 5 marzo.
Il governatore ha spiegato che la decisione è stata presa "per evitare che la zona di confine possa traghettare l'ondata del virus dalla Francia all'Italia. Riteniamo che dieci giorni di misure restrittive possano raffreddare il picco pandemico".
Ci saranno più canzoni e più cantanti
Niente pubblico in sala, ma sul palco tante canzoni in gara. 34 i brani in tutto, di cui 26 interpretati dai cantanti Big (che saranno due in più rispetto allo scorso anno) e 8 dai concorrenti del concorso Nuove Proposte (di cui 6 vincitori da Sanremo Giovani e 2 da Area Sanremo).
Nel corso della terza serata di giovedì 4 marzo, dedicata alla Canzone d’Autore, è prevista l’interpretazione/esecuzione da parte dei 26 artisti della sezione Campioni di una canzone edita scelta tra i grandi brani della storia della canzone d’autore.
Mentre alcuni big si esibiranno da soli, altri duetteranno insieme con artisti italiani o stranieri e tutti verranno votati dai musicisti e dai coristi componenti l’Orchestra del Festival.
Le co-conduttrici al fianco di Amadeus saranno tutte italiane
Al fianco di Amadeus sul palco dell'Ariston ci sarà ogni sera una co-conduttrice diversa.
Tra le confermate da settimane, l’attrice Matilda De Angelis, che sarà protagonista della prima serata; la cantante Elodie, che co-presenterà la seconda serata; la super top model Vittoria Ceretti, che affiancherà Amadeus nella terza serata.
E poi la giornalista, conduttrice tv e radiofonica Barbara Palombelli, che calcherà per la prima volta il palco dell’Ariston nel corso della quarta serata.
E con l'avvicinarsi del via ufficiale, altre tre donne si sono aggiunte negli ultimi giorni al cast del Festival di Sanremo 2021. Il tris d'assi calato dal direttore artistico comprende Simona Ventura, Luisa Ranieri e Serena Rossi.
Luisa Ranieri dovrebbe condurre il mercoledì insieme a Elodie, mentre la presenza della Ventura e della Rossi è prevista per la finale di sabato 6 marzo.
Mentre per la Ventura è un ritorno sul palco dell’Ariston - SuperSimo condusse il Festival di Sanremo 2004 e nel 2020 il Dopofestival di Sanremo -, per Luisa Ranieri, moglie di Luca Zingaretti e una delle attrici di punta del momento, è una prima volta assoluta.
Anche Serena Rossi, l'altra regina della fiction di questo periodo, era stata già al Festival di Sanremo: nell'edizione 2018 per duettare con Renzo Rubino nel brano "Custodire", e nel 2019 per rendere omaggio a Mia Martini con la celebre canzone "Almeno tu nell'universo", poco prima della messa in onda della fiction dedicata a Mimì di cui è stata protagonista.
Naomi Campbell ha dato forfait
In un Sanremo ricco di colpi di scena, arriva da oltreoceano il temuto forfait.
A pochi giorni dal via della kermesse, la top model Naomi Campbell rinuncia e non co-condurrà la serata di apertura di martedì 2 marzo.
Ad annunciarlo è stato proprio il direttore artistico Amadeus, spiegando che il forfait è legato alle «nuove restrizioni Usa» anti-pandemia.
«A causa delle nuove restrizioni Usa, che impongono la quarantena a chi arriva dai paesi Schengen e a cittadini non americani, la signora Campbell - spiega Amadeus - non potrà essere presente alla prima serata del Festival di Sanremo.
Sono state percorse molte ipotesi, ma nessuna ha reso possibile il rientro negli Stati Uniti in tempo per le attività programmate da Naomi.
La co-conduttrice della prima serata sarà dunque l'attrice Matilda De Angelis, la cui presenza avevo già annunciato con grande piacere».
Chi saranno gli ospiti fissi
Ospiti fissi per tutte le serate del Festival saranno il cantante e performer Achille Lauro, che «Ci regalerà cinque quadri» ha detto Amadeus, insieme con l’attaccante del Milan Zlatan Ibrahimovic, che in una serata sarà affiancato dall'allenatore del Bologna, Sinisa Mihailovic.
** Gli ospiti di Sanremo 2021 **
E chi invece sarà ospite solo per una sera
Ospiti “per una serata” saranno la cantante Alessandra Amoroso, il gruppo dei Negramaro, la sempre favolosa Loredana Bertè, che sul palco dell’Ariston, oltre a festeggiare i suoi 70 anni, si esibirà in un medley live dei suoi storici successi e presenterà, in anteprima assoluta, il suo ultimo singolo "Figlia di...".
La super ospite sarà Ornella Vanoni
Super ospite della kermesse canora, sabato 6 marzo, sarà la cantautrice Ornella Vanoni: “insieme al mio amico Francesco Gabbani realizzerò un'emozionante performance di “Un Sorriso dentro al pianto” brano scritto che ho scritto con lui e con Pacifico e primo singolo estratto da Unica” (il nuovo album della Vanoni,uscito il 29 gennaio, ndr) - ha scritto sul suo profilo Instagram la cantante, pubblicando una foto stretta a Gabbani.
La scenografia del festival di Sanremo 2021 sarà un'astronave
La scenografia del festival di Sanremo sarà un'astronave verso il futuro con sette chilometri di strip led, un software con 1 milione 920 mila canali, oltre 65 centraline, 600 metri quadri di led wall anche trasparente, 20 chilometri di cavi e 500 proiettori motorizzati.
Creata da Gaetano Castelli con la figlia Maria Chiara, in collaborazione con il regista Stefano Vicario e il direttore della fotografia Mario Catapano, è stata realizzata grazie al lavoro di 60 costruttori e tecnici.
Un gioco di prospettiva, con due punti di fuga centrali, dove tra tra luci, schermi e materiali video-luminosi non mancherà, as usual, la temuta scalinata.
Il programma delle cinque serate in pillole
Prima serata - martedì 2 marzo: verranno eseguite 13 canzoni in gara della sezione Campioni e 4 canzoni della sezione Nuove Proposte
Seconda serata - mercoledì 3 marzo: esecuzione delle altre 13 canzoni in gara della sezione Campioni. Esecuzioni delle altre 4 canzoni in gara della sezione Nuove Proposte.
Terza serata - giovedì 4 marzo: esecuzione da parte dei 26 Campioni di canzoni edite appartenenti al repertorio della storia del Festival, serata dedicata alla “Canzone d’autore”. Gli artisti potranno scegliere di esibirsi insieme ad artisti ospiti italiani o stranieri.
Quarta serata - venerdì 5 marzo: esecuzione delle 26 canzoni in gara della sezione Campioni e interpretazione delle 4 canzoni rimaste in competizione della sezione Nuove Proposte e successivamente proclamazione della canzone vincitrice della sezione Nuove Proposte.
Serata finale - sabato 6 marzo: esecuzione delle 26 canzoni in competizione della sezione Campioni. Al termine della serata verrà proclamata la canzone vincitrice della sezione Campioni.
Le giurie di Sanremo 2021
Complessivamente, una Giuria Demoscopica, una Giuria della Sala Stampa, Tv, Radio e Web, il pubblico tramite il sistema di Televoto da telefonia fissa e da telefonia mobile, i musicisti e coristi dell’Orchestra del Festival (questi ultimi voteranno durante la serata dedicata alla Canzone d'autore) determineranno classifiche e vincitori delle due sezioni.
Le tre giurie voteranno tramite un'app dedicata da scaricare sugli smartphone.
Sono state definite 75 pagine di protocollo di sicurezza anti-Covid
Il Comitato tecnico scientifico ha approvato le 75 pagine del protocollo messo a punto dalla Rai e ha dato il via libera alla manifestazione.
Non ci sarà il pubblico. Né in sala al teatro Ariston, né agli eventi esterni, che sono vietati. L’obiettivo è evitare assembramenti di fan, quindi viene suggerito agli artisti e agli ospiti di utilizzare per gli spostamenti in città delle navette con i vetri oscurati.
Tutti dovranno arrivare in teatro indossando già gli abiti di scena.
L’Ariston rimane il cuore della manifestazione ed è stato rivoluzionato: accessi e percorsi diversificati per cast, artisti e per i 60 orchestrali; tamponi ogni 72 ore a tutti coloro che entrano all’Ariston; obbligo di mantenere le distanze di almeno un metro e mezzo.
E ancora, mascherine Ffp2 obbligatorie, con deroga solo per chi è sul palco. Qui, i fiori e premi verranno consegnati su un carrello, per evitare il contatto.
I microfoni e tutti gli oggetti di scena verranno igienizzati ripetutamente.
Quanto ai giornalisti, saranno una settantina e, distanziati e tamponati, verranno ospitati nella nuova sala stampa allestita al Casinò.
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Bad Bunny svela nuovi dettagli sull’halftime show del Super Bowl: «Sarà una grande festa»

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: l’8 febbraio, durante il Super Bowl 2026, Bad Bunny sarà al il centro della scena dell’halftime show, firmando un momento destinato a entrare nella storia della cultura pop.
Non solo perché sarà il primo spettacolo dell’intervallo interamente in lingua spagnola, ma perché promette di essere una celebrazione collettiva, più che una semplice esibizione.
Alla vigilia dell’evento, l’artista portoricano ha scelto di non alimentare i rumors su potenziali altri cantanti a sorpresa e apparizioni stellari. Durante la conferenza stampa dell’Apple Music Super Bowl LX Halftime Show ha sorriso e tagliato corto: «È una cosa che non vi dirò. Non so perché me l’abbiate chiesto». Una risposta ironica, che però dice molto della direzione scelta: niente hype costruito a tavolino, ma un racconto che parte dalle radici.
Cosa sappiamo sull’halftime show di Bad Bunny
Più che di guest star, Bad Bunny preferisce parlare di “ospiti” in senso profondo. «Ho un sacco di ospiti», ha spiegato. «Ci saranno la mia famiglia, i miei amici e tutta la comunità latina nel mondo che mi sostiene. Ci sono tantissime persone che mi supportano ovunque». Un’idea di palco che diventa spazio condiviso, dove la musica è prima di tutto connessione.
Il set durerà 13 minuti e, parola dell’artista, sarà all’insegna del movimento.
«Non voglio fare spoiler. Vi dico solo che sarà divertente, sarà semplice e la gente dovrà preoccuparsi solo di ballare».
Un invito diretto anche a chi guarda da casa: meno performance da analizzare, più corpo da lasciar andare. «Credo che non ci sia danza migliore di quella che nasce dal cuore» ha aggiunto la star.
Arrivato a questo momento dopo un weekend trionfale ai Grammy (tre premi, incluso Album of the Year per Debí Tirar Más Fotos) Bad Bunny ha raccontato di sentirsi soprattutto grato. «Sto cercando solo di godermelo. So che mi divertirò, e si divertiranno anche tutte le persone che lavorano con me», ha spiegato, sottolineando come la sua priorità resti quella di creare e connettersi, non di inseguire traguardi.
Non è la prima volta che Bad Bunny calca il palco del Super Bowl: nel 2020 era stato ospite dello show di Jennifer Lopez e Shakira. Ma questa volta è diverso.
«Non stavo cercando tutto questo» ha ammesso il cantante, aggiungendo: «Stavo cercando di riconnettermi con le mie radici, con la mia gente, con la mia storia e con la mia cultura».
E sarà proprio quella cultura, portata sul palco senza filtri, a rendere questo halftime show qualcosa di più di uno spettacolo: una festa globale, in cui – parole sue – il mondo potrà «ballare e stare bene, anche solo per una sera».
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Kate Middleton racconta la sua battaglia contro il cancro: «Ci sono stati momenti di paura ed esaurimento, ma anche di forza»

Ci sono momenti in cui una figura pubblica smette di essere solo un simbolo e diventa, improvvisamente, profondamente umana. È quello che è successo quando Kate Middleton ha scelto di raccontare, con parole semplici ma densissime, il lato più fragile del suo anno più difficile.
Dopo mesi lontana dai riflettori e una battaglia silenziosa contro il cancro, la principessa del Galles è tornata a parlare della sua malattia in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, condividendo un messaggio che ha colpito per la sua autenticità.
In un video pubblicato su Instagram, Kate appare sorridente ma composta mentre incontra pazienti oncologici, famiglie e operatori sanitari. A colpire non è solo la sua presenza, ma il tono del messaggio che accompagna le immagini, un racconto che non cerca retorica né eroismi. «Nella Giornata mondiale contro il cancro, il mio pensiero va a tutte le persone che stanno affrontando una diagnosi, che sono in cura o che stanno cercando la propria strada verso la guarigione» dice.
E poi aggiunge una frase che racchiude il senso di tutto il suo percorso: «Il cancro tocca così tante vite; non solo quelle dei pazienti, ma anche quelle delle famiglie, degli amici e di chi cammina loro accanto».
Per Kate Middleton, oggi in remissione, la malattia non è stata un percorso lineare, e lo sottolinea con una lucidità che risuona in chiunque abbia vissuto un’esperienza simile. «Come chiunque abbia attraversato questo viaggio sa bene, non è lineare. Ci sono momenti di paura ed esaurimento. Ma anche momenti di forza, gentilezza e connessione profonda».
Parole che non edulcorano il dolore, ma lo collocano dentro una narrazione più ampia, fatta anche di solidarietà e speranza. «Per favore, sappiate che non siete soli» conclude.
**Il futuro della famiglia reale dipende tutto da Kate Middleton: lo dicono gli esperti**
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La battaglia di Kate Middleton contro il cancro e il suo ritorno alla vita pubblica
La storia clinica di Kate Middleton inizia nel gennaio 2024, con un intervento addominale che inizialmente non sembrava legato a una patologia oncologica. Solo in seguito, gli esami hanno rivelato la presenza di un tumore.
A marzo dello stesso anno, la principessa decide di rendere pubblica la diagnosi con un video che rompe il silenzio e chiarisce la necessità di allontanarsi temporaneamente dagli impegni ufficiali. «L’operazione è stata un successo» aveva spiegato allora, aggiungendo: «ma i test successivi hanno rilevato la presenza di un cancro. Il mio team medico mi ha quindi consigliato un ciclo di chemioterapia preventiva».
Un percorso che lei stessa ha definito «incredibilmente duro», concluso nel settembre 2024, e che ha portato, quattro mesi dopo, all’annuncio tanto atteso: la remissione. «È un sollievo essere ora in remissione e resto concentrata sulla mia ripresa» ha scritto nel gennaio 2025. «Serve tempo per adattarsi a una nuova normalità, ma guardo al futuro con speranza».
Nel frattempo, Kate Middleton ha scelto di trasformare l’esperienza personale in un impegno concreto, accettando il ruolo di Co-patrona del Royal Marsden, uno dei centri oncologici più importanti del Regno Unito. «Sostenendo la ricerca all’avanguardia e l’eccellenza clinica, e promuovendo il benessere dei pazienti e delle loro famiglie, possiamo salvare molte più vite e trasformare l’esperienza di chi affronta il cancro» aveva raccontato a riguardo.
Il ritorno alla vita pubblica è stato graduale e misurato. Nel corso del 2025, la principessa è riapparsa in occasioni simboliche come il Royal Garden Party, il Trooping the Colour e Wimbledon, segnando una presenza discreta ma significativa.
In questo nuovo capitolo di vita, Kate Middleton non si limita a essere una figura di rappresentanza. La sua voce si è trasformata in un punto di riferimento per chi vive la malattia lontano dai palazzi e dalle cerimonie. Non un racconto di invincibilità, ma di attraversamento: della paura, della stanchezza, e di quella forza silenziosa che spesso nasce proprio nei momenti più bui.
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Tutto quello che c'è da sapere sulla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina

Non sarà solo l’inizio ufficiale dei Giochi Invernali, ma un vero e proprio racconto collettivo, pensato per parlare al mondo. La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina promette di essere uno degli eventi simbolici più potenti del 2026: una celebrazione diffusa, contemporanea e profondamente identitaria, capace di unire sport, cultura e futuro.
Per la prima volta nella storia olimpica, l’apertura si svolgerà in due luoghi diversi, Milano e Cortina d’Ampezzo, in dialogo costante tra città e montagna, innovazione e tradizione.
Un’idea che non nasce solo da esigenze logistiche, ma da una scelta narrativa precisa: raccontare l’Italia come un sistema di territori interconnessi, capaci di parlare una lingua comune pur restando profondamente diversi.
Ed è proprio da qui che parte la forza simbolica delle Olimpiadi Miliano-Cortina, pensate non come evento centralizzato, ma come esperienza condivisa e plurale.
4 cose da sapere sulla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina
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Due città, un solo racconto
La grande novità dell’inaugurazione delle Olimpiadi Miliano-Cortina è la sua struttura senza precedenti.
Milano e Cortina ospiteranno due cerimonie parallele, collegate in tempo reale, che dialogheranno attraverso immagini, performance e passaggi simbolici. Da un lato lo Stadio di San Siro, emblema urbano e contemporaneo; dall’altro Cortina, cuore alpino e paesaggio iconico delle Dolomiti.
Non si tratta di una divisione, ma di una narrazione a due voci: la metropoli che guarda al futuro e la montagna che custodisce l’identità profonda del Paese. L’effetto sarà quello di un racconto corale, in cui le immagini si rincorrono e si completano, offrendo al pubblico internazionale una visione nuova dell’Italia, lontana dagli stereotipi ma fortemente riconoscibile.
Cosa vedremo davvero sul palco della cerimonia
La cerimonia di apertura sarà un grande spettacolo visivo e narrativo, costruito per parlare a un pubblico globale ma con un linguaggio profondamente italiano.
Al centro non ci sarà solo lo sport, ma una riflessione più ampia sui valori olimpici riletti in chiave contemporanea: inclusione, sostenibilità, dialogo tra culture e territori. Il racconto prenderà forma attraverso immagini simboliche e potenti, pensate per essere immediatamente leggibili anche da chi guarda dall’altra parte del mondo.
La natura avrà un ruolo centrale: montagne, ghiaccio, acqua e luce diventeranno elementi scenici e narrativi, richiamando il paesaggio alpino che ospita una parte fondamentale dei Giochi. Il rapporto tra uomo e ambiente, tema chiave delle Olimpiadi Miliano-Cortina, sarà raccontato come equilibrio da preservare, non come conquista, con una forte attenzione alla fragilità dei territori e alla responsabilità collettiva verso il futuro.
Le performance artistiche alterneranno danza, musica dal vivo e immagini immersive, creando veri e propri quadri narrativi capaci di attraversare epoche e linguaggi. Tradizione e contemporaneità dialogheranno senza nostalgia: il patrimonio culturale italiano verrà evocato attraverso gesti, suoni e atmosfere, più che tramite citazioni didascaliche.
L’obiettivo non è semplicemente stupire, ma costruire un immaginario condiviso, emotivo e riconoscibile, capace di restare nella memoria.
Tutti gli ospiti presenti
Come ogni grande evento olimpico, anche l’inaugurazione attirerà leader politici, capi di Stato, personalità istituzionali e celebrità internazionali. Milano e Cortina diventeranno per una sera il centro del mondo, con un parterre che riflette il peso simbolico delle Olimpiadi Miliano-Cortina sullo scenario globale.
Accanto alle delegazioni ufficiali, non mancheranno volti della cultura, della moda e dello spettacolo, chiamati a rappresentare l’eccellenza italiana in dialogo con il resto del mondo.
Saliranno sul palco i cantanti Laura Pausini, Ghali e Andrea Bocelli; le attrici Matilda de Angelis e Sabrina Impacciatore, reduce dal successo mondiale di The White Lotus, e Pierfrancesco Favino, che si esibirà insieme al giovane violinista Giovanni Zanon.
Ci saranno poi anche star internazionali, come Mariah Carey, Snoop Dog e Tom Cruise, in Italia per promuovere la prossima edizione dei Giochi, previsti per il 2028 a Los Angeles.
Perché questa inaugurazione conta più di quanto pensiamo
La cerimonia di apertura non è solo un rito formale: è il primo messaggio che un Paese invia al mondo. Nel caso delle Olimpiadi Miliano-Cortina 2026, questo messaggio parla di collaborazione tra territori, di sostenibilità come responsabilità collettiva, di cultura come strumento di connessione.
In un momento storico segnato da fratture e contraddizioni, l’inaugurazione dei Giochi diventa uno spazio simbolico in cui immaginare un futuro diverso, più inclusivo e consapevole.
Ed è forse proprio qui che risiede la forza più autentica delle Olimpiadi: non solo nello sport, ma nella capacità di trasformare un evento globale in un racconto che ci riguarda tutti.
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Quando un discorso diventa più potente di un premio: Grammy e Oscar diventano megafono sociale delle star

Ci sono occasioni in cui un premio conta meno delle parole pronunciate sul palco.
Succede a eventi internazionali del calibro di Grammy, Oscar, Golden Globe... serate nate per celebrare talento, carriera e successo che, da tempo, sono diventati anche qualcos’altro. Un luogo simbolico, seguito in diretta da milioni di persone in tutto il mondo, dove un discorso di ringraziamento può trasformarsi in un messaggio politico, sociale o culturale destinato a viaggiare ben oltre il red carpet.
Ne è un esempio il discorso pronunciato ieri da Bad Bunny ai Grammy dopo aver vinto il premo per l’Album dell’anno con il suo Debí Tirar Más Fotos.
«Prima di ringraziare Dio, devo dire ICE out» ha detto il cantante portoricano residente negli Usa. Le sue dure parole sono rivolte alle politiche anti-migranti del presidente Donald Trump e, nello specifico, agli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement, che nelle ultime settimane hanno ucciso due persone a Minneapolis.
«Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani», ha aggiunto il cantante. «E vorrei dire anche che so quanto sia difficile non odiare in questi giorni. Ma l’odio diventa più potente con altro odio. L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore. Quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se combattiamo, dobbiamo farlo con amore. Non li odiamo. Amiamo la nostra gente. Amiamo la nostra famiglia. È così che bisogna fare: con amore. Non dimenticatelo, per favore. Grazie».
Dall’intrattenimento alla presa di posizione: una tradizione che viene da lontano
Non solo Bad Bunny: la storia dello showbiz è costellata di discorsi di ringraziamento diventati simbolo di un’epoca. Già decenni fa, premi e cerimonie venivano usati per denunciare guerre e disuguaglianze.
La differenza tra ieri oggi è la velocità con cui quei messaggi circolano e l’impatto che riescono ad avere fuori dai confini nazionali.
Negli anni, il pubblico si è abituato a questo doppio livello di lettura: da una parte la celebrazione dell’arte, dall’altra la consapevolezza che quel palco può diventare una tribuna.
Questo ha contribuito a ridefinire il ruolo delle star, sempre meno semplici intrattenitori e sempre più figure pubbliche chiamate (volenti o nolenti) a prendere posizione.
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Il palco come spazio “protetto”
Questo di sicuro non è un fenomeno nuovo. Ma certamente negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: quando il contesto politico è teso e quando un tema divide l’opinione pubblica, il palco di una grande cerimonia internazionale diventa un amplificatore potentissimo.
La prima ragione per cui i grandi eventi dello showbiz sono diventati un megafono politico è semplice: l’audience.
Grammy e Oscar vengono trasmessi in decine di Paesi, rilanciati in tempo reale sui social, ripresi dai media internazionali e commentati per giorni. In questo contesto, un discorso non è solo un ringraziamento, ma un intervento che entra immediatamente nel dibattito pubblico globale.
C’è poi un elemento meno evidente ma decisivo: il palco è uno spazio protetto. Chi vince un premio ha pochi minuti, è emotivamente coinvolto, non può essere interrotto, né contraddetto. È un momento in cui la comunicazione appare spontanea e non mediata. Anche quando il messaggio è preparato, viene percepito come più sincero rispetto a una dichiarazione rilasciata a freddo. Ed è proprio questa percezione di verità che rende i discorsi di ringraziamento così potente.
Perché quelle parole ci colpiscono più di qualsiasi post
C’è infine una dimensione emotiva da non sottovalutare. Un discorso pronunciato nel momento della vittoria arriva quando le difese emotive del pubblico sono più basse. Chi ascolta è già coinvolto e disposto ad empatizzare. Le lacrime, la voce che trema, l’imperfezione del momento rendono il messaggio più umano e, quindi, più efficace.
A differenza dei social, dove tutto è potenzialmente costruito, editato e filtrato, il palco restituisce l’illusione dell’immediatezza.
Ed è proprio questa illusione a fare la differenza: ci sentiamo testimoni di qualcosa che accade in tempo reale, non spettatori di una strategia comunicativa.
In un’epoca in cui l’attenzione è frammentata e l’algoritmo decide cosa vediamo, questi momenti restano “non skippabili”. Ecco allora perché, quando si parla di diritti civili, guerra, migrazioni o giustizia sociale, il palco di una cerimonia internazionale continua a essere uno dei luoghi più efficaci per far arrivare un messaggio ovunque. Così, i discorsi di ringraziamento riescono a imprimersi nella memoria collettiva molto più a lungo di qualsiasi hashtag.
In fondo, il successo di questi momenti racconta qualcosa anche di noi. In un mondo saturo di informazioni, cerchiamo ancora luoghi simbolici in cui le parole contino davvero.
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