Fuorisalone 2023: cosa vedere quartiere per quartiere

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5Vie, Tortona, Brera, Isola e Fondazione: ecco una mini-guida per distretti di ciò che va (assolutamente) vistoFuorisalone 2023.

Dal 17 al 23 aprile il Fuorisalone 2023 animerà molti quartieri di Milano con gli eventi, le mostre e le installazioni imperdibili della Design Week.

Il Fuorisalone è un evento diffuso, democratico perché aperto a tutti, oltre che attesissimo per la carica di energia e di fermento che porta in città.

** Le più belle feste del Fuorisalone 2023 (distretto per distretto) **

Vedere tutto, però, è impossibile a meno che non si abbia il dono dell’ubiquità. Sono oltre 650 gli appuntamenti sparsi nei distretti del design, tra le vie, nei palazzi storici e nelle architetture ex-industriali di Milano.

Ecco perché è fondamentale farsi una lista di cose da vedere. Ed ecco perché tra i tanti appuntamenti ne abbiamo selezionati un tot tra quelli da non perdere assolutamente. 

(E se doveste lavorare tra un evento e l'altro sappiate che IWG - leader mondiale nelle soluzioni di lavoro ibrido e negli spazi di lavoro flessibile - mette a disposizione gratuitamente postazioni di lavoro flessibile in una selezione di centri strategici per tutta la durata del Salone: ci si prenota qui).

Le parole d’ordine per tutti sono creatività e accesso gratuito (solo per alcuni eventi è richiesta la prenotazione). E che la design week abbia inizio!

Cosa vedere al Fuorisalone 2023

(Continua sotto la foto)

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano ©Bene_The Secret Garden

Tra classici e nuovi, quali sono i principali distretti del design

Prima di partire con la carrellata di eventi imperdibili del Fuorisalone 2023 è d’obbligo un ripassino sui cosiddetti Distretti del Design.

Cosa sono? Sono le zone e le location che delineano la mappa del Fuorisalone, che ogni anno amplia i suoi confini.

Agli ormai classici Brera Design District, zona Tortonavia DuriniIsolaPorta Venezia e il distretto 5Vie (tra Sant’Ambrogio e Cordusio), nel 2023 si aggiungono nuove mete, come la Stazione Centrale (con Dropcity), Calvairate con la collettiva Alcova e il quartiere a sud della Fondazione Prada. 

Ecco allora per ciascun distretto che cosa vedere. 

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano Asian Revolution Superstudio Piu DITP-Thailand_Sculpture

Fuorisalone 2023: cosa vedere nel distretto 5Vie

È uno dei quartieri più eleganti e antichi di Milano. Il distretto 5Vie si sviluppa tra Sant’Ambrogio e Cordusio e per il Fuorisalone 2023 propone il tema Design for Good

** Feste, eventi e installazioni: cosa vedere nel distretto delle 5Vie durante il Fuorisalone 2023 **

Cosa vedere: a Palazzo delle Stelline c’è l’installazione Surprise Party! di Constance Guisset; non lontano, raggiungibile a piedi, Palazzo Litta ospita (in Corso Magenta 24) ospita la mostra Doppia FirmaDialoghi tra pensiero progettuale e alto artigianato, che per la settima edizione porterà una ventata di ironia nelle stanze barocche del palazzo. Poltrone antropomorfe, specchi coi baffi e coffee table “balneari”, insieme a tante altre creazioni (alcune inedite) di ventiquattro designer e artisti ideate e realizzate insieme con altrettante manifatture d’eccellenza.

L’headquarter del distretto è in via Cesare Correnti 14, dove prendono vita diverse mostre: da L’Appartamento di Artemest a quella curata da Maria Cristina Didero sul lavoro dello studio greco on∙entropy ispirato all’isola di Tinos. 

Nel cortile della Siam, la designer Sara Ricciardi propone la performance Human Mandala, una serie di corpi danzanti a formare un fiore gigante. 

L’appuntamento: nella serata di mercoledì 19 aprile, torna l’appuntamento con il party del Design Pride di Seletti attorno al dito medio di Maurizio Cattelan in piazza Affari. 

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano Asian Revolution Superstudio Piu FoodDesignStories_EstETICA fluida © GABRIELLA CAMPANELLA

Fuorisalone 2023: cosa vedere intorno a San Babila

Centralissimo e ad alto tasso di showroom, il circuito Milano Design District allarga quest’anno le sue maglie da San Babila a Foro Buonaparte, passando naturalmente per via Durini, che del distretto è il centro nevralgico, e poi oltre fino a Corso Monforte.

Il nuovo progetto raccoglie 41 brand di design made in Italy e per questa Design Week ha scelto il tema della metamorfosi urbana, a sottolineare l’impegno a intraprendere azioni di riqualificazione e di miglioramento del tessuto cittadino. La prima azione è la pedonalizzazione di via Durini. 

L’appuntamento: visita agli showroom aperti al pubblico per tutta la design week ed eccezionalmente fino alle ore 21.00 di giovedì 20 aprile, giorno in cui va in scena la notte bianca del distretto. 

Sempre in zona, basta farsi trasportare da un fiume di persone e si arriva in via Moroni, 1 dove Casa Manzoni ospita La Manufacture, mentre a Palazzo Borromeo d’Adda, in via Manzoni 41, è accessibile a tutti gratuitamente la mostra di Alessi.

In Piazza Scala, invece, imperdibile è il simposio multidisciplinare Prada Frames curato da Formafantasma, che indaga la complessa relazione tra design e ambiente in sei sessioni al Teatro Filodrammatici.

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano ©Corriere della Sera_Solferino 28_Courtesy of Migliore+Servetto_Render concept

Fuorisalone 2023: cosa vedere nel Brera Design District

The future is now è il tema che collega tutti gli eventi, le installazioni e le mostre che animeranno lo storico Brera Design District

** Eventi e installazioni da vedere nel Brera Design District **

Da via Pontaccio fino all’Aquario Civico, tante le classiche e le nuove location dove andare a respirare una ventata di design. 

Tra le nuove, la torre di Largo Treves, ex sede della Direzione Politiche Sociali del Comune di prossima riqualificazione, dove Glo for Art presenterà l’installazione Dry Days, Tropical Nights dell’artista Agostino Iacurci. Sarà questa l’occasione per visitare il palazzo per l’ultima volta prima che venga demolito.

Da vedere, poi, Ingo Maurer ai Bastioni di Porta NuovaSolidNature con il progetto a firma OMA (azienda olandese specializzata nella lavorazione di pietre naturali) nel garage e nel giardino di una casa privata di via Cernaia. E ancora, l’artigianato coreano Shift Kraft alla Fondazione Feltrinelli, l’installazione interattiva con l’azienda Stark, intitolata Trame, all’Acquario Civico e Grohe con l’installazione ispirata all’acqua alla Pinacoteca di Brera.

Al Circolo Filologico Milanese di via Clerici, e poi in altre due sedi (a Palazzo Visconti, in San Babila e all’Istituto Marchiondi Spagliardi, a Baggio) c’è la collettiva Design Variations, a cura di Mosca Partners, che sulla facciata del Filologico presenterà una nuova opera grafica realizzata dallo studio Zaven.

STIGA, uno dei principali produttori e distributori a livello mondiale di macchinari e attrezzature per il garden care offrirà invece ai visitatori la possibilità di scoprire dal vivo i valori, il design, la tecnologia innovativa dell'azienda nella cura del verde.

Dal 17 al 23 aprile con #MyPatchOfGreen, presso “Denis Pizzeria di Montagna” in Via Statuto 16. Ogni giorno, dalle 10:00 alle 19:00, si potrà assistere al primo concerto di piante del Fuorisalone e, attraverso alcune innovative installazioni realizzate in collaborazione con il famoso designer internazionale Matteo Cibic , STIGA mostrerà il legame esistente tra uomo e natura:

•            Largo La Foppa

•            C.so Garibaldi 127 ang Piazza XXV Aprile 1

•            In Via Statuto 16 nei pressi di Denis Pizzeria di Montagna

L’appuntamento: in via Solferino 28 apre al pubblico la sede storica del Corriere della Sera che ospita Elevators, un’installazione multimediale firmata Migliore+Servetto.

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano ©Stark_TRAME

Fuorisalone 2023: cosa vedere in Porta Venezia

Spartiacque tra le eleganti Viale Maino e Viale Regina Giovanna, il più variopinto e multietnico quartiere tra le vie Panfilo Castaldi e Via Lecco e compreso tra i Giardini di via Palestro il tour di Porta Venezia è un caleidoscopio di spunti e suggestioni creative. 

Dalla Casa del Pane (Bastioni ovest) con la mostra Future Impact - a cura di Maria Cristina Didero e del direttore creativo Tony Chambers, che hanno riunito sotto un unico tetto i creativi più promettenti di Singapore a riflettere sul progetto come chiave per un futuro migliore - , all’intelligenza artificiale messa in campo dal marchio Moooi, nel Salone dei Tessuti in via San Gregorio, 29, che presenta A Life Extraordinary, una mostra multisensoriale fruibile sia online sia dal vivo nella sede milanese e che combina il meglio del design, del lifestyle e della tecnologia. Coinvolge collaborazioni con aziende quali IDEO, artisti come Ada Sokól, e talenti creativi come Cristina Celestino, il duo di design svedese Front, oltre all'artista digitale del Metaverso Andrés Reisinger. 

Di casa all’Istituto dei Ciechi (via Vivaio 7) è Wonderglass, che quest’anno presenta la collettiva Abrakadabra. Parla invece la lingua del recupero (di scarti della produzione di alluminio e delle componenti elettroniche in disuso) l’installazione Estetiche sommerse – Unveiling hidden beauty, allestita dal duo Cara/Davide negli spazi di Park Associati (via Garofalo 31). 

Non lontana è anche quella immersiva di Google, in via Archimede, e il tris di garage di Spazio Maiocchi, con un progetto di Formafantasma per Tacchini.

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Fuorisalone 2023: cosa vedere in zona Isola

Ruota intorno al tema del design circolare, del riciclo e dei biomateriali la giostra di eventi che prendono vitaall’Isola Design District.

Tra collettive internazionali di design sperimentale, il centro nevralgico è la piazza Coperta di Regione Lombardia, ma in tutta la zona ci sono cose da vedere.

Merita una tappa il Rising Talents, a cura di Wisse Trooster che ha selezionato cinque ex allievi della Design Academy di Eindhoven (1-6m2, Brogen Berwick, Jiin Yoon in foto, Pepe Valenti, and Studio Kloumi).

Novità nei pressi del distretto è Convey, un progetto del duo Simple Flair a metà tra design e lifestyle, con brand come Sunnei, Very Simple Kitchen e Vero. 

Si svolge all’interno di un ex complesso industriale dei primi del Novecento non lontano dallo scalo ferroviario Farini

“Design After Generation”, il ruolo dell’AI in mostra affronta invece l'attualissima realtà dell'intelligenza artificiale e il suo ruolo nel mondo della creatività.

La mostra, organizzata da D.O.S. Design Open Spaces in collaborazione con Simplex e con il coinvolgimento della Amsterdam University of Applied Sciences, propone uno sguardo acritico su quale possa essere il ruolo di questo nuovo attore all’interno del dialogo tra natura, essere umano e oggetti ed è articolata in tre sezioni: "AI e Uomo", che analizza il differente modo di comunicare tra uomo e AI, in cui il linguaggio è sostituito dal prompt, stimolando la riflessione sulle implicazioni della comunicazione con la tecnologia e sull'importanza di mantenere sempre una visione umana nel rapporto tra uomo e macchina; "AI e Natura", che presenta immagini di paesaggi naturali generate a partire da testi poetici, con la sfida di creare immagini che rappresentino la bellezza e la complessità della natura stessa; "AI e Oggetto", incentrata sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale per ripensare celebri icone del design in base a nuovi parametri quali la sostenibilità, l'evoluzione tecnologica e l'ergonomia.

Le opere che sono state rielaborate dall’AI e le cui immagini, includendo tutti i passaggi progettuali, vengono proposte in mostra, sono: le lampade Arco e Taccia di Pier Giacomo Castiglioni, le sedute Up di Gaetano Pesce, i portaoggetti componibili di Anna Castelli Ferrieri e la poltrona LC2 di Le Corbusier.

Milano Design Week 2023_Superdesign Show © Giovanni Cappelini

Fuorisalone 2023: cosa vedere in zona Tortona

Da sempre la zona Tortona è il cuore pulsante del Fuorisalone. 

Al Superstudio Più con il Superdesign Show (a cura di Gisella Borioli e Giulio Cappellini) spazio ai creativi asiatici e alle installazioni hi-tech adatte a grandi e piccoli. Tra gli highlight, la sezione Asian R-evolution mostra allestimenti avveniristici e spettacolari, e design di rara fattura; dedicata alla nuova generazione del design è la mostra Stars of Today (Leonardo Talarico, Elena Salmistraro, Francesca Lanzavecchia, Ilaria Marelli, Matteo Agati, Sergio Prieto, Daniel Nikolovski, Francesco Forcellini, Antonio Facco, Keiji Takeuchi); mentre il brand Lexus torna con i progetti vincitori all’award e l’installazione di Suchi Reddy. Ci sono, poi, la casa smart di Samsung e i progetti legati alla sostenibilità (il progetto sulla tutela delle risorse idriche con FoodDesignStories, il progetto sugli ambienti di lavoro di Mandarini).

Al BASE, laboratorio sperimentale in via Bergognone 34, in scena progetti di designer da tutto il mondo, scuole, università, istituzioni internazionali e giovani studenti, sviluppati attorno all’acronimo I.D.E.A. – Inclusione, Diversità, Equità e Accessibilità e al tema We will design. Con un’installazione speciale dell’artista Claire Fontaine, ispiratrice del Pensati Libera sfoggiato da Chiara Ferragni a Sanremo.

Al Padiglione Visconti in via Tortona 58, Ikea festeggia i suoi primi 80 anni con il palinsesto Assembling the future: un'esperienza sensoriale, realizzata in collab Telekom Electronic Beats per raccontare la storia del marchio e celebrare il cambiamento che Ikea ha portato - e continua a portare - nella vita e nelle case delle persone. Di giorno, tanti eventi e talk con i designer IKEA, i creativi del progetto Atelier100 e i partner di IKEA Foundation, per esplorare i diversi volti del design. La sera, tanta musica e dancefloor. In programma anche una mostra della fotografa Annie Leibovitz e dj set serali con le star internazionali della console.

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano FREITAG

Fuorisalone 2023: cosa vedere nelle nuove location della città

Fuori dal circuito degli storici e classici distretti, la mappa del Fuorisalone si amplia e arriva quest’anno a colonizzare nuove location tra cui ex fabbriche riconvertite e altri spazi dismessi.

In zona Garegnano, in quella che un tempo era la sede di una manifattura di tessuti in cotone per calzature, Morel presenta le sue architetture industriali originali del 1930 insieme alle luci ipnotiche del collettivo Mandalaki e al programma culinario di Tipografia Alimentare.

Nei pressi della Fondazione Prada, sei studi italiani di interior design presentano il progetto Campo Base, con un bar speciale curato da Studiopepe.

Con protagonisti 40 designer che espongono le loro opere alla Fondazione Rodolfo Ferrari, nel quartiere Barona,debutta Labò, il nuovo polo del design dedicato alla ricerca e all’arte; mentre nella chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri va in scena la collettiva Desacralized (con, tra gli altri, Rick Owens).

Dropcity Convention 2023

Tante mostre, installazioni, conferenze e talk nel cartellone di Dropcity Convention 2023, il nuovo Centro per l’Architettura e il Design. L’appuntamento aperto a tutti è nei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale, in via Sammartini.

Ad animare i tunnel dal 38 al 60, tra le altre, sono da vedere l’installazione Aspen, Italian Manifesto, a cura dello studio Ossidiana, ispirata al congresso organizzato dall’International Design Conference in Aspen (IDCA) nel 1989 a cui presero parte Achille Castiglioni, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Mario Bellini, Gae Aulenti, Italo Lupi, Michele De Lucchi e una giovane Paola Antonelli

E ancora, l’installazione Always Beta. Never Waste by FREITAG (nel Tunnel 58), che oltre al racconto della storia del brand zurighese di borse (ottenute dal recupero e riutilizzo di teloni di camion), insieme con gli artisti concettuali (nonché gemelli) Patrik e Frank Riklin, racconta il suo approccio verso un futuro circolare e la prospettiva che guarda alla creazione di borse che non finiscano mai come rifiuti, ma continuano a tornare in circolo. Tra le novità, sarà presentato uno zaino realizzato interamente con un unico materiale riciclabile, dalle cinghie alle cerniere fino al tessuto. 

Fuorisalone 2023 cosa vedere a Milano Budapest Select by HFDA

Alcova Project Space

Quest’anno Alcova, la collettiva curata da Joseph Grima e Valentina Ciuffi, ha scelto di installarsi nell’Ex-Macello di Porta Vittoria, in viale Molise 62 (zona di Calvairate).

Costruito tra il 1912 e il 1915 e dismesso dal 1995, lo spazio di circa 20 mila metri quadrati (con tanti esterni) è prossimo a una riconversione che lo trasformerà in un quartiere a destinazione mista. 

Una vera e propria mostra nella mostra e un’occasione per scoprire e rivitalizzare un luogo dimenticato della città, ospiterà oltre 70 espositori tra designer, aziende, gallerie, istituzioni.

Da non perdere assolutamente è, poi, Alcova Project Space, uno spazio in cui i curatori hanno inserito la loro personale selezione di progetti tra quelli che meglio rappresentano i linguaggi contemporanei più interessanti.

Mentre This is Denmark è un’installazione costruita sui temi di paesaggio e suono, che esplora il rapporto tra chi fa design in Danimarca oggi e la sua eredità.

Tema comune indagato da molti espositori è la ricerca sui materiali: da Atelier Luma - LumaArles ai finlandesi di Habitarematerials, che presenteranno una maxi installazione curata da NemoArchitects, una grande enciclopedia di materiali innovativi e sostenibili con cui il pubblico potrà interagire.  E poi, la start-up Chair 1:1; il duo californiano Prowl (che porta in mostra una sedia interamente compostabile); e Stacklab chairs specializzata in tessuti riciclati.

Un altro filone sarà il contemporary craft con, ad esempio, i progetti di Cengiz Hartmann e Yuma Kano x Sho Ota, e delle nuove tecnologie esemplificate dalla ricerca di Kate Greenberg.

Altri progetti inediti, dedicati al design sensoriale, sono quello di Dwa per Les Eaux Primordiales, che indaga la dimensione olfattiva, o l’installazione liquida di Mamo, focalizzata sul gusto. 

Non mancheranno poi i designer emergenti, come N/A (Natalia Triantafylli - Andrew Scott), Kiki Goti, Monstrum Studio, Sangmin Oh e WangyichuWangyichu, i cui progetti affiancheranno quelli di brand e studi noti tra cui Lindsey Adelman Studio o Atelier Areti.

E ancora, ad Alcova Budapest Select, progetto voluto da HFDA - Hungarian Fashion & Design Agency che raccoglie il meglio del design ungherese, 37 designer per 121 oggetti, molti pezzi unici, edizioni limitate, connotazione sperimentale. Si tratta di un progetto di design contemporaneo che dialoga con l’artigianato e la tradizione ungherese.

Le mostre collettive

Da vedere assolutamente le mostre collettive di Nina Yashar con il suo Nilufar Depot, in zona Lancetti, e quella di Rossana Orlandi che nella storica galleria di via Matteo Bandello (in zona Sant’Ambrogio) riunisce diversi talenti emergenti.

Se è sempre il momento giusto per fare un salto a La Triennale, imperdibile una visita in occasione della Design Week: il 15 aprile, infatti, inaugura il nuovo allestimento permanente del Museo del Design Italiano, diretto da Marco Sammicheli. Il percorso espositivo ripercorre i cento anni della storia dell’istituzione con una selezione di oggetti di design a partire dal 1923 fino ai giorni nostri.

E per chiudere in nome del design che verrà, da vedere all’ADI Design Museum, in Piazza Compasso d’Oro 1, Italy: A New Collective Landscape, a cura di Angela Rui, una mostra interamente dedicata ai designer under35.

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Come funziona il metodo dei 90 minuti per svegliarsi sempre riposati

sonno dormire herosonno dormire
Dormire seguendo il metodo dei 90 minuti può migliorare la qualità del riposo e rendere il risveglio più naturale

Quante volte vi siete svegliate con la sensazione di non aver dormito affatto, nonostante abbiate passato una buona dose di tempo a letto? Il segreto per alzarsi riposati non risiede tanto nella quantità di ore dormite, quanto nella qualità dei cicli del sonno: ed è qui che entra in gioco il metodo 90 minuti.

Secondo gli esperti, il nostro riposo è scandito da fasi che si susseguono in cicli di circa un’ora e mezzo, e sintonizzarsi su questi intervalli può fare la differenza tra svegliarsi stanchi o sentirsi davvero rigenerate.

Non è un trucco di magia, né l’ennesima moda di benessere: è un approccio basato sulla fisiologia del sonno, che può essere facilmente adattato alla routine quotidiana.

Il metodo 90 minuti nasce, infatti, dall’osservazione che il sonno non è un blocco uniforme, ma una successione di fasi (nello specifico dalla leggerezza al sonno profondo, fino al REM, la fase in cui sogniamo) che si ripetono ciclicamente.

Comprendere e rispettare questa dinamica può aiutarci a scegliere l’ora migliore per andare a letto e, soprattutto, per svegliarci nel momento giusto del ciclo.

(Continua sotto la foto)

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Perché dormire a cicli di 90 minuti aumenta il benessere

Il nostro sonno è suddiviso in più fasi: leggera, profonda e REM, ognuna con una funzione precisa. Queste fasi si susseguono in cicli di circa 90 minuti: un periodo biologico naturale durante il quale il cervello e il corpo passano da uno stato all’altro.

Se ci si sveglia nel bel mezzo di un ciclo, per esempio, durante il sonno profondo, è molto più probabile alzarsi con quella spiacevole sensazione di pesantezza e confusione mattutina, spesso definita “inerzia del sonno”.

Il metodo dei 90 minuti sfrutta questa conoscenza: se programmiamo il risveglio alla fine di un ciclo completo, il corpo è già in una fase più leggera e il cervello più pronto a “ripartire”.

Come applicare il metodo 90 minuti nella vita reale

Applicare questo metodo richiede un po’ di pianificazione, ma non è complicato. Il primo passo è capire a che ora volete svegliarvi, e da lì contare i cicli all’indietro. Un esempio pratico? Se vi addormentate alle 23:00:

  • un ciclo da 90 minuti vi porta alle 00:30,

  • tre cicli (4,5 ore) alle 03:30,

  • quattro cicli (6 ore) alle 05:00,

  • cinque cicli (7,5 ore) alle 06:30.

Per chi fatica ad addormentarsi, può essere utile avvicinarsi gradualmente al metodo: fissare un orario fisso per andare a letto e puntare a completare, per esempio, quattro o cinque cicli completi. Anche l’uso di app che monitorano i cicli del sonno può dare un’indicazione utile se non siete ancora in sintonia con i vostri ritmi naturali.

Un altro aspetto importante è prepararsi al meglio per un sonno regolare: ridurre l’uso di schermi prima di dormire, limitare caffeina e alcol già dal primo pomeriggio, e creare un ambiente buio, fresco e silenzioso dopo potersi riposare. Queste abitudini non solo favoriscono l’addormentamento, ma aiutano anche a mantenere cicli del sonno più coerenti e regolari.

Infine, è importante ricordare che non esiste una “formula perfetta” valida per tutti: il metodo 90 minuti è uno strumento che può aiutare molte persone a ottimizzare il proprio riposo, ma ogni organismo ha le sue differenze. Tuttavia, ascoltare il proprio corpo, rispettare i ritmi naturali e puntare a cicli di sonno completi può essere un passo concreto verso una sveglia più leggera e più energia per la giornata.

 

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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

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Tra filtri vintage e vecchi selfie, il ritorno del 2016 racconta molto del nostro rapporto con Instagram e del desiderio di semplicità

Il 2026 è il nuovo 2016.

Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.

Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.

Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.

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Che cos’è il trend del 2016

“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.

L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.

Come e perché è nato questo fenomeno

Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.

Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.

Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.

Una nostalgia che va oltre le immagini

Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.

Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.

La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.

E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.

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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

GREJSIMOJS blocchi da costruzione ambientata-2GREJSIMOJS blocchi da costruzione
Una ricerca di IKEA ha riscontrato che il miglior antidoto allo stress è il gioco, e da qui nasce GREJSIMOJS, che fa giocare (anche) i grandi

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.

33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.

Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.

O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.

(Continua sotto la foto)

GREJSIMOJS contenitore con coperchio gatto nero ambientata 2-2

La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.

Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.

Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.

«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».

GREJSIMOJS lampada decorativa a LED giraffa ambientata-2

E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.

O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.

«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.

«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».

In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.

«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.

GREJSIMOJS cassa Bluetooth portatile viola ambientata 2-2

«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».

La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026

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Come coltivare la resilienza: 7 pratiche per affrontare la vita con più forza e leggerezza

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Dalla mentalità di crescita alla mindfulness: 7 pratiche concrete per rafforzare la resilienza e affrontare stress e cambiamenti al meglio

Nel lessico del benessere contemporaneo c’è una parola che torna con insistenza: resilienza. Non perché sia di moda, ma perché risponde a un bisogno concreto. Viviamo in un tempo segnato da cambiamenti rapidi, incertezze diffuse e una stanchezza che non è solo fisica ma anche, e soprattutto, mentale.

E così, più che cercare soluzioni drastiche o trasformazioni improvvise, cresce il desiderio di costruire una forza diversa: meno appariscente, ma più stabile.

Parlare oggi di resilienza significa interrogarsi su come affrontiamo gli imprevisti, lo stress quotidiano, le fasi di passaggio e tutto quanto la vita ci mette davanti. Non si tratta di “tenere duro” a tutti i costi, ma di sviluppare strumenti interiori che permettano di adattarsi, recuperare, ripartire.

Una competenza che non è innata, ma che si può coltivare nel tempo, attraverso abitudini consapevoli e pratiche alla portata di tutti.

Cos’è la resilienza e perché è così importante

La resilienza non è una parola astratta o una moda del momento: è la capacità di affrontare eventi stressanti o difficili e di uscirne con maggiore consapevolezza. Non significa essere immuni alle difficoltà, ma imparare a gestirle con strumenti che potenziano la tranquillità mentale e l’adattamento emotivo. È un processo dinamico che cresce con l’esperienza, la riflessione e la cura di sé, e che ci rende capaci di guardare avanti anche quando il cammino si fa accidentato.

Ecco allora sette pratiche che aiutano a rafforzare la resilienza e a vivere le difficoltà con maggiore equilibrio e lucidità.

**Il vero segreto della felicità è la resilienza: cos’è e come allenarla**

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1. Coltivare una mentalità di crescita

Avere una mentalità di crescita significa vedere gli ostacoli non come muri invalicabili, ma come opportunità di apprendimento. Invece di pensare “non sono capace”, si impara a dire “sto imparando”.

Questa prospettiva riduce l’ansia, incentiva la curiosità e alimenta la resilienza perché sposta l’attenzione dal fallimento alla scoperta. Alcune strategie includono abbracciare consapevolmente le imperfezioni, accettare critiche costruttive, prendere rischi calcolati e dare a se stessi il tempo di lavorare attraverso le sfide.

2. Prendersi cura di sé con amore

La cura di sé non è un lusso, è una necessità per costruire resilienza. Prendersi cura del corpo e della mente significa individuare ciò che ci nutre davvero (che sia un bagno caldo, una camminata nel parco o semplicemente dieci minuti di respiro profondo) e farne una priorità.

Fondamentale è anche definire limiti sani: dire no quando serve, ascoltare la propria stanchezza e dare valore al riposo. Strategie semplici come tenere un diario delle emozioni, seguire un’alimentazione equilibrata, dormire bene e praticare attività fisica regolare contribuiscono a consolidare un equilibrio profondo.

3. Scegliere obiettivi realistici

Un altro ingrediente della resilienza è la capacità di porsi obiettivi raggiungibili. Suddividere una grande ambizione in piccoli passi concreti permette non solo di registrare progressi reali, ma anche di costruire fiducia in sé stessi. Se il vostro obiettivo è correre una 5 km, ad esempio, non aspettatevi di riuscirci subito: iniziate invece con brevi tratti, celebrate ogni passo avanti e concedetevi la pazienza di crescere gradualmente.

Questo approccio trasforma la frustrazione in motivazione e fa sentire ogni piccolo successo come un mattone solido nella costruzione della vostra resilienza.

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4. Accettare il cambiamento con flessibilità

La vita raramente va esattamente come programmato. Accettare che il cambiamento e l’incertezza fanno parte della quotidianità aiuta a rispondere alle difficoltà con meno tensione.

Piuttosto che arrabbiarsi con ciò che sfugge al controllo, provate quindi a vedere il quadro generale e a mantenere uno sguardo flessibile. Imparate a riconoscere i pensieri rigidi, come “non ce la farò mai”, e a sostituirli con frasi più aperte e sostenibili. Coltivare speranza, anche nei momenti complessi, è uno dei modi migliori per rafforzare la resilienza emotiva.

5. Sviluppare capacità di problem solving

Essere resilienti significa anche affrontare gli ostacoli con efficacia. Allenare il problem solving implica costruire una “cassetta degli attrezzi” mentale: imparare a identificare chiaramente un problema, esplorare possibili soluzioni, provarle e valutare i risultati.

Mantenere la calma, chiedere aiuto quando serve e ricordarsi che la prima idea non è sempre la migliore sono tutti comportamenti che aumentano la fiducia nelle proprie risorse. Questo processo, se praticato nel tempo, genera una resilienza più solida e consapevole.

6. Integrare mindfulness e meditazione nella quotidianità

Mindfulness e meditazione non sono rituali complicati, ma modi per ricentrarsi e rafforzare la presenza mentale. Essere consapevoli del momento presente - mentre cucinate, camminate o respirate profondamente - aiuta a ridurre l’ansia e a regolare le emozioni.

La meditazione, sia guidata che libera, favorisce il rilassamento e promuove una maggiore chiarezza mentale. Che scegliate una passeggiata meditativa, yoga dolce o cinque minuti di respiro profondo, integrare queste pratiche nella routine quotidiana favorisce una resilienza che parte dal cuore e arriva alla mente.⁵

7. Tenere un diario e riflettere

Scrivere i propri pensieri, le emozioni e le esperienze è uno strumento potente per aumentare la consapevolezza di sé e coltivare resilienza. Non è necessario essere scrittori: basta annotare ciò che si prova al mattino, elencare le preoccupazioni per liberare la mente la sera o tenere un diario di gratitudine.

Riflettere su ciò che avete imparato dagli eventi della giornata aiuta a riconoscere i vostri progressi e a dare un senso anche alle difficoltà, trasformandole in lezioni preziose.