Cosa fare a Milano nel weekend del 28 e 29 settembre

Mostre, musica dal vivo, attività sportive e giochi: ecco gli eventi da conoscere per decidere cosa fare a Milano questo weekend

L'ultimo weekend di settembre a Milano ci trascina inesorabilmente verso la stagione autunnale.

Ma se pensate che il foliage si accompagni solo a passeggiate al parco e scorpacciate di castagne attorno a un tavolo, vi sbagliate di grosso.

La città è in continuo fermento, come dimostrano i tanti eventi ancora all'aria aperta.

Tante le mostre per appassionati di arte, ma anche di design. E altrettanti gli appuntamenti musicali, di tutti i generi.

E poi sport, giochi, gusto e molto altro. 

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wanderlust milano

Eventi sportivi

Torna anche quest’anno l’appuntamento con Wanderlust 108, l’evento che unisce la corsa allo yoga.

Dopo l’appuntamento di Firenze, la manifestazione arriva a Milano, domenica 29 a CityLife, prima di spostarsi a Roma il 6 ottobre.

Giunta alla sua terza edizione in Italia, Wanderlust già da 10 anni si fa portavoce di una nuova forma di attività psicofisica in giro per il mondo: 5 km di corsa o camminata, 90 minuti di yoga e una sessione di meditazione guidata.

Durante l’evento, Adidas in qualità di main partner, organizzerà attività coinvolgenti e immersive per consentire ai partecipanti di fare il pieno di sport e benessere.

Il Village aprirà alle 7,30 per il ritiro del kit di benvenuto. Le attività inizieranno alle 8,45 e andranno avanti fino alle 16,30.

Per festeggiare gli 80 anni dell’ospedale Niguarda, invece, Avis ha organizzato un’edizione speciale dell’Innovation Running, la corsa non competitiva dedicata al tema della prevenzione, in programma sabato 28 settembre intorno all’ospedale.

La giornata coinvolgerà adulti e bambini, con momenti di intrattenimento e la possibilità di ricevere anche una consulenza medica in diversi ambiti.

Le iscrizioni apriranno alle 13,30.

La partecipazione è libera e aperta a tutti.

oktoberfest

Oktoberfest al Carroponte

Un weekend di birre, musica e divertimento.

È quello in programma al Carroponte di Sesto San Giovanni che fino al 29 settembre ospita la sua personale versione dell'Oktoberfest, la celebre festa della birra tipicamente bavarese.

Nello spazio di oltre 3mila metri quadrati (di cui metà al coperto) si alterneranno boccali, balli e cibo, con gli immancabili würstel, i crauti, ma anche brezel, gulasch, zuppe e canederli.

E per il dessert il tradizionale strudel di mele.

leonardo vino

Il mondo di Leonardo e il vino

In occasione del cinquecentenario dalla scomparsa del maestro rinascimentale, Villa Necchi Campiglio ospita la mostra che mette in luce la contemporaneità e la poliedricità di Leonardo Da Vinci mostrandone il lato meno noto, quello di esperto enologo dedito all’arte di fare buon vino.

Durante l’esposizione, in programma fino al 29 settembre, tutti i visitatori potranno apprezzare le opere esposte degustando un calice di Chianti Riserva prodotto dalle Cantine Leonardo seguendo le indicazioni enologiche dettate dal Genio, recuperate e custodite nel Metodo Leonardo®, oggi applicato nella produzione dei vini a lui dedicati.

Pixel Picnic

Dopo due rinvii per maltempo a maggio, Pixel-Picnic 2019, il picnic lungo un chilometro torna domenica 29 settembre, nell’ambito della Milano Green Week.

Il via è previsto per le 12.00 al Parco Sempione, davanti al Teatro Continuo di Burri.

Per partecipare e contribuire a realizzare la tavolata lunga un chilometro, basta portare il proprio cestino e un cuscino

Per i più pigri è previsto un supporto di ristorazione.

Giunto alla quarta edizione, Pixel-Picnic è quest'anno dedicato alla Milano del futuro, per riflettere su pratiche, soluzioni e progetti del vivere sostenibile.

E per tutta la giornata poi giochi, sport, laboratori, performance, teatro, sfide, rendono i partecipanti esploratori urbani alla scoperta di Parco Sempione (tutte le attività sono a ingresso gratuito).

bitossi google

Talking Crafts

Talking Crafts è un’installazione realizzata da Google Italia, Domus Academy e 4 grandi brand del design made in Italy (Bitossi, Driade, FontanaArte e Kartell) nata da una curiosità: in un contesto in cui gli assistenti vocali stanno disegnando una forma nuova al modo in cui viviamo la casa, come si integrano tecnologia e design?

Per trovare una risposta è stato chiesto a un gruppo di studenti di Domus Academy di immaginare come i dispositivi Google possano integrarsi con gli oggetti più familiari delle nostre case aumentandone la funzionalità.

I progetti vincitori sono stati poi prototipati dai quattro grandi marchi del design e sono ora esposti in Piazza Gae Aulenti 12 per tutto il weekend.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 27 al 29 settembre 2019 con accesso libero dalle ore 10:00 alle 19:00.



Ma in che modo la voce prende forma nelle nostre case?

Google lo ha chiesto agli studenti di Domus Academy, che - sotto la guida dell’architetto Fabio Novembre e dei project leader Francesco Dompieri (Studio Nichetto),  Hanna Ehlers  (Lisson Associati) e Francesco Librizzi - nel corso di una maratona creativa di 48 ore hanno immaginato come i dispositivi Google possano integrarsi con gli oggetti più familiari delle nostre case, aumentandone le funzionalità fino a dargli voce. I progetti vincitori sono stati prototipati da quattro autorevoli marchi del design Made in Italy: Bitossi, Driade, FontanaArte e Kartell, e saranno esposti all’interno di Talking Crafts.


Talking Crafts conduce il visitatore attraverso la dimensione stilizzata di una casa, nelle cui “stanze” sono collocate i prototipi realizzati dalle aziende di design italiane sulla base dei progetti degli studenti di Domus Academy. 


E’ così che entrando in cucina incontriamo Around, scultura in ceramica disegnata per Bitossi a richiamare un centrotavola: un piatto pensato per contenere alimenti e piccoli oggetti, che si sviluppa in verticale per poi allargarsi a ospitare Google Home Mini, pronto a trasformare per voi le once in grammi, a scoprire quante calorie ha una banana e a mettere una musica soft come sottofondo della vostra cena.


Mentre in salotto il nostro occhio sarà catturato anche da Osmo, il tavolino da soggiorno realizzato per Driade (presente alla mostra con tre prototipi) che replica il movimento dell’acqua attraverso onde scolpite sulla superficie del legno, trasformando  lo smart speaker Google Home Mini in una goccia d’acqua, permettendo di farlo crescere naturalmente attraverso lo spazio che lo ospita. 


Ma non è ancora ora di dormire, anche se vi troverete a passare per la camera da letto, dove vi accoglierà anche Ciao Ciao, la specchiera in ferro disegnata per FontanaArte. Vetro e metallo si incontrano armonicamente in questo oggetto, pensato per rispondere alle vostre domande con la voce o con le immagini grazie all’integrazione di Google Nest Hub. E se un tempo avreste chiesto “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, oggi potrete chiedere al vostro specchio che tempo farà nel weekend o com’è la situazione del traffico per andare al lavoro.


Allo stesso modo di quello che potranno fare i vostri ragazzi accendendo e spegnendo Bubbella, la bolla bella realizzata per Kartell per ospitare Google Home Mini e essere pronta a mettere in pausa la TV, abbassare le luci prima di andare a dormire o farvi sentire un rilassante suono delle onde mentre vi preparata a cadere fra le braccia di Morfeo.

sketches

Musica dal vivo

Per gli amanti della musica saranno tanti gli appuntamenti da segnare in agenda.

Si comincia venerdì sera, alle 21, con il concerto dal titolo Da Mozart ai romantici russi presso la Palazzina Liberty in Musica.

Una serata tra arte e musica, per avvicinare anche i neofiti al Bel Canto e alla chitarra classica. Si esibiranno il soprano Katerina Adamova insieme a Marco Battaglia (chitarra). Ingresso gratuito.

Alla Fabbrica del Vapore, sabato e domenica arriva Sketches, festival dedicato alla musica contemporanea prodotta da professionisti, ma anche da amatori con strumenti inusuali, oggetti di riciclo, piante.

Due giornate all’insegna di laboratori, occasioni di confronto, performance e aperitivi, per coinvolgere e incuriosire il pubblico offrendo un punto di vista insolito e ludico sulla musica contemporanea e la sua fruizione.

Domenica mattina, poi, si terrà l’ultimo appuntamento con la serie di concerti di musica classica al mattino ospitati dalla Locanda alla mano, all’interno del Parco Sempione.

Alle 11 si esibiranno Carlo e Angela Lazzaroni, rispettivamente violino e pianoforte. In caso di maltempo il concerto sarà annullato.

cosi fan tutte

Così fan tutte

Fino al 6 ottobre lo Spazio Dante ospita la mostra dedicata all’infedeltà femminile dall’antichità a oggi.

Organizzata da Gleeden, il sito di incontri extraconiugali, e curata da Vittorio Sgarbi con la consulenza della storica dell’arte Beatrice Avanzi, l’esposizione ripercorre il tema del tradimento in rosa nella storia, nell’arte e nella cultura occidentale.

Da Elena di Troia a Giovannona coscialunga, dalle poesie di Catullo alla commedia sexy degli anni ’70: un viaggio tra arte, letteratura e cultura pop per raccontare oltre duemila anni di infedeltà al femminile.

swatch nastro rosa

La via in rosa

Sabato 28 settembre lo Swatch Store di Montenapoleone a Milano si tingerà di rosa.

Per celebrare la Giornata dello shopping solidale, promossa dalla Lega Italiana per Lotta contro i Tumori (LILT) nell’ambito della Campagna Nastro Rosa, Swatch devolverà parte dell’incasso dell’intera giornata a favore della LILT e della ricerca.

Per l’occasione, nello store di Montenapoleone, oltre agli orologi e alla vetrina rosa, infatti una sorpresa attende i visitatori: una speciale rivisitazione, sempre in rosa, del tiramisù, il dolce più amato dagli italiani, verrà distribuita a tutti i presenti.

Il dolce al mascarpone sarà preparato da Mascherpa, la prima “Tiramisutecha” di Milano, con cui Swatch ha stretto una partnership per la giornata dello shopping in rosa.

milan games week

Milan Games Week

Torna anche quest’anno la più importante fiera italiana dedicata all’intrattenimento elettronico, negli spazi di Fiera Milano Rho da venerdì 27 a domenica 29 settembre.

Nel corso della manifestazione saranno svelati i videogiochi più attesi della prossima stagione con oltre 55 videogame tra cui 22 anteprime assolute per l’Italia.

Nell’ambito della Games Week, poi, venerdì 27 e sabato 28 settembre, in piazza 24 maggio sarà possibile giocare nella Deliveroom, la prima escape room a tema food ideata da Deliveroo.

Le persone che vorranno cimentarsi nel gioco, saranno accolte da un improbabile roomate all’interno di una stanza che ricrea a tutti gli effetti un ambiente di casa e, per poter trovare la via d’uscita in un tempo di 15 minuti, dovranno risolvere divertenti quiz, rebus e giochi abilità sul tema dei cibi.

Il gioco è gratuito ed aperto a tutti, ai grandi ed anche ai bambini accompagnati dai genitori.

L’inaugurazione per il pubblico è prevista per venerdì 27 settembre alle ore 12.30 e si potrà continuare giocare sino alle ore 20.30. Nella giornata di sabato 28 settembre, la Deliveroom sarà aperta dalle 11.00 alle 21.00.

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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica 

formato EVIDENZA
C’è una parola che torna spesso quando si parla di Ferrari: performance.
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale. 

Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica. 

Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia? 

La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica. 

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Ferrari 250 GTO di Nick Mason 
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista. 

Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario. 

Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine. 

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Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio. 
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma. 

Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.

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Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione. 

Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni. 

In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale. 

Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica. 

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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

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Trasformare i propri capi con creatività è un gesto di stile, ma anche un modo per riscoprirsi: piccoli interventi, grande personalità

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.

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Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care

Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.

Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.

Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito

I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.

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Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.

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Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.

Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse

Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.

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"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

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Un trio tutto al femminile accenderà l'atmosfera del Festival prima della gara sul palco dell'Ariston. Le conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei si raccontano alla vigilia del loro PrimaFestival 

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera. 

In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema StokholmaCarolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.

“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.

Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026

Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.

Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese. 

grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.

Ema Stokholma conduttrice PrimaFestival

Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».

E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».

Manola Moshlei conduttrice PrimaFestival

Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera». 

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini». 

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male». 

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».

E un po’ d’ansia, c’è? 
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia». 

Carolina Rey conduttrice PrimaFestival

Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva⁠ il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«
Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«
Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».

E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».

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Attenzione: questi errori potrebbero sabotare la vostra idratazione

bere acqua herobere acqua
Bere acqua è solo il primo passo: ecco quali errori di idratazione potrebbero impedirvi di ottenere benefici concreti ogni giorno

Mantenere una corretta idratazione è uno dei consigli più ripetuti quando si parla di benessere. Acqua è infatti sinonimo di più energia, pelle più luminosa, digestione più regolare, concentrazione più stabile e non solo.

L’idratazione è davvero alla base di quasi ogni funzione del nostro organismo, dal metabolismo alla termoregolazione, fino alla chiarezza mentale. Eppure, può capitare di aumentare i bicchieri d’acqua quotidiani senza notare quei benefici promessi.

Il motivo? Non basta bere “un po’ di più” o ricordarsi dell’acqua solo a metà giornata. Una corretta idratazione è fatta di costanza, qualità delle scelte e attenzione ai segnali del corpo.

Ci sono abitudini che sembrano innocue (o peggio, addirittura virtuose) ma che in realtà sabotano i nostri sforzi. Se bevete acqua ma non vedete i risultati, probabilmente state commettendo uno di questi errori.

**6 trucchi per bere 2 litri di acqua al giorno senza nemmeno accorgersene**

**A che ora bere acqua per ottenere maggiori benefici? La risposta vi sorprenderà**

10 errori di idratazione che vi lasciano assetate

(Continua sotto la foto) 

perché ho sempre fame bere

1. Pensate che otto bicchieri al giorno siano la regola universale

L’idea degli otto bicchieri al giorno è rassicurante perché semplice, ma non è una formula valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia in base a età, peso, attività fisica, clima e stato di salute. Alcune persone hanno bisogno di più acqua, altre leggermente meno. Più che fissarsi su un numero, è utile osservare i segnali del corpo: un’urina troppo scura, stanchezza o difficoltà di concentrazione possono indicare che l’idratazione non è sufficiente.

2. Bevete solo quando avete sete

La sete non è il primo segnale, ma l’ultimo campanello d’allarme. Quando avvertiamo la sensazione di sete, il corpo è già in una fase iniziale di disidratazione. Aspettare quel momento significa inseguire un deficit. L’idratazione dovrebbe essere costante e distribuita nell’arco della giornata, non una risposta d’emergenza.

3. Recuperate tutto in una volta

Se durante la giornata bevete poco e poi, a fine pomeriggio, cercate di compensare con grandi quantità d’acqua, non state davvero aiutando il corpo. Bere troppo in poco tempo può causare gonfiore e non garantisce un assorbimento efficace. Inoltre, concentrare i liquidi nelle ore serali può disturbare il sonno. L’idratazione funziona meglio quando è regolare e graduale.

4. Non monitorate quanto bevete effettivamente

Tra lavoro, impegni e distrazioni, è facile accorgersi a fine giornata di aver bevuto pochissimo. Tenere una borraccia visibile sulla scrivania o impostare piccoli promemoria può aiutare a rendere l’idratazione più consapevole. Spesso il problema non è la mancanza di volontà, ma la semplice dimenticanza.

5. Ignorate i cibi ricchi d’acqua

L’idratazione non passa solo dal bicchiere. Frutta e verdura ad alto contenuto di acqua (come cetrioli, anguria, fragole o zucchine) contribuiscono in modo significativo al bilancio quotidiano dei liquidi. Anche zuppe, frullati e smoothie sono alleati preziosi. Una dieta varia e ricca di vegetali può coprire una parte importante del fabbisogno giornaliero.

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6. Esagerate con gli elettroliti

Le bevande con elettroliti sono utili in situazioni specifiche, come sport intensi o esposizione prolungata al caldo. Ma per la maggior parte delle persone, una dieta equilibrata fornisce già sodio, potassio e magnesio a sufficienza. Consumare quotidianamente bevande sportive può aggiungere zuccheri inutili senza reali benefici per l’idratazione.

7. Vi affidate troppo a bevande zuccherate

Bibite, succhi industriali e caffè aromatizzati possono sembrare dissetanti, ma non sostituiscono l’acqua. Lo zucchero in esse presente può persino ostacolare una corretta idratazione e contribuire a cali energetici improvvisi. Se l’obiettivo è sentirsi più lucide e leggere, l’acqua resta la scelta più efficace.

8. Esagerate con la caffeina o le bibite gassate

Le bevande gassate danno una sensazione di pienezza che può far credere di aver bevuto abbastanza, mentre la caffeina può aumentare la perdita di liquidi. Non bisogna per forza eliminarle del tutto, ma limitarle e non considerarle la principale fonte di idratazione quotidiana.

9. Non adattate l’apporto di liquidi alle circostanze

Il fabbisogno di liquidi cambia. Con il caldo, durante una malattia o in caso di attività fisica intensa, il corpo perde più acqua e ha bisogno di reintegrare. Anche l'uso di alcuni farmaci o il consumo di alcol possono aumentare il rischio di disidratazione. L’idratazione non è statica: va modulata in base al momento.

10. Pensate che più acqua significhi sempre più benessere

Se bere troppo poco è un problema, anche l’eccesso può esserlo. Assumere grandi quantità di acqua in tempi molto brevi può alterare l’equilibrio dei sali minerali nel sangue. Un segnale di eccessiva idratazione può essere un’urina completamente trasparente per periodi prolungati. Come spesso accade, la parola chiave è equilibrio.