Megan Fox: «Soffro di dismorfismo, non mi piaccio mai»

Megan Fox, considerata una delle donne più belle del pianeta, non si piace affatto.
Per quanto strana questa affermazione possa sembrare ai nostri occhi, l'attrice ha rivelato di soffrire di dismorfismo corporeo, aggiungendo che non c'è mai stato un momento in cui sia mai stata effettivamente felice del suo aspetto.
In un'intervista per la copertina di Sports Illustrated Swimsuit Issue, l'attrice, 37 anni, si è aperta sulla sua vita, la sua infanzia e le sue lotte con l'accettazione di sé e problemi di immagine corporea.
«Ho un dismorfismo corporeo. Non mi vedo mai davvero come mi vedono gli altri», ha detto Megan Fox durante l'intervista.
«Non c'è mai stato un momento nella mia vita in cui ho amato il mio corpo. Mai, mai».
Il dismorfismo corporeo è una condizione di salute mentale che porta chi ne soffre a essere ossessionato da una o più carenze percepite nel proprio aspetto, anche se sono piccole o invisibili agli altri. Nei casi più gravi, chi ne soffre, può sentirsi così umiliato e a disagio da evitare di impegnarsi in molte situazioni sociali.
Durante l'intervista, Megan Fox ha raccontato come il cercare di accettare se stessa e la sua immagine sia stata una sfida fin da giovanissima:
«Quando ero piccola, quella di apparire in un certo modo era come un'ossessione che avevo. Sono sicura che abbia a che fare con il fatto che ho avuto una consapevolezza del mio corpo così giovane».
Sebbene sia entusiasta di trattare la questione e comprenda l'importanza del suo aspetto estetico agli occhi del pubblico, Fox ha ammesso: «Credo che il viaggio per amare me stessa non finirà mai».
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5 curiosità su Eileen Gu, l'atleta (e modella) più chiacchierata delle Olimpiadi

C’è chi alle Olimpiadi arriva per vincere e chi, oltre a vincere, riesce a catalizzare l’attenzione ben oltre il campo di gara. Eileen Gu appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
A soli 22 anni è già una delle sciatrici freestyle più vincenti di sempre, ma anche una delle figure più osservate (e commentate ) del panorama sportivo internazionale. Atleta, modella, studentessa universitaria, icona social: la sua storia sembra scritta per raccontare una nuova idea di successo femminile, capace di unire performance e personal branding.
Tra medaglie, passerelle e dibattiti sulla sua scelta di nazionalità sportiva, Eileen Gu è diventata molto più di una campionessa sulla neve. È un fenomeno culturale che parla di identità, ambizione e libertà di reinventarsi.
Ecco cinque curiosità che aiutano a capire perché il suo nome è oggi tra i più chiacchierati delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.
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Ha iniziato a sciare a tre anni
Nata a San Francisco nel 2003 da madre cinese e padre statunitense, Eileen Gu è cresciuta sulle piste innevate. È stata proprio la madre, ex atleta di short track, a metterla sugli sci quando aveva appena tre anni, a Lake Tahoe. Il talento si è manifestato presto, ma è durante l’adolescenza che la sua carriera prende una direzione decisiva.
A 18 anni entra nella storia diventando la prima donna ad atterrare un forward double cork 1440 in gara, una delle manovre più tecniche e spettacolari del freeski. Nello stesso periodo conquista ori agli X Games e ai Campionati Mondiali, imponendosi come una delle giovani promesse più solide dello sci freestyle.
È nata negli Stati Uniti ma gareggia per la Cina
Uno degli aspetti più discussi della sua carriera riguarda la scelta di rappresentare la Cina nelle competizioni internazionali. Cresciuta in California, nel 2019 ha annunciato di voler gareggiare per il Paese d’origine della madre, la Cina appunto.
Una decisione che ha generato dibattiti, soprattutto negli Stati Uniti, ma che lei ha sempre raccontato come un modo per onorare entrambe le sue identità culturali.
La sua storia personale è profondamente intrecciata a questo doppio sguardo sul mondo. Parla fluentemente inglese e mandarino, si muove con naturalezza tra contesti internazionali e usa la propria visibilità per promuovere lo sport tra le giovani generazioni.
In un’epoca in cui le identità sono sempre più fluide e globali, Eileen Gu incarna una nuova idea di appartenenza, meno rigida e più complessa.
È la freeskier più medagliata nella storia olimpica
Se Pechino 2022 è stato il suo grande debutto olimpico, Milano-Cortina ha consolidato il suo status. Ai Giochi invernali del 2022 ha vinto due medaglie d’oro (nel big air e nell’halfpipe) e un argento nello slopestyle, diventando l’unica atleta ad aver conquistato tre medaglie in tre discipline diverse del freestyle nella stessa Olimpiade.
Con le medaglie più recenti ottenute in Italia, il suo bottino olimpico è salito a cinque complessive: due ori e tre argenti. Un record che la rende la sciatrice freestyle più decorata nella storia dei Giochi. E tutto questo a soli 22 anni.
È una delle atlete più pagate al mondo (grazie anche alla moda)
Se sul piano sportivo è una campionessa, su quello economico è un vero e proprio caso di studio. Secondo diverse stime internazionali, Eileen Gu guadagna circa 23 milioni di dollari l’anno, ma solo una piccola parte di questa cifra proviene dalle competizioni. Il grosso arriva da sponsorizzazioni, collaborazioni e contratti nel mondo della moda.
Rappresentata da IMG Models, ha sfilato a Milano e Parigi e posato per brand come Louis Vuitton, Gucci, Tiffany e Victoria’s Secret. È apparsa sulle copertine di Vogue, Harper’s Bazaar ed Elle, dimostrando che sport e fashion non sono più mondi separati. Il suo volto è diventato sinonimo di una femminilità potente, atletica e contemporanea.
In questo equilibrio tra disciplina e glamour sta forse uno dei segreti del suo fascino mediatico. Eileen Gu riesce a passare dagli scarponi da sci ai tacchi a spillo con la stessa sicurezza, ridefinendo l’immagine dell’atleta donna nel 2026.
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Come partecipare al Fantasanremo: guida completa al fantasy game del Festival di Sanremo

C’è un momento, ogni anno, in cui il Festival di Sanremo smette di essere solo una gara canora e diventa un campionato parallelo fatto di strategie, bonus improbabili, scelte azzardate e gruppi WhatsApp che esplodono di notifiche. È il momento del Fantasanremo, il fantasy game che negli ultimi anni ha trasformato la kermesse più amata della televisione italiana in un’esperienza collettiva, ironica e sorprendentemente competitiva.
Nato quasi per gioco da un gruppo di amici e diventato un fenomeno culturale con milioni di squadre iscritte, il Fantasanremo ha cambiato il modo in cui guardiamo il Festival.
Non si tratta più solo di tifare il proprio artista preferito, ma di analizzare outfit, scalette, possibilità di standing ovation, potenziali scivoloni sulla scalinata dell’Ariston e perfino la probabilità che qualcuno canti senza toccare il microfono nei primi trenta secondi. Insomma, di tutto e di più.
Il successo del Fantasanremo sta proprio qui: nella capacità di trasformare ogni dettaglio in un potenziale colpo di scena e di rendere il pubblico parte attiva dello spettacolo. Perché partecipare significa vivere Sanremo in modo più intenso, più ironico e, diciamolo, molto più divertente.
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Come funziona il Fantasanremo
Il meccanismo del Fantasanremo ricalca quello dei fantasy game sportivi, ma applicato al mondo della musica. Ogni partecipante può creare fino a cinque squadre, ciascuna composta da sette artisti in gara: cinque titolari e due riserve.
Per costruire la propria formazione si hanno a disposizione 100 Baudi, la “moneta” ufficiale del gioco, omaggio al grande Pippo Baudo.
Ogni artista ha una quotazione diversa: i favoriti costano di più, le scommesse meno. E qui entra in gioco la strategia. Conviene puntare su un big dal costo elevato o distribuire il budget su artisti più “imprevedibili”, magari capaci di conquistare bonus inattesi?
I cinque titolari sono quelli che incidono maggiormente sul punteggio serale, perché accumulano bonus e malus legati alle esibizioni e agli eventi che accadono durante la diretta (e anche al DopoFestival). Le riserve contribuiscono solo attraverso bonus e malus extra. A uno dei titolari va poi assegnato il ruolo di Capitano: una scelta cruciale, perché alcuni punteggi legati al piazzamento vengono raddoppiati.
Le regole
Le regole base sono semplici: si compone la squadra entro la chiusura delle iscrizioni (lunedì 23 febbraio), si schierano i titolari prima dell’inizio delle serate secondo le finestre previste dal regolamento e poi si segue il Festival in attesa di scoprire come stanno andando le proprie scelte.
I bonus possono essere legati a elementi artistici (come suonare uno strumento o ricevere una standing ovation) oppure a momenti più imprevedibili e ironici, inclusi dettagli di look o comportamenti sul palco.
I malus, invece, penalizzano inciampi, problemi tecnici, errori di presentazione o altri episodi che possono influire sul punteggio.
La formula è semplice ma non banale: vince chi, alla fine della serata conclusiva, ha totalizzato il punteggio più alto. E spesso la differenza la fanno proprio quei piccoli dettagli che durante la diretta sembrano secondari.
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