Chi fa di più in casa? Ecco quanto tempo dedicano uomini e donne alle faccende domestiche
Alle sette del mattino qualcuno apparecchia la colazione, svuota la lavastoviglie, infila una lavatrice. Molto spesso è una donna. Secondo Istat, nel 2023 le italiane dedicano in media 4 ore e 21 minuti al giorno al lavoro familiare non retribuito, gli uomini 1 ora e 54 minuti: quasi tre ore di differenza ogni giorno.
In linguaggio statistico si chiama indice di asimmetria del lavoro familiare, nella vita reale è il famoso doppio turno. Significa che il tempo per sé, per il riposo, per la carriera viene spesso tagliato dalle donne per tenere in piedi casa e famiglia. Capire qual è il tempo medio lavoro domestico uomini e donne, e dove vi posizionate rispetto a questa media, è il primo passo per cambiare davvero gli equilibri tra le mura di casa.
Quante ore di lavoro domestico fanno davvero uomini e donne
Quando Istat parla di lavoro familiare non retribuito non conta solo passare l'aspirapolvere. Dentro ci sono le classiche faccende domestiche, la preparazione dei pasti, la spesa, il bucato, ma anche la cura dei figli, l'accompagnarli a scuola, l'assistenza agli anziani di casa. Tutto ciò che tiene in piedi una famiglia senza comparire in busta paga.
In media, nel 2023, le donne di 15 anni e più passano 4 ore e 21 minuti al giorno in queste attività, gli uomini 1 ora e 54. Significa che il 60-70 per cento del lavoro domestico e di cura continua a ricadere sulle spalle femminili. Il divario era di 3 ore e 22 minuti nel 2003, oggi è sceso a 2 ore e 27, ma non per i motivi che spereremmo.
Come ricordano Istat e vari commentatori, la riduzione è avvenuta soprattutto perché le donne hanno tagliato circa 37 minuti al giorno di lavoro familiare, spesso togliendoli al riposo o al tempo libero. Gli uomini hanno aumentato di poco il proprio contributo e poi si sono fermati. Il riequilibrio insomma c'è, ma avviene nel modo sbagliato.
Il test: siete sopra o sotto la media italiana
Prendete carta e penna, o l'app delle note. Per una settimana segnate quanto tempo dedicate ogni giorno a tre blocchi di attività: pulizie e riordino, cucina e spesa, cura di figli o altri familiari. Alla fine sommate tutto e avrete il vostro monte ore settimanale di lavoro domestico e di cura.
I dati Censis parlano di 19 ore settimanali di lavoro in casa per le donne e 10 per gli uomini. Se siete in coppia e sommate i vostri numeri, chiedetevi chi copre la fetta più ampia. Nelle coppie tra 25 e 64 anni in cui lavorate entrambi, Istat rileva che le donne stanno in media 4 ore e 10 minuti al giorno nel lavoro familiare. Gli uomini 1 ora e 48: circa il 69 per cento del totale resta a lei.
Se il vostro conteggio personale è molto sopra questi valori, siete probabilmente in piena povertà di tempo. Se siete uomini e il totale è molto sotto le 10 ore settimanali, forse è il momento di rimettere mano alla divisione dei compiti, prima che il risentimento faccia più danni del calcare in bagno.
Quando il carico domestico esplode: età, figli, territori
Il divario nel lavoro domestico non pesa uguale in tutte le fasi della vita. Tra i 25 e i 44 anni, cioè negli anni in cui spesso arrivano figli e mutuo, le donne superano le 4 ore quotidiane di lavoro familiare. Gli uomini restano attorno all'ora e mezza: quasi 3 ore al giorno di differenza. Tra i 45 e i 64 anni il gap resta simile, perché entra in scena anche la cura degli anziani.
Anche la geografia conta. Nei territori del Sud l'indice di asimmetria è più alto. In regioni come la Puglia le donne arrivano a oltre 4 ore e mezza di lavoro familiare non retribuito al giorno, gli uomini spesso restano sotto l'ora e mezza. Nel Centro-Nord il divario si riduce un po', ma non sparisce.
A livello internazionale, i rapporti del Ministero per le Pari Opportunità sul G7 mostrano che l'Italia è tra i Paesi con il divario più ampio nel lavoro di cura non retribuito. Quasi 3 ore al giorno in più sulle donne, contro poco più di un'ora in Canada. Non è un destino, è una scelta collettiva, fatta di politiche ma anche di abitudini quotidiane.
Alla radice di questi numeri ci sono stereotipi duri a morire e il famoso doppio turno: lei lavora fuori casa quanto lui, ma poi continua a fare molto di più dentro. Usare i dati per ridiscutere i compiti, magari fissando turni e chiedendo aiuto esterno, è già un atto politico quotidiano.
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