Questo è il vero motivo per cui ci si sveglia sempre prima con l'avanzare dell'età
Dopo i 60 anni circa una persona su due riferisce di non dormire più come vorrebbe, e in cima alle lamentele c’è il risveglio alle prime luci. In altre parole: vi addormentate stanche, ma alle 5 siete già sveglie e operative.
Ovviamente già sappiamo che con l’età il tempo totale di sonno tende a ridursi e il sonno diventa più leggero e frammentato. Ma il vero motivo per cui vi svegliate sempre prima non è solo “avere più pensieri”: riguarda il vostro orologio biologico, il modo in cui gli occhi percepiscono la luce e la produzione di melatonina.
Vi svegliate sempre prima? Ecco perché è (in parte) normale dopo una certa età
Gli specialisti parlano di anticipo di fase: l’orologio interno, che da giovani vi faceva crollare a mezzanotte e svegliare alle 8, con l’avanzare dell’età si sposta su orari più mattinieri. Vi viene sonno prima, quindi finite per svegliarvi prima.
Questo non significa automaticamente soffrire di insonnia. Se vi addormentate verso le 22, vi svegliate alle 5 o 5.30 senza fatica, durante il giorno siete lucide e non crollate dopo pranzo, il vostro organismo si è semplicemente assestato su un nuovo ritmo.
Il problema nasce quando il risveglio è molto precoce (alle 3-4), seguito da ore in cui rigirarsi nel letto, e la stanchezza vi accompagna tutto il giorno. In quel caso l’anticipo di fase fisiologico può sovrapporsi a stress, disturbi dell’umore o patologie del sonno che meritano attenzione medica.
**Cosa vuol dire, secondo la psicologia, se vi svegliate sempre prima che suoni la sveglia**
(Continua sotto la foto)
Come cambia il sonno con l’età: orologio biologico e melatonina
Nel cervello, una piccola struttura dell’ipotalamo, il nucleo soprachiasmatico, funziona come ritmo circadiano centrale: scandisce circa 24 ore e coordina sonno, temperatura corporea, ormoni. Con l’invecchiamento questi neuroni perdono efficienza e rispondono meno ai segnali che danno l’ora.
I “segnali temporali” principali sono luce e buio, orari dei pasti, movimento, interazioni sociali. Da giovani, una cena alle 20, una passeggiata serale e la diminuzione naturale della luce indicano all’orologio che fra qualche ora è ora di dormire. In età avanzata questo sistema di segnali si fa più rumoroso e impreciso: il cervello può “leggere” il tramonto prima del dovuto e anticipare tutto il ciclo.
Anche gli ormoni cambiano. Gli studi indicano che con l’età si riduce la secrezione notturna di melatonina e di altri ormoni legati al sonno profondo. Si dorme meno a lungo, si passa meno tempo nelle fasi più rigenerative e basta un rumore minimo per svegliarsi. Così, se vi coricate presto, il serbatoio di sonno si esaurisce prima dell’alba.
Occhi, luce e melatonina: il ruolo nascosto della vista
La luce che arriva agli occhi è uno dei comandi più potenti per l’orologio interno. Con l’età però la qualità della vista cambia: la pupilla si restringe, il cristallino ingiallisce, possono comparire opacità come la cataratta che filtrano la luce.
Risultato: al tramonto, soprattutto in ambienti chiusi, agli occhi arriva molta meno luce di quella reale. Alcuni studi citati anche da ricercatori dell’Università dell’Arizona mostrano che, in presenza di cataratta, il cervello interpreta il calo luminoso come se il sole fosse già sceso da un pezzo. La melatonina inizia a salire prima, la sonnolenza arriva alle 20.30, e alle 4.30 siete già sveglie.
Interessante anche il dato opposto: ricerche riportate da psicologi dell’Università del Michigan suggeriscono che, dopo l’intervento di rimozione della cataratta, in molte persone migliorano non solo la vista ma anche qualità e continuità del sonno. Semplicemente, ai centri del ritmo circadiano torna ad arrivare una quantità di luce più “realistica”.
Quando il risveglio precoce è un campanello d’allarme
Un risveglio precoce che non vi crea problemi nella giornata è in genere una variante normale dell’invecchiamento. Va invece approfondito se:
- vi sentite esauste, irritabili o tristi già al mattino
- faticate a concentrarvi, fate micro-sonnellini involontari
- il partner riferisce russamento importante o pause del respiro
- vi alzate molte volte per urinare o per dolori cronici
- il problema dura da più di 3-4 settimane.
Secondo gli esperti di medicina del sonno, in questi casi è bene parlarne con il medico di base, che può valutare esami, farmaci in uso e, se serve, inviarvi a un centro del sonno. Dietro può esserci apnea notturna, depressione, problemi cardiaci o metabolici che non vanno trascurati.
Come spostare in avanti la sveglia interna
La buona notizia è che, pur non potendo fermare l’invecchiamento cerebrale, potete agire sui segnali che regolano l’orologio interno. Uno degli strumenti più efficaci è la luce.
Per chi tende ad addormentarsi troppo presto, alcuni specialisti suggeriscono di esporsi a luce intensa nel tardo pomeriggio e in prima serata: una passeggiata all’aperto, lampade molto luminose in casa, lettura su tablet ben illuminato, televisore non troppo dimesso. Questa luce comunica al cervello che il “tramonto” non è ancora finito e ritarda la produzione di melatonina, permettendovi di andare a letto un po’ più tardi e allungare il sonno del mattino.
Al mattino invece conviene fare il pieno di luce naturale: 20-30 minuti vicino a una finestra o all’aperto aiutano il ritmo circadiano a restare ben sincronizzato. In parallelo, l’igiene del sonno classica resta fondamentale: attività fisica durante il giorno, cena leggera, poco alcol la sera, caffè lontano dal tardo pomeriggio.
Attenzione anche ai riposini. Se vi sdraiate due ore ogni pomeriggio, è quasi inevitabile che la notte si accorci e si anticipi. Meglio sonnellini brevi, 20-30 minuti, non oltre le 16. Infine, se nonostante questi accorgimenti continuate a svegliarvi prestissimo esauste, prima di affidarvi a integratori o farmaci parlatene con il medico: il vero reset dell’orologio passa quasi sempre da luce, routine e cura delle malattie di base.
© Riproduzione riservata