Manca poco al cambio dell'ora e potrebbe anche essere l'ulimo: ma meglio l'ora solare o quella legale? Ecco cosa dice la scienza
Tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 tornerà l’ora solare: alle 3 di notte sposteremo le lancette indietro di un’ora, riguadagnando sessanta minuti di sonno. Un gesto abituale che, però, potrebbe non ripetersi più a lungo.
In Parlamento una indagine conoscitiva della Camera dei deputati, approvata all’unanimità in Commissione Attività produttive, chiede il superamento del doppio cambio annuale. L’Unione europea aveva aperto la strada già nel 2018, con una consultazione pubblica a cui hanno risposto 4,6 milioni di cittadini: l’84% si è detto contrario a spostare l’ora due volte l’anno. La domanda ora è concreta: ora solare o ora legale per sempre?
Ora solare, ora legale: cosa sono davvero
L’ora solare è il tempo “naturale”: il mezzogiorno corrisponde più o meno al momento in cui il sole è più alto nel cielo. I nostri orologi biologici si sono evoluti su questo ritmo.
L’ora legale sposta l’orologio un’ora in avanti per avere più luce nel tardo pomeriggio. In Italia è stata adottata stabilmente nel 1966, con un obiettivo chiaro: risparmiare energia. Secondo i dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso un minor consumo complessivo di oltre 12 miliardi di kWh, pari a circa 2,3 miliardi di euro e a 160-200 mila tonnellate di CO₂ in meno all’anno.
Il punto è che, nel frattempo, tutto è cambiato: l’illuminazione a LED consuma poco, mentre condizionatori e pompe di calore pesano sempre di più in bolletta. Terna stima che rendere permanente l’ora legale oggi taglierebbe i consumi di appena lo 0,15%. Non proprio il jolly energetico che era negli anni Sessanta.
Luce del mattino e ritmi circadiani: cosa dice la medicina del sonno
Qui entra in gioco il nostro orologio biologico. È regolato dall’ipotalamo, reagisce alla luce che arriva agli occhi e scandisce sonno, fame, temperatura corporea, produzione di ormoni. Per funzionare bene ha bisogno soprattutto di luce al mattino.
Un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal e firmata, tra gli altri, da Raymond Lam, professore di Psichiatria all’università della Columbia Britannica, è piuttosto netta: le evidenze scientifiche «depongono a favore dell’adozione permanente dell’ora solare». La luce del mattino sincronizza i ritmi circadiani; quella serale, al contrario, tende a ritardarli.
Le principali società internazionali di medicina del sonno e cronobiologia, ricordano anche Neuromed e Assirem, convergono sullo stesso punto: se bisogna scegliere un solo orario tutto l’anno, il più fisiologico è quello solare.
Una revisione di Neuromed su quarant’anni di studi mostra che sia il cambio biannuale sia l’ora legale permanente creano un disallineamento cronico tra orologio interno e orologio sociale; l’ora solare fissa è il compromesso più gentile per la salute.
Luigi Ferini-Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno del San Raffaele di Milano, lo riassume così: «Il ritorno all’ora solare sembra comportare meno difficoltà per l’organismo rispetto al passaggio primaverile all’ora legale». Perché, in fondo, è l’ora su cui il nostro corpo è tarato.
Chi rischia di più con l’ora legale per sempre
Il problema non sono solo i due cambi all’anno. È l’idea di vivere, in inverno, con l’alba spostata artificialmente in avanti. A Torino, con l’ora legale permanente, ci sarebbero 81 giorni con alba dopo le 8 del mattino e, al solstizio d’inverno, il sole sorgerebbe intorno alle 9. A Bari, molto più a Sud-Est, i giorni con alba oltre le 8 sarebbero comunque 34.
Significa bambini che vanno a scuola nel buio più totale, pendolari che attraversano strade e passaggi pedonali senza luce naturale, lavoratori dei turni mattutini sempre in “notte”. Gli studi citati nell’articolo del Canadian Medical Association Journal mostrano che chi vive nella parte occidentale di un fuso orario, dove l’alba è più tarda, accumula più problemi di sonno, rendimento scolastico peggiore e persino maggior rischio di alcune patologie.
I gruppi più vulnerabili, ricordano gli esperti, sono bambini e adolescenti (la pubertà porta già di suo a dormire più tardi), lavoratori con orari di inizio anticipati, utenti dei trasporti pubblici e chi vive in aree rurali con illuminazione scarsa. In Paesi nordici e in Canada, dove il buio invernale è più marcato, tra l’1% e il 3% della popolazione soffre di disturbo affettivo stagionale, una forma di depressione legata alla mancanza di luce.
Meglio ora solare o legale per sempre? Il compromesso reale
Nonostante questo quadro, la politica non è compatta. In Italia il promotore dell’indagine parlamentare, il deputato Andrea Barabotti, spinge per l’ora legale permanente e cita, tra gli argomenti, i possibili vantaggi per commercio, ristorazione, turismo e la petizione “Ora legale per sempre”, sostenuta anche dalla Società italiana di medicina ambientale. In effetti più luce dopo il lavoro significa aperitivi all’aperto più lunghi, sport serale, minore criminalità in alcune fasce orarie.
Alcuni modelli epidemiologici internazionali ipotizzano perfino una lieve riduzione della mortalità complessiva con più luce serale. Ma gli stessi studi riconoscono che, sul fronte di ictus, obesità e disturbi del sonno, lo scenario migliore resta quello dell’ora solare permanente.
L’esperienza storica non aiuta i fan dell’ora legale perenne. Gli Stati Uniti, durante la crisi energetica del 1974, tornarono sui loro passi dopo pochi mesi di proteste per il buio mattutino e la paura per i bambini in strada prima dell’alba. La Russia ha fatto marcia indietro nel 2014 dopo tre anni di sperimentazione; il Cile ha revocato la scelta nel 2015.
La scienza, insomma, sembra abbastanza compatta: togliere il doppio cambio sì, far vincere l’ora solare ancora di più. Voi, intanto, potete prepararvi al prossimo spostamento di ottobre curando il sonno nei giorni precedenti, puntando la sveglia un po’ prima e facendo il pieno di luce del mattino: è il miglior alleato dei vostri ritmi interni, qualunque ora deciderà la politica.
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