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Lifestyle

C’è una masseria nell’Alta Murgia dove si mangia letteralmente a km zero: segnatevi questo indirizzo

C'è una masseria nell'Alta Murgia dove si mangia letteralmente a km zero: segnatevi questo indirizzo

foto di Grazia.it Grazia.it — 16 Maggio 2026
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Tra le colline di Minervino Murge c’è una masseria-azienda agricola dove il menu segue i solchi dei campi e il ritmo delle stagioni. Qui la cucina contadina pugliese racconta l’Alta Murgia meglio di qualsiasi cartolina.

Cinquanta ettari di vigneti, ulivi, orti e pascoli: è il regno di Masseria Barbera, nascosta tra le colline di Minervino Murge, nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia. Qui l’idea di chilometro zero è quasi letterale: gran parte di ciò che arriva in tavola nasce pochi metri più in là, tra filari e muretti a secco. E il bello è che questa non è scenografia rurale, ma un’azienda agricola che lavora ogni giorno.

Per raggiungerla si lasciano alle spalle le strade veloci e ci si infila in una provinciale che sembra non finire mai. Campagne silenziose, qualche gregge, il profilo di Castel del Monte sullo sfondo. Poi la pietra chiara della masseria, il giardino e un dettaglio che mette subito in modalità pausa: il profumo della brace che arriva dal cortile.

Alta Murgia, tra pietra chiara e grano: dove si nasconde Masseria Barbera

Siamo a Minervino Murge, provincia di Barletta-Andria-Trani, nel cuore di quell’altopiano pietroso che i pugliesi conoscono bene per il vento, il grano duro e i cieli enormi. Masseria Barbera si affaccia su questo paesaggio senza filtri: niente resort, niente infinity pool, solo la struttura ottocentesca restaurata con rispetto e poche camere affacciate sui campi.

La famiglia Barbera gestisce la masseria dal 2000, trasformando un antico edificio rurale in azienda agricola moderna con ristorante e ospitalità. L’atmosfera è quella di una casa di campagna grande, con pareti in pietra, legno scuro, tovaglie semplici. Il lusso vero è fuori dalle finestre: filari, ulivi, pascoli che cambiano colore con le stagioni e dettano il menu.

Un’azienda agricola vera: 50 ettari di campi in lavorazione

Intorno al corpo centrale della masseria si estendono circa cinquanta ettari tra vigneto, frutteto, oliveto, campi di cereali e pascolo. Dall’orto arrivano verdure e legumi, dai campi il grano con cui si fanno pane e focacce, dagli ulivi l’olio che finisce su tutto. Nell’allevamento interno si crescono agnelli, suini e bovini, mentre una piccola produzione di formaggi e latticini chiude il cerchio.

Qui la famosa “filiera cortissima” non è uno slogan di marketing, ma una logica di lavoro. Le verdure passano dall’orto alla cucina nello stesso giorno. I latticini vengono prodotti in masseria e serviti ancora freschissimi tra gli antipasti. Le carni arrivano dagli allevamenti interni o da pochi fornitori murgiani selezionati. Anche il vino guarda vicino: in cantina dominano le etichette pugliesi, spesso di piccoli produttori.

Non stupisce che le guide gastronomiche abbiano acceso i riflettori su questo posto. Il Gambero Rosso le ha assegnato i Tre Gamberi, massimo riconoscimento per le osterie e trattorie di campagna. Un premio che di solito va a indirizzi capaci di tenere insieme autenticità, qualità della materia prima e prezzi umani.

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Una cucina contadina pugliese che cambia insieme ai solchi nei campi

In sala il menu racconta esattamente quello che succede fuori. Niente carta enciclopedica, ma una selezione di piatti che segue il lavoro dei campi e dell’allevamento. Gli antipasti sono un piccolo manifesto: latticini di giornata, formaggi stagionati in casa, conserve di verdure, salumi artigianali di suino e cinghiale, frittelle di verdure, focacce di grano locale.

Tra i primi trovate la Puglia che vi aspettate, ma senza fronzoli. Orecchiette con cime di rape (o con la loro crema, più avvolgente), tagliatelle al ragù, troccoli alla campagnola, tagliarini con tartufo murgiano quando la stagione lo concede. La pasta profuma davvero di grano duro, perché quel grano lo vedete crescere uscendo dal ristorante.

Nei secondi entra in scena la parte più “murgiana” del menu. Agnello al forno con patate e erbette di campo, salsiccia di Minervino alla brace, stinco di maialino da latte, costine, fino ai tagli meno scontati come filetto d’asino o diaframma di cavallino, molto presenti nella cucina dell’interno pugliese. Il tutto sempre accompagnato da verdure di campo, cicorie, cardi, patate al forno che sanno di camino.

Anche i dolci restano fedeli all’idea di masseria. Cassata di ricotta, gelato fiordilatte che parla di latte vero più che di zucchero, tiramisù con liquore San Marzano. È la chiusura coerente di un percorso in cui quasi ogni ingrediente ha una storia che parte dai campi intorno.

Come vivere Masseria Barbera: tavola, camere, dintorni

A tavola si spende il giusto: indicativamente, con antipasto, primo, secondo e dolce si resta intorno ai 50 euro a persona, vini esclusi. Esiste anche un menu degustazione che permette di assaggiare i piatti simbolo senza perdersi tra le scelte. La prenotazione è caldamente consigliata nei weekend e in alta stagione.

Chi vuole rallentare davvero può fermarsi a dormire in masseria. Le camere sono poche, arredate in modo semplice, con muri spessi e silenzio vero. Al mattino si esce e ci si ritrova subito nei campi, con la luce chiara dell’Alta Murgia e, se va bene, qualche trattore in lontananza a ricordare che qui si lavora, non solo si scatta.

La posizione è perfetta per una fuga di due giorni. Si può abbinare una visita a Castel del Monte, qualche passeggiata nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, una sosta nel borgo di Minervino tra vicoli bianchi e belvedere sui campi. Poi si torna in masseria per cena, mentre la brace si accende e l’altopiano si fa blu. In una Puglia sempre più patinata, è uno dei pochi posti dove il protagonista non è l’hotel, ma la terra che lo circonda.

© Riproduzione riservata

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