Ecco cosa dice la psicologia di chi dice troppo spesso "grazie"
Secondo diversi studi di psicologia, il modo in cui usate la parola "grazie" racconta molto più di quanto pensiate. Tra chat del gruppo genitori, mail di lavoro e vocali su WhatsApp, vi ritrovate a infilare un "grazie mille", "grazie ancora", "grazie per tutto" praticamente ovunque?
Per la psicologia non è solo buona educazione. Può essere il segnale di una gratitudine autentica, che fa bene alla salute, oppure un campanello d’allarme legato a bassa autostima e bisogno di approvazione. Tutto dipende da cosa c’è dietro quel grazie automatico.
Perché dite così spesso “grazie”: tra educazione e bisogno di sentirvi a posto
In Italia il "come si dice?" ce lo sentiamo ripetere fin dall’asilo. Il grazie diventa presto il passaporto per essere considerate educate, carine, “a posto”. Così lo usiamo ovunque: al bar, in ufficio, in famiglia.
A volte però quel grazie non significa davvero riconoscenza. Diventa un modo per dire "non ti preoccupare, non sto chiedendo troppo", oppure "scusa se esisto". È un cerotto relazionale: serve più a tenere a bada la nostra ansia che a riconoscere il gesto dell’altro.
Cosa dice la psicologia della gratitudine quando fa bene davvero
Il Greater Good Science Center dell’Università della California definisce la gratitudine come un "doppio riconoscimento": vedete qualcosa di positivo e ammettete che non dipende solo da voi, ma anche da persone o circostanze esterne. Ringraziare, in questo senso, è attribuire valore alla vita e alle relazioni.
Lo psicologo Robert Emmons, tra i massimi studiosi della gratitudine, sottolinea che il principale produttore di felicità sono le relazioni sociali. Subito dopo viene l’avere uno scopo. Solo poi arrivano gli atteggiamenti mentali, come ottimismo, fiducia e appunto gratitudine. Tradotto: una persona che si sente realizzata tende a essere profondamente grata.
Uno studio pubblicato nel 2003 da Robert Emmons e Michael McCullough, dell’Università di Miami, ha diviso le persone in tre gruppi: uno scriveva per cosa si sentiva grato, uno annotava ciò che lo infastidiva, un terzo registrava eventi neutri. Chi coltivava la gratitudine si è dichiarato più soddisfatto della propria vita, più ottimista sulla settimana successiva, con meno disturbi fisici e più voglia di fare attività fisica.
Quindi sì, dire spesso grazie può essere il riflesso di una disposizione sana, se nasce da questo sguardo positivo e consapevole.
Quando il “grazie” diventa troppo: cosa rivela di voi secondo la psicologia
Gli psicologi ricordano però che, quando il grazie diventa un riflesso continuo e un po’ ansioso, il significato cambia. Alcuni studi divulgativi spiegano che chi ringrazia in continuazione spesso cerca di compensare una bassa autostima. Soprattutto se, in passato, affetto e attenzione sembravano arrivare solo quando portavate risultati o rendevate qualcuno fiero di voi.
In questi casi il grazie smette di essere un sentimento e diventa una sorta di "pagamento emotivo" per sentirvi accettate. Ecco alcuni segnali tipici, utili per capire se state usando troppi grazie secondo la psicologia:
- ringraziate per qualsiasi cosa, anche quando l’altro ha fatto solo il minimo;
- avete paura che, senza mille grazie, l’altro si irriti o vi giudichi male;
- infilate un grazie in ogni messaggio o mail e vi sentite in colpa se non lo fate;
- dopo aver ringraziato vi sentite comunque in debito;
- vi viene difficile esprimere un limite senza attenuarlo con frasi tipo "grazie per la pazienza", anche quando non c’è nulla da scusare.
Alla lunga, questa gratitudine di facciata rende le relazioni più formali e vi fa sentire lontane sia dagli altri sia da voi stesse. Non a caso, gli psicologi della scuola relazionale segnalano che rapporti basati solo su formule di cortesia tendono a restare in superficie.
C’è poi un paradosso interessante, messo in luce da vari psicologi clinici: chi dà moltissimo e ringrazia sempre può aspettarsi, spesso senza accorgersene, lo stesso livello di riconoscenza dagli altri. Quando non arriva, si sente ferito dall’“ingratitudine” altrui. Così il grazie usato per paura alimenta frustrazione invece che legami autentici.
Dire troppo spesso grazie psicologia: un test rapido per distinguere automatismo e autenticità
Se vi state chiedendo che cosa rivela di voi dire troppo spesso grazie secondo la psicologia, potete partire da un mini test. Prima di scrivere o pronunciare un grazie, fermatevi cinque secondi e chiedetevi:
1. Che cosa sto davvero riconoscendo all’altra persona?
2. Che cosa mi aspetto, anche solo emotivamente, in cambio di questo grazie?
Se non sapete rispondere alla prima domanda, è probabile che sia un automatismo. Se alla seconda emerge "spero di non dare fastidio", "così non si arrabbia", il motore è la paura, non la gratitudine.
Pensate a una mail di lavoro. Versione automatica: "Grazie mille, grazie ancora, grazie per la disponibilità". Versione autentica: "Grazie per aver rivisto il file così in fretta, mi ha tolto un bel peso". Stessa parola, impatto completamente diverso.
*** Cosa significa, secondo la psicologia, se il comportamento altrui vi dà sempre fastidio ***
Come allenare una gratitudine sana (e smettere di usare il grazie per paura)
Un modo semplice per riequilibrare il rapporto con il grazie è il diario di gratitudine. Bastano tre minuti al giorno per annotare: per cosa vi sentite grate, che emozione avete provato, se avete espresso o no quel grazie e in che modo. Questa pratica, confermata da diversi studi sulla psicologia positiva, aiuta a rendere la gratitudine più concreta e meno automatica.
Un altro passo è sostituire alcuni grazie di rito con frasi specifiche: "Mi ha fatto sentire sostenuta quando hai ascoltato il mio sfogo", "Mi sono sentita considerata quando hai cambiato l’orario della riunione". Meno "grazie" in numero, più profondi in qualità.
Infine, allenatevi a tollerare il silenzio. Non ogni gesto gentile va immediatamente compensato. Potete accettare un aiuto senza riempire l’altro di ringraziamenti, e vedere cosa succede dentro di voi. Se l’ansia è fortissima, se vi sentite sempre in debito e schiacciate nel ruolo di “quella che deve essere grata”, può essere utile parlarne con uno psicologo.
Perché un singolo grazie, detto al momento giusto e con consapevolezza, vale più di dieci infilati per paura. E racconta di voi una storia molto più serena.
© Riproduzione riservata