Scrubs è tornato: e ci ricorda quanto siamo cambiati (noi e il mondo)

Per i nati tra gli ’80 e i ’90 Scrubs è stato un compagno fedele con cui dividere le gioie e i dolori delle proprie posizioni da “intern”, gli stagisti vessati che animavano qualsiasi luogo di lavoro negli anni Duemila.
In Scrubs venivano chiamate “matricole”, ma erano la stessa cosa: giovani che con entusiasmo intraprendevano la strada della propria professione, tra figure che sarebbero diventate “maestri”, rimproveri, scherzi, precarietà di qualsiasi tipo, amori sul posto di lavoro, quel divertimento e quella spensieratezza che solo i vent’anni sanno regalare in modo così totale.
J.D. (Zach Braff), Turk (Donald Faison), Elliot (Sarah Chalke), Carla (Judy Reyes) e il Dr. Cox (John C. McGinley), ma non solo, tornano sullo schermo interpretando quei tirocinanti del Sacro Cuore, l’ospedale in cui è ambientata Scrubs, oggi. Sono cresciuti. Noi siamo cresciuti. Tutti sono alle prese con problemi legati all’età adulta - famiglia, lavoro, responsabilità… - e tutti ci devono fare i conti, anche se in fondo, dentro ciascuno, è rimasta quella matricola che scherzava spensierata nei corridoi ospedalieri.
Il revival di Scrubs è un'operazione nostalgica, nel senso che sbatte in faccia a chi l'ha sempre vista che il tempo è passato. È una stagione che, infatti, pensiamo piacerà solo ai suoi fan. Anche la sua parte comica, preponderante come nell’originale, non prova nemmeno un minuto ad accaparrarsi nuovi target. I giovani ci sono, ma per creare sketch che fanno ridere i trenta-quarantenni d’oggi. Ci riesce? Sì. Si ride come sempre ed è come sempre un tipo d’intrattenimento veloce - le puntate durano al massimo trenta minuti - che fa il suo dovere ed è ancora capace di alleggerire tematiche di spessore come vecchiaia, malattia, morte etc. (siamo comunque in un ospedale).
Abbiamo visto in anteprima le prime quattro puntate del revival di Scrubs, ecco cosa dovete sapere.
(Continua sotto la foto)
La trama di Scrubs
J.D. e Turk si ritrovano dopo diverso tempo a lavorare fianco a fianco. Il lavoro in ospedale e la medicina sono molto cambiati, gli specializzandi sono diversi da come erano loro, le loro vite sono differenti da quelle che avevano quando li abbiamo lasciati, sebbene la loro amicizia sia immutata nel tempo.
Tra nuovi e vecchi personaggi, la vita al Sacro Cuore riprende in questa nuova stagione di Scrubs nella sua esplosiva quotidianità.
Millennials vs. Gen Z: due generazioni a confronto al Sacro Cuore
La nuova stagione di Scrubs ha due squadre di protagonisti: quelli che hanno animato tutte le stagioni precedenti divenuti ormai medici a tutti gli effetti e adulti (J.D., Turk etc.), e quella delle nuove matricole.
Il rapporto tra questi due universi che sono cresciuti in mondi, con tecnologie e strumenti diversi, è alla base della nuova stagione. Se le difficoltà nell’approccio emotivo alla professione ospedaliera, infatti, rimangono immutate, quelle più pratiche subiscono dei profondi cambiamenti.
La tecnologia entra in ospedale - sia sotto forma di nuovi robot da usare in sala operatoria sia coi social media dei nuovi praticanti - ma soprattutto il concetto di benessere sul lavoro.
Ecco dunque entrare in gioco una delle figure più divertenti di questa nuova stagione, quella che viene definita dal Dr. Cox “Feelings police”, una psicologa che ha il compito di monitorare i dipendenti affinché non alzino mai i toni, non abusino del potere dettato dal proprio ruolo, mantengano il proprio equilibrio psico-emotivo (sebbene lei non ne abbia assolutamente). Una figura che ci racconta come i tempi siano cambiati, anche nell’approccio al lavoro, perfino al Sacro Cuore.
La vita adulta in Scrubs
Turk e J.D. finalmente tornano a lavorare insieme, ma la spensieratezza dei loro vent’anni, che un po’ speravano di ritrovare intonsa grazie a questa reunion, deve fare i conti con le nuove responsabilità a cui sono sottoposti.
Sul lavoro non possono più delegare nessuno sbaglio, sono loro a dover essere d’esempio e ispirazione per le nuove matricole, per organizzare una serata poker devono prima fare i conti con chi li aspetta a casa. Normale amministrazione della vita adulta, insomma.
Così come siamo cresciuti noi che li guardavano anni fa, sono cresciuti anche loro e questa sincronia ci permette di divertirci delle cose che vediamo accadere.
Ci è piaciuta la reunion di Scrubs?
Come tutte le cose che hanno fatto bene il loro tempo, siamo onesti nel dirvi che all’inizio avevamo un po’ paura. Dopo la visione dei primi quattro episodi però ci dobbiamo ricredere.
Essendo stata scritta e realizzata per noi vecchio pubblico, Scrubs fa esattamente quello che promette: ci fa fare un tuffo nel presente di un grande amore del nostro passato; ci fa tornare nel luogo dove abbiamo speso, divertendoci, tante ore; ci fa ritrovare i nostri eroi preferiti, invecchiati certo, ma anche noi lo siamo.
È andata come una reunion con i compagni di scuola: non ci vorresti mai andare, ma poi quando ci sei ti diverti come se non fosse passato un giorno da quando la campanella è suonata per l’ultima volta.
Scrubs ci dimostra che con la nostalgia si possono fare ancora cose carine in tv. E ora ne vorremmo altre cento puntate.
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