Milano Fashion Week, Day 1: il meglio di questo primo giorno di sfilate

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Il primo giorno di sfilate si è appena concluso e noi vi raccontiamo tutto quello che è successo oggi in passerella.

Milano, giorno 1. Dopo New York e la kermesse un po’ sottotono di Londra, ora tocca alla città meneghina ospitare una settimana della moda ricca di eventi, sfilate e presentazioni.

Tra grandi ritorni e nuovi attesi debutti, questa edizione della Milano Fashion Weekche andrà in scena dal 21 al 26 settembre – si prospetta a dir poco interessante.

Il calendario è molto fitto e già in questo primo giorno i posti in front row, così come le strade della città, sono tornate ad affollarsi. 

Ad aprire le danze Antonio Marras che ci ha fatto fare una full immersion in una Sardegna inedita, alla ricerca di un vecchio teatro abbandonato. Calcaterra ci ha presentato le sue creazioni plasmate dal vento, mentre Marco Rambaldi la sua nuova collezione sempre più inclusiva.

Diesel, che ha ancora una volta reinterpretato il denim in chiave sexy, ha stravolto le regole del gioco e per la prima volta ha aperto al grande pubblico il suo show mandando, forte e chiaro, il messaggio che la moda non può e non deve essere più appannaggio di solo pochi eletti.

E poi c'è stata la sfilata coloratissima di Fendi, quella di Alberta Ferretti e di Roberto Cavalli. Cui si aggiungono gli show di Del Core, AC9, N°21, Andrea Adamo e Onituska Tiger.

Ma ecco gli highlights di questa prima giornata di sfilate!

Il teatro dell'Opera di Antonio Marras

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Ha aperto ufficialmente questa nuova edizione della Fashion Week, Antonio Marras. Lo stilista, che da sempre ci ha abituati a show spettacolari, questa volta ha deciso di fondere il Teatro dell’Opera, sua grande passione, con la natura selvaggia abitata da personaggi avventurosi. E per questa sfilata - a cui hanno assistito tra gli altri il cantante e attore Michele Bravi, Benedetta Barzini, Joan Thiele, il cantante David Blank e la modella e digital creator Victoria Stella - ha immaginato un viaggio nella sua Sardegna più selvaggia e inesplorata. In passerella abiti camouflage o dai toni neutri, come il sabbia e il tortora, e look realizzati con pizzi chiari, tulli dalle tonalità pastello e damaschi bianco latte e impreziositi da ricami, broccati e intarsi che rievocano i fasti di un tempo. Il finale dello show di Antonio Marras ha avuto come soundtrack “I did it my way”, un medley della celebre canzone di Frank Sinatra che mai come in questo caso diventa una dichiarazione d’intenti e una confessione.

Credits: courtesy of press office

La forma del vento di Calcaterra

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La leggerezza è la parola chiave della collezione SS23 di Calcaterra che, grazie all’alternanza di pesi, volumi e lavorazioni, sembra quasi plasmata dal vento. Le silhouette sono ariose e scivolano sul corpo esaltando una sensualità androgina. I tessuti - come stuoia di canapa, seta, lino e chiffon -  sono impalpabili e ultra leggeri. A catturare l’attenzione sono i dettagli: dalle stampe applicate su poliestere riciclato al soutache in filigrana di rafia del total look giacca-pantalone fino alle maxi aperture circolari che fanno capolino su gonne, giacche e abiti o ai ricami che si intarsiano sui profili, enfatizzandone la tridimensionalità attraverso pailettes tonde ton sur ton. E la prossima stagione, occhi puntati anche sulla linea di accessori che include maxi bracciali e orecchini in lamina d’ottone, pietre di fiume e cristalli e maxi bag dalle linee semplici ed essenziali.

Credits: courtesy of press office

Odi et Amo di Marco Rambaldi

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Da astro nascente della moda italiana (giusto ieri era salito sul palco dei “CHI È CHI Awards” per ritirare il premio come “Young designer”) Marco Rambaldi può ormai essere considerato a tutti gli effetti uno stilista affermato. Come ha dimostrato oggi con il suo fashion show allestito a Portello, nel verde del Parco Industria Alfa Romeo, dove ha presentato Odi et Amo, la sua collezione primavera-estate 2023, ispirata alla fotografa Letizia Battaglia, che si è rivelata più inclusiva che mai. I pezzi chiave della prossima stagione? Dai little black dress super attillati ai coloratissimi look con labbra rosse stampate fino agli iconici capi in crochet che sono il fil rouge della collezione. A impreziosire alcuni dei capi firmati da Marco Rambaldi, i dispositivi della OPPO Reno8 Series che, con le loro colorazioni inedite, hanno regalato una buona dose di lucentezza e raffinatezza ai look visti in passerella. “Siamo tutti parte della rivoluzione tecnologica che ci sta travolgendo, bisogna solamente abbracciarla. Usare i dispositivi per un nuovo modo di creare ed attraverso di essi immaginare scenari alternativi. Abbiamo provato a vestire i nostri uncinetti di schermi, finestre su un presente sempre più pressante, che dovrebbe urlare inclusività e gentilezza” ha dichiarato lo stilista. A conferma quindi che abiti e tecnologia possono tranquillamente andare d’accordo: da una parte l’artigianato e il crochet, tecnica molto cara al designer, dall’altra innovazione e tecnologia con i nuovi smartphone OPPO Reno8 Pro e Reno8 che hanno completato alla perfezione due dei look della collezione SS23.

 Foto: Getty

La rivoluzione di Diesel

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Il lavoro di decostruzione del denim, delle forme e dei tessuti che Glenn Martens aveva iniziato due stagioni fa continua anche nella nuova collezione primavera-estate 2023 di Diesel. Davanti a una platea di oltre 5.000 persone - composta da giornalisti, addetti ai lavori ma anche studenti e curiosi che per la prima volta hanno avuto la possibilità di ammirare lo show prenotando semplicemente un biglietto online - si sono susseguiti capi in denim e minidress stretch con profili in pizzo abbinati a stivali altissimi e dai colori accesi. Ma a catturare l’attenzione sono stati i volumi: dal micro dei top e delle mini con logo Diesel al maxi dei capispalla in materiale di recupero e gonne lunghe. Tantissime anche le star avvistate in front row: da Paola Di Benedetto a Elisabetta Canalis, da Melissa Satta a Richie Shazam.

Foto: Getty

La collezione dei contrasti di Fendi

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Da Fendi Kim Jones ha abbracciato le silhouette fluide della primavera-estate con una sfilata all’insegna del contrasto tra i colori pastello e il verde fluo. In una sala dipinta di rosa Chiara e Valentina Ferragni, Miriam Leone, la cantante Lily Allen e l’attrice Shay Mitchell sono solo alcune delle ospiti che hanno assistito di uno show in cui, come sempre, sono stati protagonisti gli accessori, con zeppe in gomma vertiginose e borse oversize con logo ben in vista.

Foto: Getty

Il tuffo negli abissi con Del Core

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Ispirata agli abissi, “Fathom” la nuova collezione primavera-estate 2023 di Del Core che ci fa fare un’immersione nelle profondità marine. Al centro della nuova proposta per la prossima stagione, abiti con corpetti minimal dalle silhouette scivolate, lunghi vestiti a rete, tempestati di paillettes, coralli e perline tridimensionali o vaporosi modelli in chiffon trasparente. Ad accompagnare i look in passerella, i body e le calze nate dalla collaborazione con il brand Wolford.

Foto: Getty

Gli "Stereotipi" di AC9

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Prosegue il gioco di colori, forme e volumi di Alfredo Cortese che ha svelato oggi la nuova collezione primavera-estate 2023 di AC9. La sfilata è stata un trionfo di linee ampie e rilassate, drappeggi e dettagli opulenti che non sono passati inosservati. Materiali come pizzo, tela di cotone, seta, tulle e organza esaltano i look impreziositi da perle, piume e cascate di cristalli. Nella palette della prossima stagione accanto a colori neutri come bianco e nero c’è spazio per pennellate di rosa e rosso e per tocchi brillanti di argento. I capi, sfoggiati in passerella da vere e proprie dee alate, presentano vita bassa, spalle strutturate e harness delicati. A spiccare in passerella anche gonne e abiti dalle silhouette a sirena, lingerie portata rigorosamente a vista.

Foto: courtesy of press office

La donna romantica di Alberta Ferretti

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Femminile, romantica, coloratissima: con la nuova collezione SS23 Alberta Ferretti vuole farci viaggiare anche con la mente, perché senza la capacità di sognare rischiamo di inaridirci. E allora via a abiti lunghi e sinuosi, tessuti che volano e si muovono leggeri, colori intensi che si mescolano ai toni caldi della terra. E ampio spazio anche a top e shorts, a sacche intrecciate da avventuriera e evening dress che lasciano scoperta la pelle. La palette è un tripudio di colori forti e brillanti che virano dal rosso al rosa, da blu alle gradazioni vitaminiche di arancione. I lunghi abiti in chiffon a tinta unita sono così impalpabili da sembrare nuvole. Leggeri e delicati, come i parka in seta e i pantaloni in chiffon trasparente. Preziosi come i look decorati da ricami, foglie in pizzo, stampe floreali e più audaci fantasie animalier. Invitate alla sfilata, tra le altre, Alessandra Ambrosio, Olivia Palermo, Noemi, Melissa Satta, Marica Pellegrinelli, Ludovica Sauer e Elisabetta Canalis.

Foto: Getty

Le Amanti di Alessandro Dell'Acqua per N°21

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Tailleur con giacche dal taglio maschile, abiti sottoveste dai colori forti indossati con lingerie a vista, total look illuminati da paillettes: sono alcuni dei pezzi chiave de “L’Amante”, la nuova collezione SS23 di N°21 con cui Alessandro Dell’Acqua ha raccontato la sua nuova idea di femminilità. Il designer ha messo in scena una collezione che rievoca i vari stati d’animo che può vivere un’amante, passando dalla felicità alla frustrazione, dalla gioia alla delusione. E per farlo si è lasciato ispirare da grandi dive del cinema - come Anna Magnani, Monica Vitti e Stefania Sandrelli - che con le loro interpretazioni hanno sempre raccontato il lato più libero di questa figura. Ed è così che abiti lingerie o di chiffon total black, bustier, reggiseni di raso e culotte coordinate, camicie in seta, bluse con dettagli trasparenti e gonne di piume diventano i pezzi chiave del nuovo guardaroba di N°21 che riesce a essere contemporaneamente sexy e raffinato, audace e delicato.

Foto: Getty

L'omaggio a Hollywood di Roberto Cavalli

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Mix di stile classico e gusto contemporaneo, la nuova collezione SS23 di Roberto Cavalli firmata da Fausto Puglisi che si è lasciato ispirare dal guardaroba delle più iconiche dive di Hollywood. Sotto i riflettori, tubini, drappeggiati o damascati dalle romantiche fantasie floreali, capi cut out con ananas dai riflessi scintillanti, cappotti stampati e piccoli ventagli che diventano minigonne. A sfilare in passerella, in un perfetto gioco degli opposti, alcuni pezzi forte del brand - proposti in combinazioni di colore a dir poco inaspettate - accanto a capi più sobri a tinta unita. Dai grintosi look dalle stampe esotiche e animalier ai capi super stretch dai sensuali tagli cut-out, dai cortissimi mini dress tempestati di pietre brillanti alle lunghe gonne dal taglio svasato accompagnate da strascichi. E a godersi lo spettacolo in front row tanti special guest come Amanda Lear, Jessica Wang e il cantante Michele Bravi.

Foto: Getty

Sotto il sole di Famara Beach con Andrea Adamo

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Ispirata alla celebre spiaggia di Famara, paradiso dei surfisti, la nuova collezione SS23 di Andrea Adamo in cui l’acqua diventa un elemento fondamentale. Ed è proprio sull’acqua che si è svolto lo show: su una pedana, allestita in piazza Olivetti, su cui hanno sfilato surfisti e sirenette moderne. La collezione è un mix di capi sportivi dai tessuti tecnici e più ricercati look da sera ed è una reinterpretazione, in chiave moderna, del tipico abbigliamento da surf. A prevalere nella palette, colori neutri come nero, bianco e marrone ma non mancano tocco più accesi di fucsia e arancione. Sulla catwalk sfilano look dai tagli scuba, capi di maglieria con lavorazioni see-through o impreziositi da lunghe frange. Piccoli dettagli come i cristalli rievocano l’iridescenza delle squame, mentre i tessuti utilizzati per abiti e gonne ricordano le mute dei surfisti. 

Foto: Getty

Il viaggio nel minimalismo giapponese di Onitsuka Tiger

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Eleva la natura sportiva di Onitsuka Tiger, reinterpretando in chiave prêt-à-porter quello stile essenziale che negli anni ’90 aveva rivoluzionato il mondo intero, Andrea Pompilio che per la prossima primavera-estate ci fa fare un viaggio nel minimalismo giapponese. Capi dal gusto metropolitano sono resi speciali grazie all’uso di materiali pregiati, costruzioni complesse e dettagli unici, come il logo ricamato con punto a zigzag o le cuciture decoro sugli orli. Le silhouette sono fluide: le t-shirt oversize diventano top goffrati grazie alle coulisse, le gonne a pieghe in nylon giapponese richiamano la hakama degli arcieri di kyūdō. Morbida e lussuosa, la maglieria che presenta linee ampissime anche sulla sua iconica tuta “Paw Project”, proposta nella collezione SS23 in versione baggy. Sahariane e abiti in nylon si possono accorciare all’occorrenza, grazie alle pratiche zip, le minigonne sono cortissime e hanno tasconi applicati e anche gli abiti sono contraddistinti da tasche zaino incorporate sulla schiena. Essenziale anche la palette composta principalmente da bianco e nero ma accesa da tocchi di giallo e verde shiso, nuance ispirata al colore delle foglie del basilico giapponese. Di grande impatto gli accessori che spaziano dalle iconiche scarpe Serrano con motivi che ricordano il graffio della tigre alle infradito in pelle e gomma, dai cappelli da baseball mixati alle tipiche visiere parasole giapponesi alle borse, di diversa dimensione, con maxi logo a vista.

Foto: Getty

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Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Alberto Affinito, founder del marchio art259design.

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia. 

Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.

Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.

Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda. 

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Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?

«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».

Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?

«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale». 

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Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?

«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».

In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?

«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».

 La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo? 

«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»

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Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?

«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».

Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?

«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».

 

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Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?  

«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».

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Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

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Sta per tornare la stagione ideale per sfoggiare felpe e felpine e questi sono i modelli su cui, secondo noi, dovreste puntare a occhi chiusi

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.

Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.

A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.

Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.

C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.

E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!

Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare

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PARFOIS

Credits: parfois.com

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RUE MADAM PARIS

Credits: ruemadam.it

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PULL&BEAR

Credits: pullandbear.com

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MAX&CO.

Credits: it.maxandco.com

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H&M

Credits: 2.hm.com

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ZARA

Credits: zara.com

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STRADIVARIUS

Credits: stradivarius.com

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Credits: na-kd.com

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POLO RALPH LAUREN

Credits: ralphlauren.it

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SANDRO PARIS

Credits: it.sandro-paris.com

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BENETTON

Credits: it.benetton.com

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RESERVED

Credits: reserved.com

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5 accessori facili e veloci per elevare i vostri look senza sforzo

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Dai colletti agli orecchini maxi: ecco 5 accessori per trasformare i vostri look da basic a estremamente cool, in una sola mossa

Abbiamo già parlato di come la maggior parte dei look delle nostre trendsetter preferite - che spesso crediamo impossibili da ricreare - sia invece costruita su accostamenti apparentemente semplici, elevati da una serie di capi statement e di tendenza. 

Oggi però andremo a scoprire un altro aspetto fondamentale di ogni outfit che si possa definire cool, incentrato principalmente sugli accessori.

Immaginate dunque di creare un fit senza alcun elemento extra: niente gioielli, niente berretti, niente sciarpe, guanti, borse e così via. Risulta banale e senza personalità, vero? 

Questo accade proprio perché, oltre ad alcuni key pieces legati all’abbigliamento, il vero fulcro di un look ben riuscito sta...nei dettagli. Sono loro infatti a donare carattere e originalità alle nostre mise, trasformando completamente l’estetica di un look.

Pensate alla combo formata da jeans e t-shirt bianca: con l’aggiunta di un baseball cap e delle sneakers acquisirà un fascino streetwear, mentre con delle ballerine e una tracolla bon ton, avrà tutto un altro stile.

Sta proprio qui il potere degli accessori: nel saper arricchire, sublimare e a volte addirittura trasformare un outfit

Noi di Grazia.it abbiamo selezionato 5 categorie di accessori su cui puntare per rendere i propri look favolosi senza sforzo. Pronte a fare shopping e accaparrarvi i must-have del momento? Noi sì. 

1. Spille

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Lo sappiamo: le spille, nel nostro immaginario comune, sono quei cimeli dal sapore un po’ datato e avvolti da un irresistibile fascino granny, che da piccole tutte rubavamo dal cassetto dei gioielli della nonna.

Oggi però le spille sono più cool che mai: delle piccole chicche che donano carattere, specialmente se applicate su blazer e capispalla ma anche su maglioni e bluse. Quel tocco dal fascino vintage che non guasta.

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Spilla Elo LIÉ STUDIO
Credits: lie-studio.de

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Spilla Cannolo Piccola JIL SANDER
Credits: jilsander.com

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Spilla fiocco MIU MIU
Credits: miumiu.com

2. Cappelli

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I capelli stanno vivendo una stagione particolarmente florida tra il 2025 e questo inizio di 2026, confermandosi uno dei must-have più amati dalle it girl del momento.

I modelli su cui puntare sono tanti e spaziano fra diversi stili, tagli e colori, partendo da baker boy, cloche e coppola fino ad arrivare al famoso pillbox hat che si posiziona al primo posto nelle tendenze "hat" di stagione. 

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Cappello in lana cotta ARKET
Credits: arket.com

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Berretto Ubaldo BORSALINO
Credits: borsalino.com

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Cappello pescatore COS
Credits: cos.com

3. Colletti

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Anche se quest’anno il preppy style è rimasto un po' in secondo piano rispetto ad altre tendenze, come l’estetica boho o Y2K, la sua identità visiva è da sempre legata a due momenti dell’anno in particolare: settembre, quando è ora del "back to school", e febbraio/marzo, con l’arrivo della primavera.

L'accessorio per eccellenza di questo stile? Il colletto, che domande. Bianco o colorato, in maglia lavorata o in faux fur. Da applicare su cappotti e giacche, su cardigan e camicette di ogni sorta e genere.

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Colletto Suri SÉZANE X SEA NY
Credits: sezane.com

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Collare nero con dettagli FABLE ENGLAND
Credits: fableengland.com

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Colletto allacciato PRADA
Credits: prada.com

4. Orecchini "importanti"

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Parlando di gioielli e bijoux, gli orecchini giocano un ruolo fondamentale nell'elevare un look. A maggior ragione se si tratta di modelli maxi, che diventano parte integrante dell’outfit più che un semplice accessorio, richiamando o definendo uno stile piuttosto che un altro.

Un esempio? Orecchini dorati e materici richiameranno un immaginario surrealista e avant-garde, dal fascino teatrale e drammatico, mentre un modello dalla forma squadrata con pietre dei colori della terra evocherà un’estetica gipsy e hippie. Scegliete i vostri.

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Orecchini PARFOIS
Credits: parfois.com

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Orecchini Sun VODOO JEWELS
Credits: voodoojewels.com

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Orecchini brillanti ZARA
Credits: zara.com

5. Guanti

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Terminiamo la nostra selezione con un ultimo accessorio life changing (o forse dovremmo dire look-changing): i guanti. Corti, midi o lunghi; colorati o dalle nuance neutre come marrone, bianco o nero, in pelle/similpelle o in tulle. Capaci di aggiungere istantaneamente "drammaticità" a qualsiasi outfit.

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Guanti MANGO
Credits: mango.com

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Guanti H&M
Credits: hm.com

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Guanti MASSIMO DUTTI
Credits: massimodutti.com

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Nate sotto il segno dei Pesci: questi sono i must-have da indossare ora

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Sensibile e creativo, diamo il benvenuto al segno dei Pesci con la nostra selezione di capi e accessori, perfetti per il suo guardaroba

Dal 20 febbraio al 20 marzo si entra ufficialmente nel mese dei Pesci, segno che secondo la tradizione astrologica occidentale chiude il calendario zodiacale.

Sensibile, creativo, dotato di grande empatia: chi appartiene a questo segno d'acqua presenta numerose sfaccettature, talvolta in apparente contrasto ma che, osservate bene, danno vita a un mix unico e distintivo.

Un mix che si rispecchia anche nella sensibilità stilistica delle nate nel segno, che non rinunciano a indossare la propria attitudine sognatrice e libera.

Ecco perché il guardaroba ideale unisce suggestioni e ispirazioni diverse ma decisamente caratterizzanti: un abito che riprende delicatamente le onde del mare, un cristallo che si connette alla propria spiritualità, una borsa grande, che incarna la generosità e la grande disponibilità verso gli altri.

Siete anche voi nate sotto il segno dei Pesci? Allora non aspettate ulteriormente: scoprite subito quali sono i vostri must-have di stagione... secondo le stelle!

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Vestito Ora drappeggiato senza maniche, ABADIA.
Credits: Luisaviaroma.com


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Gilet con fiori di cristalli, DIOTIMA.
Credits: Diotima.world

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Camicia in seta Ambre, FORTELA.
Credits: Fortela.com


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Tote bag in pelle The Eva Weekend, LIÉ STUDIO.
Credits: Net-a-Porter.com

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Giacca cerata Ryedale in cotone, BARBOUR.
Credits. Barbour.com

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Jeans a gamba larga collezione Comptoir Des Cotonniers, UNIQLO.
Credits: Uniqlo.com


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Pumps arricciate in suede, HERBERT LEVINE.
Credits: Mytheresa.com



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Choker con applicazione floreale, JENNIFER BEHR.
Credits: Mytheresa.com

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Orecchini Pillar in oro e avventurina, LA DOUBLE J.
Credits: Ladoublej.com