Dior Haute Couture AI 2026/27: 5 cose da sapere sulla sfilata evento di Jonathan Anderson

La Settimana dell'Alta Moda di Parigi entra subito nel vivo e gli occhi sono puntati su Dior. Nel pomeriggio di oggi, lunedì 6 luglio, Jonathan Anderson ha presentato la sua seconda collezione Haute Couture per la maison francese, uno degli appuntamenti più attesi dell'intero calendario Autunno-Inverno 2026/27.
Dopo il debutto accolto con grande curiosità lo scorso gennaio, il designer è chiamato a consolidare la propria visione creativa in uno dei territori più esclusivi della moda, quello in cui innovazione e savoir-faire si incontrano.
Ecco cinque cose da sapere su uno degli show destinati a segnare questa edizione della Haute Couture parigina.
1- Dior Haute Couture FW/26: l'ispirazione dietro la collezione
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Per la Haute Couture AI 2026/27 Jonathan Anderson guarda all'arte di Lynda Benglis, una delle figure che più hanno influenzato il suo percorso creativo. Le forme scultoree e organiche dell'artista si traducono in abiti metallici plissettati, dettagli in pizzo ispirati alle felci e accessori dal carattere ironico, come le borse a forma di cactus e armadillo. «Pensavo alla materialità e a un modo diverso di raccontare la femminilità», ha spiegato Anderson, definendo Benglis «una delle più grandi artiste viventi» e una fonte di ispirazione capace di mettere continuamente in discussione il suo modo di concepire la forma.
2- La couture come dialogo tra culture
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La collezione celebra il ricco patrimonio artigianale indiano, includendo il chintz del XVIII secolo, riferimenti floreali ispirati al Gujarat e gioielli realizzati da artigiani tra Francia e Jaipur. Un dialogo tra culture e tradizioni che sottolinea l’attenzione della maison per il savoir-faire internazionale e la lavorazione manuale come elemento centrale della couture contemporanea.
In una nota sentita rivolta agli ospiti, Anderson ha invitato il pubblico a «prendersi un momento per apprezzare l’eccezionale artigianalità dietro ogni pezzo».
3- Il nuovo linguaggio della silhouette Dior
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Con questa seconda collezione couture, Jonathan Anderson continua a ridefinire i codici storici di Dior attraverso una lettura più fluida e scultorea della silhouette. Cappotti a bozzolo, abiti impalpabili e costruzioni che seguono il corpo come una seconda pelle raccontano una couture meno rigida e più istintiva, dove il movimento diventa parte integrante del design. Anche l’iconica Bar jacket viene reinterpretata con materiali leggeri, frange e trasparenze che ne ammorbidiscono la struttura originaria.
Non mancano cappelli scolpiti come foglie d'oro, pochette rigide, e décolleté impreziosite da applicazioni gioiello che hanno rubato la scena.
4- La scenografia del Musée Rodin
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La sfilata si svolge nella cornice del Musée Rodin trasformata per l’occasione in un paesaggio quasi onirico, tra fogliame tropicale e riflessi verdi. Un allestimento immersivo che amplifica il dialogo tra natura e scultura, in linea con l’immaginario della collezione. Lo spazio diventa così parte attiva della narrazione, estendendo la visione di Anderson oltre i confini della passerella.
5- Il finale bridal (e l’effetto Taylor Swift)
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Come da tradizione couture, la sfilata si chiude con un abito da sposa etereo e semi-trasparente, caratterizzato da applicazioni in pizzo e una lunga coda romantica. Un finale che arriva in un momento di forte attenzione mediatica per Anderson, dopo le indiscrezioni sul presunto abito da sposa realizzato per Taylor Swift. Anche senza conferme ufficiali, il riferimento al bridal look contribuisce ad alimentare l’aura narrativa della collezione e il suo impatto culturale oltre la passerella.
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