Tutte vogliono Chanel. Vi diciamo perché

«Chanel, hai un disperato bisogno di Chanel» diceva il sagace Nigel a Andy Sachs in uno dei dialoghi più memorabili de Il Diavolo veste Prada. A distanza di vent'anni, nei quali ci sono stati due cambi di direzione creativa e quello che lo scorso ottobre è stato definito un nuovo inizio, quel sentimento è più vivo che mai. Quel disperato bisogno di Chanel, griffe che all'epoca si trovava in uno dei suoi momenti di maggiore desiderabilità complici le collane di perle e le borse in cima alla lista dei desideri di milioni di donne e di ragazze nel mondo, è tornato a farsi sentire.
Con l'arrivo in boutique della collezione Primavera-Estate 2026, la prima firmata dal nuovo direttore artistico Matthieu Blazy, hanno iniziato a fare il giro dei social foto e video delle impressionanti code, meritevoli secondo la stampa dell'epiteto di "effetto Blazy".
Decine di metri, e molte più decine di persone in fila in attesa di poter entrare e fare proprio un pezzo del nuovo corso della maison fondata da Coco Chanel. In un panorama internazionale che scomoda il lusso più per raccontarne la crisi che i successi, questo enorme hype per l'uscita della nuova collezione ha stupito tantissimi. Sebbene molti forse non rammentino che in determinate boutique di alto livello, la coda è un meccanismo creato ad arte per aumentarne il prestigio oltre che per limitare l'afflusso di curiosi che renderebbero meno luxury l'esperienza d'acquisto di un cliente, questo accalcarsi ha creato molto clamore.
Un clamore che a tratti risulta superfluo: Chanel è uno dei marchi più desiderabili al mondo, lo è da sempre e lo è al di fuori di qualsiasi classifica o Lyst Index che si rispetti, è una garanzia. Vero è, però, che la scomparsa di Karl Lagerfeld avvenuta nel 2019 dopo aver diretto il marchio per 36 anni, con passaggio di consegne a Virginie Viard, suo storico braccio destro, aveva se non causato una battuta d'arresto almeno un'uscita dalla lista dei nomi più chiacchierati. Look da red carpet meno incensati, sfilate più safe, conservative più che distintive: fino all'arrivo di Matthieu Blazy, lo scorso autunno, il percorso era stato più conservativo che creativo. Fino ad allora appunto.
Jessie Buckley, vincintrice del premio Oscar come Miglior attrice protagonista con un abito custom made Chanel.
Credits: Getty Images
Il perché di questa ritrovata Chanel-mania
Matthieu Blazy nel finale della sfilata Haute Couture Primavera-Estate 2026 di Chanel.
Credits: Getty Images
La nomina di Blazy è stata una mossa straordinaria: ha riletto l'immagine del marchio pur mantenendone l'identità al 100%. Le icone sono rimaste, ma sono state reinventate, rese contemporanee. Nuovi must-have sono stati introdotti e ben piazzati e un nuovo percorso ha preso il via sui red carpet più importanti, concludendosi intanto con una premio Oscar da stringere tra le mani.
Chanel Primavera-Estate 2026.
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Ma il contributo del designer è molto più di un match ben riuscito perché in lui convivono gli ideali del brand, lo spirito innovatore che portò Coco Chanel a rivoluzionare il guardaroba femminile in modo radicale. Blazy ha portato la prima modella indiana su una passerella della doppia C, Bhavitha Mandava, che ha aperto la sfilata Chanel Métiers d'Art 2025 2026 tenutasi nella metropolitana di New York.
La modella Bhavita Mandava apre la sfilata Chanel Métiers d'art 2026 a New York.
Credits: Courtesy of Chanel
Un elemento non da poco la scelta di questo genere di location: una mossa che ha avvicinato, insieme alla selezione musicale dei suoi show squisitamente millenial-friendly, decisamente il marchio alle donne di oggi. A quelle che sognavano le collane di Andy Sachs e di Marissa Cooper, stilosa protagonista della serie The OC, e che oggi sono cresciute coltivando un po' di spirito nostalgico, e a quelle che si ritrovano ad avere poco più di vent'anni.
Chanel Autunno-Inverno 2026/27.
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Nella nuova visione firmata Chanel ci sembra davvero di poter trovare un posto per tutte, dalla donna che ha sempre amato il tailleur più classico alla ragazza che ha la fortuna di poter contare sui fondi per un guardaroba da sogno. Certo, a patto che si mettano in fila.
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