Parajumpers compie 20 anni e affida la sua iconica giacca Gobi a 20 creativi di fama internazionale
Alcune date non possono essere trascurate, si sa. Per i suoi 20 anni infatti, Parajumpers ha scelto di non guardarsi semplicemente indietro. Ieri, 23 settembre, durante la Milano Fashion Week, il brand ha inaugurato a Milano un progetto che parte dalla Gobi, la sua giacca simbolo, e la affida alla creatività di artisti, designer e talenti internazionali.
Il risultato a cui assistiamo è una mostra che mette insieme moda, arte, artigianato, tecnologia e sperimentazione, trasformando uno dei capi più riconoscibili del marchio in qualcosa di completamente nuovo. Ma come?
Parajumpers compie 20 anni : la Gobi cambia.. ancora
Ci sono capi che fanno parte della storia di un brand e altri che, quella storia, finiscono per rappresentarla. La Gobi di Parajumpers per noi, è sicuramente uno di questi.
Credits: Courtesy of Press Office
Questo è il primo modello realizzato dal brand, fondato nel 2006 e ispirato al 210th Rescue Squadron di Anchorage, in Alaska, e ancora oggi uno dei suoi simboli più riconoscibili.
Per festeggiare i propri vent’anni, Parajumpers ha quindi deciso di ripartire proprio da lei e non lo fa con una retrospettiva ma con una domanda molto più interessante: cosa può diventare la Gobi se a reinterpretarla sono creativi con storie, tecniche e sensibilità completamente diverse?
Da qui nasce il progetto presentato ieri a Milano, che coinvolge artisti, designer e collettivi provenienti da diversi Paesi. Ognuno ha ricevuto la Gobi come punto di partenza per sviluppare una propria interpretazione, muovendosi liberamente tra materiali, immagini, tecnologia, artigianato e sperimentazione.
La giacca, così, smette per un momento di essere soltanto una giacca e diventa una superficie da trasformare quasi come fosse una scultura, una tela da disegnare o persino un modo per raccontare le proprie origini.
Venti interpretazioni, venti modi di esplorare
È proprio la varietà delle opere a rendere il progetto particolarmente curioso. Alessandro Gomiero, artista italiano specializzato in intelligenza artificiale generativa, porta la Gobi in scenari impossibili, trasformandola attraverso immagini e animazioni in diversi mezzi di esplorazione, da un rover su Marte a un sottomarino.
Dalla Corea del Sud arriva invece Chul-Yong Choi, che sceglie il denim grezzo per lavorare su forma, struttura e materia, mentre Cosma Frascina trasforma la superficie della giacca attraverso materiali a base calcarea ed elementi metallici, quasi fosse un paesaggio da modellare.
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La tecnologia incontra ancora una volta l'outerwear nel lavoro di FabLabVenezia e Territorio Tipo, che ricreano il Denali attraverso la stampa 3D robotica con biopolimeri di origine vegetale.
Il riferimento è alla montagna più alta del Nord America e alla storia di Hari Budha Magar, protagonista nel 2024 di una particolare ascesa che richiama ancora una volta quella vocazione all'esplorazione presente nel DNA di Parajumpers.
Poi ci sono la fotografia di Frédéric Lagrange, realizzata proprio nel deserto del Gobi, e la Gobi in rete metallica di Giacomo Bevanati, che trasforma un materiale industriale nella struttura di una vera e propria scultura da indossare.
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E ancora: Joe Whale porta sulla giacca il suo universo illustrato, Helena Elston sperimenta con cotone e micelio, Lisa King intreccia materiali e tecniche legate alle proprie origini indonesiane, mentre Talking Hands mette in dialogo tradizioni tessili del Ghana e della Cina.
Trapos Finos, invece, utilizza tessuti e oggetti raccolti durante diversi viaggi in Perù, trasformando il capo in una sorta di mappa fatta di ricordi, luoghi e soprattutto identità.
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Non manca nemmeno la musica: il compositore Romain Azzaro ha creato una composizione originale dedicata al ventesimo anniversario, pubblicata anche su vinile in edizione limitata, mentre Leigh Davies trasforma la Gobi in un'esperienza musicale interattiva.
Tante tecniche, tanti Paesi e altrettanti punti di vista che hanno però qualcosa in comune: partire da un oggetto già profondamente legato all'identità di Parajumpers per immaginarne una nuova versione.
Parajumpers 20 anni : la mostra a Milano
Dopo l'opening di ieri, il progetto entra ora nella sua fase più accessibile. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico il 24 e 25 settembre, in Via Tortona 58 a Milano.
All'interno dello spazio espositivo sono riunite per la prima volta tutte le interpretazioni della Gobi, affiancate da una selezione di capi provenienti dall'archivio di Parajumpers.
Il percorso permette così di attraversare vent'anni di storia del brand, ma soprattutto di vedere come quella stessa identità possa essere riletta attraverso linguaggi molto diversi tra loro.
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Nelle due giornate di apertura sono inoltre previsti talk e conversazioni con alcuni dei protagonisti del progetto, per raccontare più da vicino le idee, i materiali e i processi creativi che hanno portato alla realizzazione delle opere.
L'idea promossa dal brand è quindi quella di creare uno spazio di incontro tra persone e discipline diverse. Una scelta che sembra particolarmente coerente con una giacca nata proprio per accompagnare chi si muove e affronta nuovi territori.
Da Milano alla Corea del Sud: il viaggio continua
La tappa milanese è soltanto l'inizio. Il progetto dedicato ai Parajumpers 20 anni proseguirà infatti nel corso della stagione anche in altri mercati internazionali del brand, tra cui Corea del Sud, Germania e Francia.
Le prossime attivazioni non saranno semplici repliche della mostra di Milano: ogni appuntamento infatti verrà sviluppato in relazione al contesto locale e alle comunità creative dei diversi Paesi.
L'obiettivo è mantenere l'idea alla base del progetto, creando ogni volta nuove occasioni di confronto e nuove interpretazioni.
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A Milano, intanto, la celebrazione esce anche dallo spazio espositivo. Durante la Fashion Week il progetto viene raccontato attraverso una campagna out-of-home dedicata e attraverso contenuti digitali che mostrano collaborazioni, processi creativi e protagonisti dell'iniziativa.
Dopo vent'anni, insomma, Parajumpers sceglie di celebrare la propria storia senza trasformarla in un punto d'arrivo. Prende la Gobi, il capo da cui tutto è iniziato, e la mette nelle mani di qualcun altro.
Perché ammettiamolo, a volte, per capire dove si può andare dopo vent'anni, il modo migliore è proprio ricominciare da zero e vedere fin dove può portarci un'idea già conosciuta.
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