Perché gli assistenti di volo siedono con le mani sotto le cosce? Non è affatto quello che pensate
Secondo le statistiche sulla sicurezza aerea, il decollo e l'atterraggio sono i momenti più delicati di un volo di linea. Ed è proprio allora che vedete gli assistenti di volo irrigidirsi sul loro strapuntino, schiena dritta, sguardo fisso, mani sulle cosce o addirittura sotto le cosce.
Quella postura ha un nome tecnico, posizione di brace, e non ha nulla a che fare con la scaramanzia. Serve a proteggere il loro corpo in caso di urto improvviso e a garantire che, passati quei pochi secondi critici, siano in grado di alzarsi e guidare un’evacuazione senza esitazioni.
Decollo e atterraggio: perché sono le fasi più critiche
Nelle fasi iniziali di salita e in approccio alla pista l’aereo è vicino al suolo, veloce e con margini di manovra ridotti. Diversi studi internazionali di sicurezza confermano che la maggior parte degli incidenti si concentra proprio in questi minuti. Per questo, in gergo, si parla di “fasi critiche del volo”.
Le norme europee sulla sicurezza aerea, ricordate anche dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), prevedono che un aereo di linea debba poter essere evacuato in circa 90 secondi, anche con metà delle uscite inutilizzabili. Tradotto: dopo un impatto o una frenata violentissima, l’equipaggio deve essere integro e operativo quasi subito. Ogni secondo guadagnato può fare la differenza.
Tutto quello che vi viene chiesto prima di decollo e atterraggio rientra in questa logica. Schienale in posizione verticale, tavolino chiuso, corridoi liberi, bagagli piccoli sotto il sedile, oscuranti dei finestrini alzati: sono dettagli pensati per liberare le vie di fuga, ridurre i rischi di oggetti che volano in cabina e permettere agli assistenti di volo di valutare subito cosa succede fuori.
Una volta che la cabina è “configurata” per l’emergenza, l’ultimo tassello è proprio la postura del personale di cabina. Anche loro diventano parte del sistema di sicurezza, come una cintura in più o uno scivolo pronto a gonfiarsi.
La posizione di brace degli assistenti di volo, dalle spalle alle mani
Gli assistenti di volo non si siedono su un normale sedile passeggero, ma sullo strapuntino vicino alle uscite, il cosiddetto jumpseat. Schiena appoggiata bene allo schienale, cintura allacciata e ben stretta, talvolta con un’imbracatura a più punti. I piedi sono piatti a terra, leggermente distanziati, così da creare una base stabile e distribuire meglio le forze in caso di brusca decelerazione.
La parte che notate di più sono le mani. Possono essere appoggiate sulle cosce, palmi verso il basso, oppure infilate sotto le cosce, con i palmi verso l’alto e i pollici ripiegati. Le braccia restano aderenti al corpo, senza agganciare le cinghie della cintura. L’obiettivo è “bloccare” gli arti superiori, evitare che vadano a sbattere contro pareti, braccioli o attrezzature, e prevenire fratture o slogature a polsi e gomiti.
Questa posizione compatta riduce anche il cosiddetto effetto frusta su collo e schiena. Tenendo la colonna allineata, i piedi fermi e le mani “contenute”, il corpo si muove meno in avanti e indietro in caso di botta improvvisa. Non è particolarmente comoda, e infatti la mantengono solo durante le fasi davvero critiche.
In più non si tratta solo di postura fisica. Molte compagnie prevedono per il personale una “revisione silenziosa”: mentre stanno seduti in posizione di brace, gli assistenti ripassano mentalmente quali uscite useranno se c’è fuoco da un lato, quali comandi dovranno urlare, dove sono gli estintori e quali passeggeri con mobilità ridotta vanno assistiti per primi. È una sorta di checklist mentale di pochi secondi, ripetuta a ogni volo.
Il dettaglio “mani proprio sotto le cosce” può variare leggermente da compagnia a compagnia e in base al tipo di sedile. Ciò che conta, nelle procedure interne, è che la posizione garantisca stabilità, protegga le mani e lasci l’equipaggio pronto a sganciarsi e muoversi all’istante.
Cosa significa per voi passeggeri (e cosa no)
A voi passeggeri non viene chiesto di sedervi sulle mani, ma la filosofia è la stessa: corpo ben contenuto e meno oggetti possibili in giro. La cintura di sicurezza dovrebbe restare sempre allacciata, non solo quando il segnale è acceso, e andrebbe tirata un po’ più stretta proprio in decollo e in atterraggio. Schienale diritto, tavolino chiuso, borsa sotto il sedile: sono piccoli gesti che aiutano l’eventuale evacuazione esattamente come la postura dell’equipaggio.
Se l’equipaggio dovesse ordinare la brace position per i passeggeri, la posizione consigliata è diversa dalla loro. In genere significa piegarsi in avanti, portare la testa verso lo schienale del sedile davanti (se c’è), tenere i piedi ben arretrati sotto la propria poltrona e le mani ai lati della testa o sulle gambe, seguendo le istruzioni della compagnia. Anche in questo caso l’idea è rendere il corpo più compatto e protetto.
Ci sono poi un paio di miti da archiviare. No, gli assistenti di volo non si siedono sulle mani perché hanno paura più di voi: quella è la loro modalità “operativa”, frutto di ore di addestramento in simulatori, con prove di evacuazione cronometrate. E no, non è una formalità teatrale. È un gesto progettato per ridurre il rischio di farsi male proprio quando serve averli lucidi, in piedi e con le mani libere per aprire uscite e scivoli.
Sapere che, mentre guardate il finestrino in attesa di staccare da terra, qualcuno in fondo alla cabina sta ripassando mentalmente ogni piano B rende quel piccolo rituale delle mani sotto le cosce molto meno misterioso. E, forse, il volo un po’ più rassicurante.
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