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A Pavia l’osteria nascosta del risotto perfetto e l’antipasto leggenda dell’Oltrepò Pavese

A Pavia l’osteria nascosta del risotto perfetto e l’antipasto leggenda dell’Oltrepò Pavese

foto di Grazia.it Grazia.it — 24 Maggio 2026
osteria-della-madonna-pavia
A Pavia, a pochi passi dal centro storico, si trova un’osteria storica dove tradizione e identità locale si esprimono attraverso due piatti simbolo: un antipasto iconico dell’Oltrepò e un risotto diventato riferimento della cucina pavese.

In via dei Liguri 28, a due passi dal Duomo e dal Ponte Coperto, c’è un’insegna che i pavesi tendono a tenere per sé. Lì, leggermente defilata dal viavai del centro storico, l’aria profuma di salame, riso in tostatura e vino dell’Oltrepò: è l’Osteria della Madonna da Peo, dove il “risotto perfetto” non è uno slogan ma un rito.

Riconosciuta dalla Regione Lombardia come «Locale storico – Storica attività» nel 2025, l’Osteria della Madonna Pavia è uno di quei posti che mettono d’accordo nonni, colleghi e amici da fuori città. Il motivo sta in due piatti-simbolo: l’Antipasto della Madonna, considerato leggendario dai local, e il risotto con pasta di salame e Croatina, piatto-bandiera della casa.

Una deviazione in via dei Liguri: l’osteria nascosta nel cuore di Pavia

Arrivarci è semplice ma non scontato. Da piazza del Duomo basta infilarsi in via dei Liguri e fare pochi passi: il rumore dei bar si spegne, le luci si abbassano, il vicolo stringe. Proprio qui, al civico 28, trovate la porta dell’osteria, con l’insegna discreta che custodisce una delle cucine lombardo-pavesi più amate.

Il sito del locale parla di «cucina tipica lombardo pavese, dal passato al presente», e la definizione è perfetta. Nato come osteria di quartiere e cresciuto nel segno della famiglia (il soprannome “da Peo” viene dal vecchio patron Pompeo), oggi il ristorante è segnalato da guide come Touring, Slow Food, Il Golosario, oltre che da portali come Falstaff e GialloZafferano Ristoranti. Tradotto: non è l’ennesimo indirizzo modaiolo, ma una certezza.

Salette, luci calde e una Faema del ’64: l’atmosfera da casa

Dentro, niente minimalismo. Le sale sono su più livelli, con piccole stanze raccolte, pareti chiare, legno, qualche dettaglio da vecchia locanda e una cura che fa capire che qui l’idea è “casa sì, sciatteria no”. È il posto giusto per una cena lunga, chiacchierata, senza fretta.

Il colpo al cuore è in fondo: una macchina del caffè Faema del 1964, lucidata come un gioiello, ancora perfettamente funzionante. Il caffè esce cremoso, profumato, con quel rumore secco della leva che sembra riportare alle domeniche in trattoria con i genitori. È il finale nostalgico dopo il trionfo di antipasti e risotto.

Il rito dell’Antipasto della Madonna

Qui l’antipasto non è un optional: è un rito. L’Antipasto della Madonna è un grande percorso di assaggi che racconta l’Oltrepò Pavese in un vassoio. Il protagonista assoluto è il Salame di Varzi DOP, tagliato rigorosamente al coltello, morbido, profumato, con il grasso che si scioglie in bocca.

Accanto, arrivano altri salumi del territorio e una giardiniera artigianale in agrodolce che pulisce il palato e crea dipendenza. Poi iniziano i bocconi caldi: mondeghili con un velo di senape, crocchette dorate, bignola di baccalà, piccole insalate, stuzzichini che cambiano secondo stagione. È il genere di piatto da condividere in due o tre, quello che fa subito atmosfera di tavolata.

Perché il risotto con pasta di salame e Croatina è “perfetto”

Pavia è una delle capitali italiane del riso e all’Osteria della Madonna da Peo il risotto è una cosa seria. Si lavora con risi del territorio, il chicco resta al dente, la mantecatura è all’onda come da manuale. Ma è il condimento a fare la differenza.

Il risotto con pasta di salame e Croatina mette insieme due icone dell’Oltrepò Pavese: la pasta di salame fresca, rosolata finché rilascia tutto il suo profumo, e la Croatina, vino rosso del territorio dal carattere deciso. Il risultato è un piatto cremoso, dal colore intenso, con la grassezza del salame bilanciata dall’acidità del vino. In bocca è ricco, avvolgente, profondamente “di casa”, ma con una precisione tecnica che molti locali invidiano.

Accanto al piatto-bandiera, il menu propone varianti stagionali: risotti con Zucca Berrettina di Lungavilla quando arriva l’autunno, con i funghi dei boschi pavesi, a volte con gli asparagi. Cambiano gli ingredienti, resta la stessa cura nella cottura e nella mantecatura.

Cosa ordinare oltre al risotto (e quanto si spende)

Se avete ancora spazio, i primi “di conforto” non mancano: gnocchi alle ortiche, pasta e fagioli alla Peo, zuppa pavese fatta come vuole la tradizione. Tra i secondi spiccano la faraona disossata ripiena di mele e i piatti di carne cotti lentamente, perfetti nelle sere fredde. Per chiudere, la torta Goy al cioccolato è uno dei dolci più quotati.

Per un pasto completo con Antipasto della Madonna da condividere, risotto, dolce e un calice di Croatina, dai principali portali di ristorazione emerge una spesa indicativa intorno ai 40-45 euro a persona, vini esclusi, che può salire con più portate o bottiglie importanti. Il rapporto qualità-prezzo viene descritto come molto onesto rispetto alla qualità delle materie prime.

Il locale è aperto di solito la sera da martedì a domenica, con servizio anche a pranzo nel weekend e chiusura il lunedì. Orari e giorni possono cambiare, quindi conviene sempre controllare il sito ufficiale o telefonare. La prenotazione nel fine settimana è praticamente obbligatoria; se potete, puntate su martedì o mercoledì sera per godervi con calma le salette e il vostro “risotto perfetto” in pace, magari dopo due passi lungo il Ticino.

© Riproduzione riservata

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