Penne e matite scariche, sapete dove si buttano? L’errore che facciamo tutti con la raccolta differenziata
Sulla scrivania, nell’astuccio dei bambini, in borsa: penne, pennarelli ed evidenziatori sono ovunque. Quando si seccano, però, il gesto automatico è spesso buttarli nella plastica, accanto a bottiglie e flaconi. Ed è proprio qui che nasce l’errore: molti Comuni italiani segnalano che questi oggetti finiscono quasi sempre nel contenitore del secco indifferenziato, non in quello degli imballaggi.
Lo conferma anche COREPLA, il Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in plastica: penne, pennarelli ed evidenziatori non sono considerati imballaggi. Sono strumenti di scrittura, non contenitori. La stessa confusione si ripete con le matite, che sembrano “di legno quindi organico”, ma in realtà seguono un’altra strada. Vediamo, con calma ma in modo pratico, dove vanno davvero questi oggetti quando non scrivono più.
In quale bidone vanno penne, pennarelli, evidenziatori e matite
Partiamo dalla risposta secca, quella che serve quando siete davanti ai bidoni: nella grandissima parte dei Comuni italiani, penne, pennarelli, evidenziatori e matite ormai inutilizzabili vanno nel secco indifferenziato, chiamato anche residuo secco o secco non riciclabile. Il colore del contenitore cambia da città a città, spesso nero o grigio: conta la scritta, non la tinta.
Perché non finiscono nella plastica, pur avendo il corpo in plastica? Perché la raccolta della plastica riguarda solo gli imballaggi in plastica, cioè ciò che serve a contenere, proteggere o trasportare un prodotto. Una bottiglia sì, una penna no. Inoltre si tratta di oggetti complessi: un’unica penna può contenere plastica, metallo, inchiostro, eventualmente gomma e una molla interna. Nei pennarelli e negli evidenziatori entrano in gioco anche serbatoi fibrosi impregnati di inchiostro e solventi, che rendono ancora più difficile il riciclo.
Tutto ciò fa sì che, secondo COREPLA e i dizionari rifiuti di molti gestori italiani, penne, pennarelli ed evidenziatori esauriti vengano gestiti come piccoli manufatti non riciclabili. Non serve né smontarli pezzo per pezzo né ripulirli dall’inchiostro: si buttano interi nel secco, seguendo sempre le indicazioni del proprio Comune.
Matite, trucioli e pastelli: cosa va davvero nell’organico
Le matite sembrano ingannare di più. Viste da fuori sono legno, quindi la tentazione è di buttarle nell’umido insieme agli scarti di cucina. In realtà una matita è un prodotto lavorato: legno trattato, colle, vernici colorate, mina composta soprattutto da grafite e argilla. Per questo, quando è troppo corta per essere usata o spezzata in modo definitivo, la destinazione corretta è quasi sempre il secco indifferenziato, come indicano diversi regolamenti comunali.
Il discorso cambia leggermente per i trucioli di matita che si formano temperando. Alcuni gestori accettano nell’organico i trucioli di matite e pastelli in vero legno, non plastificati e con vernici dichiarate biodegradabili. Altri li vogliono comunque nel secco. Qui la regola prudente è una sola: controllare il “dove lo butto” del vostro gestore o usare app come Riciclario, che specificano caso per caso.
Qualche linea guida pratica:
- mozziconi di matita troppo corti: secco indifferenziato;
- trucioli di matita e pastelli in legno: organico solo se il vostro Comune lo consente espressamente;
- pastelli a cera: sempre secco, perché non sono legno ma cera e pigmenti.
Un’ottima alternativa sono le matite portamine: il corpo resta lo stesso per anni, si sostituiscono solo le mine (che, una volta finite o spezzate, andranno ovviamente nel secco).
Ridurre i rifiuti: penne ricaricabili, falsi “biodegradabili” ed errori da evitare
Prima ancora di chiedersi dove buttare penne e pennarelli, vale la pena chiedersi se devono proprio diventare rifiuto. Molte penne ricaricabili permettono di cambiare solo la cartuccia interna o il refill: il corpo resta, si sostituisce la parte con l’inchiostro. Lo stesso vale per penne stilografiche e roller di qualità. In una famiglia o in un ufficio, passare da penne usa e getta a ricaricabili significa ridurre sensibilmente il volume di secco prodotto ogni anno.
Negli ultimi anni sono comparse anche penne dichiarate “biodegradabili” o “ecologiche”. Attenzione: se il prodotto non riporta una certificazione chiara di compostabilità e, soprattutto, se il vostro gestore non le cita tra i materiali ammessi nell’organico, la destinazione resta il secco indifferenziato. L’involucro in cartoncino o il blister in plastica che le contiene, invece, seguirà le regole normali: carta nella carta, plastica pulita nella plastica.
Per evitare errori ripetuti, può aiutare una piccola check-list mentale:
- non buttare penne e pennarelli nel contenitore della plastica solo perché “sembrano” di plastica;
- non gettare matite intere nell’umido: il legno è trattato e la mina non è un materiale organico;
- non perdere tempo a smontare la penna in micro-componenti: il riciclo domestico non li separerà meglio;
- non fidarsi solo del colore del bidone, ma leggere le indicazioni stampate sul coperchio;
- quando avete dubbi, usare le app “Dove lo butto” dei gestori rifiuti o servizi come Riciclario.
In questo modo, anche un gesto minuscolo come gettare una biro secca può diventare un’abitudine più consapevole, con meno errori nella raccolta differenziata e qualche rifiuto in meno nel sacco del residuo.
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