Se siete stanchi del solito riso, questo è il cereale da scegliere (perfetto soprattutto per controllare la glicemia dopo i 60 anni)
Avete superato i 60 anni e dopo un piatto di riso vi viene una sonnolenza feroce, seguita da quel buco allo stomaco a metà pomeriggio. Non è solo stanchezza: è la vostra glicemia che fa su e giù più del necessario.
Con l’età le cellule diventano meno sensibili all’insulina e il pancreas deve lavorare di più per tenere sotto controllo il glucosio nel sangue. La buona notizia è che potete aiutarlo partendo da un gesto semplicissimo: cambiare cereale nel piatto. E il candidato ideale, molto più interessante del solito riso, è l’orzo.
Perché dopo i 60 anni la glicemia è più “capricciosa”
Dopo i 60 anni si perde massa muscolare, il tessuto che usa più zuccheri. I muscoli assorbono meno glucosio, l’insulina funziona peggio e il picco dopo il pasto diventa più alto e più lungo. Risultato: sonnolenza, testa annebbiata, fame precoce.
Secondo gli esperti di nutrizione, in questa fase della vita conta moltissimo scegliere carboidrati lenti, ricchi di fibre e con indice glicemico basso. È qui che entra in gioco il binomio orzo e glicemia: lo stesso piatto che vi sazia può diventare anche un alleato metabolico.
Orzo e glicemia: perché batte il riso (soprattutto bianco)
L’orzo decorticato, cioè lavorato in modo minimo, contiene circa 17 g di fibre ogni 100 g a crudo. Il riso bianco ne apporta molte meno, spesso intorno a 1 g. Nelle tabelle dell’indice glicemico l’orzo in chicchi integrale rientra tra i cereali a basso IG, mentre il riso bianco è in fascia medio-alta.
Il segreto è nei beta-glucani, una particolare fibra solubile. Durante la digestione formano un gel viscoso che “avvolge” gli zuccheri e ne rallenta l’ingresso nel sangue. La glicemia sale in modo più dolce, l’insulina lavora con meno fretta e voi vi sentite lucidi più a lungo.
Diverse ricerche hanno mostrato anche il cosiddetto effetto del secondo pasto: dopo un pasto ricco di orzo, glicemia e appetito restano più stabili perfino al pasto successivo. Uno studio su pane d’orzo ha osservato benefici fino a circa 14 ore dal consumo. Un vantaggio interessante per chi combatte la fame serale.
Quale orzo scegliere se volete proteggere la glicemia
Se il vostro obiettivo è tenere a bada gli zuccheri, la priorità è l’orzo decorticato (a volte chiamato “mondo”). È un orzo quasi integrale: mantiene crusca e germe, quindi fibre, vitamine e minerali. Richiede ammollo e una cottura un po’ più lunga, ma ripaga con un impatto glicemico più favorevole.
L’orzo perlato è più raffinato e povero di fibre. È comodo quando avete fretta o se non siete abituati ai cereali integrali, ma per la glicemia dopo i 60 anni è meglio che resti l’eccezione, non la regola. Attenzione anche ai prodotti “all’orzo” come biscotti o snack: spesso contengono zuccheri e grassi che annullano i benefici. E il caffè d’orzo zuccherato non ha nulla a che vedere con l’effetto dell’orzo in chicchi.
Come usare l’orzo al posto del riso nella dieta quotidiana
Per un adulto sopra i 60 anni, una porzione indicativa è 50-70 g di orzo secco come primo piatto, da personalizzare con il medico o il dietista in caso di diabete o sedentarietà. La vera svolta, però, è nel piatto completo.
Per ridurre i picchi glicemici, l’orzo non va mai mangiato da solo. Abbinatelo a molte verdure (meglio a foglia verde o crucifere come broccoli e cavolfiori), una buona quota proteica (legumi, pesce, carni bianche, uova) e grassi sani come olio extravergine o frutta secca. Questa combinazione rallenta ulteriormente l’assorbimento degli zuccheri e vi regala energia costante.
C’è poi il trucco dell’amido resistente: se cuocete l’orzo, lo lasciate raffreddare e lo usate il giorno dopo in insalata, una parte dell’amido diventa meno digeribile. Nutre il microbiota intestinale e impatta meno sulla glicemia. Ottimo per un pranzo freddo da portare in ufficio o in viaggio.
Tre idee veloci per dire “basta” al solito riso
Zuppa serale: orzo decorticato, verdure a pezzi, qualche legume e un filo di olio. È calda, saziante e aiuta a evitare gli attacchi di fame notturni.
Insalata di orzo: orzo cotto e raffreddato, pomodorini, cetrioli, tonno o ceci, olio extravergine e erbe aromatiche. Perfetta per l’estate e per sfruttare amido resistente ed effetto secondo pasto.
Orzotto: usate l’orzo come fareste con il riso per un risotto, magari con funghi o zucchine. Ci mette poco di più a cuocere, ma la vostra glicemia vi ringrazierà.
*** Grano, orzo, avena, quinoa… ad ogni cereale il suo super potere per la salute ***
Quando l'orzo non va bene
L’orzo contiene glutine, quindi è escluso in caso di celiachia. Le sue fibre abbondanti possono dare gonfiore se aumentate le quantità troppo in fretta: meglio introdurlo gradualmente, soprattutto se soffrite di intestino irritabile.
Se avete diabete o assumete farmaci ipoglicemizzanti, evitate cambi drastici senza parlarne con il diabetologo. Società scientifiche e Istituto Superiore di Sanità ricordano che nessun alimento da solo risolve la glicemia alta: orzo e glicemia vanno inseriti in uno stile di vita complessivo, con movimento, controlli regolari e terapia adeguata.
In pratica, se siete stanchi del solito riso e dei crolli di energia dopo pranzo, iniziate a sostituirlo con l’orzo due o tre volte a settimana. Osservate come reagisce il vostro corpo, magari con l’aiuto del glucometro. Piccoli cambi nel cereale di base, dopo i 60 anni, possono fare una grande differenza nel modo in cui vi sentite ogni giorno.
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