Le donne dormono peggio rispetto agli uomini? Sì, e succede per questi 3 motivi
Secondo la Global Sleep Survey 2025, il 38% delle donne fa fatica ad addormentarsi almeno tre notti a settimana, contro il 29% degli uomini. Le donne riportano più risvegli, più incubi e più spesso la sensazione di alzarsi già stremate.
1. Più disturbi del sonno: quando Morfeo vi fa aspettare
I dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità e dalle società scientifiche del sonno sono abbastanza chiari: le donne non solo soffrono più spesso di insonnia, ma descrivono anche un sonno più leggero e frammentato. Una persona adulta su quattro ha problemi di insonnia, e circa il 60% di questi casi riguarda donne. Significa fare molta più fatica a “staccare la spina” rispetto ai colleghi uomini.
Un’analisi citata da LaPresse mostra che il 33% delle donne impiega più di 30 minuti per addormentarsi, contro il 23% degli uomini. I risvegli ricorrenti riguardano il 31% delle donne, ma solo il 16,7% degli uomini.
Anche gli incubi sono più frequenti: 23% contro circa il 10%. Non è un dettaglio da poco, perché un sonno così spezzettato, anche se sulla carta “dura” sette ore, non riesce a ricaricare il cervello.
In più, le donne hanno dal 25 al 50% di probabilità in più di soffrire di sindrome delle gambe senza riposo. È quella sensazione di formicolio, irrequietezza o vero dolore alle gambe che costringe ad alzarsi o a muoverle continuamente, tipica proprio della sera. Spesso è legata anche a carenza di ferro, quindi alle perdite del ciclo. Un campanello d’allarme pratico: se impiegate oltre mezz’ora ad addormentarvi, vi svegliate almeno tre volte a notte e vi sentite distrutte di giorno per più di tre mesi, è il momento di parlarne con il medico o con un centro di medicina del sonno.
2. Ormoni in montagna russa, dal ciclo alla menopausa
Dalla pubertà in poi il sonno femminile è agganciato alle onde di estrogeni e progesterone. Nella fase premestruale molte di voi notano notti più agitate, caldo improvviso, sogni strani. Gli studi indicano che quasi una ragazza su quattro tra i 18 e i 24 anni perde ore di sonno per colpa dei sintomi della sindrome premestruale. Nella fase luteale la temperatura corporea sale, il sonno profondo diminuisce e basta un piccolo rumore per svegliarsi.
Durante la gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, il sonno diventa un percorso a ostacoli: nausea, bisogno di andare in bagno di continuo, reflusso, movimenti del bambino. Le ricerche del DIW di Berlino mostrano che dopo la nascita di un figlio le madri perdono in media circa un’ora di sonno a notte per diversi mesi, mentre i padri ne perdono circa 15 minuti. E il divario non scompare con il primo compleanno del bambino.
Poi arriva la perimenopausa con le sue famose vampate di calore. Fino all’80% delle donne le sperimenta; per circa il 20% sono così intense da interrompere il sonno più volte a notte. Il calo degli estrogeni altera la regolazione della temperatura e aumenta anche il rischio di apnea ostruttiva del sonno, spesso sottodiagnosticata nelle donne perché invece del “classico” russare compaiono insonnia, risvegli bruschi, mal di testa mattutino. Il risultato, ancora una volta, è una mattina in cui ci si alza più stanche di quando si è andate a letto.
3. Carico mentale e ruolo di cura: la sveglia che non si può silenziare
Alle differenze biologiche si aggiunge il famoso carico mentale. Nelle famiglie italiane, la gestione pratica ed emotiva di casa e figli ricade ancora in gran parte sulle donne. Indagini internazionali mostrano che le donne si alzano di notte per accudire qualcuno circa il doppio degli uomini. Dopo la nascita di un bambino, questo “turno notturno” extra può durare anni, tra febbri, incubi, pannolini e lavatrici da ricordare.
Anche quando nessuno piange nella cameretta, il cervello continua a lavorare. Stese nel letto, la mente ripassa mentalmente la lista della spesa, la riunione del giorno dopo, la gita scolastica da organizzare, il messaggio a cui non avete risposto. Le psicologhe del sonno ricordano che ruminare di notte aumenta l’ansia e rende ancora più difficile addormentarsi, creando un circolo vizioso che colpisce soprattutto le donne proprio perché sono loro, più spesso, a tenere in mano le fila dell’organizzazione familiare.
C’è poi un aspetto di ipervigilanza: molte donne riferiscono di dormire “con un orecchio teso”, pronte a sentire il bambino che si muove, il partner che rientra tardi, un rumore sulle scale se vivono da sole. In contesti di insicurezza o di violenza domestica, questo stato di allerta cronica diventa quasi automatico. Il corpo non si concede mai un vero abbandono al sonno profondo, e il gender sleep gap si allarga ancora.
Alla fine il punto è semplice e serissimo: la mancanza di sonno non è un capriccio né un problema “da carattere”. Diverse ricerche ricordano che il sonno insufficiente è tra i principali fattori di rischio per la salute, subito dopo il fumo. Per migliorare le cose servono sia strategie personali sia cambiamenti di sistema. Nel quotidiano, una buona igiene del sonno aiuta: orari regolari, almeno un’ora senza schermi prima di coricarsi, stanza fresca (fondamentale con vampate o gravidanza), caffeina limitata dal tardo pomeriggio. Se i disturbi durano da mesi, chiedete una valutazione: in molti casi la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia è il trattamento di prima scelta, e può fare una grande differenza. E, sì, è più che legittimo negoziare turni notturni equi con il partner: il vostro cervello ha diritto allo stesso riposo del suo.
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