A un’ora da Napoli c’è il borgo che ha conquistato gli amanti della pizza di tutto il mondo
Circa seimila abitanti, un castello che domina la valle del Volturno e una pizzeria incoronata più volte come migliore del mondo. Basterebbe questo per spiegare perché Caiazzo, nell’Alto Casertano, sia diventato il borgo della pizza di cui tutti parlano.
Arrivando, però, vi accorgete subito che qui il profumo di pizza calda è solo l’inizio. Ogni vicolo è un invito a rallentare, ogni scorcio mescola pietra, colline e vapore che esce dai forni. Si viene per una margherita, si resta per un intero piccolo mondo.
Caiazzo, il borgo collinare dell’Alto Casertano che profuma di pizza
Caiazzo è un centro collinare della Campania interna, una quarantina di chilometri a nord di Napoli. Siete in provincia di Caserta, ma lo scenario è quello delle colline dell’Alto Casertano, con uliveti, vigneti e campi coltivati che scendono verso la valle del Volturno.
Il borgo si arrampica su uno sperone, compatto e ben leggibile. Strade strette, case addossate, un profilo che non ha ceduto alla tentazione dei centri storici “rifatti”. Il turismo c’è, soprattutto enogastronomico, ma non ha divorato la vita quotidiana: i panni stesi alle finestre convivono con le prenotazioni per la pizzeria più famosa d’Italia.
Secondo diverse guide e recensioni specializzate, una grande parte dei visitatori arriva soprattutto per la pizza di Franco Pepe. Molti scoprono solo dopo che Caiazzo è anche un borgo medievale integro, con una storia lunga e un paesaggio che merita almeno una giornata piena.
Vicoli di pietra, castello e chiese: cosa vedere a Caiazzo prima della pizza
Il centro storico di Caiazzo è una piccola lezione di urbanistica medievale. Camminate sulle basole in pietra, passate sotto archi che collegano le case, vi ritrovate in piazzette irregolari dove il tempo sembra essersi fermato. Portali scolpiti, facciate con stemmi consumati, balconi in ferro battuto raccontano secoli di stratificazioni.
In alto, a fare da bussola, c’è il Castello di Caiazzo. Ha avuto per secoli un ruolo strategico sulla valle del Volturno e oggi è soprattutto un punto panoramico. Arrivarci al tramonto è un piccolo rito: la luce si stende sulle colline, le campagne cambiano colore e il borgo appare come un grappolo di tetti rossi.
Le chiese e le cappelle punteggiano il tessuto urbano. Non serve fare una lista da guida turistica: è l’atmosfera a colpire. Una navata barocca che si apre dopo un vicolo strettissimo, una scalinata che porta a una facciata semplice, il suono delle campane che accompagna il viavai della sera. Ogni tanto, tra una casa e l’altra, si apre un affaccio sulla valle o sugli uliveti: perfetti per una foto, ancora meglio per una pausa silenziosa.
Pepe in Grani, la pizzeria che ha trasformato Caiazzo nel borgo della pizza
Nel 2012 il maestro pizzaiolo Franco Pepe ha scelto di aprire Pepe in Grani proprio qui, in un palazzo del Settecento nel cuore di Caiazzo. Da allora le classifiche di settore, da 50 Top Pizza al Gambero Rosso, l’hanno premiata più volte come una delle migliori pizzerie d’Italia e del mondo, trasformando questo borgo collinare in meta di pellegrinaggio gastronomico.
La filosofia è chiara: impasti studiati sulle fermentazioni, grande lavoro manuale, grani campani selezionati. Poi i prodotti del territorio: olio extravergine, latticini di bufala, ortaggi dell’entroterra casertano, la famosa oliva caiazzana. La pizza diventa il modo più diretto per raccontare la campagna che circonda il borgo.
L’esperienza non è solo nel piatto. Le sale in pietra, le scale interne, i diversi ambienti con nomi evocativi costruiscono quasi un percorso. C’è la terrazza con vista sulle valli caiatine, le stanze più raccolte, i tavoli del silenzio nel giardino interno. Fuori, nel vicolo, l’attesa: spesso si aspetta anche oltre la prenotazione, una mezz’ora o tre quarti d’ora secondo molte recensioni. Ma il contesto rende tutto più sopportabile.
Qualche assaggio dice molto più di un elenco di pizze. La “Margherita Sbagliata”, dove il pomodoro arriva a crudo dopo la cottura, racconta quanto una tradizione possa essere aggiornata senza perderne l’anima. La “Scarpetta” è una dichiarazione d’amore al sugo di pomodoro. Una pizza dedicata all’orto valorizza verdure e erbe di stagione dell’Alto Casertano. E poi c’è la “Crisommola”, dolce iconico: disco fritto, ricotta di bufala, confettura di albicocche del Vesuvio, nocciole, menta e quella polvere di oliva caiazzana che riporta, ancora una volta, alle colline intorno.
Come organizzare una giornata tra vicoli e pizza a Caiazzo
L’ideale è arrivare a Caiazzo in tarda mattinata. Lasciate l’auto fuori dal centro e salite a piedi. Giro nel borgo, visita al castello, sosta in una caffetteria affacciata sulla piazza per un caffè o una brioche. Il ritmo è lento, il traffico quasi assente, la sensazione è di essere ospiti e non “numeri” di passaggio.
Nel pomeriggio potete allontanarvi di poco dal centro e seguire le strade rurali che portano tra uliveti e masserie. L’olio extravergine di quest’area è uno dei prodotti simbolo del territorio. Gli esperti di turismo enogastronomico indicano proprio questi intrecci tra agricoltura, ristorazione e ospitalità diffusa come modello di sviluppo sostenibile per i piccoli borghi.
La sera si torna nel cuore del paese, con la prenotazione per Pepe in Grani fatta con largo anticipo. In caso di attesa, nessun dramma: potete fare un aperitivo in un bar del centro, sedervi in piazza a guardare la vita che scorre, oppure perdervi ancora tra i vicoli illuminati. L’odore di forno acceso vi accompagnerà ovunque.
Alla fine della giornata, Caiazzo resta negli occhi per i panorami e nella memoria per una pizza praticamente perfetta. Ma soprattutto lascia addosso una sensazione rara: quella di un’Italia piccola e autentica, dove dietro ogni portone c’è una cucina che lavora e ogni strada sa davvero di casa e di impasto caldo.
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