Tutto quello che (forse) non sapete di poter fare su Instagram
Dalle gallery al come consumare meno Giga: ecco tutte i trucchi che (forse) non conoscete di Instagram
Instagram lancia le gallery. Finalmente non dovrete più scegliere tra una foto e l'altra o farvi problemi se volete condividere più immagini della stessa serata. Con la nuova funzione si possono caricare fino a dieci contenuti (tra immagini e video) in un singolo post, che gli altri potranno vedere semplicemente scorrendo da destra a sinistra - come era già per i contenuti pubblicitari per intenderci.
A differenza delle Stories, che scompaiono dopo 24 ore, i nuovi ricordi in formato gallery rimarranno sul profilo e nell'anteprima si visualizzerà solo la foto che avrete scelto come prima immagine.
Si tratta di una nuova funzione che nel giro di pochi giorni sarà disponibile per tutti gli account (per poterla utilizzare si deve scaricare l'ultimo aggiornamento) e si andrà a sommare alle tante potenzialità del social network che non tutti conoscono.
Abbbiamo fatto il punto su tutti i trucchi e le funzioni più utili di Instagram.
Instagram Gallery: come funziona
Che vogliate pubblicare un tutorial, condividere i diversi dettagli di un outfit, i migliori momenti di un viaggio o di un evento, ora sarà possibile senza avere il timore di intasare la news feed altrui.
Basta premere il pulsante "+" dell'home page come per caricare un normale post. Qui comparirà la nuova icona per caricare foto multiple e video.
A questo punto editate normalmente i contenuti (uno per volta o tutti con lo stesso effetto) e scegliete l'ordine in cui volete che compaiano.
Una volta pubblicato visualizzerete il post esattamente come uno normale con la differenza che sotto la foto compariranno dei puntini blu, segno che potrete scorrere a destra e sinistra per vedere tutti i contenuti correlati.
Questa nuova funzionalità permette anche di caricare le Instagram Stories sul profilo (per stories composte da non più di 10 foto o video però). Per farlo salvate le storie sul camera roll e poi caricatele sul profilo utilizzando la nuova icona.
Come funziona Instagram Stories
Instagram Stories è la nuova ossessione degli utenti del social network. La funzionalità riprende quasi alla lettera quella di Snapchat, e non è altro che la possibilità di scattare foto e video che rimarranno visibili solo per 24 ore prima di scomparire per sempre dal social network.
Per vedere le Storie dei vostri contatti basta cliccare sulle foto profilo con il cerchio colorato che vi compariranno in alto nella Home.
Allo stesso modo, per caricare la vostra storia, cliccate sulla vostra foto profilo.
Potete scegliere se caricare una foto o video istantanea o una che avete in memoria (ma solo tra quelle scattate nelle 24 ore precedenti) e aggiungere qualche modifica, come disegni, scritte e filtri.
A differenza dei normali post, con le stories avrete la possibilità di sapere chi ha visto il vostro contenuto, con un semplice swipe verso l'alto.
Come consumare meno giga con Instagram
Non sempre la velocità della connessione permette la perfetta visualizzazione delle immagini, così come a volte capita di avere i giga contati ma di non voler rinunciare al social network.
Per questo motivo si può attivare all'interno delle impostazioni l'opzione «Usa meno dati», per poter continuare a usufruire di Instagram anche nelle zone in cui la copertura della rete internet è più difficoltosa e consumare meno.
Come bloccare qualcuno su Instagram
Per bloccare follower indesiderati basta andare sul profilo della persona, cliccare sui tre puntini in alto a destra e selezionare la voce «blocca».
Sfortunatamente, però, questa azione non ha lo stesso esito di Facebook, e se non avete il profilo privato la persona che bloccate potrà comunque visualizzare i vostri post. Il modo migliore, quindi, sarebbe di bloccare e subito dopo limitare l'accesso al profilo.
Come evitare di mettere like indesiderati
Da quando è stata inserita la possibilità di mettere like cliccando due volte su una foto si è diffuso un sentimento di paranoia per cui quando si scorre il profilo di una persona si ha il terrore di mettere accidentalmente un like di troppo (specie durante lo stalking).
In questo caso meglio aprire il profilo, lasciare caricare le immagini e poi impostare la modalità aereo per poter guardare tutte le foto senza alcun pericolo che parta un cuoricino di troppo.
Come salvare le foto senza pubblicarle
Non sempre si vuole pubblicare tutte le foto che si modificano. A volte capita di voler aggiungere dei filtri a immagini che si vogliono tenere per sé.
Instagram non prevede questa funzione, ma se volete conservare una foto modificata senza pubblicarla, basta fare tutti i passaggi e impostare la modalità aereo subito prima di cliccare sul tasto «condividi».
Condividendo l'immagine senza connessione, infatti, vi comparirà un messaggio di errore, ma vi ritroverete comunque lo scatto salvato nella vostra galleria.
Ordinare i filtri su Instagram
Di tutti i filtri che Instagram mette a disposizione solo alcuni vengono utilizzati con costanza, altri potrebbero tranquillamente non esistere o essere messi in fondo alla carrellata.
Non tutti sanno, però, che esiste la possibilità di organizzare i filtri, mettendo alla fine o nascondendo quelli che non usiamo.
Ancora meno persone, poi, sanno che esistono anche altri filtri a disposizione che non compaiono tra le scelte. Per averli a portata di mano basta accedere all'opzione «Gestisci/Organizza» che compare alla fine della carrellata di filtri quando modifichiamo una foto.
A quel punto si apre la lista da cui possiamo spuntare quelli che vogliamo ci appaiano e quelli che vogliamo nascondere. È anche possibile metterli in ordine in base ai più utilizzati.
Come gestire più account su Instagram
Qualora dobbiate gestire più di un profilo (che il secondo sia quello del vostro cane, quello di un blog o aziendale) basta cliccare sull'icona del profilo (quella con l'omino) e subito dopo sui tre puntini in alto a destra.
In fondo tra le ultime opzioni troverete la voce «aggiungi account» che vi consentirà di inserire un altro profilo cui accedere rapidamente ogni volta che vorrete.
Si possono gestire dallo stesso smartphone fino a cinque account contemporaneamente.
Come rimuovere e gestire i tag
Non sempre fa piacere essere taggati nelle foto di qualcun altro.
Per nascondere le immagini in cui vi hanno taggato basta andare nella sezione «foto in cui ci sei tu», cliccare sui tre puntini in alto e quindi «Nascondi foto».
Per avere il controllo sui tag potete anche cliccare su «Opzioni per i tag» e flaggare «Aggiungi manualmente».
Come ripulire lo storico ricerche su Instagram
A volte capita di navigare su Instagram e fare delle ricerche di cui non vogliamo lasciare traccia.
Per cancellarle, basta andare sul proprio account e una volta cliccato sui tre puntini scendere giù fino alla fine della pagina delle impostazioni e selezionare la voce «Cancella cronologia delle ricerche».
Ricevere notifiche dagli account preferiti
Se avete dei profili che seguite con particolare attenzione (per lavoro o piacere) potete impostare questa funzione che vi avviserà ogni volta che quegli account pubblicheranno qualcosa di nuovo.
Basta andare sul loro profilo e, una volta cliccato sui soliti tre puntini, selezionare la voce «Attiva le notifiche relative ai post».
Per disattivarle si esegue lo stesso procedimento.
Come funziona Instagram per pc
È possibile utilizzare Instagram anche dal computer, collegandosi al sito Instagram.com.
Da qui potrete visualizzare le vostre foto, quelle dei vostri amici e navigare tra gli ultimi aggiornamenti e gli hashtag.
Potrete inoltre modificare le vostre impostazioni e ottenere il codice html per condividere le foto su altri siti o blog.
L'unica cosa che non potrete fare è caricare nuovi post. Per farlo esistono altri siti e programmi da scaricare, che però Instagram non vede di buon occhio, dato che nasce come app e il suo scopo è portare gli utenti a utilizzarla dallo smartphone.
Cos'è e come funziona Instagram Direct
Instagram Direct è una funzionalità che permette di condividere immagini o video privatamente con amici e altri followers.
Si tratta a tutti gli effetti di una chat per commentare i contenuti senza che tutti debbano necessariamente vedere.
Per condividere una foto solo con uno dei vostri amici, dopo aver applicato tutti i filtri, basta cliccare in alto sulla voce "Direct" invece di "Followers".
Per mandare un messaggio basta cliccare sull'icona dell'aeroplanino di carta che si trova in alto a destra dalla Home.
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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale.
Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica.
Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia?
La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica.
Ferrari 250 GTO di Nick Mason
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista.
Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario.
Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine.
Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio.
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma.
Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione.
Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni.
In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale.
Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica.
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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.
Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care
Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.
Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.
Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito
I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.
Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.
Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.
Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse
Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.
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"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera.
In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.
“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.
Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026
Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.
Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese.
A grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.
Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».
E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».
Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».
E un po’ d’ansia, c’è?
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia».
Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».
Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia».
Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».
Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità».
Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».
Quanto sei felice di questo incarico?
«Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».
E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».
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Attenzione: questi errori potrebbero sabotare la vostra idratazione

(Continua sotto la foto)
1. Pensate che otto bicchieri al giorno siano la regola universale
L’idea degli otto bicchieri al giorno è rassicurante perché semplice, ma non è una formula valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia in base a età, peso, attività fisica, clima e stato di salute. Alcune persone hanno bisogno di più acqua, altre leggermente meno. Più che fissarsi su un numero, è utile osservare i segnali del corpo: un’urina troppo scura, stanchezza o difficoltà di concentrazione possono indicare che l’idratazione non è sufficiente.
2. Bevete solo quando avete sete
La sete non è il primo segnale, ma l’ultimo campanello d’allarme. Quando avvertiamo la sensazione di sete, il corpo è già in una fase iniziale di disidratazione. Aspettare quel momento significa inseguire un deficit. L’idratazione dovrebbe essere costante e distribuita nell’arco della giornata, non una risposta d’emergenza.
3. Recuperate tutto in una volta
Se durante la giornata bevete poco e poi, a fine pomeriggio, cercate di compensare con grandi quantità d’acqua, non state davvero aiutando il corpo. Bere troppo in poco tempo può causare gonfiore e non garantisce un assorbimento efficace. Inoltre, concentrare i liquidi nelle ore serali può disturbare il sonno. L’idratazione funziona meglio quando è regolare e graduale.
4. Non monitorate quanto bevete effettivamente
Tra lavoro, impegni e distrazioni, è facile accorgersi a fine giornata di aver bevuto pochissimo. Tenere una borraccia visibile sulla scrivania o impostare piccoli promemoria può aiutare a rendere l’idratazione più consapevole. Spesso il problema non è la mancanza di volontà, ma la semplice dimenticanza.
5. Ignorate i cibi ricchi d’acqua
L’idratazione non passa solo dal bicchiere. Frutta e verdura ad alto contenuto di acqua (come cetrioli, anguria, fragole o zucchine) contribuiscono in modo significativo al bilancio quotidiano dei liquidi. Anche zuppe, frullati e smoothie sono alleati preziosi. Una dieta varia e ricca di vegetali può coprire una parte importante del fabbisogno giornaliero.
6. Esagerate con gli elettroliti
Le bevande con elettroliti sono utili in situazioni specifiche, come sport intensi o esposizione prolungata al caldo. Ma per la maggior parte delle persone, una dieta equilibrata fornisce già sodio, potassio e magnesio a sufficienza. Consumare quotidianamente bevande sportive può aggiungere zuccheri inutili senza reali benefici per l’idratazione.
7. Vi affidate troppo a bevande zuccherate
Bibite, succhi industriali e caffè aromatizzati possono sembrare dissetanti, ma non sostituiscono l’acqua. Lo zucchero in esse presente può persino ostacolare una corretta idratazione e contribuire a cali energetici improvvisi. Se l’obiettivo è sentirsi più lucide e leggere, l’acqua resta la scelta più efficace.
8. Esagerate con la caffeina o le bibite gassate
Le bevande gassate danno una sensazione di pienezza che può far credere di aver bevuto abbastanza, mentre la caffeina può aumentare la perdita di liquidi. Non bisogna per forza eliminarle del tutto, ma limitarle e non considerarle la principale fonte di idratazione quotidiana.
9. Non adattate l’apporto di liquidi alle circostanze
Il fabbisogno di liquidi cambia. Con il caldo, durante una malattia o in caso di attività fisica intensa, il corpo perde più acqua e ha bisogno di reintegrare. Anche l'uso di alcuni farmaci o il consumo di alcol possono aumentare il rischio di disidratazione. L’idratazione non è statica: va modulata in base al momento.
10. Pensate che più acqua significhi sempre più benessere
Se bere troppo poco è un problema, anche l’eccesso può esserlo. Assumere grandi quantità di acqua in tempi molto brevi può alterare l’equilibrio dei sali minerali nel sangue. Un segnale di eccessiva idratazione può essere un’urina completamente trasparente per periodi prolungati. Come spesso accade, la parola chiave è equilibrio.
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