L'orario migliore per camminare e ottenere il massimo dei benefici? Ve lo sveliamo noi

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, mezz’ora di camminata ogni giorno può ridurre il rischio di mortalità almeno del 10%. Ma c’è un dettaglio che finora avete forse trascurato: l’orario in cui camminate.
Una recente review pubblicata su Trends in Endocrinology & Metabolism, firmata da ricercatori di Copenhagen e del Karolinska Institutet, mostra che il momento della giornata cambia soprattutto l’effetto su glicemia e metabolismo, in particolare se si parla di diabete di tipo 2. E intanto altri studi collegano orario della camminata, qualità del sonno, gestione dello stress e controllo del peso.
Ecco l'orario migliore per camminare in base all’obiettivo
Per non perdervi tra studi e tecnicismi, la mappa rapida è questa:
- Energia e produttività: mattina, anche solo 20-30 minuti a passo moderato.
- Controllo del peso: mattina o tardo pomeriggio, purché siate costanti.
- Glicemia e prevenzione del diabete: 10-15 minuti dopo i pasti, più una camminata nel pomeriggio.
- Stress e sonno: sera, 20-30 minuti di passo tranquillo, finendo 1-2 ore prima di andare a letto.
- Diabete di tipo 2: evitare sforzi intensi all’alba, meglio pomeriggio o sera per la camminata più energica.
Uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology suggerisce che già circa 5.000 passi al giorno portano molti dei benefici della camminata, con ulteriori vantaggi aumentando la quota. Il vero “segredo” resta la regolarità: un orario che riuscite a rispettare batte qualsiasi programma perfetto solo sulla carta.
Perché l’orario cambia i benefici: ritmo circadiano e glicemia
Il nostro corpo vive su un ritmo di 24 ore: è il famoso ritmo circadiano, guidato da un orologio centrale nel cervello e da tanti “orologi” periferici in muscoli, fegato, pancreas. Frequenza cardiaca, pressione, fame, forza e secrezione di insulina seguono picchi e cali prevedibili durante la giornata.
Al mattino presto i livelli di cortisolo, l’ormone legato allo stress, salgono fisiologicamente. Questo aiuta a svegliarci e spinge il fegato a rilasciare zuccheri nel sangue per darci energia. Nelle persone sane il pancreas produce insulina e i muscoli usano questo glucosio senza problemi.
Nelle persone con diabete di tipo 2, invece, l’insulina è meno efficace e spesso insufficiente. Risultato: la glicemia tende a essere già più alta al risveglio (il cosiddetto “fenomeno dell’alba”). Se sopra questo si aggiunge un esercizio intenso al mattino, il cortisolo sale ancora e il fegato libera altri zuccheri, che l’organismo fa più fatica a smaltire. Ecco perché, secondo la review citata, lo stesso allenamento intenso al mattino può peggiorare temporaneamente la glicemia, mentre nel tardo pomeriggio la migliora.
Mattina, dopo i pasti o sera? Come scegliere nella vita reale
La camminata mattutina è il classico “reset” della giornata. La luce naturale regola la produzione di melatonina e aiuta a stabilizzare il ritmo sonno-veglia, soprattutto se soffrite di insonnia o sveglie notturne. Camminare prima di sedersi alla scrivania migliora lucidità e umore. Per chi ha un metabolismo sano, una camminata al mattino anche a stomaco leggero può favorire l’utilizzo dei grassi come carburante, ma il peso si gioca comunque sulle calorie totali della giornata, non solo sull’orario.
Subito dopo pranzo, invece, 10-15 minuti di cammino a passo svelto funzionano come un “ammortizzatore” per la glicemia. Diversi studi mostrano che spezzare la sedentarietà post-prandiale riduce i picchi di zucchero nel sangue e aiuta la digestione. Nella fascia del tardo pomeriggio i muscoli sono spesso al massimo dell’efficienza: qui potete inserire la camminata più impegnativa, magari con qualche salita o un ritmo più sostenuto, se non avete controindicazioni mediche.
La sera la parola d’ordine è decomprimere. Una camminata leggera una o due ore prima di dormire abbassa la tensione della giornata, aiuta a ridurre pressione e stabilizzare la glicemia dopo cena, soprattutto se il pasto è stato abbondante. L’unica accortezza è evitare intensità troppo alte a ridosso del sonno: temperatura corporea e adrenalina in salita non sono amiche del cuscino, soprattutto se cenate tardi.
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