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Lifestyle

Diario di una comparsa ne “Il Diavolo Veste Prada 2”

Diario di una comparsa ne “Il Diavolo Veste Prada 2”

foto di Annalia Venezia Annalia Venezia — 29 Aprile 2026
THE DEVIL WEARS PRADA 2
Una giornalista di Grazia è riuscita a imbucarsi tra le comparse, al pranzo con Donatella Versace ed Emily Blunt e ci racconta tutto qui

Quando alle 21 di sera è arrivato via email il contratto da leggere e rimandare firmato alla casa di produzione, ero ancora incredula. Mi avrebbero pagato 104 euro netti - e nel giro di due settimane poi sono arrivati - per fare ciò che fino a quel momento consideravo un gioco: essere una comparsa del sequel più atteso dell’anno, Il Diavolo Veste Prada 2. 

Il set per una settimana si sarebbe spostato da New York a Milano, e l’idea di partecipare è arrivata dalla mia amica Sarah Spaak, che ha una boutique in via Pontaccio, a Milano. «Ti va di venire con me? I miei amici lavorano nella produzione e stanno cercando molte persone». Non mi sono fatta pregare e nel giro di qualche messaggio sono entrata nella chat più ambita di Milano, “DWP 7.10”, acronimo di Devil Wears Prada, il titolo del film in inglese, e la data di riferimento, 7 ottobre. 

Chi fa il mio lavoro è sempre a caccia di notizie, ed essere al fianco di Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci ed Emily Blunt anche solo per rubare con lo sguardo un gesto, una frase tra loro o osservare da vicino una cover del cellulare (è successo, Emily Blunt ha fatto una videochiamata ai figli di fianco a me) era un sogno che non sapevo di avere, ma ad ogni modo, si stava avverando.

Annalia

La borsa e il cappello a tesa larga di Ralph Lauren e il completo di Armani che Annalia Venezia ha indossato per fare la comparsa

COME MI VESTO, LA CHAT DELLA PRODUZIONE
Nella chat della produzione le richieste erano chiare: non era concesso nessun abito rosso, ne bianco, ne blu acceso. Via lo smalto dalle unghie e sì a una base di fondotinta naturale, trucco e parrucco sarebbero stati fatti nello spazio di via delle Erbe, luogo dell’appuntamento.

Per l’abbigliamento era prevista una sartoria ma era consigliato arrivare con abiti propri. Ma non come desideravamo noi. Per ottimizzare, nella chat organizzativa venivano forniti una trentina di moodboard da prendere da esempio, e avevo solo 24 ore per presentarmi in modo consono. È stato il panico.

Qui ringrazio le pr della moda, quelle amiche che non ti abbandonano nel momento del bisogno. La prima è Stella Giannetti di Giorgio Armani, che mi ha preso a cuore dai tempi del mio primo AmfAR alla Mostra del cinema di Venezia. In poche ore mi ha fatto avere un tailleur giacca e pantaloni, e un mini-trench che rendeva la mia figura più sinuosa (sono i miracoli di chi sa giocare con la moda, e ha intenzione di aiutarti). Da Ralph Lauren, Valentina Aiello mi ha prestato una grande borsa scamosciata e un cappello a tesa larga. Credo che quest’ultimo sia stato il motivo per cui il regista mi ha tenuta in ostaggio in una scena per almeno mezz’ora davanti ad Anne Hathaway (è tutto vero, ci sono i testimoni!) ma a onor del vero va anche detto che ero l’unica che ne indossava uno.

TELEFONI OSCURATI 
Le telecamere dei telefoni sono state oscurate con degli adesivi, motivo per cui non esistono foto dal set. Tra i momenti più curiosi della giornata c’è la fase della scelta, quando tutte le comparse, tra cui me, sono state fatte accomodare in uno dei saloni a doppio soffitto del Museo Bagatti Valsecchi, tra artiglieria, mobili e dipinti del 1400, e camini che con molta probabilità avranno visto bruciare accordi di ogni tipo. Ad ardere in quel momento erano gli assistenti alla produzione, che ci giravano intorno osservandoci come dei felini in agguato. «Tu! Fai un passo avanti. Sarai uno dei commensali al pranzo». E poi, subito dopo, nel silenzio generale: «E tu, farai parte del team dei camerieri». Per questo ruolo qualcuno ha avuto da ridire. Sperava forse in una parte diversa, magari dell’acquirente compulsivo da Tiffany.

THE DEVIL WEARS PRADA 2

LA SCELTA
Mentre stylist e assistenti giravano per la sala incrociando i nostri sguardi, mi è tornata in mente l’ora di educazione fisica al Liceo, quando i due più bravi a pallavolo sceglievano i componenti delle loro squadre e io ero sempre tra le ultime. Al casting invece sono stata presa subito e per ben due scene "prestigiose": la passante, insieme alla mia amica Sarah. Una in via Gesù, e l’altra in via Santo Spirito, quella in cui Anne Hathaway arriva trapelata all’appuntamento con Emily Blunt. E io, da brava passante, la incrocio. Una scena che è stata girata talmente tante volte - non per colpa mia - che alla fine Anne mi avrebbe quasi offerto da bere.


A PRANZO CON DONATELLA

Stando al contratto che ho firmato non svelerò il responsabile dei ritardi, ma di certo posso dire che quel giorno sul set con noi, tra i nomi noti c’era Donatella Versace che doveva dire una sola frase a Blunt. Seduto a tavola di fianco a loro c’era anche Giuliano Calza fondatore di GCDS e amico della costume designer Patricia Field. Ma temo che, viste le innumerevoli volte che la scena è stata girata e i “Ciak, action” che ho sentito urlare il regista alla fine abbia scelto un’altra angolatura e abbia tagliato la presenza di Calza. E anche la mia.

Ci tengo a dire che per esigenze di scena, sono entrata dal portone di via Gesù almeno una decina di volte, con gli ospiti dell’Hotel Four Seasons lì davanti che nel frattempo si gustavano la visione facendosi servire Spritz, e io speravo che nessuno mi riconoscesse.

THE DEVIL WEARS PRADA 2

LA GRANDE FUGA
Dopo ore in piedi in balìa della produzione. Dopo aver saputo con delusione che in quella giornata non avremmo visto Miranda/Meryl Streep rimasta sul Lago di Como. E soprattutto dopo un pranzo frugale a base di carboidrati (Miranda non lo avrebbe permesso!), verso le 16 sembrava finalmente arrivata l’ora di andare a casa. Per un attimo però io e Sarah abbiamo temuto il peggio: quando il regista insoddisfatto, in via Santo Spirito, ha fatto parcheggiare più volte da un driver, con minuzia, e per oltre venti minuti, due Ferrari, e sembrava volesse girare un’altra scena. Io e il mio cappello eravamo già in postazione come richiesto, ma poi ha lasciato perdere (nel film quelle Ferrari non si vedranno mai).

Così, alla domanda: «Chi di voi è disponibile per le scene da girare da Tiffany», io e Sarah abbiamo abbassato lo sguardo sperando stavolta di non venire scelte. E così è stato. L’istinto ci ha premiato perché poi nel film sono state tagliate tutte le comparse nella scena di Tiffany, che è solo per Emily Blunt e Justin Theroux.

LADY GAGA E IL CENACOLO
Di certo Il Diavolo Veste Prada 2 girato a Milano è stata una grande occasione per far ammirare la nostra città, vera protagonista della seconda parte del film. I più fortunati, per me, però sono stati quelli che hanno goduto della vista del Cenacolo Vinciano (pare fosse una copia) al fianco di Miranda Prestley/Meryl Streep. Tra loro, ho riconosciuto lo stilista Francesco Scognamiglio, l'imprenditore Umberto Radice e Sandra Berton, la moglie dello chef stellato Andrea. Il mio amico Max Maggi, anche lui in quella scena, mi ha raccontato di aver conversato con Streep, e che l'ha trovata molto simpatica.

Ma più di tutti ho invidiato terribilmente chi è stato al finto concerto di Lady Gaga in una villa alle porte di Milano, e non nascondo di aver provato fino all’ultimo minuto a imbucarmi anche lì, senza riuscirci. Pare che abbia cantato davvero.

Chissà se anche a quelle comparse è stato fatto il bonifico. 

© Riproduzione riservata

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