Cosa fare a Roma: mostre, eventi e appuntamenti di Ottobre

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Cosa fare a Roma nel mese di ottobre? Ecco tutti gli appuntamenti in programma tra cultura, spettacoli e concerti.

Cosa fare a Roma il mese di ottobre? Le opzioni sono davvero tantissime. 

Per non perdersi nulla, ecco un’agenda aggiornata con tutte le iniziative più interessanti organizzate nella Capitale e dintorni, dall’enogastronomia all’arte, dal teatro allo sport, dai festival alla cultura.

Sempre con un occhio alle nuove aperture, per restare aggiornati sulle ultime novità.

Vi raccontiamo tutto, di seguito i dettagli.

Cosa fare a Roma a ottobre

(Continua sotto la foto)

Città aperta 2025. Roma nell’anno del Giubileo al Vittoriano

Romadiffusa

Dal 16 al 19 ottobre torna Romadiffusa, festival ideato da Sara D’Agati e Maddalena Salerno che punta a trasformare il centro storico della Capitale in un grande palcoscenico creativo con 100 luoghi e più di 200 artisti coinvolti. Così musei, biblioteche, botteghe storiche, gallerie d’arte e cortili di palazzi accoglieranno per l’occasione installazioni site specific, concerti, stand up comedy, poesia, danza workshop di artigianato e performance. Un esempio? Per la prima volta in assoluto, la Biblioteca Vallicelliana ospiterà nel suo affascinante Salone Borromini un live di musica elettronica.

Ogni evento in palinsesto (quasi sempre a ingresso gratuito) è pensato far dialogare la Città Eterna con le sue espressioni più attuali e innovative.

Città aperta 2025. Roma nell’anno del Giubileo al Vittoriano

Dopo il successo di pubblico, è stata prorogata fino al prossimo 26 ottobre la mostra Città aperta 2025. Roma nell’anno del Giubileo al Vittoriano, in Sala Zanardelli. Un’opportunità per scoprire, attraverso oltre 200 immagini, la Roma del Giubileo negli scatti di Diana Bagnoli, Alex Majoli e Paolo Pellegrin.

Biglietto: intero 18 euro, comprensivo di ingresso al VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia) e mostra temporanea

Musica

Concerti per questo mese a Roma? All’Atlantico il 29 ottobre ci saranno i Negramaro e il 18 ottobre proprio la Capitale ospiterà una nuova edizione del One Shot Game, evento di scouting musicale firmato Honiro Label rivolto ai giovani artisti. All’Hacienda (zona Tiburtina) cantanti e musicisti avranno l’opportunità di esibirsi dal vivo davanti a una giuria, mettendo così alla prova il proprio talento. In programma anche il live di Gemello, fondatore del collettivo hip hop TruceKlan.

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Tevere Day 2025

Sta per tornare Tevere Day, manifestazione ormai punto di riferimento per la valorizzazione del Tevere che coinvolge ogni anno centinaia di realtà del territorio e migliaia di cittadini in una grande iniziativa di partecipazione attiva: questa settima edizione sarà in programma dal 6 al 12 ottobre.

L’evento – che raccoglie l’impegno di oltre 200 associazioni culturali, sportive, ambientali e sociali – vedrà lungo più di 80 chilometri di fiume (da Nazzano Farfa fino a Fiumicino e Ostia) oltre 150 appuntamenti tra sport, cultura, spettacoli, musica, escursioni fluviali, laboratori e momenti di approfondimento. L’obiettivo è rilanciare il Tevere come una vera e propria via d’acqua urbana, nell’ottica di un turismo sostenibile.

EurHop! Roma Beer Festival: al Salone delle Fontane

Dal 10 al 12 ottobre, Roma diventa la capitale della birra artigianale con l’undicesima edizione di EurHop – Roma Beer Festival, il grande appuntamento internazionale che animerà il Salone delle Fontane dell’Eur con oltre mille birre in degustazione e cento birrifici provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Grazie a due banconi da 50 metri e 500 spine ciascuno, il festival si conferma un punto di riferimento assoluto per appassionati, curiosi e professionisti del settore. Pale Ale, Pils, Porter, Stout, Sour, Belgian Ale e interpretazioni sperimentali: ogni stile trova il suo spazio in una selezione curata da Manuele Colonna, tra i massimi esperti italiani di birra artigianale, in collaborazione con Publigiovane Eventi.

L’Italia sarà protagonista con circa 80 birrifici artigianali, capaci di raccontare le diversità geografiche e culturali nostrane: dai piccoli produttori del Sud alle realtà consolidate del Nord, dai birrifici urbani a quelli immersi nella natura, ognuno con una storia, un’identità e una filosofia di produzione. A questi si affiancheranno birrifici internazionali, portando a Roma le eccellenze brassicole di Paesi simbolo come Germania, Belgio e Regno Unito.

Indirizzo: via Ciro il Grande 16

La Hora Dorada a Terrazza Flores

L’eleganza del gin artigianale incontra la raffinatezza dei mixer premium: nasce così La Hora Dorada, l’evento firmato Fever-Tree in collaborazione con Silent Pool, che animerà la Terrazza Flores il 9 e il 23 ottobre.

Il progetto celebra l’arte della mixology trasformando una delle terrazze più affascinanti della Capitale in un vero e proprio palcoscenico del gusto. In scena, una drink list esclusiva che unisce l’eccellenza dei mixer Fever-Tree alle note aromatiche e floreali del celebre gin inglese Silent Pool, noto per le sue botaniche pregiate e la lavorazione artigianale. Protagonisti assoluti della serata saranno cocktail originali e rivisitazioni dei grandi classici, capaci di esaltare al massimo le qualità degli ingredienti, in perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione. Ad accompagnare la proposta beverage, una selezione food pensata ad hoc, che abbina con creatività ogni drink, completando l’esperienza sensoriale.

009 Hotel Pro Forma, Blixa Bargeld, IKI – Flammenwerfer Foto Emma Larsson

Romaeuropa Festival

Fino al 16 novembre, Roma si trasforma in un palcoscenico internazionale grazie alla 40ª edizione del Romaeuropa Festival, diretto da Fabrizio Grifasi. La kermesse è oggi una delle realtà più consolidate e visionarie del panorama artistico europeo con una programmazione che attraversa musica, danza, teatro e arti digitali.

Con oltre 110 spettacoli, 250 repliche e la partecipazione di più di 700 artisti da tutto il mondo, il Romaeuropa 2025 si conferma come uno degli appuntamenti culturali più attesi dell’anno.

Tra i protagonisti di questa edizione, prestigiose compagnie europee come il Ballet Nacional de España, la Dresden Frankfurt Dance Company e il Ballet National de Marseille, insieme a icone internazionali della musica come Laurie Anderson, Kruder & Dorfmeister, Kae Tempest, Ryoji Ikeda e Stefano Bollani in scena con Alessandro Baricco. Non mancano eventi speciali, come i cine-concerti dedicati a Whiplash di Damien Chazelle e La Haine di Mathieu Kassovitz, quest’ultimo musicato live dagli Asian Dub Foundation.

In ambito performativo, il festival ospita grandi nomi della scena internazionale come William Forsythe, Anne Teresa De Keersmaeker con Rabih Mroué, Akram Khan con Manal AlDowayan, Milo Rau, Ioannis Mandafounis, Marcos Morau, (LA)HORDE, Miet Warlop, Qudus Onikeku, Christos Papadopoulos, Israel Galván con Mohamed El Khatib, oltre a compagnie provenienti da Taiwan, Canada, Brasile e molti altri Paesi.

Ampio spazio anche alla creatività italiana con artisti e collettivi come Fanny & Alexander, Motus, Muta Imago, Panzetti/Ticconi, Gabriele Paolocà con Claudia Marsicano, Fabiana Iacozzilli e Federica Rosellini. Una menzione speciale va al progetto ULTRA REF, che al Mattatoio di Testaccio punta i riflettori su nuovi formati, sperimentazione e talenti emergenti.

Tutto il programma del Romaeuropa Festival 2025 sul sito dedicato.

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Brunch della Domenica a Palazzo Ripetta

Dopo la pausa estiva, il Brunch della Domenica riapre le porte nella raffinata cornice di Palazzo Ripetta, hotel cinque stelle nel cuore di Roma. Ogni domenica diventerà l’occasione per un vero e proprio viaggio culinario tra le cucine del Mediterraneo e oltre, spaziando dai colori dell’America Latina alle specialità europee, fino ai piatti che raccontano l’Italia da Nord a Sud – e con tanto di musica dal vivo.

Dopo l’inaugurazione con l’October Brunch, omaggio alla tradizione tedesca, questo appuntamento gastronomico proseguirà il 12 ottobre in Spagna con tapas, paella valenciana e polpo alla gallega; il 19 ottobre con la Francia, tra soufflé salati, ratatouille e coq au vin; il 26 ottobre si approda in Inghilterra con il classico sunday roast e le immancabili meat pies.

A novembre, la rotta si sposta oltreoceano: si parte il 2 novembre con il Dia de Los Muertos Brunch, che celebra la cucina messicana con tacos, burritos e quesadillas, per poi immergersi nei grandi classici americani delle domeniche successive, con protagonista il tradizionale tacchino del Ringraziamento.

A dicembre, il brunch si intreccia con le celebrazioni natalizie, offrendo appuntamenti speciali per Natale, Santo Stefano e la Befana.

Sunday Brunch del Rome Cavalieri

Il 12 e il 19 ottobre torna il Sunday Brunch del Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, cinque stelle nella quiete di Monte Mario.

Quest’anno, il brunch si arricchisce di una novità esclusiva: la collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier, che ogni domenica propone una selezione di etichette e referenze vinicole pensate per esaltare i sapori della cucina. Un sommelier sarà presente per accompagnare gli ospiti in un viaggio enologico tra cantine, territori e abbinamenti.

Protagonisti della proposta gastronomica sono i live cooking corner, cuore pulsante del brunch, dove l’executive chef Nicholas Cuomo reinterpreta con tecnica e creatività i grandi classici della cucina italiana, affiancandoli a specialità regionali e proposte internazionali, sempre valorizzando ingredienti stagionali e materie prime d’eccellenza.

A chiudere l’esperienza, il dessert buffet firmato dall’executive pastry Chef Dario Nuti.

Il brunch mantiene attivo anche il Kids Club del Rome Cavalieri, uno spazio ludico con laboratori, giochi ed esperienze creative per intrattenere i piccoli ospiti mentre i genitori si godono la domenica in relax.

L’appuntamento proseguirà anche a novembre.

Indirizzo: via Alberto Cadlolo 101

DAO BISTROT JONIO- TAVOLA

Dao Bistrot Jonio

Dal 7 al 12 ottobre, il nuovo Dao Bistrot Jonio - aperto a luglio negli spazi dello storico DAO Restaurant - renderà omaggio a una delle festività più sentite della tradizione cinese, la Festa di Metà Autunno con un menu degustazione esclusivo ispirato alla luna piena e ai sapori autentici della cucina asiatica (30 euro a persona, bevande escluse).

Curato dallo Chef Yang Zhen Chun, originario di Xiamen (provincia del Fujian), il menu speciale porta in tavola una selezione di piatti tradizionali capaci di raccontare la ricchezza e la varietà della cucina cinese come gli Xian Shui Jiao, ravioli fritti di farina di riso ripieni di maiale, funghi, erba cipollina e rapa cinese o il Manzo Xiang Wei, manzo saltato con peperoncini fermentati del Sichuan e prezzemolo cinese.

Il gran finale è affidato agli iconici Yue Bing, i dolcetti della luna in diverse varianti: sesamo, tè verde, vaniglia e cioccolato, simbolo di buon auspicio e condivisione.

Indirizzo: Viale Jonio, 328/330

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Chaos Lab

Dopo il successo di Milano, Chaos Lab sbarca per la prima volta a Roma: l’appuntamento è dal 17 ottobre presso l’ex Ospedale delle Donne. L’installazione interattiva, ideata da Fever — piattaforma internazionale che organizza eventi dal vivo — propone un percorso immersivo pensato per avvicinare grandi e piccoli al mondo della scienza in modo coinvolgente e creativo. A guidare i visitatori tra ambienti colorati, laboratori tematici e spazi dedicati alla matematica sarà il Dr. Splat, personaggio iconico dell’esperienza. Un’ora e mezza tra gioco, apprendimento e scoperta.

Indirizzo: p.za di S. Giovanni in Laterano 74

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Kizuna 2025 a Officine Farneto

Dal 24 al 26 ottobre, le Officine Farneto ospiteranno la seconda edizione del festival dedicato alla cultura gastronomica giapponese: Kizuna, in programma dal 24 al 26 ottobre. Lo spazio espositivo per l’occasione si trasformerà in un vero e proprio villaggio nipponico di oltre 3.000 metri quadrati a tema Tokyo anni Ottanta.

Saranno 15 gli stand gastronomici, oltre a un Sake Bar e a un temporary restaurant. Non mancheranno anche workshop gratuiti, corsi di cucina, performance artistiche, talk e showcooking.

Tra le novità, una navetta gratuita dai parcheggi di Viale Alberto Blanc (Foro Italico – Farnesina) fino all’ingresso del festival.

Orari: venerdì 24 ottobre 17.00 – 22.30; sabato 25 e domenica 26 ottobre: 10.00 – 16.00 e 17.00 – 22.30

Biglietti: intero 6 euro, ingresso gratuito per bambini fino a 8 anni e per persone con disabilità.

Indirizzo: via dei Monti della Farnesina, 77

Progetto senza titolo

Keita Miyazaki a Villa Giulia

Dal 10 ottobre al 2 novembre, il Ninfeo di Villa Giulia - appena restaurato e riaperto al pubblico - ospita la mostra personale dell’artista giapponese Keita Miyazaki intitolata The Eternal Duality – Là dove scorre l’acqua, tra storia e rinascita. L’esposizione, curata da Pier Paolo Scelsi con Ilaria Cera e la direzione artistica di Riccardo Freddo, porta l’arte contemporanea nel cuore del Museo Nazionale Etrusco (ETRU), dando vita a un inedito dialogo tra passato e presente.

Le sculture e installazioni di Miyazaki, realizzate con materiali industriali, carta e oggetti recuperati, riflettono sul rapporto tra modernità e memoria, catastrofe e rinascita. Questa rassegna segna così il debutto di un’installazione site-specific a firma di un artista contemporaneo nel ninfeo romano che, dopo 500 anni, vedrà l'acqua tornare a scorrere.

Indirizzo: piazzale di Villa Giulia 9

Alessio Boschi – Jubilee still life

Roma Jewelry Week

Nell’anno del 25° Giubileo, la Roma Jewelry Week 2025  ha voluto rendere omaggio a questo importante momento proponendo Gaudium. L’evento, ideato e organizzato da Monica Cecchini, si snoda attraverso vari appuntamenti e location: i suoi momenti clou il 16 ottobre, al Wegill e alla Galleria Incinque, e dal 24 al 26 ottobre alle Corsie Sistine. Tra i pezzi più prestigiosi alle Gallerie Sistine: la Spilla di Pomodoro, l’anello “Giubileo” di Alessio Boschi (in foto) e il Calice di Giuseppe Valadier.

L’ingresso sarà gratuito al pubblico alle Corsie Sistine il 25 e 26 ottobre (il 24 solo su invito).

Nell'ambito della manifestazione si svolgeranno, oltre alle mostre, convegni, conferenze, dibattiti, workshop, visite guidate ai laboratori (tra cui martedì 21 ottobre 2025  - ore 11:00 – 12:00  - Visita Guidata presso Domus Bulgari ), degustazioni, e molto altro.

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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica 

formato EVIDENZA
C’è una parola che torna spesso quando si parla di Ferrari: performance.
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale. 

Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica. 

Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia? 

La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica. 

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Ferrari 250 GTO di Nick Mason 
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista. 

Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario. 

Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine. 

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Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio. 
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma. 

Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.

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Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office

Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione. 

Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni. 

In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale. 

Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica. 

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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

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Trasformare i propri capi con creatività è un gesto di stile, ma anche un modo per riscoprirsi: piccoli interventi, grande personalità

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.

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Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care

Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.

Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.

Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito

I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.

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Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.

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Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.

Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse

Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.

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"PrimaFestival '26 sarà un pre-show brillante e appassionato". Parola delle conduttrici!

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Un trio tutto al femminile accenderà l'atmosfera del Festival prima della gara sul palco dell'Ariston. Le conduttrici Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moshlei si raccontano alla vigilia del loro PrimaFestival 

Lo dice già il nome: il PrimaFestival anticipa la kermesse canora sanremese (in programma dal 24 al 28 febbraio), raccontandone le chicche in arrivo dal backstage e l’atmosfera pre-festivaliera. 

In diretta ogni sera, a partire da sabato 21 febbraio, subito dopo il Tg1 delle 20.00, dalla glass box posizionata subito fuori dal Teatro Ariston, le tre conduttrici Ema StokholmaCarolina Rey e Manola Moshlei accompagneranno il pubblico verso l’inizio di Sanremo, mescolando informazione e intrattenimento con un tono pop, brillante, contemporaneo.

“Saranno le mie Charlie’s Angels”, aveva dichiarato Carlo Conti durante la conferenza stampa di presentazione. Una frase ironica, sì, che lasciava già intuire le ragioni dietro alla scelta di questo trio tutto al femminile: dare al PrimaFestival un carattere preciso, fatto di complicità, gioco di squadra, presenza scenica e conoscenza meticolosa del panorama musicale.

Chi sono le conduttrici del PrimaFestival 2026

Sono tre professioniste non solo della tv, ma anche della musica e in particolare del Festival. Hanno fatto parte della commissione musicale di Sanremo Giovani e non solo, sono anche molto conosciute dai radioascoltatori visto che ciascuna di loro lavora in radio come speaker: Ema a Radio 2, Carolina a RtL e Manola a 105.

Sono tre volti diversi, tre modi di stare davanti alla camera che non si sovrappongono ma si completano. Insieme hanno un obiettivo: condurre il PrimaFestival con un ritmo dinamico, un tono leggero ma autorevole, tra ironia e rispetto della macchina sanremese. 

grazia.it si sono raccontate e hanno svelato (poco, pochissimo) di quello che vedremo durante la settimana “santa” di Sanremo.

Ema Stokholma conduttrice PrimaFestival

Ema Stokholma (nome d'arte di Morwenn Moguerou) è una voce che il pubblico associa a spontaneità e cultura pop. Con la stessa naturalezza ha risposto alla chiamata di Carlo Conti: «Stavo facendo sarà Sanremo quando ho ricevuto la sua telefonata; rispondo e lui mi chiede: “Ema ti disturbo?”, io: “Sì”, senza pensarci, perché in effetti stavo lavorando, così lui ha attaccato il telefono. Non era proprio nei miei pensieri che mi proponesse di fare il PrimaFestival, lo avevo già fatto in passato e la regola non detta è che “il PrimaFestival si fa una volta sola”. Subito dopo mi sono detta “No, cosa hai fatto ?!”. Quindi l’ho richiamato e Carlo mi ha fatto la proposta… ovviamente non gli ho detto che lo avevo già fatto, avevo paura che ci ripensasse».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Le canzoni, alcune rimangono per anni e diventano parte del nostro quotidiano. Ce ne sono tante che sono diventate la colonna sonora della mia vita».

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Sanremo è un evento musicale incredibile, non esiste una cosa del genere in altri paesi. È una macchina gigantesca che ferma l’Italia per una settimana intera e questo è molto eccitante. Mi piace anche il lato un po' glamour del Festival, il fatto che i cantanti siano un po' come degli Dei dell'Olimpo».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non posso sbilanciarmi. Sono curiosa di ascoltare chi parteciperà per la prima volta e non vedo l’ora di vedere come gli artisti più giovani affronteranno questo palco, che mette tanta ansia e agitazione. Ovviamente faccio il tifo per tutti, perché quest'anno le canzoni mi piacciono tutte. Mi stuzzica molto la parte rap, che è il genere che sento più mio».

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Cercherò di portare il mio buon umore, ma oltre a questo aggiungerò poco di personale durante il PrimaFestival, che è un contenitore neutro, in cui per correttezza non possiamo sbilanciarci troppo. Metterò più del mio durante la diretta radiofonica con Gino Castaldo, quella è una bolla che dura delle ore».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Sono super felice. In una scala da uno a Laura Pausini: Laura Pausini».

E un po’ d’ansia, c’è?
«C'è molta ansia, come sempre la diretta mette un po' d’agitazione… però è anche la cosa bella di questo lavoro».

Manola Moshlei conduttrice PrimaFestival

Manola Moslehi è una presenza elegante e sofisticata, capace di tenere insieme televisione tradizionale e linguaggi più contemporanei. Ma nonostante questo è sempre pronta a mettersi in gioco: «Mi trovavo in auto con due dei miei più cari amici e ho ricevuto una telefonata direttamente da Carlo Conti. Siccome eravamo nel vivo di Sanremo Giovani, pensando che potesse trattarsi di quello, la mia risposta alla chiamata è stata: “Dove sto sbagliando?”. E invece lui mi ha proposto la conduzione di PrimaFestival. Ho detto subito di sì. Non me l’aspettavo, anche se ci speravo. Non dico che sia un punto di arrivo, ma è un grande giro di boa per la mia carriera». 

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Amo ascoltare le canzoni inedite. E quando l’artista sale sul palco e dà musica e voce a un brano a cui ha lavorato per dei mesi. Amo anche l’attesa che precede il Festival, una grande macchina che mi entusiasma da sempre per ciò che riesce a portare in scena». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«Ci aveva visto lungo Pippo Baudo quando ha realizzato quel mitico ritornello “Perché Sanremo è Sanremo”. Il Festival è uno degli eventi televisivi più importanti dell’anno per noi italiani, celebra la nostra musica come qualcosa che ancora ci fa sentire fieri delle nostre origini». 

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«I giovani, sicuramente. Con alcuni di loro ho già avuto a che fare per via del mio ruolo nella commissione artistica. Con Tredici Pietro, per esempio, che trovo un artista straordinario, e poi con Nayt, una penna molto interessante che potrebbe rivelarsi una grande sorpresa». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«Mi piacerebbe che in futuro non facesse più notizia il fatto che siamo tre donne alla conduzione di un programma. Sono fiduciosa che accadrà prima o poi. Detto questo, la mia sarà un’impronta al femminile, da “addetta ai lavori”. E mi piacerebbe anche dettare qualche tendenza, non sarebbe male». 

Quanto sei felice di questo incarico? 
«Non c’è un’unità di misura. Sono molto soddisfatta, credo sia la prima pacca sulla spalla che mi sia stata data in 40 anni».

E un po’ d’ansia, c’è? 
«L’ansia mi prende solo se non ho bene a fuoco quello che devo fare. Sono molto precisa, pignola e meticolosa su queste cose. Quindi, per ora, nessuna ansia». 

Carolina Rey conduttrice PrimaFestival

Carolina Rey aggiunge al trio esperienza e un tocco di mestiere, ma nonostante la lunga gavetta (dai programmi per bambini a quelli come inviata) è sempre pronta a mettersi in discussione. Come quando ha ricevuto la chiamata di Carlo Conti: «ero fuori dal portone del mio dentista, ho visto il numero e mi sono bloccata. Lì per lì ho pensato di aver fatto una battuta brutta o qualche gaffe durante una puntata di Sanremo Giovani e che lui volesse farmelo notare… Invece, non appena ho risposto mi ha detto che avrebbe voluto affidare a noi tre ragazze la conduzione del Prima Festival. Improvvisamente ho iniziato a piangere di gioia, sempre cercando di darmi un contegno al telefono con lui. È stato bello rendersi conto che in quel momento un mio sogno si stava realizzando».

Nei panni di spettatrice che cosa ti attrae di più della kermesse?
«Quando arriva⁠ il Festival è un po’ come quando la Nazionale italiana gioca ai Mondiali e arriva in finale: chiunque si sente parte della manifestazione e si diverte a commentare. Accade ogni anno ed è qualcosa di inspiegabile. È pura magia». 

Dopo 76 anni di onorata carriera, che cosa secondo te tiene viva l’attesa sul prima, durante e il dopo Sanremo?
«
Sanremo è una sorta di “festa nazionale”, un appuntamento seguito non solo dagli appassionati di musica, ma da un pubblico vasto, di tutte le età. Molte persone, per esempio, non prendono impegni nelle serate in cui va in onda, altre organizzano “cene a tema Festival” con la famiglia o con gli amici. Il Festival è così, un evento speciale e carismatico».

Tra gli artisti in gara chi ti incuriosisce di più quest’anno?
«Non vedo l’ora di ascoltare Arisa, sono felice del suo ritorno. Mi incuriosisce che la canzone in gara “Magica favola” sia stata scritta con Giuseppe Anastasi, autore di grandi capolavori come “Meraviglioso amore mio” e “La notte”. Attendo anche di vedere sul palco Lda, Aka7 e Sal Da Vinci, visto che ho un debole per la napoletanità». 

Siete tre donne che di musica ne masticate, in linea con l'impronta che Carlo Conti vuole dare a questo Sanremo. Quale “altro” personale contributo porterai al PrimaFestival?
«In effetti siamo tre donne con caratteri molto forti e diversi tra loro, tre personalità e colori diversi che si fonderanno insieme e questo è molto stimolante. Personalmente, vorrei portare una ventata di ironia, mi piace l’idea di poter rendere tutto un po’ più frizzante e divertente… speriamo di riuscirci!».

Quanto sei felice di questo incarico? 
«
Sono al settimo cielo! Penso che la vita sia composta anche da attimi di felicità e questo per me è sicuramente uno di quelli più intensi e appaganti».

E un po’ d’ansia, c’è?
«Un po’?! Parecchia! Ma ogni esperienza importante comporta un senso di responsabilità e quindi anche una buona dose d’ansia, a cui si aggiunge la voglia di fare bene e di non deludere le aspettative del pubblico e di chi ha creduto in me».

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Attenzione: questi errori potrebbero sabotare la vostra idratazione

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Bere acqua è solo il primo passo: ecco quali errori di idratazione potrebbero impedirvi di ottenere benefici concreti ogni giorno

Mantenere una corretta idratazione è uno dei consigli più ripetuti quando si parla di benessere. Acqua è infatti sinonimo di più energia, pelle più luminosa, digestione più regolare, concentrazione più stabile e non solo.

L’idratazione è davvero alla base di quasi ogni funzione del nostro organismo, dal metabolismo alla termoregolazione, fino alla chiarezza mentale. Eppure, può capitare di aumentare i bicchieri d’acqua quotidiani senza notare quei benefici promessi.

Il motivo? Non basta bere “un po’ di più” o ricordarsi dell’acqua solo a metà giornata. Una corretta idratazione è fatta di costanza, qualità delle scelte e attenzione ai segnali del corpo.

Ci sono abitudini che sembrano innocue (o peggio, addirittura virtuose) ma che in realtà sabotano i nostri sforzi. Se bevete acqua ma non vedete i risultati, probabilmente state commettendo uno di questi errori.

**6 trucchi per bere 2 litri di acqua al giorno senza nemmeno accorgersene**

**A che ora bere acqua per ottenere maggiori benefici? La risposta vi sorprenderà**

10 errori di idratazione che vi lasciano assetate

(Continua sotto la foto) 

perché ho sempre fame bere

1. Pensate che otto bicchieri al giorno siano la regola universale

L’idea degli otto bicchieri al giorno è rassicurante perché semplice, ma non è una formula valida per tutti. Il fabbisogno di liquidi varia in base a età, peso, attività fisica, clima e stato di salute. Alcune persone hanno bisogno di più acqua, altre leggermente meno. Più che fissarsi su un numero, è utile osservare i segnali del corpo: un’urina troppo scura, stanchezza o difficoltà di concentrazione possono indicare che l’idratazione non è sufficiente.

2. Bevete solo quando avete sete

La sete non è il primo segnale, ma l’ultimo campanello d’allarme. Quando avvertiamo la sensazione di sete, il corpo è già in una fase iniziale di disidratazione. Aspettare quel momento significa inseguire un deficit. L’idratazione dovrebbe essere costante e distribuita nell’arco della giornata, non una risposta d’emergenza.

3. Recuperate tutto in una volta

Se durante la giornata bevete poco e poi, a fine pomeriggio, cercate di compensare con grandi quantità d’acqua, non state davvero aiutando il corpo. Bere troppo in poco tempo può causare gonfiore e non garantisce un assorbimento efficace. Inoltre, concentrare i liquidi nelle ore serali può disturbare il sonno. L’idratazione funziona meglio quando è regolare e graduale.

4. Non monitorate quanto bevete effettivamente

Tra lavoro, impegni e distrazioni, è facile accorgersi a fine giornata di aver bevuto pochissimo. Tenere una borraccia visibile sulla scrivania o impostare piccoli promemoria può aiutare a rendere l’idratazione più consapevole. Spesso il problema non è la mancanza di volontà, ma la semplice dimenticanza.

5. Ignorate i cibi ricchi d’acqua

L’idratazione non passa solo dal bicchiere. Frutta e verdura ad alto contenuto di acqua (come cetrioli, anguria, fragole o zucchine) contribuiscono in modo significativo al bilancio quotidiano dei liquidi. Anche zuppe, frullati e smoothie sono alleati preziosi. Una dieta varia e ricca di vegetali può coprire una parte importante del fabbisogno giornaliero.

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6. Esagerate con gli elettroliti

Le bevande con elettroliti sono utili in situazioni specifiche, come sport intensi o esposizione prolungata al caldo. Ma per la maggior parte delle persone, una dieta equilibrata fornisce già sodio, potassio e magnesio a sufficienza. Consumare quotidianamente bevande sportive può aggiungere zuccheri inutili senza reali benefici per l’idratazione.

7. Vi affidate troppo a bevande zuccherate

Bibite, succhi industriali e caffè aromatizzati possono sembrare dissetanti, ma non sostituiscono l’acqua. Lo zucchero in esse presente può persino ostacolare una corretta idratazione e contribuire a cali energetici improvvisi. Se l’obiettivo è sentirsi più lucide e leggere, l’acqua resta la scelta più efficace.

8. Esagerate con la caffeina o le bibite gassate

Le bevande gassate danno una sensazione di pienezza che può far credere di aver bevuto abbastanza, mentre la caffeina può aumentare la perdita di liquidi. Non bisogna per forza eliminarle del tutto, ma limitarle e non considerarle la principale fonte di idratazione quotidiana.

9. Non adattate l’apporto di liquidi alle circostanze

Il fabbisogno di liquidi cambia. Con il caldo, durante una malattia o in caso di attività fisica intensa, il corpo perde più acqua e ha bisogno di reintegrare. Anche l'uso di alcuni farmaci o il consumo di alcol possono aumentare il rischio di disidratazione. L’idratazione non è statica: va modulata in base al momento.

10. Pensate che più acqua significhi sempre più benessere

Se bere troppo poco è un problema, anche l’eccesso può esserlo. Assumere grandi quantità di acqua in tempi molto brevi può alterare l’equilibrio dei sali minerali nel sangue. Un segnale di eccessiva idratazione può essere un’urina completamente trasparente per periodi prolungati. Come spesso accade, la parola chiave è equilibrio.