6 trucchi per combattere la fame nervosa (e smettere di abbuffarsi)

Quando non è reale necessità di mangiare, ma una risposta a tristezza, nervosismo, mancanza di autostima e rabbia si parla di fame nervosa: ecco come curarla
Se dopo una discussione con il capo trovate conforto nelle macchinette, assaliti dalla noia vi rifugiate nella dispensa di casa o quando siete tristi vi concedete spuntini troppo frequenti e abbondanti, che spaziano dal dolce al salato senza distinzione alcuna, soffrite di quella che viene definita fame nervosa.
In questi casi ci si serve del cibo per mettere a tacere le emozioni e cercare una consolazione ai propri stati d'animo cupi: la fame nervosa, che porta a mangiare in maniera compulsiva, insorge non per rispondere a un'esigenza fisiologica ma per assecondare impulsi cerebrali involontari.
Tradotto: non ci si abbuffa perché lo stomaco brontola e c'è la necessità reale di introdurre cibo nell'organismo ma perché si avverte il bisogno di placare tristezza, rabbia, nervosismo, stress, delusione e disagio con qualcosa che dia un immediato senso di piacere e appagamento.
E snack, merendine, patatine nel sacchetto, pane e marmellata, biscotti e caramelle potrebbero sembrare l’anestetico migliore, a portata di mano e apparentemente poco innocuo.
Attenzione, però: continuare ad assecondare questo istinto famelico non solo non aiuta a colmare il senso di vuoto che attanaglia e a risolvere i crucci interiori ma ha anche ripercussioni importanti sulla salute fisica: il peso aumenta, i livelli di colesterolo e di glucosio nel sangue si alzano a dismisura (con il rischio di incappare in problemi cardiovascolari e diabete) e il sale mina il benessere delle arterie.
Un circolo vizioso, insomma, dal quale bisogna fuggire. In che modo? Con tanta forza d volontà e un vademecum da seguire (perché uscirne si può).
Ecco sei trucchi da mettere in atto per curare la fame nervosa.
(Continua sotto la foto)
Tenete a portata di mano frutta secca e yogurt
Quando la fame nervosa inizia a farsi sentire, distogliere l’attenzione dal cibo non è affatto facile.
Inizialmente si può assecondare questo impulso, cercando quantomeno di mangiare qualcosa di più sano: via libera a frutta secca, semi di girasole, semi di zucca, kiwi, arance, papaia, mandarini, carote, zenzero e yogurt, che contengono poche calorie e hanno un elevato potere saziante.
Quando fate la spesa, mettete un freno alle voglie
Per non cadere in tentazione, bisogna eliminare gli alimenti che, durante gli attacchi di fame, vengono maggiormente presi di mira: quando si va al supermercato, quindi, meglio non infilare nel carrello dolciumi, caramelle zuccherate e merendine, che favoriscono i picchi di glicemia aumentando la voglia di ingurgitare sempre più dolci, e snack salati, patatine e salatini, che introducono nell’organismo enormi quantità di sale.
Non averli in casa nel momento dell'attacco di fame nervosa vi sarà di grande aiuto.
Fate una lista o cercate un complice
Se proprio non se ne può fare a meno, soprattutto se si è soliti organizzare cene e aperitivi home-made con gli amici, si può stilare una breve lista di golosità indispensabili, in modo che non vi siano scorte interminabili disponili per giorni e giorni.
Se anche questo metodo non funziona, si può chiedere la collaborazione di fidanzati, mariti, coinquilini: dopo aver fatto la spesa, potrebbero essere loro a sistemare il cibo appena acquistato nelle dispense e nei mobiletti della cucina, in modo da nascondere tutto ciò che può risultare pericoloso per umore e linea.
Così facendo, durante gli attacchi improvvisi di fame si farebbe più fatica a trovare qualcosa da mettere sotto a denti.
Ingannate la mente
Quando l’attacco di fame sta prendendo il sopravvento si può passare al contrattacco, cercando di distrarre la mente, coinvolgendola in altre azioni.
Ad esempio, si può svolgere questo esercizio: in un momento di tranquillità, bisogna prendere un foglio di carta e disegnare cinque colonne.
All’interno di ciascuna di esse scrivere un tema che abbia a che fare con il nervosismo o lo stress (es. “Persone che chiamerei nel caso fossi particolarmente triste”, “Luoghi in cui vorrei andare per rilassarmi”, “Attività che vorrei fare per risollevare il mio morale” e così via).
Le colonne vanno solo intitolate e lasciate in bianco e il foglio deve essere ben visibile (appiccicato al frigorifero o appoggiato su una mensola).
Quando tristezza e rabbia ci spingono a mangiare più del dovuto, si deve compilare uno di questi spazi, sforzandosi di ragionare sulle scelte compiute.
Poi magari si cerca di mettere in pratica una di quelle azioni (ad esempio chiamare una persona della lista o svolgere un'attività segnalata come particolarmente rilassante).
Questo giochino inganna il cervello e l’ingordigia viene placata.
Tenete un diario delle abbuffate
Tenere un diario con il resoconto delle abbuffate può essere utile per comprendere, a mente fredda, quali stati d’animo inducono la fame nervosa, su quali cibi ci si butta e in quali momenti della giornata.
È necessario annotare ogni alimento mangiato durante il giorno, ricordandosi di specificare l’ora e l’emozione provata.
Questo esercizio può servire per ragionare lucidamente sulle azioni incontrollate.
Respirate con il diaframma
Ansia e stress sono nemici difficili da debellare ma con le strategie giuste si possono contenere.
La respirazione è una di queste e se praticata nel modo giusto può essere di grande aiuto.
Chi è teso, agitato o nervoso respira con la parte alta del torace e con pochissima profondità, mentre per introdurre più ossigeno nei polmoni, che rilascia subito un senso di benessere, bisogna imparare a respirare col diaframma.
Se si è sul punto di trangugiare anche le gambe del tavolo, è necessario procedere.
Ecco come si fa: si inspira dal naso, cercando di gonfiare la pancia, e quando si raggiunge la massima inspirazione si trattiene il respiro per una manciata di secondi.
Poi si deve espirare molto lentamente, facendo fuoriuscire l’aria dalla bocca.
Questo esercizio va ripetuto per 10 minuti circa, a occhi chiusi.
© Riproduzione riservata
«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
(Continua dopo la foto)
Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
© Riproduzione riservata
Mangiare sano spendendo poco: cosa mettere nel carrello della spesa per sostenere la salute quando i prezzi salgono

Fare la spesa oggi richiede attenzione, calcolo e una buona dose di strategia. I prezzi degli alimenti continuano a salire e ciò che fino a poco tempo fa era considerato “di base” rischia di diventare un piccolo lusso quotidiano.
Eppure, mangiare bene non significa necessariamente spendere un patrimonio. Al contrario: alcuni degli alimenti più interessanti per il benessere del nostro organaismo sono anche tra i più economici, soprattutto se si guarda con meno pregiudizi a prodotti in scatola o surgelati.
L’idea è semplice: puntare su cibi nutrienti, versatili e facilmente reperibili, capaci di offrire benefici reali senza gravare sul budget. Ecco, allora, quali alimenti comprare per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio.
**Gli gli alimenti da inserire nella dieta quotidiana per sostenere la salute in modo naturale**
Mangiare sano sano spendendo poco: 8 alimenti da mettere nel carrello della spesa
(Continua sotto la foto)
Sardine in scatola
Spesso sottovalutate, le sardine in scatola sono uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. Ricche di omega-3, aiutano a sostenere la funzione cerebrale e a proteggere il sistema cardiovascolare. Sono anche una fonte preziosa di vitamina D, calcio e proteine.
Ottime sul pane tostato, si prestano anche a essere utilizzate in primi piatti, insalate o come alternativa al pesce fresco in ricette più elaborate, con il vantaggio di una lunga conservazione e di un costo contenuto.
Fagioli neri in scatola
Inserire più legumi nella dieta è una delle scelte più semplici e intelligenti per il benessere del cuore. I fagioli neri, in particolare, sono ricchi di fibre, che contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare e a migliorare la salute intestinale.
In cucina sono estremamente versatili: perfetti per chili vegetariani, zuppe, bowl o insalate tiepide, permettono di costruire piatti completi, sazianti e nutrienti con pochi ingredienti.
Spinaci
Gli spinaci freschi sono super nutrienti e super veloci da preparare. Ricchi di potassio, contribuiscono al controllo della pressione sanguigna e al buon funzionamento muscolare.
Possono essere utilizzati in vellutate, curry, torte salate o semplicemente ripassati in padella come contorno.
Frutti di bosco surgelati
I frutti di bosco freschi sono tra gli alimenti più costosi al supermercato, ma la versione surgelata rappresenta un’ottima alternativa per mangiare sano spendendo poco. Congelati subito dopo la raccolta, mantengono un alto contenuto di antiossidanti, utili per contrastare il declino cognitivo legato all’età.
Perfetti per colazioni, smoothie, porridge o salse da abbinare a piatti dolci e salati, permettono di beneficiare delle loro proprietà tutto l’anno, a un prezzo più accessibile.
Pomodori in scatola
Oltre a essere economici, i pomodori in scatola hanno un vantaggio nutrizionale spesso ignorato: contengono più licopene rispetto a quelli freschi. Questo potente antiossidante è associato a una riduzione del rischio di ictus e contribuisce alla protezione del cuore.
Sono la base ideale per sughi, stufati e piatti a base di legumi, rendendo semplice preparare pasti sani anche nei giorni più frenetici.
Gamberi surgelati
In un periodo in cui il pesce fresco ha costi elevati, i gamberi surgelati rappresentano una soluzione interessante. Forniscono omega-3 e astaxantina, un antiossidante associato alla protezione delle arterie e al miglioramento del profilo lipidico.
Sono rapidi da cucinare e si prestano a piatti unici, riso speziato, pasta o insalate proteiche.
Prugne secche
Cadute un po’ in disuso, le prugne secche meritano una riscoperta. Sono un ottimo alimento da comprare per mangiare sano spendendo poco perché ricche di fibre e potassio, nutrienti che aiutano a regolare il transito intestinale e a sostenere la salute cardiovascolare.
Possono essere utilizzate per dolcificare naturalmente porridge e dessert, oppure inserite in ricette da forno semplici e nutrienti.
Avena
L’avena è uno degli alimenti più economici e versatili che si possano tenere in dispensa. Ricca di beta-glucano, una fibra solubile che contribuisce alla riduzione del colesterolo, è un’alleata preziosa per il cuore.
Perfetta per colazioni, pancake, merende dolci e anche preparazioni salate; si adatta facilmente alle abitudini quotidiane.
© Riproduzione riservata
Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?
Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.
Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.
**5 superfood che fanno super-bene alla salute**
Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo
Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.
Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.
Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.
**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**
(Continua sotto la foto)
Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello
Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.
Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.
Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni
Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.
Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.
Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione
La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.
Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.
Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto
Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.
Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.
Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia
Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.
È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.
Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario
Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.
Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.
© Riproduzione riservata
In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.
Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.
In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP
(Continua sotto la foto)
Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate.
Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.
Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.
E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.
Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella.
Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.
Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.
Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.
Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).
E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!
Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo.
Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95
© Riproduzione riservata