Cosa sapere sulla dieta Chenot, che fa dimagrire e risolleva la psiche

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La dieta Chenot è tornata alla ribalta e promette di far perdere fino a 5 chili a settimana e di portare benefici alla psiche: ecco come funziona

Si chiama dieta Chenot e deve il suo nome al padre putativo: Henri Chenot.

Dietologo alternativo rispetto a quelli normalmente intesi, Chenot mescola principi di medicina cinese, psicologia bioenergetica e naturopatia per stilare regimi alimentari benefici sia per il corpo sia per la psiche.

La dieta che ha battezzato è nata negli anni Ottanta ma adesso sta vivendo una seconda primavera, impazzando nei wellness hotel e nelle spa con l'allettante promessa di fare perdere fino a 5 chili in una settimana.

Ecco come funziona e cosa saperne.

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Che cos’è la Dieta Chenot

La dieta Chenot è una dieta personalizzata, a seconda del tipo di persona e del corredo genetico, tuttavia la base da cui parte è fissa: elimina del tutto i preparati a base di farina bianca e i prodotti contenenti zuccheri raffinati.

Per intenderci, parlando di cereali sono ammessi solamente gli integrali, in quanto salutari e benefici per la motilità dell’intestino.

Questa dieta non è solo orientata al raggiungimento di una silhouette migliore ma, secondo il suo inventore, servirebbe anche a gestire l’energia.

La dieta viene formulata pure sulla personalità: le persone allegre partono da una base alcalino ossidante, quelle più tendenti alla rabbia da una acido ossidante, gli eterni stanchi da una alcalino riduttrice e gli irrequieti da una acido riduttrice.

Ciascuna di queste basi porterebbe a problematiche diverse, rispettivamente problemi circolatori cardiaci, problemi epatici, ritenzione idrica, problemi arteriosi e calcoli. Una correzione dell’alimentazione riuscirebbe, secondo Chenot, a riequilibrare la base e quindi a migliorare le condizioni di salute.

Vengono prese in esame anche 9 zone del viso che sarebbero in grado di indicare gli organi più deboli da andare a ripristinare.

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Si ingrassa a causa dell'accumulo di tossine

La disciplina su cui si basa la dieta Chenot e di cui fanno parte tutte le teorie del medico catalano-francese è stata battezzata da lui stesso come “biontologia”, letteralmente scienza dello studio della vita.

In questa materia rientrano tutti gli studi, gli esperimenti e le teorie basate sull'osservazione dei cambiamenti che l’organismo umano subisce con il trascorrere del tempo.

Perfino l’aumento di peso ha una giustificazione biontologica, secondo Chenot: sarebbe imputabile a uno squilibrio tra mente e corpo dovuto all’accumulo di tossine nell’organismo.

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La prima fase della dieta Chenot

La primissima fase della dieta Chenot è quella della depurazione profonda.

Consiste in un periodo di circa 3 giorni di detox totale basato su un regime restrittivo in cui sono concessi solamente centrifugati di frutta e verdura.

Come cereali, solo il riso è ammesso in questo primo step dietetico, in quantità minime e cotto al vapore.

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La seconda fase della dieta Chenot

La seconda fase coincide invece con la dieta vera e propria, da seguire per un minimo di 21 giorni fino a un massimo di 30.

Benché a ciascuna tipologia di persona vada applicata una dieta personalizzata, di base si parte sempre da un regime che mette in tavola tantissimi cereali integrali, pesce (in particolare pesce di acqua dolce, come il salmone), alimenti magri, frutta e verdura a volontà.

Inoltre ci sono alcune regole fisse che sono il fulcro del pensiero alimentare firmato Chenot: la frutta va mangiata prima del pasto; non bisogna bere mentre si mangia ma solamente fuori pasto; l’acqua va bevuta dopo averla bollita e sarebbe opportuno aggiungere qualche goccia di limone prima di consumarla; mangiare un piatto unico che sia a base di glucidi oppure di proteine; bere molti centrifugati di verdura e frutta fresca.

Evitare cibi e bevande troppo caldi o troppo freddi, preferendo sempre la neutralità del tiepido.

Non abusare di sale e preferire quello marino è un altro dei precetti, così come non mangiare fuori pasto.

Importantissimo è anche utilizzare integratori come il germe di grano e il lievito di birra.

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Cibi proibiti dalla Chenot

I cibi proibiti sono fondamentalmente i seguenti: grassi animali, selvaggina, carne di maiale, formaggi stagionati, latte e latticini grassi, tè, caffè, alcolici, tutto ciò che contiene zucchero raffinato e i preparati a base di farina bianca.

Dal riso bianco al pane bianco, tutto ciò che non è integrale a livello di cereali va bandito dalla tavola.

Il motivo risiede nel fatto che un eccessivo consumo di glucidi, soprattutto quelli a rapido assorbimento come lo zucchero raffinato e farina bianca appunto, spingerebbe il pancreas a liberare perecchia insulina per metabolizzarli.

Quelli in eccesso, non utilizzati come energia, vengono così trasformati in grasso adiposo, andando ad alimentare il girovita e le cosce.

Inoltre consumando cibi contenenti zuccheri raffinati e farina bianca scatterebbe un circolo vizioso per cui il cervello sente la carenza di glucidi (entrando in ipoglicemia) e ne richiede continuamente anche se questi non mancano affatto nell’organismo, anzi sono concentrati nelle cellule perché se ne è fatto largo consumo.

In poche parole, più zuccheri si mangiano più se ne vogliono.

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Digiuno una volta all’anno

Sia che stiate seguendo la dieta Chenot sia che vogliate semplicemente garantire al vostro organismo un po’ di detox benefico, Henri Chenot consiglia caldamente di disintossicarsi da scorie e tossine praticando il digiuno per quattro giorni all’anno.

Quattro giorni non di seguito ma distanziati l’uno dall’altro in modo tale da non provocare carenze nutrizionali e scompensi importanti.

Solo 24 ore a base di centrifugati di frutta e verdura riusciranno, secondo Chenot, a depurare nel profondo il corpo, rigenerandolo e rinforzando così pure le barriere immunitarie.

Oltre al corpo, anche mente e spirito ne trarranno beneficio.

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I benefici della Dieta Chenot

La dieta Chenot ha tanti estimatori innanzitutto perché i suoi risultati sono visibili in maniera notevole e in pochissimo tempo.

Da due a cinque chili in una settimana, dicono, ma dipende dal peso di partenza e dalle abitudini alimentari di chi la inizia.

Inoltre, seguendo le teorie della biontologia, si dovrebbe raggiungere anche un equilibrio psico-fisico utile a eliminare non solo il sovrappeso ma pure lo stress e la spossatezza (spesso correlate al grasso in eccesso).

E le regole base per cui vanno eliminati tassativamente gli alcolici e gli spuntini fuori pasto sono una manna per chi vuole ritrovare peso forma e benessere generale, così come lo è la ricchissima colazione, il pasto che Chenot considera il più importante e che deve pertanto essere pantagruelica e sana, a base di frutta e cereali.

Interessante è poi il messaggio secondo il quale l’alimentazione corretta va legata a una visione generale di benessere psicofisico che coniuga psicologia, nutrizione e attività fisica.

Questa dieta risulta particolarmente benefica per chi soffre di disturbi allo stomaco, intestino, ansia, stanchezza generale e depressione.

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Le controindicazioni della Chenot

La dieta Chenot non può essere assolutamente una dieta fai da te: chi decide di seguirla deve rivolgersi ai centri e ai medici specializzati in questo regime d’alimentazione.

Questa dieta si basa su teorie distanti da quelle tradizionali della medicina occidentale, legate alla biontologia e frutto dell’influenza di filosofie orientali. 

Secondo alcuni, poi, questo tipo di alimentazione si basa su un’errata ripartizione dei macronutrienti, essendo sbilanciata a favore dei carboidrati e poverissima di proteine e lipidi.

Infine l’eliminazione totale di cibi contenenti grassi saturi è per molti eccessiva perché nessun alimento andrebbe eliminato del tutto ma semmai integrato in quantità limitate nella dieta.

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Chi è Henri Chenot

Henri Chenot è da molti considerato un guru dell’alimentazione e del benessere in generale. Non si tratta come abbiamo detto di un dietologo ma di un dietista alternativo che mescola ingredienti di psicologia, antropologia, medicina cinese, fitoterapia, talassoterapia, cromoterapia e aromaterapia.

Nel 1980 ha inaugurato il primo cosiddetto Spazio Henri Chenot – Centro Cura a Solda, in Alto Adige, seguito dall’Espace Henri Chenot Centro Cura di Merano.

Si tratta di centri di recupero del benessere psicofisico totalmente ispirati alle teorie di Chenot, messe per iscritto per la prima volta nel libro La dieta energetica (1984) e da allora continuamente aggiornate e seguite da molti fan, appartenenti all'upper class in primis.

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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

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Le barrette proteiche non sono tutte uguali. Gli esperti ci spiegano come riconoscere quelle che fanno bene da quelle che sono solo snack

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.

Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.

Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.

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Quali sono le barrette proteiche da evitare?

«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».

Vanno bene anche per chi non fa fitness?

Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».

quali barrette proteiche scegliere

Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?

«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.

Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?

«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».

migliori barrette proteiche

Qual è la differenza con le barrette energetiche?

«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».

Se le barrette proteiche sono poco digeribili

«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».

barrette proteiche se non fai sport

Si possono fare da soli?

«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»

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Mangiare sano spendendo poco: cosa mettere nel carrello della spesa per sostenere la salute quando i prezzi salgono

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Mangiare sano spendendo poco è possibile: ecco gli alimenti da prediligere per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio

Fare la spesa oggi richiede attenzione, calcolo e una buona dose di strategia. I prezzi degli alimenti continuano a salire e ciò che fino a poco tempo fa era considerato “di base” rischia di diventare un piccolo lusso quotidiano.

Eppure, mangiare bene non significa necessariamente spendere un patrimonio. Al contrario: alcuni degli alimenti più interessanti per il benessere del nostro organaismo sono anche tra i più economici, soprattutto se si guarda con meno pregiudizi a prodotti in scatola o surgelati.

L’idea è semplice: puntare su cibi nutrienti, versatili e facilmente reperibili, capaci di offrire benefici reali senza gravare sul budget. Ecco, allora, quali alimenti comprare per fare il pieno di salute senza svuotare il portafoglio.

**Gli gli alimenti da inserire nella dieta quotidiana per sostenere la salute in modo naturale**

Mangiare sano sano spendendo poco: 8 alimenti da mettere nel carrello della spesa

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Sardine in scatola

Spesso sottovalutate, le sardine in scatola sono uno degli alimenti più completi dal punto di vista nutrizionale. Ricche di omega-3, aiutano a sostenere la funzione cerebrale e a proteggere il sistema cardiovascolare. Sono anche una fonte preziosa di vitamina D, calcio e proteine.

Ottime sul pane tostato, si prestano anche a essere utilizzate in primi piatti, insalate o come alternativa al pesce fresco in ricette più elaborate, con il vantaggio di una lunga conservazione e di un costo contenuto.

Fagioli neri in scatola

Inserire più legumi nella dieta è una delle scelte più semplici e intelligenti per il benessere del cuore. I fagioli neri, in particolare, sono ricchi di fibre, che contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare e a migliorare la salute intestinale.

In cucina sono estremamente versatili: perfetti per chili vegetariani, zuppe, bowl o insalate tiepide, permettono di costruire piatti completi, sazianti e nutrienti con pochi ingredienti.

Spinaci

Gli spinaci freschi sono super nutrienti e super veloci da preparare. Ricchi di potassio, contribuiscono al controllo della pressione sanguigna e al buon funzionamento muscolare.

Possono essere utilizzati in vellutate, curry, torte salate o semplicemente ripassati in padella come contorno.

Frutti di bosco surgelati

I frutti di bosco freschi sono tra gli alimenti più costosi al supermercato, ma la versione surgelata rappresenta un’ottima alternativa per mangiare sano spendendo poco. Congelati subito dopo la raccolta, mantengono un alto contenuto di antiossidanti, utili per contrastare il declino cognitivo legato all’età.

Perfetti per colazioni, smoothie, porridge o salse da abbinare a piatti dolci e salati, permettono di beneficiare delle loro proprietà tutto l’anno, a un prezzo più accessibile.

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Pomodori in scatola

Oltre a essere economici, i pomodori in scatola hanno un vantaggio nutrizionale spesso ignorato: contengono più licopene rispetto a quelli freschi. Questo potente antiossidante è associato a una riduzione del rischio di ictus e contribuisce alla protezione del cuore.

Sono la base ideale per sughi, stufati e piatti a base di legumi, rendendo semplice preparare pasti sani anche nei giorni più frenetici.

Gamberi surgelati

In un periodo in cui il pesce fresco ha costi elevati, i gamberi surgelati rappresentano una soluzione interessante. Forniscono omega-3 e astaxantina, un antiossidante associato alla protezione delle arterie e al miglioramento del profilo lipidico.

Sono rapidi da cucinare e si prestano a piatti unici, riso speziato, pasta o insalate proteiche.

Prugne secche

Cadute un po’ in disuso, le prugne secche meritano una riscoperta. Sono un ottimo alimento da comprare per mangiare sano spendendo poco perché ricche di fibre e potassio, nutrienti che aiutano a regolare il transito intestinale e a sostenere la salute cardiovascolare.

Possono essere utilizzate per dolcificare naturalmente porridge e dessert, oppure inserite in ricette da forno semplici e nutrienti.

Avena

L’avena è uno degli alimenti più economici e versatili che si possano tenere in dispensa. Ricca di beta-glucano, una fibra solubile che contribuisce alla riduzione del colesterolo, è un’alleata preziosa per il cuore.

Perfetta per colazioni, pancake, merende dolci e anche preparazioni salate; si adatta facilmente alle abitudini quotidiane.

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Altro che integratori! Ecco gli alimenti da inserire nella dieta per sostenere la salute in modo naturale

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Dalle vitamina al magnesio: ecco i nutrienti fondamentali per la salute da assumere attraverso una dieta varia ed equilibrata

Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare alla salute con occhi diversi: meno scorciatoie, più consapevolezza. E così, accanto a una crescente offerta di integratori, cresce anche una domanda semplice ma cruciale: è davvero necessario ricorrere a capsule e polveri, o possiamo sostenere la salute partendo da ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto?

Sempre più esperti concordano su un punto: quando l’alimentazione è varia, bilanciata e ricca di nutrienti, il cibo resta la prima e più efficace forma di prevenzione.

Alcuni micronutrienti, in particolare, svolgono un ruolo chiave nel supportare il sistema immunitario, il metabolismo e il benessere generale. E la buona notizia è che si trovano in alimenti comuni, accessibili e spesso già presenti nella nostra cucina.

**5 superfood che fanno super-bene alla salute**

Il punto non è “mai integratori”, ma prima il cibo

Parlare di salute naturale non significa demonizzare gli integratori, ma rimetterli nel loro giusto contesto. In presenza di carenze diagnosticate o esigenze specifiche, possono essere utili, e comunque sempre dopo una consultazione medica.

Ma nella quotidianità, un’alimentazione ricca, colorata e varia resta lo strumento più potente che abbiamo.

Prima di cercare la soluzione in una pillola, vale la pena guardare il piatto: spesso è lì che si nasconde la risposta più semplice (e più efficace) per prenderci cura del nostro benessere psicofisico ogni giorno.

**5 trucchetti per mangiare meglio (senza che il gusto ne risenta)**

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Omega 3: grassi “buoni” per cuore e cervello

Gli omega 3 sono tra i nutrienti più citati quando si parla di benessere a lungo termine. Contribuiscono alla salute cardiovascolare, supportano la funzione cerebrale e aiutano a modulare i processi infiammatori dell’organismo.

Gli alimenti che ne sono più ricchi sono i pesci grassi – come salmone, sgombro, sardine e alici – ma anche alcune fonti vegetali, tra cui noci, semi di lino e semi di chia. Consumati regolarmente, inseriti in un’alimentazione equilibrata, possono ridurre il bisogno di integrazioni esterne, soprattutto in assenza di carenze specifiche.

Vitamina C: molto più di un alleato contro i malanni

Spesso associata solo ai mesi invernali, la vitamina C è in realtà fondamentale tutto l’anno. Supporta il sistema immunitario, favorisce l’assorbimento del ferro e contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, con effetti positivi sulla salute generale.

Agrumi, kiwi, fragole, peperoni, broccoli e verdure a foglia verde ne sono ottime fonti. Il consiglio è consumarli freschi e poco lavorati, perché la vitamina C è sensibile al calore e alla conservazione prolungata.

Vitamina D: il nutriente che unisce sole e alimentazione

La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa, dei muscoli e del sistema immunitario. Il nostro corpo la produce grazie all’esposizione solare, ma l’alimentazione può contribuire in modo significativo, soprattutto nei mesi in cui il sole scarseggia.

Si trova in alimenti come pesce grasso, uova, latte e yogurt fortificati. Inserirli regolarmente nella dieta aiuta a mantenere livelli adeguati, riducendo il ricorso automatico agli integratori, che andrebbero valutati solo in caso di reale necessità.

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Selenio: un piccolo minerale, un grande supporto

Il selenio è un oligoelemento spesso sottovalutato, ma fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide e per la protezione delle cellule dai danni ossidativi. Svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute metabolica e immunitaria.

Le noci del Brasile ne sono una delle fonti più concentrate, ma si trova anche in pesce, uova, cereali integrali e legumi. Bastano quantità moderate, inserite con regolarità, per coprire il fabbisogno quotidiano.

Magnesio: equilibrio per muscoli, nervi ed energia

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biochimiche nel nostro organismo. Aiuta a regolare la funzione muscolare e nervosa, contribuisce alla produzione di energia e sostiene l’equilibrio emotivo, con effetti positivi anche sulla salute mentale.

È presente in alimenti come verdure a foglia verde, legumi, frutta secca, semi, cereali integrali e cacao amaro. Una dieta ricca di questi cibi può aiutare a prevenire quella sensazione di stanchezza diffusa che spesso porta a cercare soluzioni rapide sotto forma di integratori.

Zinco: un alleato silenzioso del sistema immunitario

Lo zinco contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario e alla sintesi proteica. È importante per la salute della pelle, dei capelli e delle unghie, oltre che per la capacità dell’organismo di rispondere agli stress esterni.

Si trova in alimenti come semi di zucca, legumi, cereali integrali, latticini e carne. Anche in questo caso, la varietà alimentare è la chiave per garantirne un apporto adeguato.

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In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Il piatto delle Feste per eccellenza vi stupirà: ecco perché.

Non è Capodanno senza il Cotechino con le lenticchie, un abbinamento tradizionale che, se mangiato alla mezzanotte, si dice porti fortuna e prosperità per l'anno nuovo.

Ma allora perché concederselo solo durante le Feste? Il Cotechino Modena IGP è un ottimo prodotto italiano che si presta perfettamente anche a ricette gourmet, da servire non solo durante la stagione fredda, soprattutto perché meno calorico di quanto si pensi.

In cerca di ricette sfiziose per Natale (e non solo)? Idee e miti da sfatare sul Cotechino Modena IGP

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Ogni anno, arriva puntuale il momento di scegliere il menu per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno. L’usanza (ma anche l’indubitabile bontà e gusto) vuole che il Cotechino sia sempre e comunque presente a tavola e, per abitudine, siamo soliti proporlo con i classici abbinamenti lenticchie e purea di patate. 

Ma per stupire parenti e amici sappiate che ci sono ricette raffinate e innovative che combinano insieme tradizione e modernità.

Proprio il Consorzio di tutela Zampone e Cotechino Modena IGP – che oggi conta 13 aziende, tra i principali produttori dei due prodotti insigniti dell’ambito riconoscimento “Indicazione Geografica Protetta” – ha deciso di lanciare una sfida ai consueti luoghi comuni.

E così, grazie al coinvolgimento dello chef Luca Marchini del ristorante stellato L’erba del Re di Modena, sono venuti fuori piatti insoliti e originali come il Cotechino croccante accompagnato con zabaione semi salato, cipolle all’aceto balsamico di Modena ed emulsione oppure la Pasta all’uovo con un ragù di Zampone, fondo bruno e cioccolato fondente.

Ricette che fanno venire l’acquolina ancora prima di sentire il profumino che sprigionano in pentola e – ottima notizia! – contrariamente ai pregiudizi, si possono gustare senza grandi sensi di colpa. Sì perché il Cotechino ha meno calorie di quanto si pensi: un etto corrisponde a circa 250 calorie, un apporto inferiore a quello di un piatto di pasta scondita ed equivalente a quello di una mozzarella. 

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Altro mito da sfatare: il colesterolo è presente in quantità simili a quello contenuto nel pollo o nella spigola e comunque inferiori a quelle presenti in tanti alimenti che consumiamo abitualmente come le uova, frutti di mare o formaggio grana.

Questo prodotto dalla lunga storia e tradizione – una miscela di carni suine ottenute dalla muscolatura striata, grasso suino, cotenna, sale e pepe intero e/o a pezzi – rispetto al passato, ha visto ridursi il contenuto di grassi e sodio e oggi è in linea con i suggerimenti della moderna scienza nutrizionale.

Lo dicono gli esperti, e in particolare le recenti analisi dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (ex INRAN ora CREA NUT): il Cotechino non solo ha un elevato contenuto di proteine nobili e un moderato contenuto di grassi (perché persi in parte con la cottura) ma anche più grassi insaturi rispetto a quelli saturi ed è ricco di vitamine del gruppo B e di minerali, soprattutto ferro e zinco.

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Si tratta poi di un prodotto costantemente controllato proprio perché tutelato da un Consorzio, ormai attivo da oltre 20 anni, che ne garantisce la produzione nel territorio previsto dal disciplinare (Modena, Ferrara, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Cremona, Lodi, Pavia, Milano, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia, Mantova, Verona e Rovigo), secondo l’originale e tradizionale ricetta (determinati ingredienti, proporzioni e spezie) e rispettando precise caratteristiche qualitative (colore, sapore e soprattutto un contenuto minimo di proteine e massimo di grassi).

E poi, ultimo ma non per importanza, da considerare la velocità di preparazione di questo piatto. Quanto quella di un piatto di pasta, tra ebollizione e cottura: proprio così. Grazie al packaging in alluminio della versione precotta, che richiede una cottura in acqua bollente, ci vogliono solo 20 minuti. Quindi, cos’altro aspettare? Se già state sognando un bel piatto di Cotechino fumante, il conto alla rovescia è già partito e da questo momento avrete meno di un quarto d’ora per sbizzarrivi!

Se volete cimentarvi in ricette alternative con il Cotechino Modena IGP – un prodotto la cui origine risale addirittura al Cinquecento – potete consultare la sezione ricette del sito web del Consorzio con un’ampia serie di proposte che vanno dal brunch all’aperitivo. 

Pubblicazione finanziata con la Legge Regionale dell’Emilia-Romagna n. 16/95