10 cose che le donne odiano degli uomini (che loro nemmeno immaginano)

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Ci interrompono sempre, perdono le chiavi dell’auto, hanno da ridire sulle nostre amiche: ecco le 10 cose più insopportabili dei maschi (che loro non immaginano)

Non è un segreto che il maschio alfa sia un analfabeta dei segni palesi di prurito alle mani che spesso emette la femmina al suo cospetto.

Ci sono tante, tantissime cose che detestiamo dello Yin, ci si potrebbe scrivere un libro, cosa che peraltro succede di continuo perché, diciamocelo: non c’è lamentela preferita dello Yang di quella legata ai deprecabili atteggiamenti della sua dolce metà.

Una metà che a volte diventa amara, amarissima, basti pensare a quando lui riesce a perdere le chiavi della macchina per ben cinque volte nell’arco di un’ora o quando in presenza di amici cambia radicalmente. O anche quando, nel bel mezzo di un momento romantico, digita un numero sulla tastiera del cellulare e dopo qualche squillo dice: "Ciao mamma".

Ecco tutto quello che vorremmo che sua madre gli spiegasse di noi donne, consigliandogli caldamente tanti escamotage per non farci perdere le staffe, tra cui quello di non mostrarsi così mammone a 40 anni.

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01

Ci interrompono mentre stiamo parlando

Una delle abitudini più intrinsecamente radicate nell’animo maschile è quella di interrompere la donna, qualsiasi tipologia di femmina essa sia: la panettiera, la dentista, la collega, l’addetta allo sportello delle Poste, la vicina di casa.

Tutte. Tranne la mamma.

Nel campo di battaglia più crudele, ossia l’ufficio e in generale qualsiasi ambiente di lavoro, la mania di interrompere le donne è talmente riconosciuta che si è meritata un’etichetta: si chiama Manterrupting ed è appunto la mancanza di rispetto al quadrato che molti maschi adottano con tutte, anche con la collega che è quadro.

Ma, da veri vigliacchi quali sono, questo comportamento diventa abituale con chi ha un ruolo lavorativo inferiore al loro.

Altre parolacce 2.0 che si sentono volare tra le scrivanie sono il mansplaining (quando un uomo dice a una donna “No, ti spiego…”) e il bropropriating (la tendenza ad appropriarsi di un’idea o un progetto la cui paternità – anzi: maternità – è di una collega).

Cercare di sradicare manterrupting, mansplaining e bropropriating è pura fantascienza, almeno per adesso: ci auguriamo che le cose siano cambiate per le donne a venire, le nostre figlie, nipoti e anche nuore, quando il testimone della suocera sarà passato nelle nostre mani.

02

Rispondono sempre, anche quando non sanno assolutamente niente dell’argomento

Per darvi un’idea di quanto questa cosa sia un problema percepito dal mondo femminile, sappiate che esiste un nome medico per questa tendenza dell’uomo: Male Answer Syndrome.

E addirittura un acronimo: MAS.

L’esperienza ci insegna che quando scatta l’acronimo, ciao: significa che il problema è andato ben oltre la diga di contenimento.

Nel caso della suddetta sindrome che porta il maschio a rispondere sempre e comunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Pandora ha già le dimensioni di un Oceano.

E nient’affatto Pacifico. Se c’è una cosa che fa andare la mosca al naso alle signore quella è proprio la mania dell’homo di mostrarsi sapiens a tutti i costi, anche e soprattutto quando invece di quell’argomento ne saprebbe di più un macaco.

Se trovate un uomo che non soffre di MAS, tenetevelo stretto che più stretto non si può perché avete trovato l’unica mosca non fastidiosa dello zoo maschile: quella bianca.

03

Tindstagramming: stalkerare su Instagram

Una nuova branca dello stalking va sotto il nome impronunciabile di Tindstagramming.

Tuttavia, nonostante la difficoltosa pronuncia aramaica, questo fenomeno deprecabilissimo è purtroppo sulla bocca di tutte. O, perlomeno, di tante.

Si tratta della tendenza sempre più dilagante di cercare il profilo Instagram di una ragazza matchata su Tinder, il celebre Social Network per appuntamenti galanti (o presunti tali).

Dopo aver scovato la propria “vittima” sull’altro celebre Social, quello in cui pubblichiamo le nostre foto, incominciano messaggi su messaggi, spesso di semplice (ma non innocuo!) provaggio ma a volte anche pieni zeppi di minacce e parole non certo vergate da Cyrano de Bergerac. Il motivo? Essersi permesse di declinare l’invito su Tinder.

04

Perdono sempre le cose

La scienza dovrebbe studiare la dimensione cara agli uomini.

Ok, la suddetta frase potrebbe venire male interpretata dalle più maliziose.

Riproviamo: la scienza dovrebbe studiare la dimensione cara agli uomini, ossia il buco nero.

Non fraintendeteci ancora: stiamo parlando di quella misteriosa dimensione in cui le chiavi della macchina del nostro fidanzato/marito/padre finiscono almeno un paio di volte al dì.

Si tratta di una delle tante stranger things che accadono ai maschi. E forse chiavi, cellulare e tutto ciò che passa per le mani callose degli uomini finiscono davvero in un Sottosopra parallelo. Mai intersecante con la nostra dimensione, soprattutto quando abbiamo fretta perché siamo in super ritardo.

05

Fanno shopping più di noi

La vera tragedia è quando nel sopracitato Sottosopra ci finisce la carta di credito.

Panico non tanto per il timore che qualcuno possa usarla a sue spese ma piuttosto perché all’uomo viene l’ansia da “ommioddio e ora come faccio shopping?!”.

Ebbene sì: l’ommo adda comprà. E si è fatto prendere non poco la mano a furia di digitare il Pin del bancomat: da una ricerca statunitense è emerso che lo shopping declinato al maschile incomincia a battere quello femminile.

Battiamo almeno cassa, cercando di frenare l’epidemia di shopping ossessivo compulsivo che sta assumendo proporzioni pandemiche! Ma dobbiamo riconoscere che la colpa sia un po’ colpa nostra: siamo noi le untrici da cui il virus dello shopping è partito, ammettiamolo.

06

Sono attaccati morbosamente alla mamma

Non fatevi infinocchiare: nessuna è la donna della vita di un uomo se non colei che l’ha generato. Quindi l’unico modo per essere veramente amate e mai tradite è quello di procreare un mammone.

Di mamma ce n’è una sola. “E grazie al cielo!” verrebbe da dire alle nuore che, all’idea di dover avere a che fare con più di una suocera gli viene il fuoco di Sant’Antonio.

Anche quando un maschio non lo dà troppo a vedere, sappiate che è comunque legato da un invisibile cordone ombelicale attaccato saldamente alla gonnella di mammà.

Dovete conviverci. Con il problema, non con la suocera: se il vostro lui vi dice che vuole che venga a vivere con voi, fate pure i bagagli.

07

Amano il calcio più di noi

Non è il solito stereotipo dell’uomo medio, italiano in particolare. Tutto vero: non c’è testosterone che si rispetti (si fa per dire) che non sia pronto a rischiare di arrivare in ritardo all’altare pur di vedere i rigori.

E se qualche donna potrebbe passare sopra alla cosa nel caso si stessero giocando i Mondiali, c’è chi invece si vede messa in secondo piano addirittura per partite amichevoli, le stesse che ci rendono ben poco amichevoli dopo pochi minuti dal fischio d’inizio. Ma loro non si accorgono di essere in fallo.

Mistero della fede. Calcistica.

08

In presenza dei loro amici, cambiano

Vi è mai capitato di stentare a riconoscere il vostro partner non appena nella stanza entra un suo amico?

Questa sfaccettatura della poliedrica (per non dire ipocrita) personalità del maschio lascia spesso basite le donne al loro fianco, testimoni di una subitanea e repentina metamorfosi in presenza del compagno di calcetto o dell’amico della palestra.

Metamorfosi che mai porta a un’evoluzione ma semmai a una involuzione in deficiente.

09

Ti trattano male se gli piaci

Questo è il caso degli uomini wannabe partner, ossia di coloro che non sono ancora ufficialmente al nostro fianco poiché li abbiamo conosciuti da poco.

Molti di loro, però, possono scordarselo il nostro fianco: non c’è cosa più ridicola di un quarantenne che si atteggia come alle scuole elementari, ossia fingendo di disdegnare la bambina che in verità considera segretamente la più bella della classe.

Andatevene pure a fare l’intervallo.

10

Hanno sempre da ridire sulle nostre amiche

Ci sono uomini che martellano le proprie compagne riguardo quelle che loro considerano cattive compagnie. Se il timore delle nostre nonne e mamme era che ai genitori potesse non piacere il loro fidanzato, questa è la generazione delle donne che incrociano le dita perché l’amica di turno vada bene al proprio partner.

Non c’è pelo nell’uovo che passi inosservato a lui, che immancabilmente trova un difetto alla nostra collega che viene a cena e in generale ha da ridire su qualsiasi donna a noi piaccia frequentare.

Che poi ha dell’inspiegabile come invece adorino quelle che proprio non sopportiamo.

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Soli in coppia: perché ci si può sentire emotivamente distanti anche quando si è insieme

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Essere soli in coppia significa vivere una solitudine emotiva che nasce dalla disconnessione affettiva e da aspettative non condivise

C’è una frase che chi sta in coppia fatica a pronunciare: “Mi sento solo”.

Perché l’amore, nella nostra mitologia contemporanea fatta di reel su Instagram e tramonti di coppia al mare, dovrebbe salvarci da tutto. Dalla noia, dall’insicurezza, dal senso di vuoto.

E invece no: ci sono persone che la sera si stendono nel letto accanto al partner e sentono un silenzio più assordante di quello di una stanza vuota. E non lo dicono a nessuno, perché pare quasi un sacrilegio ammettere che si possa essere terribilmente soli anche in due.

Cos'è la solitudine emotiva

Sentirsi soli in coppia è una forma di solitudine emotiva, spesso molto più dolorosa di quella vissuta da single. Perché quando sei solo e basta, il tuo cervello si setta sull’evidenza: sei solo, punto. Quando invece vivi in coppia, e ti senti comunque disconnesso, tradito nelle aspettative, il messaggio che ti arriva è: “C’è qualcosa che non va in te”.

Ed è lì che scatta il cortocircuito.

Ci si ritrova a fare colazione insieme, a parlare del meteo, dei bambini, delle bollette, ma manca quell’intimità profonda che nutre il senso di appartenenza. L’altro è presente fisicamente, ma emotivamente sembra altrove, come fosse su una chat di lavoro da cui non riesce a scollegarsi nemmeno di notte. E tu lì, a fissare il fondo del tuo cappuccino come fosse un oracolo.

Concept of love: a man and a woman each on the silhouette of a heart.

Come nasce la solitudine a due

La solitudine a due non nasce all’improvviso, ma prende forma lentamente, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Può insinuarsi nella routine emotiva della coppia, quando ci si parla ogni giorno ma si smette di dirsi davvero qualcosa: restano i dialoghi logistici, le comunicazioni funzionali, mentre scompaiono le conversazioni intime e autentiche. A volte il nodo è una diversa modalità di esprimere l’affetto: c’è chi ha bisogno di parole, gesti e conferme e chi, al contrario, tende a chiudersi nel silenzio, creando una distanza che con il tempo diventa difficile da colmare.

A pesare sono anche gli stress esterni - figli piccoli, lavoro, difficoltà economiche - che trasformano ogni giornata in una corsa contro il tempo. Quando tutto sembra urgente, la relazione finisce spesso in fondo alla lista delle priorità, sacrificata sull’altare delle incombenze quotidiane.

Non aiutano nemmeno le aspettative illusorie, quando il partner viene inconsciamente investito del ruolo di “cura” per ferite personali mai elaborate: in questi casi la delusione è quasi inevitabile.

E poi c’è la disconnessione sessuale, che più spesso è una conseguenza che una causa, ma che finisce per diventare il termometro più evidente di un distacco emotivo già in atto.

Perché non ne parliamo?

Perché è scomodo, imbarazzante, quasi vergognoso dire: “Mi sento solo con te”.

Ci si sente ingrati, quasi traditori. Si pensa di non avere diritto a lamentarsi, specie se il partner “non fa nulla di male”. Eppure il partner che “non fa nulla di male” a volte è proprio quello che non fa nulla.

Poi c’è la pressione sociale: l’idea che la coppia debba sempre funzionare, a costo di recitare la parte. E così, sui social, tutti felici e innamorati, mentre nella vita reale ci si scambia più emoji che carezze.

Che fare se ci si sente soli in coppia?

Se vi sentite soli in coppia, il primo passo è dare un nome a quello che state vivendo. Dire ad alta voce “mi sento solo” non è un atto d’accusa, ma un segnale d’allarme emotivo: un modo per aprire una conversazione che spesso viene rimandata per paura di ferire o di creare conflitto.

È importante poi spostare il focus dalle colpe alle emozioni, evitando frasi accusatorie come “tu non fai mai…” e provando invece a raccontare ciò che manca, per esempio: “mi manca sentirci vicini”.

Ritrovare la connessione passa anche dai piccoli gesti quotidiani. A volte bastano momenti brevi ma autentici, come dieci minuti al giorno senza schermi, dedicati solo a parlare e a guardarsi davvero, per ricostruire un senso di intimità emotiva.

Quando il distacco sembra profondo o difficile da affrontare da soli, chiedere aiuto può fare la differenza: la terapia di coppia non è una sconfitta, ma un investimento consapevole nella relazione e nel benessere di entrambi.

Allo stesso tempo, è importante non restare intrappolati nell’auto-inganno. Se la solitudine diventa una condizione cronica, se l’altro resta emotivamente indisponibile e ogni tentativo di connessione si infrange contro un muro, allora forse la domanda da porsi non riguarda solo “come salvare la relazione”, ma anche che tipo di relazione si sta davvero vivendo - e se quella forma di amore è ancora uno spazio in cui è possibile sentirsi visti, riconosciuti e abitati.

Couple sitting on bench together

La solitudine non è sempre la fine

Sentirsi soli in coppia non significa necessariamente che l’amore sia finito. A volte è solo un segnale che qualcosa si è perso per strada e va recuperato. Altre volte, invece, è l’evidenza che la relazione si regge su un copione vuoto. E allora serve coraggio: o per ricostruire, o per lasciare andare.

Perché, diciamolo, nulla è più devastante di sentirsi soli tenendo la mano di qualcuno.

E se proprio dobbiamo restare soli, almeno scegliamo una solitudine autentica, non una condivisa per finta.

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Le 5 coppie più compatibili secondo l'astrologia

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Secondo gli astri le coppie più compatibili sono quelle che condividono la visione della vita o che si completano: ecco quali sono

Le coppie più compatibili secondo l'astrologia sono quelle che condividono passioni e completano le rispettive mancanze.

Le coppie più compatibili secondo l'astrologia

Secondo gli esperti di Online Psychic Chat Platform sono queste cinque coppie di segni zodiacali.

1. Gemelli - Sagittario: compatibilità 100%

Gemelli e Sagittario sono una combinazione divertente e ammiccante. Entrambi sono segni mobili, il che significa che entrambi amano essere in movimento, conoscere persone nuove e imparare cose nuove. Si trovano esattamente a sei mesi di distanza sulla ruota zodiacale, il che vuol dire che sono opposti polari: questo è un meraviglioso esempio di compatibilità, poiché gli opposti si attraggono. I Gemelli e il Sagittario sono troppo caotici per gli altri, ma sono una coppia 'perfettamente imperfetta' tra loro. Saranno i primi ad arrivare a ogni festa e gli ultimi ad andarsene.

2. Cancro - Bilancia: compatibilità 95%

Cancro e Bilancia formano una coppia pacifica e spirituale. Entrambi sono segni dal cuore d'oro, che amano prendersi cura degli altri e raramente mettono se stessi al primo posto. Il Cancro è orientato alla famiglia e si diverte a assicurarsi che tutti siano nutriti e accuditi. La Bilancia è la paciera del gruppo e garantisce che l'ambiente sia calmo e che tutti vadano d'accordo tra loro.

3. Cancro - Scorpione: compatibilità 85%

Cancro e Scorpione sono entrambi segni d'acqua, il che significa che condividono alcuni tratti importanti. Sensibili, emotivi, devoti e premurosi, i segni d'acqua mettono i sentimenti al centro di tutto. Il Cancro è più diretto e pacifico, lo Scorpione è più misterioso e ansioso, quindi non sono identici. In una relazione personale, però, i due andranno d'accordo e si capiranno al volo.

4. Cancro - Toro: compatibilità 75% 

Sia il Cancro che il Toro amano le proprie comodità. Questi due segni sono delle buone forchette e amano sentirsi coccolati e al caldo. Apprezzano gli ambienti accoglienti e non disdegnano la solitudine. È facile immaginare questi due segni stringere un'amicizia autentica e priva di drammi. Chiacchierando tranquillamente davanti a una cioccolata calda con panna, Cancro e Toro creano un forte legame basato su una matura accettazione reciproca.

5. Acquario - Toro: compatibilità 70%

Acquario e Toro formano un'unione molto interessante, poiché sono due dei segni più distaccati dello zodiaco. Entrambi i segni mostrano una calma esteriore, supportata da una profonda pace interiore. Il Toro è un segno molto stabile, che non si agita facilmente. Sono tolleranti e accettano le stranezze di chiunque, e possiedono un senso dell'umorismo sottile e discreto. L'Acquario è un segno altruista, che mette i bisogni degli altri davanti ai propri. Insieme, questa coppia può creare un legame delicato fatto di fiducia e rispetto.

5. Pesci - Capricorno: compatibilità 70%

Pesci e Capricorno sono entrambi segni molto maturi, ma in modi profondamente diversi. La maturità del Capricorno è pratica e seria. Sono grandi lavoratori e risparmiano ogni centesimo, sempre pronti per i periodi difficili. La maturità dei Pesci è legata alla saggezza emotiva. Danno valore ai propri affetti più cari e impostano la vita intorno alle persone, non ai possedimenti.

Le coppie meno compatibili in amore

Le coppie di segni con la minore compatibilità sono invece:

1. Gemelli - Capricorno: compatibilità 20%

La chimica tra un Gemelli e un Capricorno non è naturale. Il Gemelli viene al mondo per divertirsi; ama essere circondato dalle persone e condividere la propria storia con gli altri. Il Capricorno ama lavorare sodo e scalare le gerarchie. Sono persone affidabili e serie, che non apprezzano chi perde tempo. Il Gemelli può trovare il Capricorno eccessivamente serio, mentre il Capricorno vede il Gemelli come estremamente caotico.

2. Pesci - Ariete: compatibilità 35%

Pesci e Ariete sono una combinazione molto curiosa, perché l'Ariete è considerato il primo segno dello zodiaco: giovanile e divertente, vivace e fanciullesco. I Pesci, invece, sono l'ultimo segno della ruota: materni e premurosi, intuitivi e saggi. Quando si tratta di passare del tempo da soli, l'Ariete vorrebbe trasformare l'occasione in una festa, mentre i Pesci preferirebbero una serata tranquilla in casa. La loro attrazione iniziale è dovuta al fatto che gli opposti si attraggono, ma presto si stancheranno delle loro differenze.

3. Vergine - Bilancia: compatibilità 45%

Due segni consecutivi, come Vergine e Bilancia, condividono una compatibilità interessante, simile a un rapporto genitore-figlio. Il segno che viene prima, in questo caso la Vergine, assumerà la personalità più giovanile, mentre il segno che viene dopo, qui la Bilancia, sarà più maturo. Il segno 'adulto' proteggerà il segno più giovane e lo aiuterà a capire come muoversi. Questa chimica crea un legame forte, ma il rapporto può risultare sbilanciato.

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Se l’amore diventa routine cambiate questo (e non partner)

Quando l’amore entra nella routine quotidiana può sembrare spento, ma spesso è solo una fase: ecco come riconoscerla e affrontarla

Succede anche nelle relazioni più forti e stabili: le giornate scorrono tutte uguali, i messaggi diventano automatici, le cene si assomigliano una all'altra. Non siete infelici, ma nemmeno davvero entusiaste.
Non è che l’amore sia finito: è che è diventato routine.

Questo però non significa necessariamente che ci sia una crisi di coppia. A volte è solo un segnale: non di rottura, ma di immobilità. È il segnale che forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa.

Non la persona accanto a voi, ma il modo in cui state insieme.

La routine in amore non è la fine (finché non diventa automatismo)

La routine, di per sé, non è un problema. Anzi. È ciò che rende una relazione sicura, affidabile, abitabile nel tempo. Sapere cosa aspettarsi dall’altro, condividere abitudini, sentirsi “a casa” è una base sana.

Il punto critico arriva quando tutto diventa automatico. Quando i gesti non sono più scelti ma ripetuti, quando le attenzioni esistono ma senza intenzione, quando le domande (anche le più banali tipo “com’è andata la giornata?”) vengono fatte senza ascoltare davvero la risposta.

È lì che la routine smette di essere contenitore e diventa inerzia. Non fa rumore, non crea scosse, ma spegne lentamente la curiosità. E senza curiosità, anche l’amore più solido rischia di appiattirsi.

Se vi sembra di essere in una situazione di stallo nella vostra relazione, allora i seguenti consigli vi aiuteranno a porre rimedio. 

**4 trucchi per ravvivare la vita di coppia e scongiurare la noia**

(Continua sotto la foto)

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Come riconoscere la routine in amore

Uno degli errori più comuni è confondere lo stallo emotivo con una crisi di coppia. In realtà, i segnali sono molto più sottili e quotidiani. Vi sentite più coinquiline che partner, parlate soprattutto di organizzazione e impegni, fate progetti perché “si è sempre fatto così”.

Magari non litigate quasi più. Ma non perché tutto vada bene: semplicemente perché non avete più voglia di affrontare certi discorsi. Le piccole cose iniziano a infastidirvi più del dovuto, mentre quelle belle non sorprendono più.

Non sono campanelli d’allarme da ignorare né red flag da drammatizzare. Sono segnali di immobilità emotiva, che indicano che la relazione ha bisogno di movimento, non di una fine.

Perché pensiamo che, senza passione, l’amore sia finito

Siamo cresciute con l’idea che l’amore debba essere sempre intenso e travolgente. Film, serie tv e social ci raccontano una versione dell’amore fatta di picchi continui, di scintille costanti, di storie che non conoscono pause.

La realtà è diversa. La passione non scompare, ma cambia forma. Non è più adrenalina pura, ma presenza, scelta e attenzione. Il problema nasce quando continuiamo a confrontare il presente con l’inizio della relazione, come se fosse l’unico parametro valido.

Così, invece di chiederci cosa possiamo nutrire oggi, restiamo bloccate a rimpiangere quello che eravamo. E perdiamo di vista quello che potremmo diventare.

**Come mantenere viva la passione nella coppia? 4 consigli salva-relazione**

La domanda giusta da farsi (insieme)

Quando l’amore sembra diventato routine, la domanda da farsi non è “lo amo ancora?”. Spesso, infatti, la risposta è sì. La domanda più utile allora è un’altra: stiamo crescendo insieme o stiamo solo andando avanti?

Cambiare qualcosa dentro una relazione non è un fallimento, bens' un atto di cura. Significa riconoscere che anche l’amore, come le persone, ha bisogno di essere aggiornato e ripensato.

Perché una relazione non si salva, ma si coltiva giorno dopo giorno. 

**Come capire se una relazione non è più giusta per voi**

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Cosa cambiare davvero (senza cambiare partner)

In queste situazioni, molto spesso, il modo in cui ci muoviamo dentro la relazione può aver bisogno di una revisione. Superare la routine non significa stravolgere tutto, ma rimettere intenzione dove si è inserito l’automatismo.

Il primo passo allora è smettere di dare per scontata la connessione. Parlare non solo di cosa va fatto, ma di come ci si sente davvero. Anche quando sembra scomodo, anche quando non c’è un problema evidente. Riportare conversazioni emotive nella quotidianità aiuta a uscire dalla modalità “gestione” e a tornare a quella di relazione.

Un altro punto chiave è interrompere, anche solo a tratti, i ruoli fissi che con il tempo si cristallizzano: chi organizza tutto, chi si adatta, chi tiene insieme, chi si defila. Rimettere in discussione queste dinamiche permette di vedersi di nuovo come individui, non solo come funzione all’interno della coppia.

Serve poi creare spazio per esperienze che non abbiano uno scopo pratico. Non per forza viaggi o grandi gesti, ma momenti non programmati, tempo di qualità passato insieme, occasioni in cui non c’è nulla da risolvere o decidere. La routine spesso nasce quando ogni momento è funzionale a qualcosa; l’intimità, invece, ha bisogno di gratuità.

Infine, è importante accettare che cambiare non significa tornare a com’eravate all’inizio. Quella fase non va replicata, ma superata.

Ogni relazione sana evolve, e attraversare momenti di piattezza è normale. La differenza la fa il modo in cui li si attraversa: con rassegnazione o con presenza.

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Ecco il motivo psicologico per cui restiamo in relazioni che non funzionano più

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Ci illudiamo di poter guarire amando chi ci ferisce. Ma spesso restare in relazioni sbagliate è solo un modo per provare, ancora una volta, ad aggiustare quello che non ha funzionato nel nostro passato

Ci sono relazioni che non funzionano da tempo, eppure restiamo.

Restiamo anche quando non siamo più felici, quando i silenzi fanno più rumore delle parole, quando ci sentiamo più soli dentro un abbraccio che fuori. Restiamo e intanto ci raccontiamo che è per amore, per i figli, per paura di ricominciare.

Ma spesso non è per nessuna di queste ragioni. Restiamo perché speriamo, inconsapevolmente, di aggiustare qualcosa che si è rotto molto tempo fa.

**Come capire se una relazione non vi rende felici (anche quando sembra funzionare)**

(Continua sotto la foto)

terapia di coppia

Le dinamiche del passato condizionano le dinamiche del presente

Ognuno di noi porta nelle relazioni adulte le dinamiche che ha vissuto da bambino in famiglia; come è stato amato e come ha visto amarsi i propri genitori.

Si porta con sé le mancanze, gli sguardi che non ha ricevuto, l’amore condizionato — quello che dovevi meritarti con il comportamento giusto, la versione “buona” di te.

Così da adulti, senza rendercene conto, cerchiamo di riscrivere quella storia.Scegliamo persone che ci ricordano proprio chi non ci ha saputo amare, e proviamo, con loro, a ottenere finalmente ciò che non abbiamo avuto allora.

È come se l’inconscio dicesse: “Se questa volta ce la faccio, se riesco a farmi scegliere da qualcuno come lui o come lei, allora guarirò”.

E così restiamo.

Restiamo anche quando ci sentiamo invisibili, anche quando ogni discussione diventa una guerra fredda, anche quando il rispetto si è perso per strada. Restiamo perché se andassimo via, dovremmo guardare in faccia il fallimento del nostro tentativo di guarigione.

E allora preferiamo restare in un dolore conosciuto, piuttosto che affrontare un vuoto nuovo.

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Ma non si guarisce dove ci si è feriti. Restare nelle relazioni che non funzionano più sperando che diventino la cura è come cercare di medicare una ferita con ciò che l’ha provocata.

Il presente non aggiusta il passato: lo ripete.

E mentre cerchiamo di sistemare l’altro, finiamo per trascurare ancora noi stessi - come abbiamo imparato a fare da bambini, quando per sopravvivere bisognava essere “bravi”, adattarsi, capire tutto prima, anche il non detto.

La verità è che certe relazioni non si aggiustano perché non nascono per funzionare: nascono per insegnarci dove fa male. E quel dolore, una volta riconosciuto, non va negato o ignorato, ma attraversato.

Capire perché restiamo è il primo passo per smettere di restare. Non per diventare più forti o più cinici, ma per diventare più liberi.

Guarire, in fondo, non è riuscire a farsi amare da chi non può o non sa farlo. È smettere di cercare in un altro la prova del proprio valore. È restare dove l’amore non chiede di essere dimostrato, ma semplicemente vissuto.