Le migliori canzoni per fare l'amore (e quelle per il sesso sfrenato)

Quando si parla di canzoni per fare l'amore ognuno ha i suoi (personalissimi) gusti. Giustamente.
Anche perché - anzi, soprattutto perché - ci sono modi e modi per fare l'amore: ci sono le prime volte con qualcuno, ci sono le serate romantiche e quelle alla fine di una serata di folleggiamenti; ci sono poi le personalità tenere e quelle con l'animo piccante o passionale.
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Ciò che unisce tutti però è un dato di fatto, che vale nella vita come nei film: se la musica è quella giusta il risultato è ancora meglio.
Assoli da brivido, batterie sincopate che diano il ritmo dell'amplesso e voci roche che, tra un grido e un vocalizzo, emettano qualche gemito.
Qualunque sia la vostra necessità, abbiamo la colonna sonora che fa per voi.
Ecco le migliori canzoni per fare l'amore
(Continua dopo il video)
Canzoni per fare l'amore (per la prima volta insieme)
- Blue in Green di Miles Davis: tutto l’album da cui è tratta, Kind of Blue, è considerato un disco dall’elevato potere afrodisiaco. Un jazz perfetto per scaldare gli animi.
- Say It Ain't So dei Weezer: traccia virtualmente la curva del sesso. Incomincia lentamente ma in maniera ritmata, continua in modo sempre più sincopato e arriva a un’acme tale che susciterebbe pensieri impuri in chiunque. Oh yeah! Alright! Feels good! Inside!
- Where Is My Mind dei Pixies: la hit dei Pixies è un contorno per il sesso tra novizi da leccarsi i baffi. E non solo i baffi… Griderete la stessa cosa: “Where is my mind?”
- I Heard It Through The Grapevine di Marvin Gaye: un classico, così classico che il vostro partner vi sgamerà subito. Appena la metterete su, capirà quali sono i vostri piani. Se volete una versione più rock blues, c’è anche quella dei Creedence Clearwater Revival. E di Marvin Gaye mettete subito dopo Let’s Get It On e poi Sexual Healing e via!
- I Belong To You di Lenny Kravitz: un sound che ti fa muovere il bacino per ballare esattamente come dovresti fare tra le lenzuola. Dal dancefloor al letto il passo è breve, con la playlist giusta.
- Careless Whisper di George Michael: un classicone dell’erotismo uditivo. Il sax e le sonorità jazz molto hot faranno da padrone di casa (e di camera da letto).
- Can't Get Enough of Your Love, Babe di Barry White: c’è chi mette su qualsiasi cosa della discografia di Barry White e gli parte l’ormone. Questa lo schizza in altissimo.
- Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me degli U2: se lui ha un petto e una tartarughina addominale in stile Batman e voi siete sensuali come Catwoman, questo pezzo tutta la vita. Colonna sonora di Batman Forever, riuscirebbe a eccitare perfino un pinguino (rimanendo in tema).
Canzoni per fare l’amore (e non sesso)
- Bold as Love di Jimi Hendrix: con questa canzone Jimi Hendrix vi fa innamorare. Di se stesso e tra voi due. Sarà come fare una cosa a tre. Amore al cubo.
- Downtown Train di Tom Waits: passionalità, voce roca molto stimolante (Tom Waits è una garanzia) ma questa è per fare l’amore, deve esserci tanto sentimento tra le lenzuola prima ancora che il piacere.
- Get Direct di Joan as Police Woman: amore, amore e amore. Piano melodioso, ritmica da battito cardiaco e accordi giusti gridano love.
- Crimson & Clover di Tommy James & the Shondells: un inno all’amore che ben si sposerà alla vostra parentesi di “ti amo”, “ti adoro”, “ti voglio”…
- Feels Like We Only Go Backwards dei Tame Impala: romanticismo allo stato puro con arrangiamento lisergico in stile Lucy in the Sky With Diamonds. Da strippare.
- Try Me di James Brown: la potrebbero usare in qualsiasi scena d’amore quindi fatela vostra per il vostro personale film. L’happy ending arriverà...
Canzoni per fare sesso ultra passionale
Se le canzoni per fare l'amore sono accomunate da un certo livello di sound romantico, questo cambia quando più che di amore si parla di sesso.
- Why Is It So Hard di Charles Bradley: è una canzone dalla portata passionale pazzesca, sia musicalmente sia vocalmente. Travolge senza lasciare scampo. Da orgasmi multipli
- I’ve Been Loving You Too Long di Otis Redding: c’è chi la metterebbe nella playlist del fare l’amore ma è perché non l’ha ancora provata tra le lenzuola. Seguitene il ritmo strano: qui il buon vecchio Otis (che ne sapeva eccome, non solo di musica) ci dice di cambiare ritmo continuamente. E di fare una pausa prima dell’apogeo, quella pausa che potenzia l’orgasmo in maniera inimmaginabile.
- For Reasons Unknown dei The Killers: una campana di Gauss musicale che dovrebbe darvi la traccia da seguire con i movimenti del bacino.
- Hit The City di Mark Lanegan e PJ Harvey: loro due sembra che stiano facendo del gran bel sesso mentre duettano. Unitevi al coro.
- P.D.A. (We Just Don’t Care) di John Legend: funziona come un bel drink, sciogliendo il ghiaccio e facendo venire tanta ma tanta voglia di divincolarsi.
- Need You Tonight degli INXS: amalgama sussurrato e gridato, ha un ritmo sincopato ipnotico e la mononota. Uno spartito del sesso ben fatto. Bis!
- Gimme All Your Love degli Alabama Shakes: avete presente il consiglio del cambiare continuamente ritmo durante il sesso per un’esplosione di piacere? Ecco, seguite passo passo questo pezzo e… boom!
- After Dark di Tito & Tarantula: impossibile non pensare a Salma Hayek in bikini con il pitone che balla in maniera sensuale nel film Dal tramonto all’alba. Un brano che è sensualità pura.
- Knights in White Satin di Giorgio Moroder: un pezzo che ha fatto la storia dell’erotismo oltre che quella della musica. Se volete un po’ di sesso da film hard.
Canzoni per fare sesso frenetico
- No One Knows dei Queens of the Stone Age: una ritmica da cavalcata delle Valchirie. Se la seguirete, beh… i risultati non tarderanno ad arrivare.
- Lust for Life di Iggy Pop: il suo ritmo è diventato l’icona del ritmo a quattro quarti, quello che se si segue nel sesso fa faville. Seguite la batteria e ne vedrete delle belle.
- You & Me dei Disclosure: una chicca di elettronica che regala performance sotto alle coperte davvero top. Perderete anche un bel po’ di calorie.
- Whole Lotta Love dei Led Zeppelin: al minuto 2.05 incominciate a simulare un orgasmo come fa Robert Plant. E al minuto 3.0 fate esplodere il piacere con la batteria di John Bonham e l’assolo da perdere il senno di Jimmy Page. Povero John Paul Jones al basso, non se lo fila mai nessuno…
- He Was a Big Freak di Betty Davis: non dà il ritmo da frenesia pura ma entra talmente tanto nelle membra la sua voce a tratti gutturale e il ritmo funky che il sesso frenetico verrà da sé.
Canzoni per fare l'amore (di nascosto)
- Everything in Its Right Place dei Radiohead: perché ha un sottofondo un po’ ansiogeno da suspense, a complemento dello stato d’animo che di certo avrete.
** I 10 posti strani per fare l'amore più gettonati: quanti ne avete provati? **
- Personal Jesus dei Depeche Mode: un po’ blasfemo mettere un brano che si intitola “Personal Jesus” tra le canzoni con cui fare l'amore ma questo gioiellino è la soundtrack perfetta. La versione rifatta da Johnny Cash va bene invece per la prima volta con lui.
- Stop Me di Mark Ronson (feat. Daniel Merriweather): pregate di farvi fermare (stop me, stop me) e aumentate a dismisura il piacere. Il peccato rende succulento il sesso. Ma stop me, eh! Seeé, vabbè, come no...
- Insecurity dei Metronomy: ritmo sincopato da sveltina. L’insicurezza del titolo è la stessa del vostro sesso.
- Venus In Furs dei Velvet Underground: un mix di suoni di sottofondo che cozzano lievemente tra loro, provocando a tratti un certo fastidio che diventa la cosa più erotica che ci sia, assieme alla voce sensualissima di Lou Reed. Il testo è erotismo allo stato liquido, da orgasmo appunto.
- Closer dei Nine Inch Nails: la soundtrack perfetta per il sesso rubato.
Canzoni per fare sesso con l’ex
- Free Bird dei Lynrd Skynrd: questo pezzo è abbastanza lento e forse anche un po’ palloso all’inizio, perfetto per tastare il terreno con l’ex e magari incominciare a pomiciare. Poi al minuto 4.43 preparatevi al sesso più infuocato che mai abbiate provato: parte un assolo erotico, sensuale e da orgasmo a più livelli.
- Walk on the Wild Side di Lou Reed: ha un non so che di ancestrale, ci porta a esplorare un territorio che conosciamo da tempo immemore. Quello dell’intimità con l’ex? Chissà, fatto sta che mette a proprio agio e ci riporta indietro nel tempo, come inzuppare una madeleine proustiana nella memoria. Anche nella memoria sessuale, ecco.
- Crazy degli Aerosmith: un classico su cui tutti quanti abbiamo fantasticato del gran bel sesso adolescenziale, dai. Quindi è ora di rispolverare questa hit e mettere in pratica quei film a luci rosse che ci siamo auto-proiettati.
- Wicked Game di Chris Isaak: perché riuscirebbe a rompere il ghiaccio più gelido che è rimasto tra ex. La voce di Chris Isaak e la melodia suadente sciolgono pure gli iceberg di vecchi rancori.
- Between The Bars di Elliott Smith: perfetta se vi siete lasciati con profondo dolore e rammarico. Mettete su questa e magari piangerete durante il sesso ma sarà comunque terapeutico.
Canzoni per l’autoerotismo
- Learn To Fly dei Foo Fighters: energia, esplosione pura. E poi il fatto che sia stata rifatta dai Rockin’1000 a Cesena ci farà sentire meno soli durante l’auto-amore.
- The Hardest Button To Button dei White Stripes: se usate sex toys, seguite con quello la batteria di Meg White (che tanto riuscirebbe a seguirla anche chi ha zero senso del ritmo). Orgasmo express assicurato.
- Cornflake Girl di Tori Amos: sentite come suona il piano la Amos? Fate lo stesso con le vostre zone erogene. Basta toccare i tasti giusti…
- Teardrop dei Massive Attack: questo capolavoro che si basa sul ritmo del battito cardiaco e usa accordi a loop ipnotici vi aiuterà a esplorarvi a fondo durante la masturbazione.
- Mustang Sally di Wilson Pickett: un evergreen del blues da cui farvi guidare la mano per risultati zero tristi e che semmai arrivano all’anima. Dovrebbe quindi non essere blues ma soul.
- Je t'aime moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin: se l’auto-erotismo vi fa sentire troppo soli, mettete su questa e vi sembrerà di fare una cosa a tre con Serge Gainsbourg e Jane Birkin.
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Soli in coppia: perché ci si può sentire emotivamente distanti anche quando si è insieme

C’è una frase che chi sta in coppia fatica a pronunciare: “Mi sento solo”.
Perché l’amore, nella nostra mitologia contemporanea fatta di reel su Instagram e tramonti di coppia al mare, dovrebbe salvarci da tutto. Dalla noia, dall’insicurezza, dal senso di vuoto.
E invece no: ci sono persone che la sera si stendono nel letto accanto al partner e sentono un silenzio più assordante di quello di una stanza vuota. E non lo dicono a nessuno, perché pare quasi un sacrilegio ammettere che si possa essere terribilmente soli anche in due.
Cos'è la solitudine emotiva
Sentirsi soli in coppia è una forma di solitudine emotiva, spesso molto più dolorosa di quella vissuta da single. Perché quando sei solo e basta, il tuo cervello si setta sull’evidenza: sei solo, punto. Quando invece vivi in coppia, e ti senti comunque disconnesso, tradito nelle aspettative, il messaggio che ti arriva è: “C’è qualcosa che non va in te”.
Ed è lì che scatta il cortocircuito.
Ci si ritrova a fare colazione insieme, a parlare del meteo, dei bambini, delle bollette, ma manca quell’intimità profonda che nutre il senso di appartenenza. L’altro è presente fisicamente, ma emotivamente sembra altrove, come fosse su una chat di lavoro da cui non riesce a scollegarsi nemmeno di notte. E tu lì, a fissare il fondo del tuo cappuccino come fosse un oracolo.
Come nasce la solitudine a due
La solitudine a due non nasce all’improvviso, ma prende forma lentamente, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Può insinuarsi nella routine emotiva della coppia, quando ci si parla ogni giorno ma si smette di dirsi davvero qualcosa: restano i dialoghi logistici, le comunicazioni funzionali, mentre scompaiono le conversazioni intime e autentiche. A volte il nodo è una diversa modalità di esprimere l’affetto: c’è chi ha bisogno di parole, gesti e conferme e chi, al contrario, tende a chiudersi nel silenzio, creando una distanza che con il tempo diventa difficile da colmare.
A pesare sono anche gli stress esterni - figli piccoli, lavoro, difficoltà economiche - che trasformano ogni giornata in una corsa contro il tempo. Quando tutto sembra urgente, la relazione finisce spesso in fondo alla lista delle priorità, sacrificata sull’altare delle incombenze quotidiane.
Non aiutano nemmeno le aspettative illusorie, quando il partner viene inconsciamente investito del ruolo di “cura” per ferite personali mai elaborate: in questi casi la delusione è quasi inevitabile.
E poi c’è la disconnessione sessuale, che più spesso è una conseguenza che una causa, ma che finisce per diventare il termometro più evidente di un distacco emotivo già in atto.
Perché non ne parliamo?
Perché è scomodo, imbarazzante, quasi vergognoso dire: “Mi sento solo con te”.
Ci si sente ingrati, quasi traditori. Si pensa di non avere diritto a lamentarsi, specie se il partner “non fa nulla di male”. Eppure il partner che “non fa nulla di male” a volte è proprio quello che non fa nulla.
Poi c’è la pressione sociale: l’idea che la coppia debba sempre funzionare, a costo di recitare la parte. E così, sui social, tutti felici e innamorati, mentre nella vita reale ci si scambia più emoji che carezze.
Che fare se ci si sente soli in coppia?
Se vi sentite soli in coppia, il primo passo è dare un nome a quello che state vivendo. Dire ad alta voce “mi sento solo” non è un atto d’accusa, ma un segnale d’allarme emotivo: un modo per aprire una conversazione che spesso viene rimandata per paura di ferire o di creare conflitto.
È importante poi spostare il focus dalle colpe alle emozioni, evitando frasi accusatorie come “tu non fai mai…” e provando invece a raccontare ciò che manca, per esempio: “mi manca sentirci vicini”.
Ritrovare la connessione passa anche dai piccoli gesti quotidiani. A volte bastano momenti brevi ma autentici, come dieci minuti al giorno senza schermi, dedicati solo a parlare e a guardarsi davvero, per ricostruire un senso di intimità emotiva.
Quando il distacco sembra profondo o difficile da affrontare da soli, chiedere aiuto può fare la differenza: la terapia di coppia non è una sconfitta, ma un investimento consapevole nella relazione e nel benessere di entrambi.
Allo stesso tempo, è importante non restare intrappolati nell’auto-inganno. Se la solitudine diventa una condizione cronica, se l’altro resta emotivamente indisponibile e ogni tentativo di connessione si infrange contro un muro, allora forse la domanda da porsi non riguarda solo “come salvare la relazione”, ma anche che tipo di relazione si sta davvero vivendo - e se quella forma di amore è ancora uno spazio in cui è possibile sentirsi visti, riconosciuti e abitati.
La solitudine non è sempre la fine
Sentirsi soli in coppia non significa necessariamente che l’amore sia finito. A volte è solo un segnale che qualcosa si è perso per strada e va recuperato. Altre volte, invece, è l’evidenza che la relazione si regge su un copione vuoto. E allora serve coraggio: o per ricostruire, o per lasciare andare.
Perché, diciamolo, nulla è più devastante di sentirsi soli tenendo la mano di qualcuno.
E se proprio dobbiamo restare soli, almeno scegliamo una solitudine autentica, non una condivisa per finta.
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Le 5 coppie più compatibili secondo l'astrologia

Le coppie più compatibili secondo l'astrologia sono quelle che condividono passioni e completano le rispettive mancanze.
Le coppie più compatibili secondo l'astrologia
Secondo gli esperti di Online Psychic Chat Platform sono queste cinque coppie di segni zodiacali.
1. Gemelli - Sagittario: compatibilità 100%
Gemelli e Sagittario sono una combinazione divertente e ammiccante. Entrambi sono segni mobili, il che significa che entrambi amano essere in movimento, conoscere persone nuove e imparare cose nuove. Si trovano esattamente a sei mesi di distanza sulla ruota zodiacale, il che vuol dire che sono opposti polari: questo è un meraviglioso esempio di compatibilità, poiché gli opposti si attraggono. I Gemelli e il Sagittario sono troppo caotici per gli altri, ma sono una coppia 'perfettamente imperfetta' tra loro. Saranno i primi ad arrivare a ogni festa e gli ultimi ad andarsene.
2. Cancro - Bilancia: compatibilità 95%
Cancro e Bilancia formano una coppia pacifica e spirituale. Entrambi sono segni dal cuore d'oro, che amano prendersi cura degli altri e raramente mettono se stessi al primo posto. Il Cancro è orientato alla famiglia e si diverte a assicurarsi che tutti siano nutriti e accuditi. La Bilancia è la paciera del gruppo e garantisce che l'ambiente sia calmo e che tutti vadano d'accordo tra loro.
3. Cancro - Scorpione: compatibilità 85%
Cancro e Scorpione sono entrambi segni d'acqua, il che significa che condividono alcuni tratti importanti. Sensibili, emotivi, devoti e premurosi, i segni d'acqua mettono i sentimenti al centro di tutto. Il Cancro è più diretto e pacifico, lo Scorpione è più misterioso e ansioso, quindi non sono identici. In una relazione personale, però, i due andranno d'accordo e si capiranno al volo.
4. Cancro - Toro: compatibilità 75%
Sia il Cancro che il Toro amano le proprie comodità. Questi due segni sono delle buone forchette e amano sentirsi coccolati e al caldo. Apprezzano gli ambienti accoglienti e non disdegnano la solitudine. È facile immaginare questi due segni stringere un'amicizia autentica e priva di drammi. Chiacchierando tranquillamente davanti a una cioccolata calda con panna, Cancro e Toro creano un forte legame basato su una matura accettazione reciproca.
5. Acquario - Toro: compatibilità 70%
Acquario e Toro formano un'unione molto interessante, poiché sono due dei segni più distaccati dello zodiaco. Entrambi i segni mostrano una calma esteriore, supportata da una profonda pace interiore. Il Toro è un segno molto stabile, che non si agita facilmente. Sono tolleranti e accettano le stranezze di chiunque, e possiedono un senso dell'umorismo sottile e discreto. L'Acquario è un segno altruista, che mette i bisogni degli altri davanti ai propri. Insieme, questa coppia può creare un legame delicato fatto di fiducia e rispetto.
5. Pesci - Capricorno: compatibilità 70%
Pesci e Capricorno sono entrambi segni molto maturi, ma in modi profondamente diversi. La maturità del Capricorno è pratica e seria. Sono grandi lavoratori e risparmiano ogni centesimo, sempre pronti per i periodi difficili. La maturità dei Pesci è legata alla saggezza emotiva. Danno valore ai propri affetti più cari e impostano la vita intorno alle persone, non ai possedimenti.
Le coppie meno compatibili in amore
Le coppie di segni con la minore compatibilità sono invece:
1. Gemelli - Capricorno: compatibilità 20%
La chimica tra un Gemelli e un Capricorno non è naturale. Il Gemelli viene al mondo per divertirsi; ama essere circondato dalle persone e condividere la propria storia con gli altri. Il Capricorno ama lavorare sodo e scalare le gerarchie. Sono persone affidabili e serie, che non apprezzano chi perde tempo. Il Gemelli può trovare il Capricorno eccessivamente serio, mentre il Capricorno vede il Gemelli come estremamente caotico.
2. Pesci - Ariete: compatibilità 35%
Pesci e Ariete sono una combinazione molto curiosa, perché l'Ariete è considerato il primo segno dello zodiaco: giovanile e divertente, vivace e fanciullesco. I Pesci, invece, sono l'ultimo segno della ruota: materni e premurosi, intuitivi e saggi. Quando si tratta di passare del tempo da soli, l'Ariete vorrebbe trasformare l'occasione in una festa, mentre i Pesci preferirebbero una serata tranquilla in casa. La loro attrazione iniziale è dovuta al fatto che gli opposti si attraggono, ma presto si stancheranno delle loro differenze.
3. Vergine - Bilancia: compatibilità 45%
Due segni consecutivi, come Vergine e Bilancia, condividono una compatibilità interessante, simile a un rapporto genitore-figlio. Il segno che viene prima, in questo caso la Vergine, assumerà la personalità più giovanile, mentre il segno che viene dopo, qui la Bilancia, sarà più maturo. Il segno 'adulto' proteggerà il segno più giovane e lo aiuterà a capire come muoversi. Questa chimica crea un legame forte, ma il rapporto può risultare sbilanciato.
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Se l’amore diventa routine cambiate questo (e non partner)
Succede anche nelle relazioni più forti e stabili: le giornate scorrono tutte uguali, i messaggi diventano automatici, le cene si assomigliano una all'altra. Non siete infelici, ma nemmeno davvero entusiaste.
Non è che l’amore sia finito: è che è diventato routine.
Questo però non significa necessariamente che ci sia una crisi di coppia. A volte è solo un segnale: non di rottura, ma di immobilità. È il segnale che forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa.
Non la persona accanto a voi, ma il modo in cui state insieme.
La routine in amore non è la fine (finché non diventa automatismo)
La routine, di per sé, non è un problema. Anzi. È ciò che rende una relazione sicura, affidabile, abitabile nel tempo. Sapere cosa aspettarsi dall’altro, condividere abitudini, sentirsi “a casa” è una base sana.
Il punto critico arriva quando tutto diventa automatico. Quando i gesti non sono più scelti ma ripetuti, quando le attenzioni esistono ma senza intenzione, quando le domande (anche le più banali tipo “com’è andata la giornata?”) vengono fatte senza ascoltare davvero la risposta.
È lì che la routine smette di essere contenitore e diventa inerzia. Non fa rumore, non crea scosse, ma spegne lentamente la curiosità. E senza curiosità, anche l’amore più solido rischia di appiattirsi.
Se vi sembra di essere in una situazione di stallo nella vostra relazione, allora i seguenti consigli vi aiuteranno a porre rimedio.
**4 trucchi per ravvivare la vita di coppia e scongiurare la noia**
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Come riconoscere la routine in amore
Uno degli errori più comuni è confondere lo stallo emotivo con una crisi di coppia. In realtà, i segnali sono molto più sottili e quotidiani. Vi sentite più coinquiline che partner, parlate soprattutto di organizzazione e impegni, fate progetti perché “si è sempre fatto così”.
Magari non litigate quasi più. Ma non perché tutto vada bene: semplicemente perché non avete più voglia di affrontare certi discorsi. Le piccole cose iniziano a infastidirvi più del dovuto, mentre quelle belle non sorprendono più.
Non sono campanelli d’allarme da ignorare né red flag da drammatizzare. Sono segnali di immobilità emotiva, che indicano che la relazione ha bisogno di movimento, non di una fine.
Perché pensiamo che, senza passione, l’amore sia finito
Siamo cresciute con l’idea che l’amore debba essere sempre intenso e travolgente. Film, serie tv e social ci raccontano una versione dell’amore fatta di picchi continui, di scintille costanti, di storie che non conoscono pause.
La realtà è diversa. La passione non scompare, ma cambia forma. Non è più adrenalina pura, ma presenza, scelta e attenzione. Il problema nasce quando continuiamo a confrontare il presente con l’inizio della relazione, come se fosse l’unico parametro valido.
Così, invece di chiederci cosa possiamo nutrire oggi, restiamo bloccate a rimpiangere quello che eravamo. E perdiamo di vista quello che potremmo diventare.
**Come mantenere viva la passione nella coppia? 4 consigli salva-relazione**
La domanda giusta da farsi (insieme)
Quando l’amore sembra diventato routine, la domanda da farsi non è “lo amo ancora?”. Spesso, infatti, la risposta è sì. La domanda più utile allora è un’altra: stiamo crescendo insieme o stiamo solo andando avanti?
Cambiare qualcosa dentro una relazione non è un fallimento, bens' un atto di cura. Significa riconoscere che anche l’amore, come le persone, ha bisogno di essere aggiornato e ripensato.
Perché una relazione non si salva, ma si coltiva giorno dopo giorno.
**Come capire se una relazione non è più giusta per voi**
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Ecco il motivo psicologico per cui restiamo in relazioni che non funzionano più

Ci sono relazioni che non funzionano da tempo, eppure restiamo.
Restiamo anche quando non siamo più felici, quando i silenzi fanno più rumore delle parole, quando ci sentiamo più soli dentro un abbraccio che fuori. Restiamo e intanto ci raccontiamo che è per amore, per i figli, per paura di ricominciare.
Ma spesso non è per nessuna di queste ragioni. Restiamo perché speriamo, inconsapevolmente, di aggiustare qualcosa che si è rotto molto tempo fa.
**Come capire se una relazione non vi rende felici (anche quando sembra funzionare)**
(Continua sotto la foto)
Le dinamiche del passato condizionano le dinamiche del presente
Ognuno di noi porta nelle relazioni adulte le dinamiche che ha vissuto da bambino in famiglia; come è stato amato e come ha visto amarsi i propri genitori.
Si porta con sé le mancanze, gli sguardi che non ha ricevuto, l’amore condizionato — quello che dovevi meritarti con il comportamento giusto, la versione “buona” di te.
Così da adulti, senza rendercene conto, cerchiamo di riscrivere quella storia.Scegliamo persone che ci ricordano proprio chi non ci ha saputo amare, e proviamo, con loro, a ottenere finalmente ciò che non abbiamo avuto allora.
È come se l’inconscio dicesse: “Se questa volta ce la faccio, se riesco a farmi scegliere da qualcuno come lui o come lei, allora guarirò”.
E così restiamo.
Restiamo anche quando ci sentiamo invisibili, anche quando ogni discussione diventa una guerra fredda, anche quando il rispetto si è perso per strada. Restiamo perché se andassimo via, dovremmo guardare in faccia il fallimento del nostro tentativo di guarigione.
E allora preferiamo restare in un dolore conosciuto, piuttosto che affrontare un vuoto nuovo.
Ma non si guarisce dove ci si è feriti. Restare nelle relazioni che non funzionano più sperando che diventino la cura è come cercare di medicare una ferita con ciò che l’ha provocata.
Il presente non aggiusta il passato: lo ripete.
E mentre cerchiamo di sistemare l’altro, finiamo per trascurare ancora noi stessi - come abbiamo imparato a fare da bambini, quando per sopravvivere bisognava essere “bravi”, adattarsi, capire tutto prima, anche il non detto.
La verità è che certe relazioni non si aggiustano perché non nascono per funzionare: nascono per insegnarci dove fa male. E quel dolore, una volta riconosciuto, non va negato o ignorato, ma attraversato.
Capire perché restiamo è il primo passo per smettere di restare. Non per diventare più forti o più cinici, ma per diventare più liberi.
Guarire, in fondo, non è riuscire a farsi amare da chi non può o non sa farlo. È smettere di cercare in un altro la prova del proprio valore. È restare dove l’amore non chiede di essere dimostrato, ma semplicemente vissuto.
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