A due passi da Milano c’è la “piccola Versailles”: la villa che custodiva i segreti di Leonardo da Vinci
A meno di mezz’ora da Milano, nascosta tra i campi del Parco delle Groane, c’è una villa monumentale che i milanesi chiamano "la piccola Versailles". Si chiama Villa Arconati, ma per secoli tutti l’hanno conosciuta come "il Castellazzo": una residenza di delizia talmente sontuosa da sembrare uscita da un romanzo storico, con un dettaglio in più. Qui, per oltre vent’anni, sono stati custoditi i segreti di Leonardo da Vinci.
Nel Seicento qui arrivò il Codice Atlantico, il enorme manoscritto dove Leonardo aveva annotato di tutto, dagli studi di idraulica ai progetti di macchine scenografiche. A Villa Arconati quelle pagine non rimasero solo in biblioteca: ispirarono giochi d’acqua, teatri di giardino e scherzi idraulici che ancora oggi stupiscono chi passeggia tra statue, siepi geometriche e scale monumentali.
Dove si trova la “piccola Versailles” dei milanesi
Villa Arconati si trova a Castellazzo di Bollate, frazione tranquilla a nord-ovest di Milano, nel cuore del Parco delle Groane. L’indirizzo è via Fametta 1, ma la vera indicazione è il lungo viale alberato che conduce al cancello principale: pochi minuti prima si è nel traffico della città, subito dopo ci si ritrova in una cartolina di campagna settecentesca.
Si raggiunge facilmente in auto seguendo le indicazioni per Bollate e poi per Castellazzo; per chi preferisce i mezzi pubblici è possibile combinare treno o passante ferroviario fino a Bollate con un breve tratto in autobus o taxi. In pratica, in meno di mezz’ora dal centro di Milano si passa dall’asfalto ai ghiaietti del giardino alla francese.
Dal Castellazzo alla Versailles lombarda
La storia comincia con una cascina fortificata medievale, trasformata nel Seicento in residenza di rappresentanza da Galeazzo Arconati, collezionista raffinato e protagonista della nobiltà lombarda. È lui a dare alla villa l’impianto monumentale, aprendo saloni scenografici verso il paesaggio delle Groane e ridisegnando il giardino secondo il gusto più moderno del tempo.
Tra Seicento e Settecento gli eredi ampliano ancora il complesso, arricchiscono gli interni di stucchi, affreschi e cornici e disegnano un giardino alla francese con assi prospettici, parterre, carpinate e labirinto. Nasce così quella che molti definiscono "la piccola Versailles lombarda": circa 10.000 metri quadrati di villa, 70 ambienti, 12 ettari di giardino e, secondo la tradizione, 365 finestre.
I segreti di Leonardo tra biblioteca e giochi d’acqua
Proprio Galeazzo Arconati porta qui il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, una raccolta di disegni e appunti che oggi è conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Nel Seicento il manoscritto vive però al Castellazzo, custodito nella biblioteca di famiglia e mostrato ad ospiti selezionatissimi, come un tesoro di ingegno destinato a pochi sguardi.
Molte tavole dedicate all’acqua e ai suoi movimenti ispirano i progettisti del giardino. Il Teatro di Andromeda, per esempio, nasconde sotto il pavimento un sistema di canalizzazioni che alimenta un gioco di zampilli studiato già da Leonardo nel 1508. La celebre Scalinata dei Draghi e altri scherzi d’acqua trasformano le intuizioni del Codice in divertimento aristocratico, tra sorprese e bagni inattesi.
Dentro la villa: saloni teatrali, biblioteca e Sala da Ballo
Entrando nel piano nobile, la sensazione è quella di una scenografia pensata per stupire. Il grande salone affrescato dai fratelli Galliari avvolge pareti e soffitto con architetture dipinte e prospettive teatrali che alzano idealmente l’altezza della stanza. Accanto, la Sala del Museo mostra affreschi settecenteschi recuperati dal restauro, mentre la Biblioteca Arconati affascina con le librerie in noce e le finte architetture dipinte sul soffitto.
Il cuore mondano della residenza è la Sala da Ballo settecentesca, circa 200 metri quadrati di parquet, stucchi e dorature voluti da Giuseppe Antonio Arconati. Una decina di grandi specchi moltiplica la luce di candele e lampadari, raddoppiando volti, abiti e gioielli in un continuo gioco di riflessi. Qui il barocchetto lombardo si fa teatro sociale: tra un minuetto e un valzer si decidevano alleanze, matrimoni, carriere.
Il giardino monumentale e come organizzare la visita
Fuori, il giardino storico è un manuale a cielo aperto sul giardino alla francese. Dodici ettari di siepi scolpite, statue, vasche d’acqua, teatri verdi e un tempo anche un labirinto accolgono passeggiate lente e conversazioni riservate. I percorsi seguono assi prospettici che guidano lo sguardo verso le Groane, mentre i giochi d’acqua rendono ancora vivo il dialogo con le intuizioni di Leonardo. Oggi la villa è gestita dalla Fondazione Augusto Rancilio, che da anni porta avanti un paziente lavoro di restauro e apertura al pubblico con visite guidate e mostre contemporanee. La stagione più bella va dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando il giardino è al massimo splendore. Per una visita completa calcolate almeno due ore con guida, più tempo libero per perdervi tra i viali. In pratica è una mezza giornata piena, facilmente estendibile a una giornata intera se abbinate una passeggiata nel Parco delle Groane. Prima di partire conviene controllare il sito ufficiale di Villa Arconati per orari, aperture straordinarie e modalità di prenotazione.
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