"Se non avessi parole": 20 poesie sul senso della vita umana, oltre la scienza
Medico, ricercatore, anatomopatologo e anche poeta. Accanto al lavoro scientifico Antonio d’Amati, classe 1994, nato a Foggia, coltiva la scrittura poetica come spazio di riflessione sull'identità, l'assenza e il linguaggio. Se non avessi parole è la sua opera prima (pubblicata nella collana “Quaderni di poesia” di Eretica Edizioni). La raccolta, composta da 20 testi, è articolata in quattro sezioni: Parole e assenza, Solitudine e silenzi, Fusione e scissione, Luce e blu.
Il filo conduttore dell’opera è una riflessione sulla parola come soglia fragile. Necessaria ma insieme incapace di contenere pienamente l’esperienza, la parola non trionfa, al contrario si spoglia, si interroga, si smarrisce. E proprio in questo smarrimento trova la sua verità.
Le poesie attraversano la solitudine esistenziale, la perdita, l’amore come tensione tra fusione e separazione, fino a una dimensione luminosa e rarefatta.
Il tono è essenziale, lucido, simbolico. L’espressione poetica cerca un equilibrio tra profondità emotiva e rigore formale, con immagini nitide, scarti di senso e dissolvenze del linguaggio.
La raccolta è pensata come un unico corpo narrativo, un percorso che si muove dal limite al possibile, dal silenzio al senso. A chi legge, è chiesto solo di restare in ascolto.
L’autore
D’Amati svolge attività diagnostica e di ricerca nel campo della neuropatologia, della patologia ginecologica e della biologia molecolare presso il Policlinico Gemelli di Roma.
Dopo la specializzazione in neuropatologia, ginecopatologia e patologia molecolare, ha scelto di dedicare la sua vita allo studio dei tumori cerebrali e delle neoplasie ginecologiche, muovendosi ogni giorno sul confine sottile tra microscopio e umanità. Il suo lavoro scientifico gli è valso riconoscimenti in ambito nazionale ed europeo.
© Riproduzione riservata