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Nel Lazio c’è un’isola più selvaggia della Grecia: un vero e proprio paradiso del Tirreno tra Ponza e Circeo

Nel Lazio c’è un’isola più selvaggia della Grecia: un vero e proprio paradiso del Tirreno tra Ponza e Circeo

18 Aprile 2026
palmarola
La prossima meta delle vostre vacanze? Quest'isola dalle acque cristalline vi conquisterà. E no, non si trova in Grecia, è italianissima!

A circa sette miglia da Ponza, in pieno Tirreno, c’è un’isola minuscola, 1,3 chilometri quadrati appena, che al primo sguardo sembra una delle Cicladi. Scogliere bianche a picco, mare turchese, barche che oscillano in calette così piccole da sembrare private.

Si chiama Palmarola, è la terza isola per grandezza dell’arcipelago pontino e l’oceanografo Jacques-Yves Cousteau l'ha definita "l’isola più bella del Mediterraneo". Quello che colpisce subito è la sua anima da piccola Grecia selvaggia: un posto quasi disabitato, dove si va per il mare, il silenzio e una disintossicazione digitale che non ha bisogno di app.

Dove si trova l’isola che sembra la Grecia (ma è nel Lazio)

Palmarola fa parte delle Isole Pontine, nel Mar Tirreno, ed è territorio del Comune di Ponza, in provincia di Latina. È l’estremità più occidentale dell’arcipelago, un dente di roccia vulcanica che emerge tra il Circeo e il Golfo di Gaeta. Dista circa 7 miglia nautiche, una mezz’ora di barca, dalla più mondana Ponza.

L’isola è piccola ma scenografica: 1,3 chilometri quadrati di superficie, otto chilometri di coste e rilievi che arrivano a circa 262 metri di altezza. Nessun paese, nessun porto vero e proprio, solo approdi naturali. La mappa mentale è semplice: da Roma o Napoli raggiungete la costa (Anzio, Formia, Terracina), salite su un traghetto per Ponza e da lì vi spostate in barca verso questa “Grecia in miniatura” tutta laziale.

Perché Palmarola somiglia alle Cicladi, ma è molto più selvaggia

Il soprannome di piccola Grecia nasce dal colpo d’occhio. Le falesie di tufo e riolite sono bianche e verticali, si alternano a grotte e archi naturali, il verde della macchia mediterranea e delle palme nane taglia il paesaggio, l’acqua passa dal turchese chiarissimo al blu cobalto. Ricorda certe baie di Milos o Folegandros, solo senza file di ombrelloni.

Qui non ci sono casette imbiancate a calce, né porticcioli pieni di locali. Palmarola è praticamente disabitata: qualche casa-grotta scavata nel tufo, una villa privata e l’unico ristorante/alloggio, O’ Francese, affacciato sulla Cala del Porto. Niente strade, niente auto, nessuna illuminazione pubblica.

Dal 1998 l’isola è Riserva Naturale e rientra nella rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario, a tutela di un ecosistema delicato: macchia mediterranea intatta, lucertole endemiche, fondali ricchi di gorgonie, cernie e aragoste. In molte zone non prende il telefono, l’elettricità arriva da generatori, l’acqua è quella raccolta nelle cisterne. Altro che wifi potente.

Come arrivare a Palmarola e quando andarci

Non esistono collegamenti di linea diretti. La base obbligata è Ponza, raggiungibile in aliscafo o nave dai porti di Anzio, Formia, Terracina e, in alcune stagioni, dal Golfo di Napoli. Una volta a Ponza, potete scegliere tra le escursioni organizzate in barca e il noleggio di un gommone o di un piccolo natante.

Le gite collettive, gestite da cooperative di barcaioli locali, durano di solito mezza giornata o una giornata intera, con giro dell’isola, soste per il bagno e pranzo a bordo. La traversata Ponza–Palmarola richiede dai 30 ai 60 minuti, a seconda del mare e del tipo di barca.

Il noleggio di un gommone ha senso solo se avete un minimo di esperienza: le coste sono frastagliate, il meteo può cambiare rapidamente e in caso di vento forte le capitanerie limitano gli spostamenti. Per questo, soprattutto in alta stagione, è meglio prenotare in anticipo i posti in escursione. I periodi più piacevoli sono giugno e settembre, quando l’acqua è già calda, le giornate lunghe e le barche decisamente meno numerose.

Cosa fare sulla piccola Grecia laziale: giro in barca, tuffi e notti senza campo

Palmarola si vive soprattutto dal mare. Il classico giro in barca passa da Cala Brigantina, con le pareti chiare e lo Scoglio Suvace, perfetto per il primo tuffo in acqua trasparente. Si prosegue verso i Faraglioni di Mezzogiorno e la Grotta di Mezzogiorno, spettacolare quando il sole è alto e illumina i passaggi nella roccia.

Sul lato opposto, la Cattedrale di Cala Tramontana è una parete di colonne naturali che scendono a picco nel blu, uno dei punti più scenografici per lo snorkeling. Poi c’è la Forcina, con la Grotta del Gatto e una piccola sorgente, e il gruppo di scogli dalle forme bizzarre legati all’antica estrazione di ossidiana.

Il cuore “abitato” è la Cala del Porto, chiamata anche spiaggia della Maga Circe: una lingua di ciottoli chiari, le case-grotta scavate nel tufo e il ristorante O’ Francese appoggiato sugli scogli. Da qui parte un sentiero ripido verso la cappella di San Silverio, costruita su un faraglione: pochi minuti di salita e una vista a 360 gradi che vale ogni goccia di sudore.

Snorkeling, nuotate lunghe e relax in barca sono le attività principali. Serve però prudenza: molte calette sono sotto falesie soggette a caduta massi, il fondale diventa profondo rapidamente e non ci sono bagnini. Meglio usare scarpe da scoglio, giubbottini per i più piccoli, e scendere a terra solo dove il comandante dà l’ok.

Chi vuole prolungare la magia può dormire nelle semplici camere di O’ Francese o in barca, in rada, cullati solo dal rumore delle onde. Di notte il cielo è pieno di stelle, il telefono spesso non prende, il tempo si dilata. Portate acqua, qualche snack, farmaci personali, felpa e torcia, e soprattutto riportate a Ponza ogni rifiuto. È il prezzo, minimo, per continuare ad avere una piccola Grecia selvaggia a poche ore da casa.

© Riproduzione riservata

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