Quanto guadagnano le influencer più famose per una foto su Instagram?

influencer heroinfluencer 1
Dal clan Kardashin alle socialite, dalle attrici alle sportive più "social": ecco quanto guadagnano le influencer più famose per un post sponsorizzato

Chi l'avrebbe detto alla sua nascita, nell'ottobre 2010, che Instagram sarebbe diventato un lavoro per così tante persone? Già, perché a sapere quanto guadagnano le influencer è evidente che non si possa in alcun modo sostenere che raccontarsi sui social (per chi lo sa fare) non sia un (gran!!) lavoro a tutti gli effetti.

Instagram è una vetrina virtuale che permette ai personaggi dell'olimpo hollywoodiano, per esempio, di avere un contatto più diretto con i propri fan, mostrandosi per come sono realmente.

Un modo per molti personaggi famosi di dare la propria versione dei fatti alternativa (spesso) a quella dei paparazzi e dei tabloid.

Ma è anche il luogo in cui alcune persone comuni sono diventate delle celebrità dall'oggi al domani, dei brand-persona, con un seguito in continua crescita, ben più alto spesso di quello di molti giornali e brand ufficiali.

Queste brand-persone, come ben sappiamo tutti, sono gli influencer.

Personaggi che sono stati in grado di creare un impero digitale scattandosi foto semi-filtrate e promuovendo al contempo l'ultima tendenza in fatto di moda, beauty, food, design o quant'altro. 

Creando dei veri patrimoni.

Ecco quanto guadagnano le influencer più famose per un post su Instagram

(Continua sotto al foto)

kardashian jenner

Quanto guadagnano le influencer: il caso Kardashian

È noto che il clan Kardashian-Jenner sia una delle famiglie più influenti su Instagram (e non solo). 

** Quanto guadagnano le Kardashian per una foto su Instagram **

Secondo le ultime stime, Kylie Jenner, figlia più piccola, è la seconda global influencer più pagata al mondo. Con i suoi 195 milioni di follower, Kyle guadagna circa un milione di dollari (850mila euro) per ogni post sponsorizzato su Instagram. 

Cifre poco diverse per Kim, che con 188 milioni di follower chiede più di 700mila euro per ogni foto pubblicata sul suo profilo. 

Kendal Jenner e Khloe Kardashian arrivano a guadagnare circa 500mila euro per post.

In ultimo Kourteney Kardashian per un totale di circa 430mila euro a sponsorizzazione. 

ariana-grande

Quanto guadagnano le influencer: le cantanti attive su Instagram 

Qui la lista è lunga, ma al primo posto troviamo Ariana Grande. L'autrice di Thank U, Next con i suoi 202 milioni di follower, arriva a chiedere più di 700mila euro per un post sponsorizzato. 

Numeri non dissimili per Selena Gomez e Beyonce

Troviamo poi Taylor Swift (con 610mila euro a post), Jennifer Lopez (560mila), Nicki Minaj (525mila) e Miley Cyrus (500mila euro a post). 

olivia-palermo-linea-EVI

Il clan delle socialite

Da quando ha fatto irruzione nella society di New York come erede della leggendaria famiglia proprietaria degli Hilton Hotels, Paris Hilton è stata una della prime socialite a diventare famosa su Instagram.

Con i suoi 12,6milioni di follower, l'ereditiera chiede 100mila dollari a sponsorizzazione

All'estremo opposto, con uno stile ben più sobrio, Olivia Palermo, che guadagna solo 16mila euro a post

gigi e bella hadid

Quanto guadagnano le modelle su Instagram

In cima alle classifica delle modelle-influencer più famose al mondo troviamo le sorelle Hadid.

** Quanto guadagnano le modelle di Victoria's Secret più pagate **

Gigi, con i suoi 57,8milioni di follower, guadagna 250mila euro a foto, mentre la sorella, Bella Hadid, quasi 80mila

Emily Ratajkowski, seguita da 26,7 milioni di persone, richiede 66mila euro per ogni collaborazione.

Non potevano di certo mancare degli angeli di Victoria's Secret nella classifica. Candice Swaenpool e Rosie Huntington-Whiteley guadagnano entrambe più di 30mila euro a post. 

Per Caroline Daur, modella tedesca e volto noto di Dolce&Gabbana, 6mila euro a post

tagli-capelli-viso-ovale-emma-watson-800×599

Qualche altro nome 

Tra i global influencer più famosi (e ricchi) al mondo troviamo anche tanti altri personaggi noti. 

Ad esempio, Emma Watson, che con i suoi 57,8 milioni di follower arriva a guadagnare 260mila euro in sponsorizzazioni. 

Anche la collega Priyanka Chopra non se la passa male: l'attrice ha 57,3milioni di follower, e per ogni foto collaborazione pubblicata su Instagram arriva a chiedere anche 245mila euro

C'è poi anche David Beckham, che prende 285mila euro a post, e Will Smith che ne prende 200mila. 

Serena Williams, tennista dal seguito di 12,6milioni di follower, guadagna più di 48mila euro per ogni foto sponsorizzata pubblicata su Instagram. 

E ovviamente non può mancare la nostra Chiara Ferragni, che con 21milioni di follower porta a casa 50mila euro a sponsorizzazione. 

  • IN ARRIVO

Sarah Ferguson si rifugia in Svizzera dopo l'arresto del principe Andrea per le email legate a Epstein

Sarah Ferguson hero grandeSarah Ferguson hero piccola
Sarah Ferguson ha lasciato il Regno Unito dopo l’arresto dell'ex principe Andrea: è in una clinica svizzera specializzata in salute mentale

Da settimane il clima attorno alla famiglia reale britannica è tutt’altro che sereno. Dopo l’arresto dell'ex principe Andrea con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica e le nuove rivelazioni legate agli "Epstein files", l’attenzione mediatica si è rapidamente spostata anche su chi, negli anni, gli è rimasto accanto. E tra i nomi tornati sotto i riflettori c’è quello di Sarah Ferguson.

L’ex Duchessa di York, 66 anni, non appare in pubblico da mesi. L’ultima volta era stata vista al battesimo della nipote Athena, a Londra, lo scorso dicembre. Poi, il silenzio.

Secondo diverse ricostruzioni della stampa britannica, Sarah Ferguson avrebbe lasciato il Regno Unito poco dopo Natale per rifugiarsi in Svizzera, presso la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo, una struttura privata specializzata in salute mentale e dipendenze, nota per i suoi programmi altamente personalizzati e riservati.

La clinica, che secondo quanto riportato dai tabloid, avrebbe un costo di circa 13mila sterline al giorno, viene descritta dal fondatore come un «santuario» dove ricevere cure senza giudizio. Tra i servizi offerti figurano programmi per burnout, depressione, ansia e traumi, con équipe mediche dedicate e un livello di privacy elevatissimo.

Non si tratterebbe di una novità per l’ex duchessa: in passato aveva già parlato pubblicamente della struttura, definendola un luogo sicuro in cui affrontare le proprie fragilità, e aveva raccontato di aver ricevuto lì la diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e ADHD.

**Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)**

(Continua sotto la foto) 

Sarah Ferguson principe Andrea

Il ritiro di Sarah Ferguson dalla vita pubblica fa discutere 

Le indiscrezioni sul soggiorno svizzero di Sarah Ferguson arrivano in un momento particolarmente delicato. La pubblicazione di alcune email scambiate con l'ex finanziere statunitense condannato per pedofilia e traffico sessuale, Jeffrey Epstein, in cui emergeva anche un riferimento a difficoltà finanziarie e richieste di aiuto economico, avrebbe avuto un impatto emotivo significativo.

Fonti vicine all’ex duchessa parlano di uno stato di «profonda vulnerabilità», aggravato «dalla pressione mediatica e dall’esposizione pubblica delle conversazioni private».

Negli anni, Sarah Ferguson ha spesso oscillato tra luce e ombra: amata per il suo carattere spontaneo, ma anche coinvolta in vicende controverse. In passato aveva espresso rammarico per qualsiasi associazione con Epstein, definendo quell’episodio un «gigantesco errore di giudizio» e ribadendo la sua totale condanna di ogni forma di abuso.

Oggi, mentre le indagini sull'ex marito Andrea proseguono e il dibattito pubblico resta acceso, la scelta di Sarah Ferguson di allontanarsi temporaneamente dalla scena appare come un tentativo di proteggersi in un momento di grande fragilità personale.

Resta da capire se e quando tornerà sotto i riflettori, e con quale ruolo, in una famiglia reale che sta attraversando uno dei periodi più complessi degli ultimi anni.

**Il principe William vuole cacciare il principe Andrea dalla monarchia**

 
  • IN ARRIVO

Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)

william kate principe andrea herowilliam kate principe andrea
Dopo l’arresto di Andrea, il principe William commenta pubblicamente la vicenda mentre la monarchia affronta una nuova fase di crisi

La prima apparizione pubblica dopo una tempesta mediatica dice sempre molto più di mille comunicati ufficiali. E quella del principe William ai BAFTA Awards 2026, accanto a Kate Middleton, è arrivata in uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.

Pochi giorni prima, infatti, l’ex principe Andrea era stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica, nell’ambito delle nuove indagini legate agli "Epstein files", riguardanti l'ex finanziere statunitense accusato di pedofilia e traffico sessiale, amico di Andrea.

Sul pink carpet londinese, tra abiti couture e flash dei fotografi, l’atmosfera era elegante ma inevitabilmente tesa. Il principe William, 43 anni, non ha evitato le domande. Interpellato sul film Hamnet, che racconta il dolore di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway per la morte del figlio undicenne, ha ammesso di non averlo ancora visto.

La motivazione? «Ho bisogno di essere in uno stato piuttosto calmo e al momento non lo sono. Lo vedrò più avanti», ha spiegato. Una frase breve, ma che ha immediatamente fatto il giro dei media.

L’arresto dell'ex Duca di York, avvenuto il 19 febbraio (giorno, peraltro, del suo 66° compleanno) ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate all’interno della famiglia reale. Andrea è stato interrogato dalla polizia per undici ore e poi rilasciato, mentre le indagini proseguono. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero estendere le verifiche anche ad ambienti e dispositivi legati ai suoi precedenti incarichi ufficiali.

In questo scenario complesso, il principe William si trova in una posizione particolarmente delicata. Se in passato era rimasto ai margini della vicenda Epstein, oggi la questione tocca direttamente il futuro della monarchia.

Più volte ha parlato di una visione improntata «all'evoluzione, non rivoluzione», con l’obiettivo di modernizzare l’istituzione e rafforzarne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ogni nuovo sviluppo legato allo zio rischia di complicare questo percorso.

**Il principe William sta pianificando un grande cambiamento per quando diventerà re**

Buckingham Palace ha fatto sapere che re Carlo III guarda con «profonda preoccupazione» alle accuse e sostiene un’indagine completa, equa e condotta dalle autorità competenti. Anche il principe William e Kate, tramite il loro portavoce, hanno espresso inquietudine per le rivelazioni e ribadito che il loro pensiero resta rivolto alle vittime.

Ma per il principe William, l’arresto dello zio non è solo una vicenda familiare: è una prova istituzionale che potrebbe segnare in modo decisivo il suo cammino verso il trono.

  • IN ARRIVO

Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

ok deskok mobile
Dalle imprese di Milano-Cortina alle nostre vite quotidiane: le storie di resilienza che restano, quando il medagliere smette di brillare ma il coraggio continua a parlarci.

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.

È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.

(Continua sotto la foto)

olimpiadi milano cortina

Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.

La resilienza non è una parola motivazionale

C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.

Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.

Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.

E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.

Non smettere mai di provarci: la lezione più grande

C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.

Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.

Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.

È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.

ok jump

Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo

Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.

I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.

ok OPENING CEREMONY MILANO CORTINA 2026 (3) – credit SGP

Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce

Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?

Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.

Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.

E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.

  • IN ARRIVO

Grey’s Anatomy in lutto: è morto Eric Dane dopo la battaglia contro la SLA

eric dane heroeric dane
Eric Dane, celebre volto di Grey’s Anatomy ed Euphoria, è morto a 53 anni dopo una battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica

Il mondo delle serie tv perde uno dei suoi volti più iconici degli anni Duemila. Eric Dane, diventato celebre grazie al ruolo del dottor Mark Sloan in Grey’s Anatomy, è morto a 53 anni dopo una battaglia contro la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), resa pubblica meno di un anno fa.

Secondo quanto comunicato dai suoi rappresentanti, Eric Dane si è spento circondato dagli affetti più cari: la moglie Rebecca Gayheart e le figlie Billie e Georgia. Nel comunicato diffuso alla stampa si sottolinea quanto le figlie fossero il centro del suo mondo e quanto fosse grato per l’affetto ricevuto dai fan nel corso della sua carriera.

Per milioni di spettatori, Eric Dane è stato “McSteamy”, il chirurgo affascinante e brillante che ha segnato alcune delle stagioni più intense del medical drama creato da Shonda Rhimes. Entrato nel cast nel 2006, il suo personaggio è diventato rapidamente uno dei più amati, tanto da lasciare un’impronta indelebile nella serie anche dopo la sua uscita di scena. 

Negli ultimi mesi, però, la sua storia si era intrecciata con un percorso più personale e doloroso. Dopo aver annunciato nel 2025 la diagnosi di SLA, Eric Dane aveva scelto di utilizzare la propria visibilità per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia. In diverse occasioni aveva parlato apertamente delle difficoltà fisiche legate alla progressiva perdita di controllo muscolare, ma anche della volontà di restare fiducioso e presente per la sua famiglia.

Oltre a Grey’s Anatomy, Eric Dane aveva raggiunto una nuova generazione di pubblico interpretando Cal Jacobs nella serie HBO Euphoria, dimostrando ancora una volta la sua capacità di attraversare generi e epoche televisive diverse. Aveva recitato anche in produzioni come Charmed, The Last Ship e in film come Io & Marley e Burlesque.

La sua scomparsa lascia un vuoto non solo tra i colleghi e gli amici, ma anche tra quei fan che, crescendo con lui sullo schermo, hanno trovato nei suoi personaggi una parte delle proprie emozioni.