Tre giorni prima del royal wedding, Harry e Meghan presero una decisione che infrangeva il protocollo reale (e la tennero segreta per anni)

Se siete fan della famiglia reale britannica, vi ricorderete questa data: 19 maggio 2018. È il giorno in cui il principe Harry e Meghan Markle si sono spostati davanti al mondo intero.
Probabilmente vi ricorderete l'abito Givenchy di Meghan, la St George's Chapel di Windsor gremita di invitati, la famiglia reale tutta in tiro tra i banchi della chiesa, i canti gospel, la carrozza tra le strade affollate, e magari molto altro. Ma quando Harry e Meghan ripensano al loro matrimonio, pensano a tutt'altro.
Esiste infatti un altro momento: molto più piccolo, senza telecamere, invitati o abiti da cerimonia pomposi. E questo momento è successo tre giorni prima del matrimonio.
Nel giardino di Nottingham Cottage, la casa all'interno di Kensington Palace dove vivevano allora, Harry e Meghan avevano incontrato l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, per scambiarsi privatamente le loro promesse.
Nessun familiare, nessun amico e soprattutto nessuna delle formalità che avrebbero caratterizzato il Royal Wedding del sabato successivo. Soltanto loro due e l'arcivescovo.
Un episodio rimasto sconosciuto per quasi tre anni e raccontato da Meghan soltanto nel 2021, durante la celebre intervista concessa insieme al marito a Oprah Winfrey. «Tre giorni prima del nostro matrimonio, ci siamo sposati. Nessuno lo sa», disse allora la duchessa, spiegando che la coppia aveva contattato personalmente Welby perché desiderava avere qualcosa che appartenesse soltanto a loro. «Questo spettacolo è per il mondo, ma noi vogliamo che la nostra unione sia tra noi», ricordò di avergli detto.
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Cosa fecero Harry e Meghan tre giorni prima del Royal Wedding
Più che un secondo matrimonio, quello celebrato nel giardino fu in realtà uno scambio privato delle promesse. Una distinzione importante, soprattutto perché le parole utilizzate da Meghan durante l'intervista con Oprah generarono all'epoca parecchia confusione.
Quindi no, Harry e Meghan non erano legalmente già marito e moglie quando entrarono nella St George's Chapel.
Perché un matrimonio della Chiesa d'Inghilterra fosse valido erano necessari alcuni requisiti che quell'incontro privato non rispettava, tra cui la presenza di testimoni e una cerimonia in un luogo autorizzato. Il certificato di matrimonio della coppia indica infatti il 19 maggio come data ufficiale delle nozze.
A mettere definitivamente fine ai dubbi fu lo stesso Welby. “Il matrimonio legale è stato il sabato”, spiegò l'arcivescovo di Canterbury, ricordando di aver firmato personalmente il certificato. Confermò inoltre di aver avuto diversi incontri privati e pastorali con la coppia prima delle nozze, senza però entrare nei dettagli di quanto accaduto durante quei momenti.
Perché quel gesto ha infranto il protocollo dei matrimoni reali
Non fu dunque il protocollo giuridico a essere infranto: tre giorni dopo Harry e Meghan seguirono regolarmente le procedure necessarie per sposarsi. A rendere insolita la loro scelta fu piuttosto il significato attribuito a quella cerimonia privata rispetto all'evento ufficiale.
I matrimoni reali britannici hanno infatti una dimensione che va inevitabilmente oltre quella personale. Quello di Harry e Meghan, celebrato alla presenza della regina Elisabetta II e degli altri membri della Royal Family, era anche un grande evento pubblico e istituzionale, seguito da milioni di persone in tutto il mondo.
I Sussex decisero però di ritagliarsi un momento che ne ribaltava completamente la logica: niente pubblico, nessun protocollo da seguire davanti alle telecamere e nessun altro presente oltre all'uomo che, pochi giorni dopo, avrebbe officiato le loro nozze.
Riletto oggi, dopo l'uscita del principe Harry e di Meghan Markle dalla Royal Family e il trasferimento negli Stati Uniti, quel piccolo episodio sembra quasi anticipare una dinamica che sarebbe diventata centrale nella loro storia: il tentativo di separare ciò che appartiene all'istituzione da ciò che considerano esclusivamente loro.
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