Quali caratteristiche ha la tua anima gemella in base al tuo segno zodiacale

Ogni segno zodiacale ha un'influenza astrale che condiziona la vita sotto molti aspetti; dalla personalità ai difetti passando per anima gemella e relazioni, i pianeti ci indicano (spesso) anche il tipo di persona da cui siamo attratti.
**Ecco qual è il difetto peggiore di ogni segno zodiacale**
Le stelle infatti più che influenzare la nostra vita di coppia dicono molto sul tipo di persone da cui siamo attratti e che attraiamo.
Ecco dunque cosa ha da dire il tuo segno zodiacale sul tipo di persona con cui dovresti stare.
**Oroscopo degli hobby: il passatempo ideale per ogni segno zodiacale**
Che caratteristiche ha la tua anima gemella in base al tuo segno zodiacale
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Ariete, una persona indipendente
Coloro nati nel segno dell'Ariete apprezzano la propria indipendenza e di conseguenza le persone che la rispettano. Attratti da coloro che abbracciano il proprio spirito libero, hanno bisogno di qualcuno che accetti il loro bisogno occasionale di solitudine e l'attitudine da menefreghista. Notevoli capacità intuitive completano l'equazione.
Toro, qualcuno che li faccia sentire speciali
I Toro invece sono attratti da persone tenere, coccolone e che non farebbero mai del male a una mosca; da persone cordiali, gentili, affettuose e anche un po' romantiche. A loro piace essere amati, quindi la loro anima gemella è qualcuno che li faccia sentire speciali è fondamentale.
Gemelli, una persona con cui trovare una forte intesa mentale oltre che fisica
I nati nel segno dei Gemelli solitamente hanno una personalità selvaggia ed eccentrica e non amano i partner che li fanno sentire soffocati. Preferiscono coloro che hanno la capacità di ascoltare e comunicare, con interessi comuni e ambizioni condivise. Sono incredibilmente attratti dal sarcasmo.
Cancro, cercasi un vero romantico
I Cancro sono tra i più fedeli di tutti i segni zodiacali e si aspettano lo stesso dagli altri. Amando molto e ferocemente, hanno la tendenza a diventare incredibilmente attaccati ai loro partner, il che significa che possono impiegare un po' di tempo ad aprisi alle persone. Per questo motivo, gentilezza e perseveranza sono tratti molto attraenti per loro. I Cancro sono attratti da persone dolci, sentimentali e in contatto con le loro emozioni.
Leone, un supporter
Perfezionisti con un innegabile senso dell'ego, i nati nel segno del Leone sono persone fiduciose e schiette. Tuttavia, sotto la superficie, possono essere incredibilmente sensibili e per questo hanno bisogno di qualcuno che sia felice di rassicurarli quando iniziano a dubitare di se stessi. Meglio ancora se amano stare all'aria aperta in mezzo alla natura.
Vergine, qualcuno come loro
Ai nati nel segno della Vergine piace vedere le proprie migliori qualità riflesse nei partner, motivo per cui sono attratti da coloro che sono silenziosi, analitici e intelligenti, ma al tempo stesso motivati a raggiungere i propri obiettivi. Non prendono bene il dramma o i litigi, preferendo individui con una personalità calma, tranquilla e matura.
Bilancia, una persona equilibrata
Eleganti e imperturbabili, i Bilancia scelgono di stare lontano da storie complicate. Preferendo vivere una vita semplice, cercano un partner con una presenza calmante e una forte bussola morale. Insegnanti ed educatori, si adattano perfettamente a chi gli sta accanto.
Scorpione, qualcuno con cui condividere emozioni forti
Impetuosi e appassionati, agli Scorpioni piacciono coloro che possono eguagliare la loro energia e devozione. Aspettandosi sempre il 110%, le loro relazioni sono incredibilmente importanti per loro e hanno bisogno di stare con qualcuno che si impegna completamente a sua volta. I nati sotto questo segno sono attratti da persone rumorose, spontanee e sempre disposte a divertirsi.
Sagittario, una persona avventurosa e socievole
Avventurosi e indipendenti, i nati sotto questo segno possono essere fobici dell'impegno, ma quando mettono gli occhi su qualcuno hanno tutta l'intenzione di amarli per sempre. Per questo motivo, hanno bisogno di un partner che li adorerà nello stesso modo, pur rispettando il loro bisogno occasionale di libertà e solitudine. I Sagittario sono attratti da persone stravaganti, avventurose e super socievoli.
Capricorno, solo ottimisti
I Capricorno sono ambiziosi e spesso concentrati sulla carriera, per questo vogliono un partner che li possa sostenere sempre e comunque. Incapaci di sopportare il pessimismo o l'energia negativa, sono attratti da coloro che hanno personalità effervescenti e una visione ottimista.
Acquario, qualcuno con cui condividere l'adrenalina
Personalità molto avventurose, i nati sotto il segno dell'Acquario sono alimentati dalla loro stessa adrenalina. Cercano partner che sono felici di portare avanti avventure folli; amano gli spiriti liberi che vivono la vita con un senso di gioia e spontaneità.
Pesci, una persona romantica ed emotivamente matura
Veri e propri romanticoni, i Pesci sono spesso identificati come sognatori. Trovando difficile capire e stare al passo con il mondo reale e le sua sfide, il tipo di persona da cui sono attratti deve essere in grado di bilanciarli: realistico, ma con un debole per i gesti romantici ed emotivamente maturo.
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Sarah Ferguson si rifugia in Svizzera dopo l'arresto del principe Andrea per le email legate a Epstein

Da settimane il clima attorno alla famiglia reale britannica è tutt’altro che sereno. Dopo l’arresto dell'ex principe Andrea con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica e le nuove rivelazioni legate agli "Epstein files", l’attenzione mediatica si è rapidamente spostata anche su chi, negli anni, gli è rimasto accanto. E tra i nomi tornati sotto i riflettori c’è quello di Sarah Ferguson.
L’ex Duchessa di York, 66 anni, non appare in pubblico da mesi. L’ultima volta era stata vista al battesimo della nipote Athena, a Londra, lo scorso dicembre. Poi, il silenzio.
Secondo diverse ricostruzioni della stampa britannica, Sarah Ferguson avrebbe lasciato il Regno Unito poco dopo Natale per rifugiarsi in Svizzera, presso la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo, una struttura privata specializzata in salute mentale e dipendenze, nota per i suoi programmi altamente personalizzati e riservati.
La clinica, che secondo quanto riportato dai tabloid, avrebbe un costo di circa 13mila sterline al giorno, viene descritta dal fondatore come un «santuario» dove ricevere cure senza giudizio. Tra i servizi offerti figurano programmi per burnout, depressione, ansia e traumi, con équipe mediche dedicate e un livello di privacy elevatissimo.
Non si tratterebbe di una novità per l’ex duchessa: in passato aveva già parlato pubblicamente della struttura, definendola un luogo sicuro in cui affrontare le proprie fragilità, e aveva raccontato di aver ricevuto lì la diagnosi di disturbo da stress post-traumatico e ADHD.
**Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)**
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Il principe William commenta l'arresto dello zio Andrea (e il futuro della monarchia)

La prima apparizione pubblica dopo una tempesta mediatica dice sempre molto più di mille comunicati ufficiali. E quella del principe William ai BAFTA Awards 2026, accanto a Kate Middleton, è arrivata in uno dei momenti più delicati per la monarchia britannica.
Pochi giorni prima, infatti, l’ex principe Andrea era stato arrestato con l’accusa di cattiva condotta in carica pubblica, nell’ambito delle nuove indagini legate agli "Epstein files", riguardanti l'ex finanziere statunitense accusato di pedofilia e traffico sessiale, amico di Andrea.
Sul pink carpet londinese, tra abiti couture e flash dei fotografi, l’atmosfera era elegante ma inevitabilmente tesa. Il principe William, 43 anni, non ha evitato le domande. Interpellato sul film Hamnet, che racconta il dolore di William Shakespeare e della moglie Agnes Hathaway per la morte del figlio undicenne, ha ammesso di non averlo ancora visto.
La motivazione? «Ho bisogno di essere in uno stato piuttosto calmo e al momento non lo sono. Lo vedrò più avanti», ha spiegato. Una frase breve, ma che ha immediatamente fatto il giro dei media.
L’arresto dell'ex Duca di York, avvenuto il 19 febbraio (giorno, peraltro, del suo 66° compleanno) ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate all’interno della famiglia reale. Andrea è stato interrogato dalla polizia per undici ore e poi rilasciato, mentre le indagini proseguono. Secondo alcune indiscrezioni, gli investigatori potrebbero estendere le verifiche anche ad ambienti e dispositivi legati ai suoi precedenti incarichi ufficiali.
In questo scenario complesso, il principe William si trova in una posizione particolarmente delicata. Se in passato era rimasto ai margini della vicenda Epstein, oggi la questione tocca direttamente il futuro della monarchia.
Più volte ha parlato di una visione improntata «all'evoluzione, non rivoluzione», con l’obiettivo di modernizzare l’istituzione e rafforzarne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica. Ma ogni nuovo sviluppo legato allo zio rischia di complicare questo percorso.
**Il principe William sta pianificando un grande cambiamento per quando diventerà re**
Buckingham Palace ha fatto sapere che re Carlo III guarda con «profonda preoccupazione» alle accuse e sostiene un’indagine completa, equa e condotta dalle autorità competenti. Anche il principe William e Kate, tramite il loro portavoce, hanno espresso inquietudine per le rivelazioni e ribadito che il loro pensiero resta rivolto alle vittime.
Ma per il principe William, l’arresto dello zio non è solo una vicenda familiare: è una prova istituzionale che potrebbe segnare in modo decisivo il suo cammino verso il trono.
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Oltre il podio: cosa ci insegnano davvero le Olimpiadi quando si spengono le luci?

Le Olimpiadi finiscono sempre così: con una cerimonia che commuove tutti noi, un ultimo sventolio di bandiere, le immagini che scorrono veloci sui social e una promessa di rivederci tra quattro anni.
È quello che è successo anche con i Giochi di Milano-Cortina 2026: settimane intense, totalizzanti, capaci di entrare nelle nostre case e nei nostri discorsi quotidiani. Ma la domanda è inevitabile: cosa resta davvero, quando si spengono le luci? È lì, in quella domanda, che si nasconde il legame più profondo tra Olimpiadi e resilienza.
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Crediamo rimanga molto più di un medagliere. Restano storie, immagini che non sono solo sportive, ma totalmente umane. Restano corpi che hanno attraversato il limite e lo hanno ridefinito e restano donne e uomini che, prima ancora di vincere, hanno scelto di non smettere di provarci.
La resilienza non è una parola motivazionale
C'è una linea continua che attraversa queste Olimpiadi ed è quello che chiamiamo il filo della resilienza. Non di certo quella da hashtag, ma quella concreta, fatta di fisioterapia alle sei del mattino e di sconfitte che bruciano.
Tra i volti più potenti di questa resilienza è stato quello di Federica Brignone. Dieci mesi fa una caduta devastante, un infortunio che avrebbe potuto chiudere la carriera di chiunque. Una frattura complessa, la ricostruzione del legamento, mesi di riabilitazione. E poi l’oro nel SuperG, davanti al pubblico di casa. No, non stiamo parlando di una favola ma di un vero processo. Brignone non ha vinto “nonostante” la fragilità ma ha vinto attraversandola.
Accanto a lei, citiamo la longevità come forma di coraggio. Arianna Fontana, alla sua sesta Olimpiade, ha dimostrato che l’età non è un dettaglio anagrafico ma una forza competitiva. Restare ad altissimi livelli per così tanto tempo significa convivere con aspettative, pressioni, cambiamenti del corpo e del contesto. Significa scegliere ogni giorno di rinnovare il proprio patto con lo sport.
E poi la maternità, che nello sport femminile non è ancora un tema neutro. Francesca Lollobrigida è tornata sul ghiaccio dopo oltre un anno di stop per la gravidanza e ha conquistato due ori. Non ha messo tra parentesi la sua identità di madre per essere atleta, ma le ha fatte convivere. Ha mostrato infatti che eccellenza e vita possono nutrirsi a vicenda.
Non smettere mai di provarci: la lezione più grande
C’è un momento, in ogni Olimpiade, in cui capiamo che la vera posta in gioco non è l’oro. È la scelta di ripresentarsi sulla linea di partenza.
Gli ori italiani di questi Giochi infatti hanno avuto un tratto comune: nessuno è stato lineare. Nessuna carriera è stata perfetta così come nessun percorso si è dimostrato privo di crepe. Ma è proprio lì, nelle crepe che noi abbiamo visto la luce.
Allora qual è la vera domanda? Non smettere mai di provarci? Ma cosa significa veramente? Significa accettare che il talento non basta e che il successo non è una traiettoria ascendente, ma una curva piena di deviazioni. Significa anche allenarsi quando nessuno guarda, significa esporsi alla possibilità di perdere ancora.
È una lezione che va oltre lo sport. Perché nella vita reale non abbiamo uno stadio pieno a sostenerci e non abbiamo un podio che certifica il risultato. Quello che però abbiamo sono le nostre scelte quotidiane accompagnate da fallimenti silenziosi e ripartenze invisibili. Le storie olimpiche infatti ci ricordano che la perseveranza è fiducia nel processo e non ostinazione cieca.
Perché le Olimpiadi ci toccano così a fondo
Ogni quattro anni accade qualcosa di raro: ci sentiamo parte di un “noi”. Le Olimpiadi infatti trasformano la competizione individuale in un racconto collettivo. Noi non tifiamo solo per un atleta, ma per una storia in cui riconosciamo qualcosa di nostro, che sia la fatica, l’attesa o semplicemente la voglia di riscatto.
I giochi ci offrono uno spazio emotivo condiviso e ci ricordano che il limite è in realtà un confine da esplorare. E c’è anche un altro aspetto, più sottile: le Olimpiadi rendono visibile la fragilità. Un atleta che cade o che piange normalizza qualcosa che nella vita quotidiana tendiamo a nascondere. Ci autorizza a non doverci mostrare come esseri invincibili.
Cosa ci lasciano davvero, quando tutto finisce
Quando il villaggio olimpico si svuota e le arene tornano silenziose, resta una domanda personale: cosa facciamo di quello che abbiamo visto?
Le Olimpiadi ci lasciano un modello diverso di successo, ci lasciano la consapevolezza che il corpo ha memoria, ma anche capacità di rinascita.
Soprattutto, ci lasciano un invito: continuare a provarci, ma non per vincere una medaglia, ma per onorare il nostro percorso, con la stessa determinazione con cui un’atleta torna in pista dopo mesi di riabilitazione. Le Olimpiadi finiscono lo sappiamo, invece la resilienza, quella vera, inizia quando torniamo alla nostra vita quotidiana.
E volete sapere la cosa più bella? È ricordarsi come anche lontano dal podio, possiamo essere straordinari.
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