"Sarà per sempre sì" ma a che prezzo! I matrimoni sono sempre più costosi (e in molti rinunciano a sposarsi)
Nel 2026, per dire «sì» in Italia servono in media 25.970 euro. È il dato del Rapporto sul Settore Nuziale di Matrimonio.com: quasi l’equivalente di un’utilitaria nuova, o di diversi anni di affitto in una grande città.
Intanto in radio gira ancora "Per sempre sì" di Sal Da Vinci, vincitore dell'ultima edizione di Sanremo. Romantico, certo. Ma mentre l’orecchio canticchia, la calcolatrice fa un altro ritornello: «sarà per sempre sì, ma a che prezzo?» E molte coppie, soprattutto giovani, a quel prezzo proprio non arrivano.
“Per sempre sì”… ma con un assegno da 26 mila euro
Secondo il Rapporto 2026, chi si è sposato nell’ultimo anno ha speso in media 25.970 euro, circa il 9% in più rispetto al 2024. Non basta: quasi una coppia su tre (36%) ha sforato il budget iniziale. In pratica, si parte con un numero in mente e si finisce molto più su.
Il cuore della spesa è noto: location e catering assorbono tra il 40 e il 50% del totale. Nel 2025 gli sposi hanno invitato in media 97,5 persone, con un costo medio per ospite di 238 euro. Basta fare due conti: 100 invitati a questa cifra e si è già intorno ai 24mila euro, senza aver ancora comprato abito, fedi, foto, fiori, musica e viaggio di nozze. Non stupisce che circa il 30% delle coppie superi i 30mila euro complessivi.
*** Come portare fortuna al matrimonio con i trucchi di mezzo mondo ***
Meno matrimoni: cosa raccontano i dati
Mentre il costo del matrimonio sale, il numero di matrimoni scende. L’Istat, nel rapporto 2024 su matrimoni e unioni civili, registra un calo dell’intensità dei primi matrimoni e un rinvio costante delle nozze. L’età media al primo sì è di 34,8 anni per gli uomini e 32,8 per le donne, in crescita rispetto a pochi anni fa.
Le coppie che arrivano all’altare oggi sono in gran parte Millennial: oltre il 70% degli sposi appartiene a questa generazione, con età media intorno ai 35 anni. In quasi un terzo dei casi hanno già figli. La Gen Z, invece, pesa solo per il 14%. Per molti under 30, con lavori precari, stipendi bassi e affitti fuori controllo, investire 20 o 30mila euro in un solo giorno non è nemmeno un’opzione teorica.
A questo si aggiunge il cambiamento culturale. Le donne lavorano, spesso tanto quanto (se non più) dei partner, e non hanno più bisogno del matrimonio per uscire di casa o costruire una famiglia. La convivenza è normalizzata, le unioni di fatto riconosciute, i figli nati fuori dal matrimonio non fanno più alzare sopracciglia. Il matrimonio non è più un “passaggio obbligato”, ma una scelta tra le tante.
Il giorno più bello come lusso (e marcatore di classe)
Quando un rito smette di essere necessario, chi lo sceglie tende a investirci di più. Gli esperti di sociologia lo spiegano così: il matrimonio è sempre meno obbligo e sempre più evento simbolico, quindi chi lo vuole lo immagina “perfetto”. E se dev’essere perfetto, si spende.
Qui entrano in gioco le disuguaglianze. In molte famiglie il matrimonio resta un traguardo collettivo: genitori e nonni contribuiscono, magari attingendo ai risparmi. In altre realtà, senza aiuti, quei 25-30mila euro significano indebitarsi o rinunciare alla casa di proprietà per anni. E non è uguale sposarsi in una metropoli o in un piccolo centro: nelle grandi città, tra location di tendenza e catering stellati, il costo per invitato può salire ben oltre i 300 euro.
Dal gruppo The Knot Worldwide, che raccoglie piattaforme come Matrimonio.com, sottolineano che le coppie «continuano a investire in questo importante evento della vita» e che cresce la spesa dedicata all’esperienza di ogni ospite. Tradotto: meno matrimoni in generale, ma quelli che si fanno assomigliano sempre di più a piccoli eventi-spettacolo curati nei minimi dettagli.
Come non rinunciare alle nozze senza svenarsi
Nel Rapporto sul Settore Nuziale, il 90% dei futuri sposi si dice entusiasta all’inizio dei preparativi e il 61% ha già una visione chiara di come sarà il proprio giorno. Non è una decisione presa alla leggera: in media l’organizzazione parte 13 mesi prima. Proprio per questo, ragionare sui costi diventa parte della scelta, non una nota a margine.
Le strade per non rinunciare del tutto al matrimonio esistono. Ridurre il numero degli invitati è la leva più evidente: una lista più corta è l’unico vero “moltiplicatore al contrario” del budget, molto più di qualsiasi risparmio su fiori o segnaposto. Scegliere date infrasettimanali o fuori stagione può abbassare sensibilmente i preventivi di location e catering.
Molte coppie optano per una cerimonia civile semplice, seguita da una festa meno scenografica ma più sostenibile, magari in un ristorante di fiducia invece che in villa. Altre separano i momenti: prima il matrimonio “minimal”, poi, quando le finanze lo permettono, un viaggio importante. C’è chi preferisce investire su foto e video e taglia altrove, consapevole che i ricordi pesano più delle bomboniere.
Intanto, la vita di coppia va avanti anche senza fiori d’arancio: convivenze stabili, figli che arrivano prima del sì, unioni civili e progetti comuni costruiti a piccoli passi. La promessa di Sal Da Vinci, quel «per sempre sì» che resiste nelle cuffiette, non passa più necessariamente dall’altare. E, per chi decide che invece vale la pena farlo, il vero lusso diventa forse riuscire a dirlo senza dover mettere in gioco un intero conto corrente.
© Riproduzione riservata