Non ricordo mai il pin della carta di credito ma tanto verrà sostituito presto da un sistema di riconoscimento biometrico
Quattro cifre, un POS e quella micro-sudata fredda alla cassa perché il PIN non vi viene in mente. Intanto la fila dietro sbuffa e voi fingete di "avere la memoria piena". Scena nota, vero?
La buona notizia è che quel codice sta iniziando a perdere potere. In Italia stanno arrivando le prime carte di credito biometriche, con sensore integrato, che promettono di farvi pagare con un dito invece che con la memoria. E in prospettiva, entro il 2026, il PIN potrebbe diventare l’eccezione più che la regola.
Perché il PIN è il vero punto debole (più del vostro cervello)
Oggi il giro è sempre lo stesso: inserite la carta, digitate il PIN, attendete l’ok. Oppure pagate contactless senza codice fino a circa 50 euro, oltre quella soglia il POS vi chiede comunque le famose quattro cifre.
Il problema non è solo che le dimentichiamo. Il PIN è anche il punto di vulnerabilità principale della carta. Se qualcuno riesce a clonarla e a scoprire il codice, può pagare come se fosse il titolare. Per questo banche e circuiti internazionali stanno investendo in sistemi più robusti.
La normativa europea PSD2 sulla Strong Customer Authentication, definita dall’Autorità Bancaria Europea, dice che la sicurezza deve basarsi su almeno due elementi tra tre categorie: ciò che sapete (PIN, password), ciò che avete (la carta, lo smartphone) e ciò che siete (biometria). Proprio su questo "ciò che siete" si gioca la nuova partita.
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Che cos’è davvero una carta di credito biometrica
La carta di credito biometrica è, a prima vista, una carta normale. Stesse dimensioni, stesso chip, stessa banda. La differenza è un piccolo sensore sulla superficie, di solito dove oggi c’è il logo della banca.
L’idea è semplice: l’impronta digitale (o, in futuro, altri dati biometrici) sostituisce il PIN nei pagamenti fisici. Non parliamo dello sblocco dello smartphone che già usate per l’app bancaria, ma proprio della carta in sé che riconosce il vostro dito.
Dal punto di vista tecnico la carta continua a usare lo standard EMV, lo stesso delle carte chip & PIN tradizionali. Il POS, quindi, non deve essere cambiato: per l’esercente il flusso di pagamento resta identico, cambia solo il modo in cui voi autorizzate la spesa.
Come funziona: dalla registrazione al gesto alla cassa
Il primo passo è la registrazione dell’impronta. In molti progetti pilota avviene in filiale o tramite un kit certificato: poggiate il dito più volte sul lettore, viene creato un modello digitale criptato che viene salvato direttamente sul chip della carta. Non è la foto del vostro polpastrello, ma una rappresentazione matematica non reversibile.
Quando poi pagate in negozio, lo schema è questo:
- inserite o avvicinate la carta al POS, come sempre;
- appoggiate il pollice sul sensore della carta;
- il sensore confronta il dito con il modello salvato sul chip;
- se combacia, la carta “dice” al POS che l’autenticazione è andata a buon fine.
Niente PIN, niente firma, niente occhiatacce alla tastiera per paura che qualcuno vi spiino. In alcune soluzioni è possibile registrare due impronte, utile per carte familiari condivise.
Nella fase di transizione, molti sistemi prevedono comunque il PIN come piano B: se il sensore si sporca, se avete un cerotto sul dito o se qualcosa non va, potete ancora autorizzare con il codice. Quindi il vostro cervello non è del tutto in pensione, ma in prepensionamento sì.
È più sicura? E la privacy delle impronte?
Dal punto di vista della sicurezza, la biometria alza l’asticella. Il PIN si può osservare, indovinare, carpire con phishing o telecamere nascoste. La vostra impronta, molto meno. Se qualcuno ruba solo la carta biometrica, senza poter replicare il vostro dito, fare acquisti diventa decisamente più complicato.
Gli esperti di sicurezza spiegano che la biometria rientra proprio nella categoria "ciò che siete" prevista dalla Strong Customer Authentication e viene considerata un fattore di autenticazione forte, al pari e spesso meglio del PIN.
Capitolo privacy, tema sensibile: le soluzioni oggi in test prevedono che il modello biometrico resti memorizzato nel chip della carta, non in un database centrale dell’esercente. Il POS riceve solo l’informazione "impronta ok / impronta non ok", non il dato grezzo. Resta comunque fondamentale che le banche spieghino con trasparenza come gestiscono questi dati e per quanto tempo.
E se vi rubano la carta biometrica? In teoria, senza il vostro dito, chi la trova non dovrebbe riuscire a usarla. Le soglie senza PIN per piccoli importi potrebbero restare, ma i limiti di spesa e le notifiche in tempo reale via app aiutano a bloccare subito eventuali tentativi sospetti.
Dove è già realtà in Italia e cosa potete fare da subito
In Italia non è più solo un’ipotesi. Banca Sella ha avviato una sperimentazione di carta di credito biometrica su una platea selezionata di clienti, con sensore integrato per autorizzare sia pagamenti a contatto che contactless. Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Mastercard, ha testato soluzioni simili in città come Milano, Torino e Roma. Anche UniCredit sta lavorando sui pagamenti biometrici.
Per ora parliamo di progetti pilota, spesso riservati a clienti "early adopter" o a segmenti premium. Diverse analisi di settore indicano però che entro la fine del 2026 la diffusione potrebbe accelerare, con le nuove carte emesse sempre più spesso in versione biometrica e il PIN relegato a ruolo secondario.
Nel frattempo potete prepararvi. Alcune mosse utili:
- attivare l’accesso biometrico alle app bancarie, se non lo fate già, per prendere confidenza con il gesto;
- controllare di avere notifiche push per ogni movimento della carta, così intercettate subito eventuali operazioni anomale;
- quando la vostra banca proporrà una carta di credito biometrica, valutare costi e benefici sapendo già come funziona e cosa aspettarvi.
Forse continuerete a dimenticare il PIN del telefono o quello del condominio, ma almeno alla cassa del supermercato il dito dovrebbe bastare.
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