I film da vedere prima degli Oscar se volete avere un'opinione su (quasi) tutti i premi

Il prossimo 10 febbraio, presso il Dolby Theatre di Los Angeles, verrà celebrata la 92ma notte degli Academy Awards.
Nata tra le polemiche per non essere un’edizione che guarda al futuro, ancora troppo maschia e white, quella del 2020 vedrà contendersi le numerose statuette in gara grandi nomi del cinema internazionale come Quentin Tarantino, Sam Mendes, Martin Scorsese e Todd Phillips.
(Anche se i nostri preferiti sono i coniugi Greta Gerwig e Noah Baumbach, che si sfidano con i rispettivi Piccole donne e Storia di un matrimonio).
Il film più quotato di quest'edizione è Joker di Todd Phillips con ben 11 nomination, seguito a pari merito da 1917 di Sam Mendes, C’era una volta… a Hollywood di Quentin Tarantino e The Irishman di Martin Scorsese con 10.
Le sorprese più grandi sono state Scarlett Johansson nominata in ben due categorie, sia come Migliore Attrice Protagonista con Storia di un matrimonio sia come Migliore attrice non protagonista per Jojo Rabbit, ma soprattutto il film del coreano Bong Joon-ho, Parasite, in corsa sia per il Miglior film straniero sia per il Miglior film, ma anche per la Miglior regia.
I grandi assenti sono invece Greta Gerwig nella cinquina in gara per la regia con il suo Piccole donne - perché se lo sarebbe proprio meritata - e Robert De Niro - che invece non se lo sarebbe meritato - in quella per il Miglior attore protagonista con The Irishman di Scorsese.
Se volete un'opinione sui meritevoli alla vittoria delle principali categorie, ecco i 10 film da vedere prima della notte degli Oscar.
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1917, di Sam Mendes
1917 ha già vinto due Golden Globe come Migliore film drammatico e Miglior regia, il PGA Award 2020 (Producers Guild Association) come Miglior film, tre Critic Choice Awards per la Miglior regia, la Miglior fotografica e il Miglior montaggio.
Non crediamo che 1917 sia il Miglior film in gara - Piccole donne, Storia di un matrimonio e Parasite per noi lo sono di più - ma nella cinquina candidata per la Miglior regia, solo Joker potrebbe ostacolare la sua pressoché certa vittoria.
Non tanto perché 1917 è costruito come un infinito piano sequenza, quanto perché quella scelta registica è perfetta per la storia messa in scena.
1917 racconta la missione suicida di due caporali dell’esercito britannico durante la Prima Guerra Mondiale, incaricati di salvare un battaglione alleato prossimo a finire in una trappola tedesca.
Il film segue i due giovani militari interpretati da George MacKay e Dean-Charles Chapman nelle poche ore a loro disposizione per portare a destinazione il messaggio.
Piccole donne, di Greta Gerwig
Ne abbiamo già parlato di quanto la versione di Greta Gerwig del classico di Louisa May-Alcott sia un film meraviglioso. Trasuda l’amore della regista per la storia e i suoi protagonisti, di cui propone una narrazione inedita, che inizia quando le sorelle March sono già adulte.
Greta Gerwig è stata in grado di prendere un romanzo più volte adattato sia per il grande sia per il piccolo schermo e di trarne un’opera fresca, contemporanea, che racconta la femminilità in modo nuovo e libero, seppur profondo. Per questo si sarebbe meritata di comparire nella cinquina in gara per la Miglior regia: il lavoro che ha fatto dietro alla macchina da presa è stato magistrale e più tosto dell’esercizio di stile che molti dei candidati hanno fatto su un proprio pregresso consolidato.
Il film è stato comunque candidato a sei premi Oscar: Miglior film, Miglior attrice - Saoirse Ronan nei panni di Jo, Miglior attrice non protagonista - Florence Pugh in quelli di Amy, Miglior colonna sonora - Alexadre Desplat, Miglior sceneggiatura non originale e Migliori costumi - Jacqueline Durran.
Nel cast del film troviamo anche: Emma Watson (Meg), Eliza Scanlen (Beth), Laura Dern (mamma March), Meryl Streep (zia March), Timothèe Chalamet (Laurie), Louis Garrel (il professor Friedrich Bhaer).
Storia di un matrimonio, di Noah Baumbach
A volte, le storie più piccole, sono le più difficili da raccontare. Rendere interessante, unico e nuovo un film che parla di un amore che finisce non è cosa da poco.
Quante volte lo avete visto accadere sul grande schermo? Noah Baumbach (Frances Ha, Giovani si diventa) ci riesce con grazia e originalità, supportato dalla coppia Scarlett Johansson e Adam Driver nei panni dei due protagonisti principali.
Con loro c'è la brava Laura Dern che interpreta l’avvocato della donna e che per questo ruolo si è già aggiudicata il Golden Globe come Miglior attrice non protagonista.
Storia di un matrimonio è stato candidato a sei Academy Awards tra cui Miglior film, Miglior attore protagonista - Adam Driver e Migliore attrice protagonista - Scarlett Johansson. Noi tifiamo per lei, così come speriamo che Baumbach venga premiato per la Miglior sceneggiatura originale, su cui potrebbe dargli filo da torcere solo Parasite di Bong Joon-ho.
Storia di un matrimonio è in streaming su Netflix.
Joker, di Todd Phillips
È il candidato numero uno di questa edizione 2020 degli Academy Awards.
Di Joker se ne sta parlando ininterrottamente da settembre 2019, quando è stato presentato al Festival del cinema di Venezia vincendo il Leone d’Oro come Miglior Film.
Se la kermesse italiana ormai è diventata l’anticamera preferenziale agli Oscar - da Gravity a La forma dell’acqua, ma anche Il caso Spotlight sono stati presentati al Lido - contiamo che porterà fortuna anche al regista Todd Phillips e al suo protagonista Joaquin Phoenix, che sembra non avere rivali nella corsa come Migliore attore protagonista.
Joker parte dalla storia del villain più famoso dei fumetti, per raccontare la vita di un uomo ai margini. Arthur Fleck (Phoenix) vive a Gotham, dove si barcamena lavorando di giorno come pagliaccio e di sera come comico in diversi locali.
Arthur vorrebbe far ridere, ma ci riesce solo perché viene trattato come uno zimbello.
Nonostante questo, resiste e prova a vivere la sua vita al meglio, finché una decisione sbagliata lo catapulta in una spirale senza via d’uscita verso il basso.
Parasite, di Bong Joon-ho
Ve ne avevamo parlato come uno dei Migliori film del 2019 non a caso. Parasite è una delle opere cinematografiche più originali viste lo scorso anno e siamo felici che il regista coreano Bong Joon-ho, già autore di meraviglie come Snowpiercer, The Host e Okja, trovi finalmente i riconoscimenti che si merita su suolo internazionale.
Parasite è candidato sia come Miglior film sia come Miglior film straniero, ma è in gara anche per la Miglior regia, la Miglior sceneggiatura originale, la Miglior scenografia e il Miglior montaggio. È stato il film che ha vinto la scorsa edizione del Festival di Cannes.
La storia è tanto folle quanto inquietante. Ki-woo non è un ragazzo ricco. Vive con i genitori e la sorella in un piccolo appartamento. Quando un amico gli chiede di sostituirlo come insegnante d’inglese presso una famiglia molto abbiente, Ki-woo accetta l’incarico.
Affabile e intelligente, il ragazzo entra subito nella grazie di tutti, tanto che quando propone di trovare al piccolo di casa, appassionato di disegno, un insegnante in grado di valorizzare il suo talento, la famiglia accetta.
Quello di Ki-woo però è un inganno: il giovane assolda la sorella creandole un’identità fittizia e spacciandola per un’insegnate d’educazione artistica. Così facendo s’insinua sempre di più nella vita della casa e dei suoi abitanti.
C’era una volta… a Hollywood, di Quentin Tarantino
È candidato a dieci statuette tra cui quelle per il Miglior film, la Miglior regia, il Migliore attore protagonista - Leonardo DiCaprio e il Miglior attore non protagonista - Brad Pitt, uno dei film più divertenti dell’anno.
C’era una volta… a Hollywood è l’omaggio di Tarantino alla Hollywood di fine anni ’60, quella dei film di genere, delle feste alla Maison Playboy, della nuova ondata di autori come Roman Polanski, dei crudeli delitti di Cielo Drive per mano di Charles Manson e della sua setta di hippie.
Leonardo DiCaprio interpreta un attore di film di genere che, insieme alla sua spalla di set e di vita (Brad Pitt), prova a riciclarsi in un mondo cinematografico che sembra averlo dimenticato. I bei tempi per lui sono finiti: ora è un ex divo in piena crisi d’identità, costretto ad avere come vicini di casa i nomi più hot della nuova Hollywood. Parliamo di Roman Polanski, Sharon Tate e tutti i loro amici.
Dopo Django Unchained e Bastardi senza gloria Tarantino firma un altro dei suoi film in cui, grazie al cinema, la storia trova un nuovo corso. E dove il regista si diverte a sfogare tutto il suo palese odio per la cultura hippie.
Jojo Rabbit, di Taika Waititi
Una delle sorprese di questa edizione degli Academy Awards è la candidatura del film-satira sul Nazismo Jojo Rabbit a ben quattro premi Oscar: Miglior film, Miglior attrice non protagonista - Scarlett Johansson, Miglior sceneggiatura non originale e Migliori costumi.
Austria, 1944. Jojo (Roman Griffin Davis) è un timido bambino di dieci anni che, cresciuto in assenza del padre, ha deciso di avere come amico immaginario una stramba versione di Hitler. Membro della Gioventù hitleriana, da cui viene soprannominato Rabbit per la sua mancanza di coraggio, Jojo pensa che siano i principi del Nazismo a doverlo guidare nella vita. Ma la sua visione delle cose cambia quando scopre che sua mamma Rosie (Scarlett Johansson) è un membro attivo della Resistenza e nasconde in soffitta una ragazza ebrea (Thomasin McKenzie).
Nel cast del film troviamo anche Sam Rockwell e Rebel Wilson nei panni di due strambi gerarchi nazisti.
Jojo Rabbit è un film che racconta il Nazismo in modo inedito: con gli occhi di un bambino che lo vive come un’avventura che però segnerà per sempre la sua vita.
The Irishman, di Martin Scorsese
Martin Scorsese ha chiamato a rapporto la sua gang - Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino - per tornare a raccontare la malavita di stampo italiano in America. Questa volta ha deciso però di partire dalla fine, descrivendo la solitudine di un vecchio gangster (De Niro) ormai in casa di riposo che ricorda ‘i bei tempi che furono’.
Martin Scorsese ha giocato su un terreno narrativo che conosce alla perfezione supportato dalla fantastica performance di Joe Pesci e Al Pacino, che infatti gareggiano entrambi per la statuetta come Miglior attore non protagonista.
Peccato per Robert De Niro che, nonostante sia il protagonista del film, siede al tavolo dei vincitori senza partecipare. Giustamente, diremmo anche, visto che la sua interpretazione purtroppo è la più fiacca del film. Non solo: la scelta di ringiovanirlo sfiora a tratti il macchiettistico, soprattutto nelle scene di pestaggio dove è palese che le movenze siano quello di uno che giovane non lo è più.
The Irishman è candidato ai prossimi Academy Awards anche come Miglior film e per la Miglior regia. Lo trovate in streaming su Netflix.
I due papi, di Fernando Meirelles
I due papi è un'altra produzione Netflix - oltre Storia di un matrimonio e The Irishman. Le nomination sono andate a Jonathan Pryce come Miglior attore protagonista, Anthony Hopkins come Miglior attore non protagonista e ad Anthony McCarten per la Migliore sceneggiatura non originale.
Il film è ispirato alla storia vera della rinuncia di Benedetto XVI al ruolo di Papa.
Tra il 2010 e il 2013 la Chiesa si trovò ad affrontare una serie di scandali e di polemiche. Negli Stati Uniti l'opinione pubblica fu scossa da una serie di scottanti storie d’abusi sessuali da parte di uomini di Chiesa, seguite da una disastrosa fuga di documenti riservati del Vaticano.
In questo clima di tensione, Benedetto XVI capì di non essere l’uomo adatto a trascinare l'istituzione ecclesiastica fuori dalla voragine in cui stava cadendo. Le sue precarie condizioni di salute fecero il resto. Benedetto XVI lasciò il pontificato e al suo posto, il 13 marzo 2013, venne eletto Francesco.
Anthony Hopkins è Papa Benedetto XVI, mentre Jonathan Pryce è Papa Francesco. Fernando Meirelles (City of God, The Constant Gardener - La cospirazione) li guida in questa bella storia d’amicizia, ricca di humour e interessante dal punto di vista teologico-intellettuale.
Judy, di Rupert Goold
Esiste un unico motivo per guardare il film ispirato all’ultimo periodo di vita della diva Judy Garland: l’interpretazione di Renée Zellweger.
L’attrice protagonista della saga di Bridget Jones aveva già dato prova delle sue sbalorditive abilità canore e di performance nel musical Chicago di Rob Marshall, ma qui si è superata con un’interpretazione memorabile, già premiata con il Golden Globe come Migliore attrice protagonista in un film drammatico.
Judy racconta uno degli ultimi tour canori dell’attrice, uno dei tanti che fu costretta a fare per soldi nel corso della sua non fortunatissima carriera.
Portata alle stelle dal successo planetario di Il mago di Oz (1939), Judy Garland lavorò con fatica per il resto della sua carriera, a causa del suo carattere non proprio semplice e della sua nota inaffidabilità.
Judy parte dalla tournée per poi immergersi nell’animo della diva tormentata, tra i fantasmi del suo passato, le sue insicurezze e le sue paure.
Judy è candidato agli Oscar anche per il Miglior trucco.
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Addio binge watching: perché siamo tornati a “gustare” le serie

Per anni il binge watching è stato raccontato come la grande conquista dello spettatore moderno. Niente più appuntamenti fissi, niente più attese, niente più cliffhanger lasciati in sospeso per una settimana. Le piattaforme di streaming avevano promesso un consumo libero e illimitato delle storie. A metà degli anni Duemila, guardare una serie “a puntate” sembrava una reliquia del passato, un gesto anacronistico. Noi pubblico seriale abbiamo iniziato ad abbuffarci di contenuti, passando da un titolo all'altro con la stessa frequenza con cui Carrie Bradshaw cambiava un paio di scarpe. Oggi, però, quel modello mostra i suoi limiti e sta lasciando spazio a una nuova – vecchia – forma di fruizione: il ritorno all’episodio come evento. Proviamo a capire perché.
Qui, intanto, le serie tv da vedere a gennaio su Netflix.
Stranger Things 5 e il ritorno alla frammentazione
Il segnale più evidente arriva proprio da Netflix, la piattaforma che più di ogni altra aveva legato la propria identità al rilascio in blocco delle stagioni e al concetto di binge watching. L’ultima stagione finale di Stranger Things è stata suddivisa in tre parti, distribuite in momenti diversi e non casuali: il primo atto a fine novembre, il secondo il 26 dicembre e l'ultimo episodio, della durata di un film, il primo di gennaio.
Tradotto strategicamente: vacanze, famiglie riunite, tempo libero, social accesi. Tre finestre perfette per far esplodere la conversazione. In pratica Netflix ha trasformato Stranger Things in una trilogia di eventi, quasi un festival più che una semplice stagione tv. Una scelta che riguarda un titolo di punta – certo - ma riflette anche una trasformazione più ampia nel modo in cui le storie vengono pensate, promosse e consumate.
Binge watching, da pregio a difetto
Per comprendere quanto siamo cambiati bisogna fare un passo indietro. Quando Netflix è arrivato in Italia eravamo abituati a guardare le serie o in televisione, con le pubblicità, o su payperview come Sky. Piattaforme come Raiplay e Mediaset Infinity venivano poco sfruttate, sia dal pubblico che dagli editori.
Le reali serie evento si contavano sulle dita di una mano. Chi ha vissuto l’epoca di Lost ricorda bene cosa significasse attendere un episodio. Ogni puntata era un appuntamento, ogni pausa una moltiplicazione di teorie, discussioni, aspettative. L'arrivo dello streaming e delle intere serie a disposizione ha placato la fame, ha consentito di assecondare il capriccio. Ma col tempo ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Con Lost e in generale con l'appuntamento settimanale, la serie non esisteva solo nei quaranta minuti di messa in onda, ma nello spazio che li separava. Quel tempo di attesa costruiva legami tra gli spettatori e dava profondità al racconto. Un senso di comunità che con il binge watching certo non è mancato, ma che veniva esaurito nello spazio di un weekend. E questo è stato forse il più grande boomerang: titoli da centinaia di milioni di dollari che restano al centro della conversazione per pochi giorni, subito sostituiti dall’uscita successiva.
Tra milioni di titoli, la vera risorsa è l'attenzione
In un ecosistema sempre più competitivo, in cui, negli anni, si sono affacciati sempre più player, da Amazon Prime Video a Disney+, fino al recentissimo HBO Max, perdere in fretta l'attenzione del pubblico significa perdere valore. E mentre ci sono piattaforme, come Amazon Prime Video appunto, che strategicamente hanno diverse leve, lo stesso non può dirsi per Netflix o altri, che quindi hanno bisogno che se ne parli.
Disney+ lo ha capito prima di molti altri. Fin dal lancio ha puntato sul rilascio settimanale delle sue serie di punta, soprattutto quelle legate ai grandi franchise. HBO negli Usa non è mai sceso a patti con il binge watching, mantenendo l'appuntamento settimanale anche per Il trono di spade o – recentemente – lo spin-off House of the Dragon.
La pubblicazione frammentata risponde a questa logica. Una serie di punta distribuita in più blocchi resta visibile più a lungo, alimenta il dibattito e mantiene vivo l’interesse per settimane, se non mesi.
C’è però anche un altro fattore in gioco, che riguarda il pubblico. Dopo anni di maratone notturne e stagioni divorate in pochi giorni, qualcosa si è incrinato. Il binge watching ha reso le storie più rapide, ma anche più effimere. Si guarda di tutto, si commenta poco, si dimentica in fretta. Le cose belle vanno gustate. E invece la tendenza a volere sempre di più e a guardare tutto insieme porta a non godersi i dettagli. L’esperienza collettiva, quella che trasformava una serie in un fenomeno culturale, si è progressivamente assottigliata.
Lo streaming aveva cancellato tutto questo in nome dell’immediatezza. Ora, paradossalmente, sta cercando di recuperarlo. Non perché il pubblico voglia tornare alla televisione di una volta, ma perché le storie hanno bisogno di tempo per depositarsi nella mente, per creare immaginario, per diventare davvero parte della cultura pop. E in questo, ancora una volta, Stranger Things ha fatto scuola.
Cosa sarà, quindi, del binge watching?
In questo contesto, il binge watching non scomparirà. Resterà una modalità di consumo, utile per recuperare serie del passato o per chi preferisce una fruizione continua (una volta che tutti gli episodi saranno usciti, a rischio di spoiler).
Le grandi produzioni, quelle su cui le piattaforme investono davvero, hanno bisogno di essere accompagnate nel tempo, da una comunicazione che crei hype (tradotto: l'attesa) e da un lancio che consenta di seguirle e metabolizzare. In poche parole, di gustarle.
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Annullata la terza stagione di “With Love, Meghan” di Meghan Markle

Non ci sarà una terza stagione di With Love, Meghan.
Dopo mesi di indiscrezioni e risultati altalenanti, la serie televisiva lifestyle di Meghan Markle non tornerà su Netflix nella sua forma originale. A confermarlo sono più fonti vicine alla produzione, secondo cui la duchessa del Sussex avrebbe deciso di chiudere (almeno per ora) un capitolo lavorativo che lei stessa ha definito «molto impegnativo».
Una scelta che non segna però un addio definitivo al mondo lifestyle, ma piuttosto un cambio di strategia, più in linea con le nuove priorità personali e professionali di Meghan.
Lanciato con grande clamore nel marzo 2025, With Love, Meghan nasceva con l’ambizione di competere con regine del settore come Martha Stewart e Gwyneth Paltrow, portando sullo schermo una visione intima e domestica fatta di cucina, ospitalità e creatività quotidiana. Ma, nonostante una promozione massiccia, la seconda stagione, uscita ad agosto, non è riuscita a entrare nella Top 10 dei programmi più visti negli Stati Uniti, un dato che ha inevitabilmente pesato sulle decisioni future.
Secondo quanto riferito da alcuni insider, Netflix e Meghan Markle avrebbero comunque discusso la possibilità di realizzare speciali a tema festivo, dal 4 luglio a San Valentino. Al momento, però, non c’è nulla di ufficialmente in produzione.
La piattaforma, nonostante i numeri non esaltanti, considera comunque il progetto «un successo», anche grazie allo speciale natalizio del 2025, che avrebbe ottenuto buoni risultati a livello globale.
**Ecco cosa pensa (davvero) il principe Harry del successo dei nuovi progetti di Meghan Markle**
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Dal set al brand: perché Meghan Markle guarda oltre la serie
Più che una battuta d’arresto, la fine della serie sembra segnare una ridefinizione dell’identità pubblica di Meghan Markle, sempre più orientata verso il suo brand lifestyle As Ever.
**Cosa sapere sul brand As Ever di Meghan Markle**
Secondo fonti vicine alla duchessa, i contenuti di lifestyle, food e benessere non scompariranno, ma verranno proposti in una forma più agile, soprattutto attraverso i social. «Stesse passioni, ma in formato più breve e diretto», spiegano gli insider.
Nel frattempo, comunque, il rapporto con Netflix resta attivo: la piattaforma continua a collaborare con Meghan per As Ever e mantiene un accordo “first look” con lei e con il marito, il principe Harry, dopo la fine del loro contratto esclusivo multimilionario.
Per ora, dunque, With Love, Meghan si ferma qui. Ma per Meghan Markle il racconto lifestyle è tutt’altro che finito: cambia solo il formato, e forse anche il modo di parlare - e mostrarsi - al pubblico.
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5 nuove serie tv da vedere a Gennaio

Cosa guardare stasera? Quante volte vi è capitato di domandarvelo, per poi passare minuti e minuti a fare scrolling indecisi? Le nuove serie tv da vedere su Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, Paramount+, Rai Play e Apple TV+ sono tantissime e ogni mese orientarsi nella ricchissima offerta dalle piattaforme streaming è davvero difficile.
Per questo abbiamo pensato di aiutarvi nella scelta con una selezione di titoli che, secondo noi, non potete perdere. Ecco allora le 5 nuove serie tv da vedere a Gennaio.
Da non farsi sfuggire ci sono anche Gigolò per caso - La Sex Guru (su Prime Video dal 2 gennaio), la seconda stagione di A Thousand Blows (su Disney+ dal 9 gennaio), la terza stagione di Teheran (su Apple Tv dal 9 gennaio), la seconda stagione di The Night Manager (su Prime Video dall'11 gennaio), Star Trek: Starfleet Academy (su Paramount+ dal 15 gennaio), A Knight Of The Seven Kingdoms (su HBO Max dal 18 gennaio), Wonder Man (su Disney+ dal 28 gennaio), la terza stagione di Shrinking (su Apple TV dal 28 gennaio), la prima parte della quarta stagione di Bridgerton (su Netflix dal 28 gennaio).
Buona visione!
** Le serie tv più belle da vedere su Netflix **
** Le più belle serie tv da vedere su Amazon Prime Video **
5 nuove serie tv da vedere a Gennaio
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Girl Taken dall’8 gennaio su Paramount+
Adattamento televisivo del romanzo Baby Doll di Hollie Overton, la miniserie thriller britannica in 6 episodi segue la vita delle gemelle Lily e Abby Riser, la cui esistenza viene sconvolta quando Lily viene rapita da Rick Hansen, un loro stimato insegnante del liceo.
Tenuta prigioniera per diverso tempo, Lily riesce finalmente a fuggire e a tornare a casa, ma i traumi subiti e il fatto che il suo aguzzino sia ancora a piede libero determinano il controllo sulla sua vita, rendendo il suo ritorno in libertà molto difficoltoso, anche nel rapporto con la sorella.
Nel cast Alfie Allen (Game Of Thrones), Jill Halfpenny, Tallulah e Delphi Evans.
Gomorra: Le origini dal 9 gennaio su Sky e NOW
Nuova serie prequel della celebre saga andata in onda su Sky, Gomorra: Le origini è ambientata a Napoli alla fine degli anni Settanta e racconta l’ascesa di un giovanissimo Pietro Savastano (Luca Lubrano).
Cresciuto in povertà, Pietro desidera un riscatto e la sua occasione arriva dopo l’incontro con Angelo ‘a Sirena che lo introduce nel mondo della malavita.
Una serie che permette ai fan di scoprire la genesi di personaggi iconici come Pietro e Imma, mostrando come hanno forgiato giovanissimi il loro destino criminale.
Fabrizio Corona: Io sono notizia dal 9 gennaio su Netflix
La serie Netflix ripercorre l’ascesa e la caduta di Fabrizio Corona, analizzando la sua parabola mediatica dagli scandali di Vallettopoli all’esplosione dei social media.
Tra realtà e messa in scena, la serie mostra l’ossessione di Corona per il successo e il racconto dietro le quinte sul complesso rapporto che il “re dei paparazzi” ha avuto con la figura paterna.
Curiosi o no, la serie Netflix punta a essere non solo il ritratto di una personalità nota controversa, ma anche la narrazione di cosa sia stato - e sia - il gossip in Italia dagli anni ’90 al nostro oggi con la produzione continua di contenuti social.
The Beauty dal 22 gennaio su Disney+
Ryan Murphy (American Horror Story) torna a turbarci in veste di showrunner con questo fanta-horror basato sull’omonima graphic novel di Jeremy Haun e Jason A. Hurley.
La storia ruota attorno alla diffusione di una malattia trasmissibile sessualmente che trasforma chi ne è affetto nella versione perfetta di sé.
Purtroppo il virus però si rivela letale e il contraltare di una incredibile bellezza in vita è una morte davvero cruenta.
Gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) si trovano a indagare su una serie di morti sospette nell’alta moda, scoprendo una cospirazione che coinvolge un importante imprenditore tech (Ashton Kutcher).
The Paper su Sky e Now dal 26 gennaio
The Paper è l’attesissimo sequel/spin-off di The Office, creato proprio dagli showrunner Greg Daniels e Michael Koman.
Ambientata nello stesso universo narrativo della serie cult con Steve Carell, The Paper ha come protagonista la troupe che per anni ha documentato la vita alla Dunder Mifflin e che ora si è spostata nel Midwest per seguire le sorti degli impiegati alla Toledo Truth Teller, uno storico quotidiano locale ora in declino.
A capo della testata c’è Ned Sampson (Domhnall Gleeson), un ex venditore di carta igienica senza esperienza giornalistica, che ha il compito di rilanciarla.
Nel cast anche Sabrina Impacciatore, Chelsea Frei, Ramona Young e molti altri.
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7 serie tv da vedere se vi è piaciuto Stranger Things

** Cosa guardare su Netflix - catalogo aggiornato **
**Cosa guardare su Amazon Prime - catalogo aggiornato**
7 serie tv simili a Stranger Things
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Twin Peaks
Non è solo una delle più popolari serie televisiva horror-misteriosa, ma anche un classico cult al punto che secondo molti alcune parti di Stranger Things trovano ispirazione in Twin Peak.
Sviluppato da Mark Frost e David Lynch, Twin Peaks segue l'agente speciale dell'FBI Dale Cooper e lo sceriffo locale, Harry S. Truman, nella piccola e inquietante cittadina di Twin Peaks, dove iniziano a indagare sull'omicidio di una ragazza del posto.
La serie televisiva originale è iniziata nel 1990 ed è stata cancellata nel 1991. Dopo una pausa di 25 anni, i creatori hanno rianimato lo spettacolo nel 2017 per una terza stagione.
Oltre alla sua lunga storia, Twin Peaks è diventato famoso anche per il suo cast corale che vale la pena vedere all'opera.
I Am Not Okay With This
Se vi piace Undici in Stranger Things, allora dorerete anche Sydney Novak (Sophia Lillis) in I Am Not Okay With This. Ma c'è una grande differenza tra i due spettacoli.
I Am Not Okay With This è una black comedy di formazione; il che significa che la serie originale Netflix è una versione divertente e leggera della storia di un'adolescente che sviluppa poteri telecinetici.
Mentre gestisce le sue nuove abilità, Sydney deve anche affrontare le complessità della sua vita al liceo, le emozioni adolescenziali, la sessualità e il recente suicidio di suo padre.
Locke & Key
Riverdale
Ambientato nella città immaginaria di Riverdale, questa serie tv segue un gruppo di adolescenti che hanno deciso di indagare sull'omicidio di Jason Blossom.
Segreti e misteri fanno da filo conduttore dell'intera serie e le avventure di Riverdale arrivano a limiti del sovrannaturale.
Lo show ha attualmente sei stagioni (con l'ultima che andrà in onda all'inizio del 2023) ed è uno dei più grandi successi di Netflix fino ad oggi.
The Umbrella Academy
Un altro successo Netflix che racconta la storia dei sette membri dell'Academy, tutti nati lo stesso giorno da donne che non erano incinte quella mattina.
Sono "fratelli di laboratorio" adottati e addestrati da un miliardario masochista, che lascia i bambini con cicatrici con cui devono fare i conti da adulti. Ma le ombre e i misteri del passato non tarderanno ad arrivare.
Lost
Sicuramente questa è una serie tv di cui avete già sentito parlare. Disponibile su Amazon Prime, mette insieme segreti e misteri con il paranormale e una serie innumerevole di plot twists.
Nonostante la sua natura un po' meno lineare, Lost possiede tutto ciò che un amante di Stranger Things può ricercare.
Dark
Dark è il primo show in lingua tedesca di Netflix e segue le vicende di quattro famiglie che vivono in una città dove molti bambini stanno misteriosamente scomparendo.
A differenza di Stranger Things, in Dark non ci sono mostri alieni o un altro mondo. Piuttosto, questa serie fa perno su i viaggi nel tempo, la fantascienza e altre teorie e temi complessi che vi faranno mettere in discussione la vita, l'universo e tutto ciò che conoscete.
Lo spettacolo, lungo 3 stagioni, vanta una narrativa potente e mantiene la promessa di stimolare costantemente la vostra psiche.
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