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Moda

Grazia.it talks with: Zoe e Cherie Wang, founder di Zona20 Milano

Grazia.it talks with: Zoe e Cherie Wang, founder di Zona20 Milano

foto di Rossella Malaguarnera Rossella Malaguarnera — 8 Maggio 2026
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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Zoe e Cherie Wang, fondatrici di Zona20 Milano.

In un’epoca in cui tutto, non ultima la moda, corre veloce, c’è chi sceglie di rallentare. Non come gesto nostalgico, ma come atto radicale. È da questa tensione tra approccio slow e consapevolezza che nasce ZONA20 Milano, il brand fondato da Zoe e Cherie Wang che ridefinisce, a modo suo, con delicatezza e precisione, il linguaggio contemporaneo del vestire.

Due sorelle cinesi, arrivate in Italia da negli anni Novanta con i genitori, studi e formazione completamente diverse che confluiscono in due visioni complementari: da un lato la creatività, dall’altro la strategia. In mezzo, Milano, con la sua tradizione sartoriale e la sua energia in continuo movimento, che diventa il terreno su cui costruire un progetto che mette al centro l’artigianalità, la ricerca e un’estetica fluida, libera da etichette.

Una dichiarazione d’intenti, a partire dal nome, che si trasforma in un invito a cambiare ritmo, a ripensare il modo in cui consumiamo e viviamo la moda.
Le loro collezioni, fatte di tailoring decostruito, proporzioni inaspettate e materiali che evolvono nel tempo, raccontano proprio questo: un nuovo equilibrio tra struttura e libertà, tra identità e trasformazione. Accanto alla visione delle due founder c'è poi una community, attenta e consapevole, che sceglie capi che definiscono la personalità di chi li indossa, senza sovarstarla, senza loghi urlati o facili "statement pieces" da esibire. 

Abbiamo intervistato Zoe e Cherie Wang facendoci accompagnare nel loro universo, fatto di scelte consapevoli e uno sguardo aperto sul futuro.

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Quali sono state le principali sfide nelle fasi iniziali di sviluppo e lancio del brand?

«All’inizio, una delle sfide principali è stata trovare il giusto equilibrio tra la nostra visione e la realtà concreta di costruire un brand da zero. Avevamo un’idea molto chiara di ciò che volevamo fosse ZONA20 in termini di design, qualità e valori, ma tradurre tutto questo in produzione, sourcing e decisioni quotidiane ha richiesto tempo e continui aggiustamenti. Un’altra challenge è stata la costruzione di un network solido. Trovare i produttori, i materiali e i partner giusti, capaci di comprendere davvero il nostro approccio, è stato fondamentale, soprattutto lavorando secondo gli standard dell’artigianalità italiana. Parallelamente, abbiamo dovuto strutturare il lato business, imparando a prendere decisioni non solo creative, ma anche sostenibili nel lungo periodo».

Il nome Zona20 richiama il limite dei 20 km/h ed è un invito a rallentare. Quanto è complesso portare avanti questo concetto nell’industria della moda di oggi, dominata da ritmi veloci e continuo rinnovamento?

«L’idea alla base di ZONA20 va contro il ritmo accelerato dell’industria della moda contemporanea. In un sistema fondato sulla costante novità e su cicli produttivi rapidissimi, scegliere di rallentare è sicuramente una sfida, ma anche una decisione consapevole. Per noi, significa creare capi che rispettino sia l’ambiente sia le persone che li indossano. Dal 2021, ZONA20 Milano si sviluppa proprio attorno a questa filosofia: utilizziamo esclusivamente tessuti Made in Italy e adottiamo un approccio consapevole in ogni fase, dai materiali alla produzione fino al packaging. Ci concentriamo su capi che durano nel tempo, che creano una connessione emotiva e che permettono a chi li indossa di esprimersi in modo autentico».

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Il vostro approccio alla moda è profondamente genderless, non come trend ma come linguaggio espressivo. Cosa significa oggi progettare oltre il genere?

«Progettare oltre il genere significa allontanarsi da categorie predefinite e lasciare spazio a una forma di espressione più autentica. Non si tratta di seguire una tendenza, ma di creare un linguaggio aperto, inclusivo e personale. In ZONA20 Milano, la moda diventa un mezzo per superare le convenzioni: i confini tra maschile e femminile si dissolvono naturalmente in un’unica espressione fluida. Le nostre collezioni sono pensate per essere davvero gender-neutral, offrendo a chiunque la libertà di interpretare e indossare ogni capo a modo proprio. Ogni creazione porta con sé una narrazione, ma si completa solo attraverso la persona che la indossa. In questo senso, i nostri capi diventano una dichiarazione di identità, un modo silenzioso ma deciso per dire: “questo sono io”».

Zona20 è interamente Made in Italy, unendo artigianalità e innovazione. Come dialogano questi due mondi nel vostro processo creativo?

«Per noi, l’artigianalità è sempre il punto di partenza. Collaboriamo a stretto contatto con artigiani italiani e dedichiamo grande attenzione alla ricerca di materiali di alta qualità e sostenibili, capaci di riflettere l’identità del brand. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie ci aiutano a perfezionare ogni capo: dalla costruzione alla precisione dei dettagli, fino alla ricerca di metodi produttivi più responsabili. È una questione di equilibrio. La tradizione ci dà fondamenta solide, mentre l’innovazione ci permette di rimanere coerenti con la nostra visione e renderla attuale».

La pelle è uno dei vostri materiali signature: cosa vi affascina di questo elemento?

«La pelle è sempre stata un materiale naturale per noi, sia per il modo in cui evolve nel tempo sia per il nostro background. La nostra famiglia opera nel settore della pelle in Italia da oltre 30 anni, il che ci ha permesso di sviluppare una profonda conoscenza dei materiali e di accedere a una filiera solida e affidabile. È un materiale vivo, che non resta statico: si trasforma, acquisisce carattere e diventa sempre più personale con l’uso. Allo stesso tempo, ci consente di lavorare con precisione su struttura e decostruzione. Mantiene la forma, ma può risultare sorprendentemente fluido — un aspetto che continuiamo a esplorare nelle nostre collezioni».

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Siete sorelle con background molto diversi: Zoe più creativa, Cherie con una formazione economico-finanziaria. È difficile integrare queste visioni nel "day by day" lavorativo?

«Pur provenendo da percorsi differenti, consideriamo le nostre competenze come due facce essenziali della stessa visione. Creatività e business sono entrambe fondamentali nella costruzione di un brand e si completano naturalmente. Questo equilibrio ci permette di lavorare in modo molto coeso, unendo intuizione e struttura, creatività e strategia — elementi chiave per costruire qualcosa di significativo e duraturo».

Dal punto di vista estetico, le vostre collezioni giocano con linee architettoniche e fluide, tailoring decostruito e proporzioni non convenzionali. Possiamo parlare di una ridefinizione del concetto di “classico”?

«Sì, per noi si tratta proprio di una ridefinizione del tailoring classico. Il classico non è qualcosa di immutabile, ma una base di partenza. Partiamo dalla sartorialità tradizionale - struttura, proporzioni, precisione  - e poi la mettiamo in discussione. Attraverso la decostruzione, modifichiamo le proporzioni, apriamo le silhouette e introduciamo maggiore fluidità. L’obiettivo non è rompere completamente le regole, ma reinterpretarle in modo più naturale e contemporaneo. Così il concetto di “classico” diventa più flessibile: mantiene disciplina ed eleganza, ma lascia spazio al movimento, all’individualità e a un modo più libero di indossare i capi».

Per concludere: se Zona20 fosse una canzone o una colonna sonora, quale sarebbe?

«Se ZONA20 fosse un suono, sarebbe quello dell’acqua in città: un flusso silenzioso che attraversa il paesaggio urbano. Ci riconosciamo profondamente nell’idea di essere fluidi, adattabili e resilienti, proprio come l’acqua: la forma più morbida, ma anche la più persistente. Si muove, si trasforma e resiste nel tempo. Nel caos e nell’intensità della città, vogliamo portare una sensazione di calma sottile, creare uno spazio in cui fermarsi, riconnettersi con sé stessi e ascoltare la propria voce interiore».

© Riproduzione riservata

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