Grazia.it talks with: Laura Zura-Puntaroni, founder di Festa Foresta

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Grazia.it punta i suoi riflettori su un brand tutto da scoprire attraverso le parole di chi l'ha pensato. Questa settimana chiacchieriamo con Laura Zura-Puntaroni, ideatrice del marchio di beachwear e intimo Festa Foresta

Con l'arrivo della bella stagione, in tv, sulle riviste e sui social veniamo bombardati dall'immancabile "tormentone" della "prova costume": le diete per affrontarla nella migliore dei modi, i trattamenti corpo in preparazione, i workout specifici per snellire, appiattire, rassodare... l'allenamento per una maratona sembra essere meno stressante.

Insomma, quello che dovrebbe essere un momento di gioia e spensieratezza, di vacanze e meritato relax, diventa complicato e, spesso, detestato: più si levano gli strati di vestiti che abbiamo addosso e più ci "mettiamo a nudo" e non parliamo solo di cm di pelle esposta ma di molto di più.

L'accettazione, ma più ancora, il piacersi, è un traguardo sempre più difficile da raggiungere, al di là della propria taglia e forma fisica, e il rapporto con il proprio corpo, si sa, non è assolutamente semplice e spontaneo. In questo tortuoso viaggio, esistono realtà che hanno molto lavorato sulla percezione di sé, sul creare prodotti che facciano sentire bene chi li indossa, confortevoli, pratici e, giustamente, belli e piacevoli! Insomma abiti pensati per il corpo e non viceversa!

Capi ideati per essere donanti non solo su modelle magrissime ma con le "curve nei posti giusti" (sia mai che queste benedette curve non si distribuiscano correttamente e lì la scelta delle parole cambia drasticamente) ma su una gamma di fisicità ampia e variegata come la natura umana stessa è nella sua essenza.

Questo è l'idea di partenza che ha guidato Laura Zura Puntaroni, la founder di Festa Foresta, nato nel 2020 come brand di beachwear "reale" e davvero inclusivo, a partire dai modelli proposti, realizzati in materiali sostenibili e morbidissimi, adatti a vestire corpi diversi, e dalla comunicazione fatta da immagini di donne che davvero possiamo incontrare ovunque, sulle spiagge come nei luoghi di vacanza, e non solo sulle pagine delle riviste di moda e nei post patinati e perfetti delle influencer. 

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A cinque anni dalla nascita di Festa Foresta e dell'inaugurazione del primo showroom e "spazio fisico" del marchio a Milano, dove poter toccare con mano e provarne in tutta tranquillità i costumi e i prodotti, abbiamo colto l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con Laura e farci raccontare com'è andata in questi anni e cosa ancora ci attende...

Partiamo dall'inizio: com’è nata l’idea di Festa Foresta?

«Festa Foresta è nata da un bisogno molto personale: quello di costruire qualcosa che mi somigliasse davvero, un progetto autentico al 100% in cui potessi far confluire le mie energie e le mie idee in modo libero e coerente. Ho una formazione da architetta, sono sempre stata affascinata dal tessile e dal progettare, e ancora oggi sento che il brand si muove più nell’ambito del progetto che in quello della moda.
C’è anche una componente affettiva e biografica: mio padre è stato rappresentante di beachwear per tutta la vita, quindi sono cresciuta in mezzo ai campionari di costumi da bagno. Ma erano capi pensati per corpi standardizzati, tutti uguali, tutti aderenti a un certo tipo di estetica. Festa Foresta è nata anche in risposta a quell’immaginario: volevo costruire qualcosa di diverso, che parlasse di corpi veri, tutti diversi, tutti degni di essere celebrati. Ho scelto di partire da un prodotto semplice come il costume da bagno proprio perché, al mare, ci ritroviamo spesso a spogliarci in uno spazio pubblico: è un momento in cui l’intimità diventa visibile, e non è sempre facile sentirsi bene nel proprio corpo. Mi interessa esplorare questo tema — il rapporto che abbiamo con noi stessə, con la nostra pelle — ed è da lì che nasce ogni collezione. Festa Foresta è, prima di tutto, un progetto che parla di pelle, di corpo, di identità».

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Il nome “Festa Foresta” è super evocativo — che significato ha e cosa rappresenta per il brand?

«La storia del nome è un po’ bizzarra: l’ho sognato! Quando stavo mettendo in piedi il progetto, mi stavo letteralmente ossessionando con il nome (un po’ come faccio con tutto) e compilavo liste su liste per trovare quello perfetto. Non volevo nulla di aulico o troppo impegnativo — sarebbe stato un controsenso rispetto all’autoironia e al senso di leggerezza che volevo, e voglio tuttora, trasmettere con il brand. Il nome giusto non doveva prendersi troppo sul serio.
Allo stesso tempo, ci tenevo che fosse in italiano e che rispecchiasse le basi con cui era nato il brand: essere sostenibili e mettere entusiasmo nelle cose. Non volevo nessun appellativo che lo definisse come “label” o “brand”, né qualcosa che lo legasse esclusivamente al mondo del mare — e se un giorno Festa Foresta producesse tavoli? Dopo infiniti elenchi, una mattina mi sono svegliata con in testa esattamente lui: Festa Foresta! Mi è subito sembrato perfetto: la parola Foresta rappresenta un omaggio al mondo naturale, che è al centro della filosofia e dell’estetica del brand; mentre Festa per me è lo stato d’animo dei momenti leggeri, quelli che chiamo “picchi di entusiasmo”. E poi funzionava anche graficamente: dentro la parola Foresta c’è la parola Festa, sembravano fatte apposta per stare insieme.

Un piccolo segreto che non confesso mai: poco prima di fondare il brand, io, mia madre e mia sorella ci siamo tatuate una foglia — rappresenta il nostro faggeto del cuore, a pochi passi dal paese in cui sono nata. Poco dopo, quella foglia è diventata naturalmente anche parte del brand».

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Dopo un accenno di inclusività nel periodo Covid, la moda sembra tornata a un’estetica più conforme. Tu come la vedi da designer e imprenditrice? C’è speranza che si torni a parlarne davvero?

«Per me il tema dell’inclusività è stato un punto di partenza. Non ci sono mai stati grandi piani di marketing o strategie studiate a tavolino — anche perché, quando ho cominciato, nonostante fossi molto preparata sul lato prodotto, non avevo ancora idea di tutte le strutture e le dinamiche del marketing.
Per il primo shooting, scattato a maggio 2020, ho semplicemente chiamato le ragazze che vivevano nel mio palazzo. Abbiamo scattato nel cortile, sulle scale, dentro casa mia. Complice il lockdown era difficile (e fuori budget) prenotare uno studio fotografico, ma soprattutto volevo che si vedessero dei corpi che puoi incontrare in spiaggia, per strada, in cui tutte si potessero riconoscere.
Penso che l’inclusività debba nascere come esigenza di chi crea, non come strategia. Non serve mettere davanti alla camera una modella strabica o senza una gamba, se poi è comunque una top model bellissima, che rispetta per il resto tutti gli standard estetici attuali. Quello che serve, a noi donne, è vedere corpi reali, banali, non eccezionali. Corpi nei quali potersi davvero riconoscere. Per il futuro, mi auguro che si vada verso una “normalizzazione” dei corpi — anche se il concetto di “normale” è ovviamente complesso. In generale credo che chi si avvicina oggi alla moda si aspetti più consapevolezza da parte del settore, e desideri sentirsi rappresentato in modo autentico».

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I tuoi costumi sono realizzati con fibre riciclate di qualità. Quanto è impegnativo orientare la produzione in questo senso?

«La difficoltà sta soprattutto nella fase di ricerca, che dev’essere molto meticolosa. I tessuti sostenibili sono uno dei punti cardine del brand: penso sia fondamentale conoscere a fondo il materiale che si sta utilizzando, testarlo, capire come reagisce agli stimoli e agli sforzi, “strapazzarlo”. È essenziale assicurarsi che sia effettivamente valido, oltre che sostenibile. Non è stato difficile orientare la nostra produzione in questa direzione, perché era l’obiettivo fin dall’inizio. Avevo un’idea molto chiara di cosa volessi fare e, non arrivando dal mondo della moda ma da quello dell’architettura — e da una certa ossessione per i dettagli e per la qualità — non avevo in mente un ventaglio infinito di opzioni, ma solo una: fare le cose come le volevo io. Ho fatto moltissime ricerche, ma ho anche avuto la fortuna di trovare fornitori eccellenti, che rispecchiano pienamente i miei valori. Continuo comunque a frequentare fiere e a tenermi aggiornata sulle novità, perché è un mondo in continua evoluzione». 

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Il brand ha compiuto 5 anni. Quali difficoltà hai affrontato come giovane imprenditrice e quali soddisfazioni ti porti a casa?

«Le difficoltà iniziali sono state soprattutto due: la burocrazia e il fatto di riuscire a essere presa sul serio.
Purtroppo, ancora oggi, una giovane donna di 28 anni che si presenta con un progetto proprio spesso non viene considerata davvero. Dopo il primo anno di attività, c’erano ancora fornitori e laboratori con cui mi interfacciavo che mi chiedevano se il brand fosse “vero”, nonostante avessi una società regolarmente registrata. La mia tenacia — e quell’attitudine testarda che nella mia regione chiamiamo “tigna” — mi ha permesso di andare avanti, e oggi finalmente vengo presa sul serio. Un’altra grande difficoltà, all’inizio, è stata la burocrazia: in Italia è davvero infinita, macchinosa, complicata. Ma sono molto fiera di aver fatto fin dall’inizio tutti i “compiti” giusti. 
Per quanto riguarda le soddisfazioni, ce ne sarebbero tantissime. La cosa che mi rende più fiera è senza dubbio la community che si è creata, in modo del tutto spontaneo, intorno al brand. Vedere, sentire, sapere che ci sono ragazze, amiche, donne che si sentono felici, soddisfatte e a proprio agio con i miei prodotti è una cosa che mi rende profondamente grata. E poi, un’altra grande soddisfazione è il nuovo spazio a Milano: lo showroom Festa Foresta. Un luogo che ho curato in ogni dettaglio e che rispecchia pienamente l’identità del brand. È il posto in cui lavoro, ma anche quello in cui accogliere la community — che finalmente può venire a provare i costumi!»

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I social ti hanno aiutata a costruire una community molto affiatata. Un aspetto positivo e uno negativo (se c’è)?
«Sì, i social — in particolare Instagram — sono stati fondamentali per la crescita del brand. Il processo è stato molto organico e spontaneo, e una delle cose più belle che mi siano state dette è che il brand mi rispecchia al 100% per come sono. Quello che amo di più dei social è la possibilità di avere uno scambio quotidiano con ragazze e donne che seguono il brand e condividono i nostri stessi ideali. Si aprono spesso chat interessantissime, ricevo spunti, richieste, suggerimenti. È successo tante volte che alcune clienti siano diventate amiche: ho conosciuto davvero persone splendide grazie a questo canale.
Un aspetto negativo — anche se non lo definirei propriamente tale — è legato alla mia timidezza. Ci metto tipo venti minuti per registrare una storia di pochi secondi! Ma poi mi ricordo che la mia community è genuina, non giudica, e mi sostiene sempre. Anzi, col tempo ho capito che è proprio quella timidezza a rendermi autentica, e forse anche per questo le persone si sentono libere di essere a loro volta sé stesse».

 

Sei partita con i costumi, poi hai incluso abbigliamento e intimo. Su cosa ti piacerebbe lavorare in futuro?
«Stiamo pensando a un prodotto invernale (ma in realtà a tantissimi)… però niente spoiler!
La verità è che quello che amo di Festa Foresta è proprio la libertà che mi concede: posso spaziare su ciò che voglio, su quello che cattura la mia attenzione, la mia curiosità, le mie ricerche del momento. In questo senso mi sento molto fortunata, è come avere a disposizione un enorme playground di possibilità. Ogni nuova direzione nasce in modo naturale, senza forzature: se decido di progettare un nuovo prodotto è perché mi interessa davvero, perché sento che può avere senso all’interno del percorso del brand. E ogni novità che introduciamo mantiene sempre il nostro approccio: cura maniacale per i dettagli, attenzione ai materiali, sostenibilità reale, e — soprattutto — un’idea di corpo accogliente e libera da stereotipi.
Quindi sì, ci sono tante idee in cantiere. Ma quello che davvero mi entusiasma è sapere che il brand può crescere insieme a me, seguendo i miei interessi e le mie fasi, senza dover mai tradire la sua identità».

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Se pensi a Festa Foresta, c’è una canzone o una musica che sarebbe una soundtrack perfetta?

«Difficilissimo sceglierne solo una! Però se dovessi pensare a una colonna sonora perfetta per Festa Foresta, immagino qualcosa che mescoli leggerezza e intensità, che faccia venire voglia di ballare a piedi nudi, magari in mezzo a un bosco. Una canzone che trasmetta libertà, autenticità, una bellezza un po’ scomposta. 
Direi "Solar Power" di Lorde. Ha quella vibra luminosa, spensierata e un po’ ribelle che racconta bene lo spirito del brand: la libertà, il rapporto con la natura, la leggerezza che però non è mai superficiale. È una canzone che fa venire voglia di camminare scalzə, tuffarsi in mare, ridere fortissimo, prendersi sul serio il giusto. E poi parla proprio di quel senso di potere che si prova quando si è a proprio agio nel proprio corpo, sotto il sole. Ed è esattamente quello che vorrei trasmettere con Festa Foresta.
Ma la verità è che Festa Foresta potrebbe avere una playlist intera. E cambierebbe di stagione in stagione».

Art Director immagini in apertura: Simona Rottondi 

 
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Brr, che freddo! È il momento di tirare fuori dall’armadio i piumini (e questi sono i più cool da acquistare in saldo)

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Caldi, morbidi e avvolgenti: i piumini non possono mancare nel guardaroba invernale. Ecco i più trendy da puntare approfittando degli sconti.

Fino ad oggi, complice un meteo più indulgente del previsto, ce la siamo cavata benissimo con trench, parka e cappotti. Ma ora che l’inverno è entrato ufficialmente nel vivo e le temperature sono scese sotto lo zero, è arrivato il momento di rispolverare dei capispalla più pesanti.

E cosa c’è di meglio dei piumini per affrontare al massimo dello stile anche le giornate più gelide!

Capo perfetto per unire nello stesso look comfort, calore e protezione, i piumini presenti nelle collezioni FW25 di grandi e piccoli brand sono la soluzione ideale per fronteggiare qualsiasi impegno in agenda senza dover rinunciare al glamour. E adesso che sono iniziati i saldi abbiamo un motivo in più per puntare nuovi modelli da regalarci approfittando di offerte e promozioni.

Quali piumini acquistare con gli sconti quest’inverno? In effetti la scelta è così ampia e variegata che è difficile districarsi tra le tantissime proposte che ci sono in circolazione.

Le più freddolose dovrebbero sicuramente aggiungere alla shopping list un piumino lungo fino ai piedi, meglio ancora se a collo alto o dotato di cappuccio imbottito. Tra i modelli in saldo ce ne sono diversi, realizzati in tessuti tecnici resistenti all’acqua e al vento, che si rivelano un’ancora di salvezza anche in caso di condizioni meteo avverse.

Per un look altrettanto caldo, ma ben più pratico, potete optare anche per i piumini corti o di media lunghezza: anche loro proposti in un’infinità di stili, materiali e colori.

Dal finish lucido o opaco, dai colori neutri o dalle nuance più accese: ecco una mini selezione di piumini che vi conviene tenere d’occhio adesso che ci sono i saldi invernali.

Piumini: i modelli da puntare approfittando dei saldi

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MAX MARA Piumino nero in taffetà antigoccia

Credits: it.maxmara.com

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HERNO Piumino in nylon resistente all’acqua

Credits: herno.com

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WOOLRICH Piumino lungo con cappuccio dal finish opaco

Credits: woolrich.com

Mango

MANGO Piumino a collo alto in tessuto water repellent

Credits: shop.mango.com

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BOMBOOGIE Piumino corto con imbottitura in piuma d’oca

Credits: bomboogie.com

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THE NORTH FACE Piumino lungo con cappuccio imbottito

Credits: thenorthface.com

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ZARA Piumino a collo alto effetto lucido

Credits: zara.com

Foto in apertura: GettyImage

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H&M: 10 must have imperdibili da acquistare a Gennaio

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Dal blazer gessato alla gonna satin, fino ai pantaloni in similpelle: ecco i capi e gli accessori di H&M più interessanti da mettere subito in wishlist

Nuovi inizi, nuovi impegni, nuove avventure. Eh sì, Gennaio è un mese piuttosto impegnativo e ricominciare dopo il break natalizio - più o meno lungo - non è affatto semplice.

Beh, diciamo che una sorta di premio di consolazione per la fine delle feste/un regalino per motivarci e spronarci a riprendere in mano le redini della nostra quotidianità, ce lo meritiamo proprio, non trovate?

Ebbene non c'è nulla di meglio di un po' di sano shopping, la scelta ideale anche per dare un tocco fresco e nuovo al nostro look.

Sbirciando tra i "new in" di H&M noi abbiamo trovato una selezione che ci ha fatto venire all'istante gli occhi a cuoricino.

Si tratta infatti di un mix perfetto tra pezzi classy e intramontabili e trend più modaioli che ci accompagneranno nel corso dell'anno nuovo.

I must have che abbiamo salvato nella nostra wish list? Sono 10 e siamo certe che conquisteranno anche voi.

Si spazia dal blazer gessato con chiusura asimmetrica, ai jeans wide-leg. Dai pantaloni in similpelle, alla romantica blusa con volant.

E ancora: delle slingback nella stampa più cool di stagione, una borsa da giorno comoda e chic, un berretto passe-partout e una gonna lingerie sensuale e glam.

Che cosa aspettate a dare un'occhiata anche voi?

H&M: ecco cosa comprare a Gennaio per ottenere look super!

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Blazer gessato con chiusura asimmetrica, H&M

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Jeans wide leg, H&M

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Blusa con ruches, H&M

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Pantaloni in similpelle, H&M

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Slingback zebrate, H&M

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Maxi orecchini burgundy, H&M

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Lupetto con cuciture decorative, H&M

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Gonna midi in raso con inserto di pizzo, H&M

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Berretto in twill con scritta, H&M

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Borsa a tracolla con fibbia, H&M

Credits: 2.hm.com

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Fashion crush del mese: cosa mettere in wishlist a Gennaio

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Capi pesanti e avvolgenti, accessori in lana caldi e colorati: ecco qualche consiglio su cosa comprare a Gennaio.

L’arrivo di Gennaio porta sempre con sé sentimenti contrastanti. Da un lato c’è un pizzico di malinconia per via delle feste che stanno per volgere al termine, dall’altro c’è l'entusiasmo tipico dei nuovi inizi. 

Quel che è certo è che questo è il mese ideale per ripartire con il piede giusto e per far spazio nell’armadio a quei capi e a quegli accessori che possono rivelarsi utili per affrontare con stile il nuovo anno appena iniziato.

Cosa comprare a Gennaio, approfittando magari anche dell’inizio dei saldi?

Se non lo avete ancora fatto, è sicuramente questo il momento di investire su un nuovo piumino imbottito, il capospalla perfetto per completare al meglio gli outfit invernali senza bisogno di sacrificare lo stile. 

Per scaldare i daily look e cavalcare al tempo stesso alcuni tra i trend più forti della stagione, anche dei pantaloni in velluto e un gilet in maglia si meritano un posticino nella shopping list.

Così come un knit dress dalla lunghezza midi e una pencil skirt dai colori neutri che possono far comodo in vista del ritorno in ufficio.

Visto che il freddo ci farà compagnia ancora per un po’, meglio mettere in wishlist anche qualche accessorio caldo e stiloso, come il cappello a tamburello e la sciarpa a triangolo.

Senza dimenticare, una borsa in suede, un paio di stivaletti a stampa cocco e una blusa dalle stampe animalier: i pezzi giusti per dare un twist anche agli abbinamenti più basic.

Pronte a prendere appunti? Ecco nel dettaglio i capi e gli accessori da tenere d’occhio questo mese.

Cosa comprare a Gennaio: i pezzi da mettere in wishlist

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HERNO Piumino imbottito con il cappuccio

Credits: herno.com

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MASSIMO DUTTI Abito midi in misto lana

Credits: massimodutti.com

COS

COS Sciarpa a triangolo in lana merino

Credits: cos.com

Forte_Forte

FORTE FORTE Gilet girocollo in lana

Credits: forte-forte.com

Toteme

TOTEME Stivaletti in pelle stampata

Credits: mytheresa.com

Zara

ZARA Blusa animalier con fiocco sul collo

Credits: zara.com

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& OTHER STORIES Pantaloni a gamba larga in velluto

Credits: stories.com

Arket

ARKET Cappello a tamburello in misto alpaca e lana

Credits: arket.com

Mango

MANGO Pencil skirt grigia

Credits: shop.mango.com

Sézane

SÈZANE Maxi secchiello color cioccolato

Credits: sezane.com

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Kinraden: i gioielli danesi che si ispirano ad arte e architettura arrivano in Italia

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Il marchio danese KINRADEN fondato dall'architetta Sarah Emilie Müllertz volge lo sguardo in Italia e conquista con il suo stile senza tempo e una filosofia artigianale che sfida le tendenze effimere

Ci sono marchi che inseguono il tempo, e altri che lo abitano. KINRADEN appartiene a questa seconda, rara, categoria.

Nato dalla visione dell’architetta danese Sarah Emilie Müllertz, il brand di alta gioielleria costruisce forme che non rispondono alle stagioni, ma alla durata, al pensiero e alla materia.

Oggi KINRADEN entra nel mercato italiano non come semplice espansione commerciale, ma come incontro naturale con una cultura che da secoli riflette gli stessi valori: arte, architettura e una bellezza concepita per resistere al tempo.

Per Müllertz, l’Italia è da sempre un punto di riferimento silenzioso ma fondamentale: un luogo in cui l’artigianalità nasce dalla pazienza, i materiali raccontano storie e il progetto è un atto etico prima ancora che estetico. In questo dialogo tra Nord Europa e Mediterraneo, i gioielli KINRADEN si rivelano per ciò che sono: piccole architetture da indossare, pensate per accompagnare il corpo e la vita di chi le sceglie, oggi come domani.

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Prima foto l'orecchino Ionic in argento, seconda foto l'orecchino Elsa con i bracciali The Arch, Mini Electra e Hera

«Sento un legame profondo con l’Italia», ci ha confessato Müllertz, «mi sono sempre considerata profondamente europea, e l’Italia è al centro di tutto ciò che ci ha formati: architettura, arte, artigianato, cultura. Da molto tempo mi sento vicina a questo Paese e, in molti modi, siamo tutti connessi attraverso le radici dell’architettura e dell’arte che affondano proprio in Italia».

Per celebrare questo incontro il brand ha organizzato una cena evento a Milano con la stampa e figure influenti il cui stile riflette quello curato da Müllertz, e con la partecipazione del celebre chef surrealista Marco Corradi - in arte Marco Assaggia.

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Lo chef Marco Assaggia e la cena di KINRADEN a Milano - credit photo: Roberto Illiano

«Le persone che indossano KINRADEN sono essenziali per il brand», continua Müllertz, «sono profondamente ispirata da chi sceglie i nostri gioielli: individui attenti, curiosi, che apprezzano l’artigianalità, il design e considerano il silenzio una qualità. È emozionante vedere come un gioiello diventi loro, come si muova con loro, raccolga storie e viva nel loro mondo. La nostra community è qualcosa di cui sono immensamente orgogliosa».

Un'occasione unica per conoscere le nuove collezioni, come la Imprint Collection, ispirata al mondo naturale dove legno e metalli si fondono in armonia, la Levitas Collection, con forme "leggere", come dice il nome stesso, e organiche, la Eternal Echoes Collection che trae ispirazione dal capolavoro architettonico di Carlo Scarpa (e anche qui torna il legame con l'Italia), la Two Worlds Collection che traduce invece l’estetica surreale del Triadic Ballet di Oskar Schlemmer in pezzi originalissimi e iconici, la Oxygen Collection che esprime la purezza e la semplicità della forma, la Stilos Collection, con le sue linee ispirate alle colonne greche dove i materiali sostenibili trovano la loro espressione, e ancora la Radiant Collection, che cattura la luce in ellissi fluide realizzata in oro e argento riciclato e la Kindred Collection, ispirata alle poesie d’amore di Emily Dickinson fino ad arrivare all'ultimissima Nautilus Collection, ispirata alla spirale della quale cattura il movimento e la grazia.

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Prima foto: la collana Electra (mini), il bracciale Legacy e gli anelli Bond e gli orecchini Alisa, seconda foto: orecchino The Gasp e la collana Electra (large)

Abbiamo chiesto alla Direttrice Creativa quanto il suo background nel mondo dell'architettura abbia influito nel forgiare un brand come KINRADEN e ci ha spiegato come la sua formazione abbia plasmato il suo approccio al design del gioiello e abbia in qualche modo completamente fuso i principi più metodici di una materia come l'architettura con la filosofia del design.

«KINRADEN nasce proprio da questa base: un modo architettonico di pensare alla forma, alle proporzioni e ai materiali. In architettura si lavora all’interno di una triangolazione fatta di spazio, funzione e presenza umana. Nel gioiello questo si traduce in corpo, materiale e scopo – garantendo che ogni pezzo viva con naturalezza sul corpo, offrendo una bellezza solida, intenzionale e pensata per durare nel tempo».

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Prima foto: orecchino Betty, anello Petal e pendente Drizzle, seconda foto: bracciale Legacy e anelli Wise Tears, Hanna, Flare, Brethren, Bond e Arnold

E cosa vede Sarah Emilie Müllertz nel futuro del brand?

«La mia intenzione è far crescere KINRADEN con presenza e integrità: costruire la maison con spazi retail propri in tutta Europa, a partire da Milano, dove l’intero universo del brand possa esprimersi pienamente».