Dian Suci vince il Max Mara Art Prize for Women 2025-2027: sei mesi in Italia tra spiritualità e artigianato
Con un progetto che mette in dialogo ritualità, artigianato e potere, l’artista indonesiana Dian Suci è la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women. L’annuncio è arrivato il 7 maggio, in concomitanza con l’apertura della 61esima Biennale Arte di Venezia.
Credits: Courtesy of Press Office
Nata nel 1985 a Kebumen e attiva a Yogyakarta, Suci lavora tra installazione, pittura, video e scultura, costruendo una ricerca che parte dall’esperienza personale, quella di madre single, per affrontare temi come patriarcato, autoritarismo e capitalismo. Il suo sguardo si concentra soprattutto sul rapporto tra corpo, lavoro domestico e controllo sociale.
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Max Mara Art Prize: la spiritualità come resistenza
Il progetto premiato è chiamato Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice; questo esplora la trasformazione dell’artigianato religioso in merce, mettendo a confronto Indonesia e Italia. Al centro della ricerca ci sono soprattutto gli oggetti votivi, i rituali e il lavoro manuale come archivi viventi di memoria culturale, ma anche come territori attraversati dalle logiche del mercato globale.
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Questa vittoria porterà Suci in Italia per una residenza itinerante di sei mesi costruita su misura insieme alla Collezione Maramotti. Il viaggio inizierà ad Assisi, dove l’artista vivrà a stretto contatto con la comunità del Monastero di San Masseo e con produttori di artigianato cattolico. Poi Roma, per osservare da vicino i rituali della liturgia in San Pietro, Lecce con la tradizione della cartapesta e infine Firenze, tra antichi telai e manifattura tessile.
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Il percorso culminerà nel 2027 con una doppia mostra personale: prima al Museum MACAN di Jakarta e successivamente alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che acquisirà le opere realizzate durante la residenza.
Quella del 2025-2027 segna anche una svolta per il premio fondato nel 2005 da Max Mara: dopo anni di collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, il Max Mara Art Prize for Women diventa infatti “nomade”, aprendosi a nuove geografie internazionali sotto la gestione di Cecilia Alemani. La prima tappa di questo nuovo corso guarda all’Indonesia e alla sua scena artistica contemporanea.
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Secondo Alemani, il lavoro di Dian Suci colpisce per “la capacità di trasformare la dimensione domestica e quotidiana in un terreno di resistenza politica”. Ed è proprio questa tensione tra spiritualità e produzione seriale a rendere il progetto una delle ricerche più interessanti emerse in questa edizione del premio.
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