Meghan Markle cercò conforto in Camilla: quello che si dissero in privato è riemerso solo ora

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Meghan Markle cercò conforto in Camilla durante il periodo più difficile con la stampa: ecco cosa le consigliò l'attuale regina

Entrare a far parte della famiglia reale britannica significa ritrovarsi improvvisamente sotto una lente d'ingrandimento. Lo sa bene Meghan Markle, che fin dai primi mesi del fidanzamento con il principe Harry si è trovata a fare i conti con un'attenzione mediatica costante e, spesso, molto critica.

Un periodo difficile che, come raccontato dallo stesso Harry nel memoir Spare, spinse la duchessa del Sussex a chiedere consiglio a una persona che, per certi versi, aveva già vissuto un'esperienza simile: Camilla, oggi regina consorte.

L'episodio è tornato a far parlare dopo essere stato ripreso dalla stampa britannica. Fa riflettere soprattutto perché arriva da una donna che, prima di diventare una delle figure più solide della monarchia, è stata per anni al centro di un acceso dibattito pubblico.

La regina Camilla conosce infatti molto bene cosa significhi essere giudicata dall'opinione pubblica e dai tabloid, ed è proprio questa esperienza ad aver ispirato le parole rivolte a Meghan Markle.

«Anche per me è stato così»: il consiglio della regina Camilla a Meghan Markle

Nel suo libro Spare, Harry racconta che, durante uno dei momenti più complicati dell'ingresso di Meghan Markle nella royal family, la duchessa decise di rivolgersi a Camilla in cerca di un confronto.

La risposta della futura regina fu semplice e, almeno nelle intenzioni, rassicurante. Camilla spiegò che i nuovi membri della famiglia reale attraversano spesso una fase iniziale di forte pressione mediatica e cercò di tranquillizzarla dicendole: «È quello che la stampa fa sempre con i nuovi arrivati. Passerà con il tempo. Una volta la cattiva ero io».

Quelle parole, però, non convinsero il principe Harry. Nel memoir racconta di aver interpretato il messaggio in modo diverso, chiedendosi se l'implicazione fosse che, dopo anni di critiche rivolte a Camilla, fosse arrivato il turno di Meghan Markle di diventare il nuovo bersaglio dei media. «L'implicazione quale sarebbe? Che ora toccava a Meg?» scrive Harry, lasciando intendere di non aver condiviso quella lettura della situazione.

Col senno di poi, quel dialogo appare quasi come il simbolo delle diverse visioni con cui i due rami della famiglia reale hanno affrontato il rapporto con la stampa.

Camilla, così come in passato anche re Carlo, aveva scelto di attraversare gli anni più difficili senza esporsi pubblicamente, aspettando che il tempo modificasse la percezione dell'opinione pubblica. Harry e Meghan Markle, invece, hanno imboccato una strada completamente diversa, raccontando la propria versione dei fatti attraverso l'intervista con Oprah Winfrey, la docuserie Netflix Harry & Meghan e, infine, il memoir Spare.

È interessante notare che, nonostante le tensioni emerse negli ultimi anni, Camilla abbia comunque cercato inizialmente di offrire un sostegno alla nuova arrivata. Quando Harry e Meghan Markle annunciarono il fidanzamento nel 2017, fu proprio lei ad accoglierli pubblicamente con entusiasmo, dichiarando: «È fantastico. Come ho già detto, è una perdita per l'America e un guadagno per noi. Siamo assolutamente felicissimi».

Oggi i rapporti tra i Sussex e il resto della famiglia reale restano complessi, anche se il recente incontro privato tra Harry, Meghan Markle, re Carlo e la regina Camilla a Highgrove sembra aver riaperto almeno un canale di dialogo.

Se quel consiglio di anni fa non è bastato a evitare la frattura, continua però a raccontare un momento in cui, almeno per un istante, sembrava ancora possibile immaginare un percorso diverso per la duchessa di Sussex all'interno della monarchia britannica.

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Pamela Love: perché tutti amano i gioielli

Un oceano di capelli neri e uno sguardo che dice tutto. Incontriamo  Pamela Love, designer di gioielli dall'ispirazione dark e esotica, a New York per scoprire la sua passione per il collezionismo e, ovviamente, per i gioielli.

Un oceano di capelli neri e uno sguardo che dice tutto. Incontriamo Pamela Love , designer di gioielli dall'ispirazione dark e esotica, a New York per scoprire la sua passione per il collezionismo e, ovviamente, per i gioielli.

Cosa ti piace collezionare e perché?
Ho una montagna di cappelli vintage, pile di libri e dischi, mobili d’antiquariato, ephemera (vecchie cartoline, stampe, piccoli oggetti…). Poi amo gli abiti e i cappotti vintage. E naturalmente i gioielli. Tendo a collezionare cose che posso mettere in mostra per casa senza troppa fatica, cose che “parlano da sole”, ricche di storia.

Essere collezionista e disegnare un collezione. Che rapporto c'è tra queste tue attività?
Ho cominciato a creare gioielli proprio per riempire la lacuna che avevo notato tra la bigiotteria, i pezzi più raffinati e quelli che si possono portare ogni giorno. Dopo il college ho lavorato come stylist per i servizi fotografici e nel cinema, e mi trovavo sempre a dover girare per tutta la città in cerca del pezzo giusto per completare un set o un look, spesso con scarsa fortuna. Così ho cominciato a fare da sola le cose che non riuscivo mai a trovare da nessuna parte, aggiungendole man mano alla mia collezione personale. Quindi, da collezionista, quando progetti una collezione cerchi di prendere in considerazione il modo in cui ogni pezzo potrà essere utilizzato e ti assicuri che le collezioni siano complete, che in ciascuna non manchi nessun pezzo.

Teschi, ossa, simboli primordiali ricorrono spesso nei tuoi gioielli. Fai riferimento ad una cultura particolare oppure segui solo il tuo istinto?
Mi attraggono gli oggetti simbolici, cose che si riferiscono a una storia, a una religione, un processo o un rito di passaggio per una particolare cultura. Non faccio sempre riferimento alla stessa zona geografica o alla stessa popolazione, ma con ogni collezione cerco di comprendere a fondo gli usi e i costumi del luogo a cui mi ispiro, in modo da poter reinventare la mia versione personale di un certo pezzo. Amo il Southwest, l’antica cultura Maya e quella del Messico contemporaneo, e in questo momento mi appassionano le tribù berbere e nordafricane.

Il primo gioiello che hai posseduto.
Quando ero più giovane, mia madre mi ha regalato il mio primo paio di orecchini a pendente con la mia pietra portafortuna (l’acquamarina). Li adoravo, e ho continuato a indossarne uno, spaiato, dopo che ho perso il suo compagno.

A quale oggetto, tra quelli della tua collezione, sei più affettivamente legata?
Sono molto affezionata al mio bracciale d’argento ad artiglio. Lo indosso ogni giorno e lo tolgo di rado. Ho sempre pensato che mi rappresentasse molto come persona e come designer – audace, un po’ dark, ma sempre femminile e con una certa grazia.

Perché i gioielli piacciono tanto alle donne?
Non solo alle donne! Conosco un sacco di uomini che custodiscono gelosamente oggetti preziosi ben precisi: un orologio speciale, pezzi ereditati di generazione in generazione, un anello o un bracciale che significano qualcosa per loro. Ho sempre cercato di dare un significato speciale ai pezzi che indosso e a quelli che creo. In parte questo mio atteggiamento viene dal rispetto per la tradizione dell’arte di creare gioielli e per il significato simbolico che i gioielli rivestono in moltissime culture. Penso che sia quasi implicito che i gioielli verranno indossati per molto tempo (e tramandati per diverse generazioni). E per questa loro longevità hanno un peso e un’importanza intrinseca. Credo anche che le persone scelgano i gioielli in modo più meditato e attento di altri oggetti, e anche questo li rende di per sé più ricchi di significato.

Che tipo di uomo hai in mente quando disegni la linea maschile di gioielli?
Non lavoro in modo molto diverso rispetto alla linea femminile, nel senso che cerco di ricreare pezzi “statement” con un messaggio forte ma senza mai sconfinare nel teatrale o caricaturale. Gli uomini che portano gioielli di solito hanno già un approccio audace e consapevole, quindi il mio lavoro si concentra più sul tipo di messaggio trasmesso da un singolo pezzo che sul fatto di portare gioielli in sé. Penso a uomini che sanno quello che vogliono e che non si scusano per essere sé stessi.

Il materiale che più ti emoziona.
Amo il turchese.

Dove compri di solito i pezzi della tua raccolta? Dove li custodisci?
Amo esplorare i mercatini delle pulci quando sono in viaggio, e quando sono a casa quasi ogni weekend passo un po’ di tempo a girare per uno dei Brooklyn Flea Markets. Qui a Brooklyn, vicino a casa mia, ci sono molti negozi vintage che fanno un bel lavoro di selezione. Adoro Fox and Fawn per i cappotti e le camicie vintage, Fluke Vintage, Malin Landaeus… da Moon River Chattel hanno sempre una selezione fantastica di casalinghi vintage e misteriosi accessori per la casa. La mia collezione di libri ed ephemera è sparsa per tutta la casa visto che la uso come arredo e decorazione, i cappelli sono impilati nell’armadio e indosso capi vintage il più spesso possibile!

La nomina presso il CFDA. Qual è stata la tua reazione alla notizia?
Ovviamente ne sono stata entusiasta! È difficile quando sei in lizza per un premio, soprattutto quando accade più di una volta, perché senti questo mix di ansia, onore, nervosismo ed entusiasmo, tutto insieme. Siamo davvero contenti di essere arrivati tra i finalisti, è una cosa che ci aiuterà molto a far crescere la nostra azienda e a migliorare le collezioni future.

Un oggetto che ancora vorresti acquistare per la tua collezione.
Segretamente ho sempre desiderato un copricapo d’epoca degli indiani d’America …

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