Sara Serraiocco: «Ora vinco per mia figlia»
«Possiamo interrompere un attimo? Vado a vedere perché piange». Sara Serraiocco è mamma da poco della piccola Maria, nata il 21 luglio. E mentre la intervistiamo può capitare di sentire la voce della bimba che reclama attenzione. Così vanno le cose: in un solo anno, quattro film in uscita e una figlia. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2022 l’attrice pescarese ha portato, infatti: Il signore delle formiche di Gianni Amelio (nelle sale), basato su un famoso caso di cronaca, il processo per plagio ad Aldo Braibanti, che agitò il 1968; e Siccità di Paolo Virzì (in uscita il 29 settembre). Nel giro di pochi mesi la vedremo anche protagonista femminile di Il ritorno di Casanova di Gabriele Salvatores e di Il primo giorno della mia vita di Paolo Genovese.
Serraiocco ha 32 anni e ha spesso preferito i ruoli intensi, forti, drammatici del cinema d’autore, da vera guerriera della vita: ce la ricordiamo come la ragazza non vedente di Salvo, la santa Chiara del Francesco tv di Liliana Cavani, che l’ha resa famosa, e poi, sempre più trasformista, la Ballerina senza braccia di Brutti e cattivi, l’ex ginnasta che si ritrova su una sedia a rotelle del film di Genovese, e l’assassina-violinista che ha interpretato a Hollywood, per la serie tv di fantascienza Counterpart. In queste settimane il ruolo intenso che l’ha vista protagonista è quello di mamma.
Come le sono sembrate queste prime settimane?
«Faticose. Per due notti Maria non ha dormito, la notte scorsa ha dormito tutto il tempo. Però mi sento felice. Certo, le ansie ci sono. All’uscita dall’ospedale, quando l’ho vista nel porte-enfant, ho pensato: “Ora che cosa faccio?”. Però ho già capito una cosa: non devo voler essere a tutti i costi una mamma che non sbaglia mai».
Come si è preparata al ruolo di Graziella, leader del movimento in difesa di Aldo Braibanti in Il signore delle formiche?
«Ho letto molti articoli usciti nel 1968 su quel processo, che divise politici e intellettuali del tempo. Braibanti fu condannato per plagio, ma in realtà si voleva colpire la sua omosessualità. Graziella mi è piaciuta perché è una donna forte, che si batte non solo per Braibanti, ma per i diritti di tutti gli omosessuali».
C’è qualcosa di lei che le assomiglia?
«Quando vedo ingiustizie o discriminazioni anch’io non riesco a tollerarle. Però lei è più istintiva e viscerale, io più riflessiva, anche nell’indignazione».
È mai stata testimone di un episodio di omofobia?
«Di appellativi che fanno male, come “frocio”, ne sento spesso, anche da parte di persone colte o con un ruolo importante nella società. Non è giusto che gli eterosessuali abbiano diritto a non avere etichette, mentre gli omosessuali, e non solo loro, ne ricevano in continuazione. Le etichette sono figlie dei pregiudizi: sono le famiglie che dovrebbero insegnare a superarli».
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Foto di Federico De Angelis - Styling di Selin Bursalioglu
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