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«Ministro Tajani, da oggi ci mettiamo tutte in minigonna»: l’editoriale di Silvia Grilli

«Ministro Tajani, da oggi ci mettiamo tutte in minigonna»: l'editoriale di Silvia Grilli

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 24 Settembre 2026
Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Il vero problema non sono soltanto le parole di Antonio Tajani. È la reazione della maggioranza degli italiani, che la pensa esattamente come lui: «Perché, che cosa ha detto di strano?».
Il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio ha spiegato in pubblico che suggerimento darebbe a un figlio per scegliere la moglie ideale: quella meno affascinante, meno vistosa, con la gonna più lunga, che non ti tradisca e ti garantisca stabilità tra le mura domestiche. INSOMMA, UNA CHE STIA AL SUO POSTO, UNA BUONA MADRE DI FAMIGLIA.

I consigli del ministro ricalcano il manuale di quasi tutti i maschi italici: meglio sposare una donna muta con il grembiule che una libera e appariscente. Tajani parla come un venditore che consiglia un elettrodomestico: scegli il modello più affidabile, possibilmente non usato e con il miglior programma di pulizia. Magari non sarà un aspirapolvere di ultima generazione, non brillerà al primo sguardo, ma ti puoi fidare. Quella ragazza non la noti subito, ma già dall’orlo della gonna intuisci che non ha avuto troppe relazioni, né troppi grilli per la testa. Già dai centimetri di stoffa hai la garanzia che sfornerà un po’ di figli e ti gestirà bene la casa.

NIENTE DI NUOVO. TAJANI È UN PERFETTO RAPPRESENTANTE DI QUEL PATRIARCATO ITALICO CHE DA SEMPRE DIVIDE LE FEMMINE IN SANTE O PROSTITUTE. Siamo nel Paese dove nei processi per stupro si indaga ancora sulla lunghezza della gonna della vittima, e in ogni famiglia si raccomanda alle figlie di non vestirsi in modo provocante, «altrimenti è naturale che i maschi non si trattengano». Questa è l’Italia dove ti giudicano sempre per come sei vestita, per come ti trucchi e per quanta libertà ti prenda.

LE DONNE INTELLIGENTI E INDIPENDENTI FANNO PAURA. E, QUANDO SONO COSÌ BRILLANTI E LIBERE CHE NON TI SOPPORTANO PIÙ E SE NE VOGLIONO ANDARE, SPESSO SI RITROVANO BUTTATE GIÙ DA UN CAVALCAVIA. Perché lui «l’amava tanto», sia chiaro. Era lei a essere così poco affidabile...
Il problema non è solo la maggioranza d’accordo con il ministro. Il problema è anche l’atteggiamento di Giorgia Meloni: «Penso sia semplicemente una frase uscita male, non ingigantirei il fatto», ha commentato.

No, non è uscita male, signora Presidente del Consiglio. È uscita così bene che riflette esattamente la nostra società: per Tajani il ruolo femminile è limitato a moglie e madre, non se ne esce. Il maschio, invece, è quello che telefona da fuori per controllare che la serva fedele faccia il suo dovere.
Come si può cambiare una cultura fondata sulla diseguaglianza tra i sessi se chi ci governa incarna i pregiudizi, e se il nuovo che avanza è impersonato dall’europarlamentare Roberto Vannacci, che vorrebbe sacrificare le femmine al patriarcato mediterraneo?

INUTILE DARE L’ERGASTOLO A CHI UCCIDE UNA DONNA, QUANDO LA POLITICA STESSA LEGITTIMA L’IDEA CHE I MASCHI POSSANO DECIDERE DELLE NOSTRE VITE E DEI NOSTRI CORPI. Ciò che i politici sembrano non capire è che i femminicidi non nascono dal nulla, non sono gesti isolati di uomini cattivi, ma attecchiscono e prosperano in una cultura che punisce l’indipendenza femminile.

Il problema dell’Italia, caro ministro Tajani, è proprio l’educazione che si riceve in famiglia. A partire dalla sua, dove il modello ideale è rimasto il marito in cravatta e la moglie col grembiule che ti serve la minestra fumante. Mi viene il dubbio che per questo si sia preteso il consenso scritto dei genitori per l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Non sia mai che s’insegnino il rispetto e la parità per una ragazza libera.

SA CHE COSA PENSO? A LEZIONE DOVREBBE ANDARCI PRIMA DI TUTTO IL NOSTRO GOVERNO. INTANTO, NOI DA OGGI CI METTIAMO TUTTE IN MINIGONNA.

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