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Benedetta Porcaroli: «Non ho più paura del successo»

Benedetta Porcaroli: «Non ho più paura del successo»

foto di Marina Speich Marina Speich — 18 Marzo 2026
IMMAGINE INTERNA 1200×900-2
I ruoli che le hanno fatto scoprire la sua forza. Il bisogno che aveva di controllare tutto e l’uomo con cui ha capito che è bello lasciarsi andare. Benedetta Porcaroli è cresciuta ed è pronta a nuove sfide, tra cui un impegno concreto per le donne. E alle sue coetanee dice: «Andiamo a prenderci lo spazio che meritiamo» 

Benedetta Porcaroli arriva allo shooting del nostro servizio moda con la sua mamma, Barbara Conti. «Ogni tanto viene con me, soprattutto alle prime dei miei film. Adora accompagnarmi al Festival di Venezia. E, tra noi due, spesso la più agitata è lei», dice ridendo l’attrice. «Siamo molto legate. I genitori in fondo sono i nostri pungiball: mamma è abituata a sentire tutti i miei sfoghi. Diciamo la verità: mi piace essere grande, adulta, ma so di poter sempre tornare indietro, a fare la figlia, se ne ho bisogno». Quando intervisto Benedetta è già tornata a Roma: vive in un meraviglioso appartamento in un palazzo storico. Nella sua sala ci sono quadri e un grande specchio appoggiati alle pareti: «Mi piacciono così, non appesi. E amo l’idea di una casa piena di oggetti, ricordi che mi fanno sentire bene. Sono candele, cartoline, libri, bigliettini che non voglio perdere e metto magari tra una pietra, una conchiglia o una pianta». Fra qualche mese la vedremo su Netflix nella seconda stagione della serie The Gentlemen, il gangster movie ideato da Guy Ritchie. E dopo l’estate uscirà il film 7 anniversari, diretto da Sabrina Iannucci, di cui è protagonista: racconta di una coppia che stipula un “patto” per amarsi senza paura solo per sette anni. In queste settimane si è dedicata a un progetto sull’empowerment femminile, Pomellato for Women, con altre celeb, come l’attrice Jane Fonda. 

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Che cosa significa partecipare a questa campagna contro la violenza di genere? 

«La mia generazione dà spesso per scontate molte battaglie sull’emancipazione femminile. Ma quando vedi i dati Istat sulla disoccupazione femminile, altissima rispetto a quella maschile, capisci che la responsabilità delle ventenni è quella di ampliare lo spazio femminile conquistato dalle generazioni precedenti. Anche noi siamo figlie di un retaggio culturale maschilista: talvolta abbiamo paura di prenderci lo spazio e il successo che meritiamo, solo perché temiamo che i maschi ci rimangano male». 

Secondo una ricerca realizzata dal celebre marchio di gioielleria con la collaborazione di SDA Bocconi, sette donne italiane su dieci hanno subìto una forma di violenza economica. 

«È una forma di violenza invisibile e molto diffusa: conosco da vicino donne che hanno lavorato per tutta la vita e chiedono ancora il permesso al marito se devono comprare qualcosa perché hanno un conto condiviso. Il controllo economico è subdolo, ma di fatto impedisce alle donne di essere libere». 

Oggi attori e personaggi usano la propria visibilità per sostenere cause sociali, politiche o ambientali. 

«Per fortuna negli Stati Uniti ci sono star impegnate: l’esibizione di Bad Bunny all’Halftime Show del Super Bowl ha trasformato il palco in un atto politico di inclusione. Ho riflettuto molto sull’attivismo nel mondo dello spettacolo: da un lato se ti esponi rischi di essere strumentalizzata. Ma l’alternativa, cioè non esprimere nessun pensiero, è troppo lontana da come sono fatta. Mi fanno paura quelli che, pur di non perdere il consenso, non si espongono mai». 

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A soli 27 anni ha già girato 16 film e molte serie tv. Quali titoli hanno segnato la sua evoluzione personale? 

«Quelli che mi hanno permesso di raccontare la condizione della donna, come in L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni, ambientato alla vigilia della Seconda guerra mondiale, dove interpreto Anna, minacciata dalle leggi razziali del fascismo. Oppure La scuola cattolica, dove sono una delle vittime del tragico massacro del Circeo del 1975, che ha segnato una svolta sul tema delle violenze sessuali. E poi la serie tv Il Gattopardo, la storia di una ragazza che cerca una frattura per emanciparsi e poter decidere il suo destino: un personaggio rivoluzionario». 

Ornella Vanoni, che ha conosciuto sul set di 7 donne e un mistero, si era molto esposta sull’emancipazione femminile. Eravate amiche. Che ricordo ne ha? 

«Mi ha insegnato tanto sull’amore. Per un anno, appena abbiamo finito di girare il film, mi scriveva o chiamava tutti i giorni: “Come va l’amore?”, mi chiedeva. Era una donna che credeva tantissimo in questo sentimento». 

Lei è una donna che sa amare? 

«Penso di sì, almeno ce la metto tutta. Poi c’è un lato dell’amore che mi fa paura: la perdita del controllo. Fatico a lasciarmi andare». 

È maniaca del controllo? 

«Non lo amo, ma fa parte di me. A volte ti salva perché ti impedisce per esempio di tornare a casa completamente ubriaca. Ma poi la vita ti insegna che le cose succedono quando non te lo aspetti. E scopri che l’ansia del controllo è solo una perdita di tempo». 

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Che cosa l’ha fatta innamorare dell’attore Riccardo Scamarcio, cinque anni fa? 

«La sua grande tenacia: è una persona che lotta e io amo le persone che non rinunciano». 

Ha lottato anche per conquistarla? 

«In un certo senso sì, lui lotta per me o assieme a me. Lui è un uomo con cui scendere in trincea». 

Ha ancora paura di dormire da sola, quando le capita? 

«Sì: per superarla supplico uno dei miei amici di dormire da me, ma ora cominciano a inventarsi una scusa per non venire. E prendo sonno da sola, ma durante la notte mi sveglio con l’ansia che qualcuno sia entrato in casa per farmi del male». 

Chi sono le sue amiche? 

«Quattro o cinque che mi porto dietro dall’infanzia. Più che amicizie, sono quasi matrimoni (e ride, ndr). La mia migliore amica è Virginia, nella mia classe dalla prima elementare al liceo. Lei è la mia coscienza». 

Suo fratello Guglielmo, sette anni più giovane, dice che lei è una sorella senza filtri. Che cosa significa? 

«Abbiamo un rapporto di amore totale, ma io sono molto diretta con lui: se devo dire una cosa, la dico. E ogni tanto forse soffre del mio giudizio, ma ha molta fiducia in me». 

Quando si arrabbia mantiene la calma? 

«No: sono esplosiva. Ho tanta energia, ma dopo pochi minuti per me è finito tutto e non porto rancore. Difficile che tenga il muso. Ma nelle litigate mi accendo, mi appassiono: è solo attraversando l’esplosione che capisco ciò di cui ho bisogno». 

E il suo baricentro è L’amore o la professione? 

«Lo sto cercando dentro di me: perché sono abbastanza negata a occuparmi di me stessa mentre sono molto brava a farlo con gli altri. Non so connettermi con i miei bisogni e, se devo mangiare da sola, per esempio, penso di poter sopravvivere spizzicando qualcosa qui e là, invece di prepararmi un bel piatto di pasta». 

Foto di Ellen von Unwerth - styling di Selin Bursalioglu 

© Riproduzione riservata

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