Una fashion editor agli Internazionali di Roma con Nike tra tennis e stile

La leggenda vuole che i miei genitori si siano conosciuti al campo da tennis in terra rossa sotto le mura di Urbino e la mia infanzia è stata costellata di foto di mio padre con in pantaloncini bianchi e polo e il baffo folto che non lo ha più abbandonato. Era perciò naturale che io e mio fratello finissimo preadolescenti a imparare a giocare in quello stesso campo durante delle interminabili lezioni estive interrotte dal sole delle 8.30 di mattina.
Mio fratello, più sportivo di me, non ha mai abbandonato la racchetta e oggi - splendido neoquarantacinquenne - continua costantemente ad allenarsi, mentre la mia vita (e la mia pigrizia) mi ha portata a mettere da parte lo sport per dedicarmi del tutto a lavoro e famiglia.
Ci è voluto Jannik Sinner - e con lui tutti i meravigliosi atleti italiani che hanno fatto tornare il tennis all’attenzione dei media e delle persone - per riportarmi prima a guardare con interesse sempre crescente le partite in tv e poi finalmente su un campo, ad allenarmi, a giocare, a divertirmi e anche… a rifarmi un intero guardaroba sportivo.
Jannik Sinner indossa la nuova collezione Nike
Per una fashion editor ovviamente la scelta degli abiti non è solo un discorso di performance, ma anche estetico. Il fit, gli abbinamenti, il richiamo a un immaginario tennistico preppy e retro fatto di foto eleganti e maglioncini con scollo a v che non ho mai vissuto ma che mi attira irresistibilmente. Sono i riferimenti visivi che Vittorio De Sica ha saputo rendere immortali con Il Giardino Dei Finzi Contini e che il Challengers di Luca Guadagnino è riuscito a portare nel presente, dopo che già Woody Alllen in Match Point aveva mostrato come il tennis può smettere di essere soltanto uno sport e diventa un codice visivo, quasi sentimentale.
Ho imparato presto che nel tennis non è visto di buon occhio mischiare i brand e i loghi (forse per imitare i grandi campioni che hanno uno sponsor?) e che se sei un po’ più creativa della norma non sempre è facilissimo trovare il giusto equilibrio tra tradizione, ricerca e sperimentazione. Così quando Nike mi ha invitata ad assistere a una giornata di partite agli Internazionali di Roma - oltre a saltare per la gioia ovviamente - ho iniziato subito a pensare a cosa avrei potuto indossare sperando nel loro aiuto.
E il mio manifesting non è stato sprecato. Appena arrivati a Roma (io e un piccolo gruppo di editor, stylist e creator) ci siamo ritrovati davanti al Nike Store di via del Corso che presentava già la nuovissima collezione Nike Court con anche i modelli creati per il Roland Garros, la collezione speciale di Jannik Sinner e un corner dedicato alla customizzazione dei capi. E proprio lì vicino tante sacche con il nostro nome ad aspettarci nelle quali il team Nike aveva sapientemente inserito capi prêt-à-porter che strizzavano l’occhio all’universo tennis da mixare con l’apparel più tecnico.
Pronti dopo la sessione di styling al Nike Store in via del Corso a Roma
Il momento dello styling è sempre il mio preferito. Abbiamo timidamente iniziato a provare i capi per poi passare ai vari cambi e richieste. A seconda delle proprio palette di colore preferite, dei tessuti e delle forme che sentivamo più nostre abbiamo cercato di avvicinarci all’idea che avevamo in mente, finché tra un baratto e un compromesso non abbiamo trovato la soluzione finale.
Per me il colpo di fulmine è arrivato sotto forma di un abitino con colletto e maniche corte in uno splendido e morbido tessuto di spugna bianca. Qualcuno per mia fortuna l’aveva scartato, troppo grande, forse anche per me, ma nulla che una giacchina impermeabile legata in vita non potesse sistemare. Cappellino con visiera per proteggermi dal sole delle ore più calde e le nuove Nike Tennis Classic in bianco e verde Gorge Green, comodissime e con quell’allure retro che cercavo.
Il gruppo davanti al Campo Principale ai Fori Imperiali
Pronti per andare ai Fori Imperiali siamo arrivati al Campo Principale per tifare la nostra Jasmine Paolini che non ha deluso le aspettative e dopo una partita in tre set emozionanti si è lasciata andare alle lacrime davanti a un pubblico che non ha mai smesso di incitarla e sostenerla. È poi il turno di Coco Gauff ma si sparge la voce che Jannik Sinner sia arrivato al Campo 5 per gli allenamenti. Tentiamo la fortuna, io e l’attore Andrea Maestrelli, ma ci ritroviamo davanti un muro di fan di tutte le età, bambini, adulti e signore vogliono vedere il nostro campione e portare con loro un ricordo. È davvero Sinner mania, come direbbero i giornalisti seri, ed è molto divertente vedere l’effetto che questo campione faccia su tutti, nessuno escluso.
L'allenamento di Jannik Sinner al Campo 5
Finito lo slot diurno e il momento di entrare nel serale. Si accendono le luci e entra la numero uno al mondo, Aryna Sabalenka che indossa un perfetto set verde acqua che si abbina perfettamente al suo colore di capelli e al suo incarnato (questa è una frase che abbiamo veramente detto durante il match e mi sono sentita in dovere di riportarla).
Aryna Sabalenka con il suo set Nike Court
Vederla giocare è una grande emozione ed è anche ipnotizzante. Vince forzando ogni colpo che arriva con una velocità devastante sull’avversaria Barbora Krejcikva che risponde utilizzando tutti i trick possibili per poter mettere in difficoltà l’atleta russa che alla fine, comunque, vince tra gli applausi.
Alla fine della giornata metà del gruppo ha dichiarato che si sarebbe comprato l’abitino in spugna e l’altra metà che le Tennis Classic erano le scarpe più comode mai indossate e tutti, in un modo o nell’altro, siamo tornati a casa con la sensazione che il tennis abbia qualcosa che va molto oltre il campo.
Perché il tennis è uno degli ultimi sport in cui la forma conta ancora quasi quanto il gesto. C’è stile nel modo in cui si entra in campo, nel silenzio prima di una battuta, nella scelta di una gonna plissé o di una polo perfettamente tagliata. Ma c’è stile anche fuori: nelle tribune assolate del Foro Italico, nei look improvvisati ma studiati, nelle persone che si fermano a commentare un rovescio e un outfit con la stessa partecipazione emotiva.
Forse è proprio questo il motivo per cui il tennis continua ad affascinare così tanto anche chi non distingue un ace da un tie-break. Ha una bellezza cinematografica, elegante ma accessibile, fatta di disciplina e personalità, tradizione e trasformazione. E mentre tornavo in hotel con ancora addosso l’odore della terra rossa e il rumore degli applausi nelle orecchie, ho pensato che in fondo il tennis è questo: uno sport capace di farti innamorare sia di quello che succede dentro il campo, sia di tutto quello che gli gira intorno. Ci vediamo al prossimo match.
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