Denise D'Angelilli: «Ma perché dovremmo scusarci per la faccia (e il corpo) che abbiamo?»

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Ci siamo sedute con Denise D'Angelilli per parlare di corpo femminile, rapporto con l'immagine e presenza sui social

Denise D’Angelilli è una comunicatrice nata: quello che dice lo dice in modo chiaro senza mezzi termini. Vive nel suo presente incarnando perfettamente ciò che significa essere in perenne evoluzione. Credi di aver catturato qualcosa di lei e il minuto dopo è già cambiata. Ma una cosa non muta mai: la schiettezza della sua essenza, pura e preziosa che traspare in ogni gesto e pensiero.

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Come percepisci la tua immagine femminile?

Ci ho messo un bel po’ a trovare la mia dimensione femminile. Sono figlia unica e sono praticamente cresciuta solo con papà. Da ragazzina ero un maschiaccio ti dico solo che alle elementari ascoltavo i Genesis. Ho sempre avuto i capelli corti, facevo sport agonistico. A 15 anni dicevo che mi crescevano le tette al contrario. Vedevo le mie compagne con trucchi e belletti e mi sentivo molto lontana da loro. Fino ai vent’anni sono stata così poi ho avuto la mia fase “da ragazza”. Oggi a trent’anni ti dico: chi se ne frega dei cosiddetti canoni femminili, il concetto deve essere il più fluido possibile. Ti faccio un esempio: mi confronto con tutti sui social. Una ragazza tempo fa mi ha scritto ma ti sei fatta le extension alle ciglia? No perché sai dici di accettarsi come si è e poi che fai ti modifichi? Ma magari l’ho fatto perché sono stufa di mettere il mascara o perché mi piace sperimentare, che non posso? Non uso FaceTune, se ho qualche pelo di troppo non lo nascondo e soprattutto, se voglio sentirmi più bella perché non posso farlo? Sai quante volte ho fatto delle dirette Instagram con gli occhiali da vista, struccata e il brufolo e quante persone mi scrivevano, che coraggio che hai a mostrarti così. Ma rega’ io sono così, perché dovrei nascondermi?


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Ma secondo te perché c’è così tanta attenzione sul corpo femminile?

Perché in particolare in Italia abbiamo avuto e abbiamo una cultura repressiva. Sembra sempre che dobbiamo fare le cose di nascosto, io mi mostro per quello che sono. Una volta mi sono fatta una foto in costume e si vedeva la cellulite e tutte a dire - anche qui - come sei coraggiosa. Ma scusate ma quando vado al mare che faccio mi metto un filtro sulla pelle? Mi metto la crema FaceTune? Ma che senso ha nascondere se stessi? E molto spesso sono commenti di altre ragazze. A me fa pensare parecchio questa cosa.

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Ma poi la faccenda di essere sempre perfette non è diventata obsoleta?

Parecchio, sai quante persone ho incontrato nella vita vera da Instagram e non le riconoscevo? La trovo una specie di truffa perché penso alle ragazzine che ti seguono alle quali fai credere che cambiarsi i connotati, e quindi non accettarsi in toto, sia giusto. Tra l’altro nella direzione in cui stiamo andando (pensa solo alla quantità di video che si stanno producendo con le Stories) come fai a camuffarti? Che fatica. Sono arrivata al punto in cui d’estate non mi metto quasi nulla in faccia, così ci leviamo subito il problema dell’accettazione. Hai fatto caso poi alla frase “scusate la faccia di oggi” che spesso senti nei video? Ma davvero ci dobbiamo scusare per la faccia che abbiamo? Ma no dai. Per lavoro ho dovuto fare una ricerca con l’hashtag #trucconaturale: ho visto video di ragazze che si mettevano sul viso almeno, almeno 20 prodotti. Non è un controsenso? 

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Cosa ne pensi del make up in generale?

Seguo alcune ragazze che fanno cose pazzesche e trovo che sia una vera e propria espressione d'arte. Ognuno col trucco può fare ciò che vuole essenziale è che non diventi una "maschera" che invece di comunicare qualcosa della nostra personalità, finisce per coprirla in tutti i sensi.

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Quando ci si espone sui social ci si assume il rischio dei feedback non richiesti, come li gestisci tu?

Mi arrabbio un sacco, non riesco a non arrabbiarmi vorrei non farlo ma alla fine mi incavolo sempre. Mi sono fatta le ossa su Twitter dove me ne dicevano di tutti i colori tanto che alla fine me ne sono andata perché era diventato invivibile. Usavo un linguaggio fin troppo sarcastico e non mi piacevo nemmeno più io. Spesso vengo attaccata frontalmente per quello che dico e ogni volta che succede mi domando: ma come si può entrare a gamba tesa nelle vite degli altri così da impuniti? Ho poi dentro questa voglia di educare le persone e allora mi ci metto e vado fino in fondo cercando di spiegare le mie ragioni. Poi finisce invece muro contro muro e li blocco. Amen. Un’altra cosa che domando spesso alle persone che scrivono commenti pesanti è questa: scusa ma cosa ne dici se ora venissi io sul tuo profilo Instagram a sbarellare come stai facendo tu sul mio? E regolarmente mi rispondono: beh ma che c’entra? Non so vedi un po’ te! Un esempio: sono andata a un evento organizzato da un brand di superalcolici e mi sono scattata una foto. Un tizio mi ha attaccato una pezza infinita sul fatto che con l’alcol ci si muore. Gli risposto eh ma pure con le auto, che vuol dire? Poi siccome ho la sindrome da super eroe finisce che mi incaponisco e che voglio far capire che è sano accogliere un altro punto di vista. Poi dipende anche dal tono con il quale mi si dicono le cose: possiamo avere un’opinione opposta, ma è sempre possibile cercare di ascoltarsi. Se invece vieni nella mia “casa virtuale” urlando come faccio a darti retta? 

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Tu sei molto attiva anche su Facebook e anche lì spesso ci sono situazioni polarizzanti.

Ci ho lavorato parecchio con Facebook e mi è servito per gestire le pagine di cui ero social media manager e sì, ci scrivo spesso vero. Da luogo di aggregazione in cui avevo recuperato i compagni di scuola è diventato un luogo di espressione con i suoi codici precisi. Lì devo dire che è anche il luogo in cui ho discusso (e ogni tanto ancora) discuto di più. Spesso poi parlo di sesso in modo esplicito. Apriti cielo. Per me è sempre stato naturale farlo. Mio padre è stato un genitore presente e mi ha sempre detto le cose giuste, non mi ha mai passato nessun pregiudizio né tabù e anche io sono così. Questo però spesso crea imbarazzo ma non è un problema mio, è degli altri. La mia femminilità la esprimo come meglio credo. Quando mi sono rasata i capelli non ti dico i commenti che ho ricevuto dai maschi. Tutti a dire allora sei lesbica perché capelli/femmina etero capisci? Le sfumature manco a prenderle in considerazione. Credo che molte persone si sentano in dififcoltà quando sono esplicita perché loro stesse non sono a proprio agio.

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Quale è la tua idea di femminismo?

Fai conto che mio padre mi ha cresciuta mostrandomi i film di Bertolucci e cercando di farmi comprendere il più possibile cosa volessi dalla vita. Mi sono spostata da Guidonia, dalla tosta provincia romana da cui provengo, per vivere a Milano, soprattutto per lavoro. Ho delle ambizioni, ho voluto crescere e vorrò sempre farlo. Mio padre ha voluto indicarmi una prospettiva. Quelli che mi sono mancati sono stati esempi femminili forti nella mia famiglia. Così sono andata a cercarmi quelli in cui potermi riconoscere. Spesso vengo accusata di odiare gli uomini: niente di più sbagliato, come dicevo ho avuto modelli maschili molto positivi. Detesto alcuni comportamenti e se arrivano anche dalle donne, li detesto uguale. La mia idea di femminismo è quella che mi sono creata nutrendomi di riflessioni e ricerca personale che non smetto mai di fare.

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Special thanks to: Sara Moschini / FUJIFILM

Hair & make up: Melly Sorace

#onmyvanitytable series created by Daniela Losini


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