Project The Skin, raccontiamo le donne e la loro pelle: ogni cicatrice è una storia

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Abbiamo parlato con Alexandra Yackovchuck, fondatrice di Project The Skin che racconta fotograficamente i corpi delle donne e le loro storie

Succede quasi ogni giorno di incontrare virtualmente progetti e persone che cercano di raccontare storie di bellezza che ne ridefiniscono i canoni, Alexandra mi ha scritto su Instagram per raccontarmi del suo. Mi ha colpita subito la sua grazia particolare nel mostrare cicatrici e corpi che hanno sofferto dando loro uno spazio visibile ma sicuro, con una determinazione mutuata dall'esperienza personale e che cattura per la delicatezza.

Come ti è venuta l’idea di Project the Skin?

Ho la dermatite atopica da quando sono nata, è una malattia infiammatoria, ricorrente e cronica della pelle. Le mie braccia erano coperte di chiazze rosse, brutte e pruriginose. Per tutta la mia adolescenza mi sono vergognata moltissimo e d’estate portavo le magliette con le maniche lunghe. A 16 anni sono stata contattata per delle prove fotografiche in un’agenzia di moda. In bikini. Un incubo per me ma sono riuscita a superare la paura e sono andata. Non sono diventata una modella ma facendo provini su provini stavo affrontando le mie paure e i miei blocchi psicologici. Ho capito che ci si può liberare dal rifiuto delle proprie imperfezioni anche mostrandosi.

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Alina

Perché hai scelto Instagram come media principale?

La notte del 19 marzo 2019 ho creato un account e avevo un’idea precisa su come farlo. Non sapevo ancora come e dove cercare le ragazze per le sessioni di foto. Non credevo fosse opportuno chiedere a sconosciute per strada: “Ciao, vedo una cicatrice, vorresti partecipare a un progetto fotografico?” quindi Instagram e il mondo digitale mi sono sembrati adatti.

Come sono state le reazioni e le risposte al tuo progetto?

Scrivevo ai centri di riabilitazione e ai centri di ustione chiedendo la possibilità di contattare  pazienti interessate ma le risposte non arrivavano. Allora ho deciso di rivolgermi alle celebrity. Lavoro nel campo cinematografico, conosco molti attori e attrici russi famosi. Ho chiesto loro di condividere la mia richiesta e il risultato è stato che in pochi giorni ho ricevuto decine di mail. Cosi abbiamo cominciato la nostra strada.

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Maria / Ph.: Zhenya Rukhlov

Dove pensi si stia dirigendo il mondo della bellezza?

Sto seguendo con ammirazione lo sviluppo dell’industria della bellezza. Se 15 anni fa non mi hanno permesso di partecipare alle sfilate di moda dato il mio problema di pelle, oggigiorno sto osservando modelle con il colore di pelle diverso, con una larga varietà di peso, con le smagliature, l’acne, transgender, non binary ed è straordinario. Questa nuova rappresentazione aiuta le persone a credere in se stesse, ad accettare il proprio corpo così com’è e a non rincorrere agli ideali irraggiungibili di Photoshop.

Come può essere ancora più inclusivo il mondo del beauty?

Dimostrando che la bellezza è poliedrica, che non importa che colore di pelle hai, il tuo peso, chi sei, che taglia di vestiti porti. La bellezza non dipende dai lineamenti esterni, la bellezza proviene da dentro che sembra la classica frase scontata ma trovo sia  reale.

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Elizaveta

Nella tua esperienza, cosa blocca le persone nell’operare un reale cambiamento?

Purtroppo siamo ancora sotto pressione sociale. C’è un termine psicologico: “La teoria del granchio nel secchio”. Un granchio sarebbe anche capace di uscire dal secchio ma quando prova a salire, gli altri suoi simili si aggrappano a lui e lo riportano indietro. Così il termine “Mentalità di granchio” si usa per descrivere una mentalità egoistica e miope, che è accordata con la convinzione che gli altri non possono avere quello che non ho nemmeno io. Credo che questo sia il problema fondamentale.

Essere inclusivi significa esserlo anche con le parole: quale altro significato possiamo dare alla parola bellezza?

Credo che noi abbiamo già fatto un passo in una nuova dimensione dove la parola “bellezza” non ha più il significato dell’immagine esterna. Per me la bellezza è la bellezza d’anima, la solidarietà, la misericordia, aiutare l'altro. La principessa Diana – che è la mia icona di bellezza - ritengo sia un mix perfetto.

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Karina / Ph.: Vatalia Varshavskaya

Puoi raccontarci le storie delle donne fotografate?

Ogni storia è particolare, ogni storia racconta un vissuto di dolore e sofferenza e una lunga strada nel superarli. Ogni ragazza di cui ho parlato è la mia eroina e un esempio da seguire. La ragazza che ho più a cuore è Margo, 20 anni.  All’età di 9 anni, a seguito di un incendio nella sua casa, Margo ha avuto ustioni sul 60% del corpo. Ha subito innumerevoli interventi, la morte clinica, più volte è andata in coma, 13 anestesie totali. C’era unico pezzo di pelle sana che è stato trapiantato sul volto e tutto questo quando aveva solo 9 anni. Un giorno Margo ha detto a se stessa: non voglio più vivere come un mostro rinchiuso ed è andata a scuola con una maglietta a maniche corte. Nel 2015 Margo ha smesso di fare operazioni. Non conosco una persona più coraggiosa e forte di questa giovane ragazza.

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Maria ha donato un organo a una persona cara. L’intervento le ha lasciato per sempre una cicatrice sul suo ventre. Maria è un’insegnante di ginnastica artistica. Dopo aver partecipato al mio progetto ha trovato il coraggio di andare in palestra con un top cortissimo e raccontare orgogliosamente e apertamente la sua esperienza.

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Maria / Ph.: Irina Vorotynseva

Natalya è una vittima di violenza domestica. Suo marito l’ha aggredita. Credo sia molto importante raccontare le storie di questo genere, purtroppo la violenza domestica è frequentissima.

Natalya / Ph.: Vitalia Varshavskaya

Come immagini l’industria del beauty tra cinque anni?

Spero che l’industria della bellezza avrà più attenzione sociale ovvero appoggiare sempre più persone con invalidità, parlare liberamente di transgender, di nazionalità diverse, di taglie di vestiti a prescindere dal peso. Che noi, finalmente, distruggeremo gli stereotipi che ci hanno inculcato da anni, che “Heroin chic” e la bellezza anoressica rimangano negli anni '90, che in primo piano ci sia la salute fisica e mentale e spero che il mio progetto sarà d’aiuto nel raggiungere questi obiettivi

E come immagini te stessa?

Il mio progetto sta aiutando anche  me. Sono diventata più sicura, adesso so che esistono persone che pensano come me, che condividono le mie idee. Spero che cresceremo insieme, che ispireremo e romperemo gli stereotipi. Il mio compito più importante è dimostrare che tutto ciò è possibile. Voglio credere che sarà così.

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Alexandra Yakovchuk founder Project The Skin / Ph.: Vitalia Varshavskaya

#onmyvanitytable series created by Daniela Losini

Artwork Cover: Simona Rottondi

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Lisa Eldridge: our exclusive interview about make up, female empowerment and a new concept of beauty

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Meet Lisa Eldridge our long time muse through make up, female empowerment and the next best thing

Stepping into the world of Lisa Eldridge means feeling passion and dedication: everything she does, she does it with intention. The love for make-up (which ranges from pure aesthetic research to the development of beauty products) has accompanied her since she was a young girl. We were at the dawn of a digital world where Instagram was only a place to post unflattering and fun pics (now it’s still the digital place-to-be where everything happens and who knows what awaits us) when Lisa opened her Youtube channel born from a urge for storytelling and sharing. We met her over time as make-up artist, global creative director for mainstream brands, business woman with her line of jewelry and lipsticks now enriched by the new entries 'Lip Kits' and 'Create your own collections' that just came out.

Let's start from the beginnings: what brought you on the path of make-up?

I first started to play with makeup when I was about 6 years old. I lived in New Zealand but came to England and found a box of my mum’s old makeup at my grandmother’s house. Mary Quant crayons, Coty lipsticks, Elizabeth Arden eyeshadows - it was so glamorous. I was initially captivated by the colours, textures and the objects themselves - I wasn’t really interested in putting them on my own face. But when I was 13, I got a book about theatrical makeup for my birthday. I thought, ‘Wow, you can do this as a career!’ I actually told my careers teacher at school that I didn’t need to study maths because I was going to become a makeup artist. Now it’s a known career, but back then it was an unusual thing to want to do. Ever since, makeup from the past, present and future has been my life!

Speaking of your personal brand: what creative process do you go through when you imagine colors, textures and products?

I honestly find inspiration everywhere. I always see colour as palettes - I stack my rings in duos and trios, and on my morning walks I’m constantly inspired by the colours of what I see. Nature can bring together colour combinations you would never dream up yourself. I’m also a huge art-lover and have spent countless afternoons strolling around galleries and museums. I vividly remember visiting the Pompidou Centre in the mid-90s to see a major retrospective of Brâncuși’s work and, although I'd seen photographs of his sculptures before it was only when I saw them in the 'flesh' that I really understood. I remember thinking 'This is it!'  and feeling quite euphoric. It was a real lightbulb moment for me. When I was creating my first lipsticks, the idea of the velvet texture came to me because red and velvet are so intertwined in my imagination.I did an editorial shoot where I actually stuck real red velvet onto a model’s lips to create real velvet lipstick - I remember thinking I’d love to create something like this for real. But most of all I love faces. When I’m out and about, I’m looking at people all the time and see so much detail. To me, every face is gorgeous, I don’t see the negatives. I think, ‘What about these amazing eyes or this beautiful bone structure?’ I still feel excited about that now, all these years later.

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Can you tell us about the news you are launching?

When I launched my first True Velvet lipstick collection in 2018 it was a Global success and sold out in 24 hours. Subsequently I was inundated with people asking me to make them again, but the production process is really difficult, and I told myself from the start that, no matter how popular I know they are, I’m only ever going to make them once a year! This October the Velvets are back and there are four new shades. Velvet Affair, a sticky-toffee caramel shade with neutral/warm golden undertones; Velvet Carnival, a pop art electric pink with blue undertones; Velvet Blush, a deep pink berry with muted cool undertones; and Velvet Dragon, a warm red inspired by cinnabar pigment, a substance that’s been used to create jewellery and ornaments for thousands of years. I’m also launching six Gloss Embrace lip glosses, based on six of my favourite True Velvet lipstick shades. They’re a high-pigment gloss-meets-indulgent treatment, with moisturising oils and butters that leave lips smooth and plump. The moisturising and healing properties of these glosses is long-term, they keep hydrating even after the colour wears off. I always have at least two in my handbag at any time! I’m really excited about the return of my Velvet Lip Collections (5 curated True Velvet lipsticks collections in a luxury velvet makeup bag), and Fantasy Florals Lip Kits - each kit contains a True Velvet Lipstick, Gloss Embrace lip gloss and Enhance and Define Lip Pencil, so everything you need in your favourite shade. The velvet makeup bag was designed in collaboration with multimedia artist Jon Jacobsen, I can’t wait for everyone to get their hands on it. Finally, potentially most excitingly, after being inundated with requests I’m launching Create Your Own Collections - so you can create your own lip wardrobe trio across all of my lipsticks and glosses, in a makeup bag of your choosing.

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Of all the work that is shown, only a small part emerges: what is the phase that always stimulates you and that spurs you to redefine the limits?

It’s true that people tend to only see the finished result, but there are hours of research and testing that go on before I even get to the makeup chair. Anyone who knows me knows I’m a huge geek when it comes to art, culture, science and history, especially the history of makeup (I wrote a whole book about it!), and so the research phase, finding inspiration and brainstorming ways to make sure ideas are fresh and modern is one of my favourite parts of my job. My goal as a makeup artist is always to inspire people through makeup - whether that’s creating fresh, gorgeous skin for a red carpet makeup look, adding an unexpected pop of yellow eyeshadow like I did for Dua Lipa’s album artwork, or creating a beauty editorial cover shoot from home during lockdown. I like pushing the boundaries and people sometimes think my ideas are mad, but I never want to do something that’s been done before! It was a similar process when I was creating my lipsticks - no one had ever created a true velvet lipstick before, we created a brand new mould using groundbreaking technology. People didn’t see the days upon days of testing, tweaking and reformulating to get every shade and every texture just right, but one of the most satisfying parts was seeing the look on people’s faces when they first saw the product. They always said ‘wow!’ and then ‘how?’ I knew I had made something pretty special. I love seeing people’s comments on my work - that always spurs me to keep creating and innovating.

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Your audience is made up of professionals, followers and people who love make-up: how much do they influence you with their considerations and suggestions?

I was an early adopter of the digital world, one of the first makeup artists with a dot com and the first professional to regularly upload tutorials to YouTube. I was nervous about starting it - I had a lot of celebrity clients and at the time people thought that YouTube was a bit naff, but I really believed in it. I wanted to teach regular women how they could translate the professional techniques and trends I’d mastered to their own faces. The makeup community I’ve built since then is truly one of my proudest achievements and I always make time to read and respond to comments as much as I physically can. A lot of the ideas for my videos come from the questions and messages I get. Every time I post a red carpet or celebrity look people want to know how I did it. I’ll often use a model with a slightly different look, or recreate it using only drugstore makeup - it’s about making sure my channel feels accessible and is a place where all kinds of people can come to feel inspired and learn something new. As a professional makeup artist, people also want to learn techniques - pinpoint concealing is still one of my most popular tutorials, and I did a video about making dark lipstick wearable when I noticed that my fans were nervous about wearing some of the more intense lip shades in my True Velvet collections. Some of the combinations I show in the video are completely inspired by seeing the ways my followers have worn the shades - combinations I hadn’t even thought of myself!  Seeing and hearing from my makeup audience also really helps to guide me when it comes to creating content during this crazy time. I’ve done a mix of chats, classic a la Eldridge looks and colourful, escapist makeup tutorials and the response from my audience has been incredible - I’m very lucky to have such a great gang of makeup lovers.

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What does the word beauty mean for you today in 2020?

What really excites me about modern makeup is that it’s so individual. Look in your friend, sister or colleague’s makeup bag and I guarantee that while you might have the same product types (mascara, lipstick, liner), the colours, formulas and finishes will be completely different. Today, we can be inspired by the makeup looks of women all over the globe. You might want to copy the eyeliner flick you saw on a model in Dubai, and team it with the glowy skin of a fashion editor in Australia, then switch to matte skin and electric pink lips the next day. There are no rules. Some women wear a lot of makeup, some women wear none and some women (like me) change it up every day. That freedom to choose – and having the products at our fingertips to allow us to do so – is, for me, the most exciting thing about beauty today.

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How much has your approach to the beauty world changed through the experience of the pandemic?

We’re living in unbelievable times, and I wasn’t sure how much I should be talking about makeup, but getting out my skin care and makeup bag each morning is a routine that’s helped bring a bit of normality. Applying and talking about makeup is essential for my soul. It’s meditative and helps me to feel relaxed, but there’s also an element of warpaint to it - having makeup on makes me feel better, even if I’m just at home. Never underestimate the power of makeup to boost your face - and your mood! My routine hasn’t changed a lot over lockdown, although it’s been nice to have more time, especially for skin care. Anyone who knows me knows I’m really into at-home facials and facial massage, and I’ve loved delving into my epic travel toiletry bag (as it's not getting any use right now), and have been making the most being at home to start new routines like using a lash and brow serum daily. But overall I’ve been reaching for the products that just feel good right now - luxe cleansing balms, cream blushers, mascara, highlighter and my much-loved magnesium bath salts. Also concealer - pinpoint concealing feels like some normality in a crazy world!

Tell us about your historic make-up collection: have you found new goodies and inspirations to share?

Ever since I first stumbled upon that box of my mum’s makeup I’ve been fascinated with the stories that makeup can tell. When I put makeup onto someone’s face, I understand that there’s a long, intricate history for every single item I use. I first started collecting vintage items like powder boxes and antique pots of blush in the early 1990s. I’ll never forget the rush of excitement discovering my first vintage makeup finds at a stall in the Portobello Road Market in London. Now, I’ve got a collection that ranges from the Northern Song Dynasty in China over a thousand years ago to modern day classics, like a lipstick in the exact shade that Jackie O wore.  I still get a thrill when I add new rarities to my collection. A few years ago I bought at auction a gold lipstick holder made by Cartier for Audrey Hepburn - it’s so iconic I made a whole video just about this one piece.

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If we consider the beauty language, how can we change it to make it more and more inclusive?

This is obviously a very important question, but it’s also a huge one and difficult to answer in a few lines. Overall, I agree that beauty plays an important and tangible role in creating a more inclusive world. In my book, I delve into the role that makeup has played in women’s history - it really reflects the social, cultural, economic and political movements of the time. Today, there’s finally a true sense of people questioning and challenging stereotypical notions of beauty. It’s so much easier to find a wider spectrum of genders, ethnicities, religions, sizes and ages represented than it was, say, 5 years ago - but there’s still a long way to go. This isn’t just a trend or short-term effect. We also need to think beyond visual representation. Having launched my own brand, there’s no way I would ever have created a product that wasn’t fully inclusive - I have always shot my lipstick collection on a range of beautiful models as it’s crucial to see how they come to life in different ways depending on how the undertone of the lipstick works with each individual skin tone . The shades are for everyone and that really is the bare minimum of what the beauty industry as a whole should be doing today. Customers are finally calling out brands that don’t consult and represent properly.

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Having a voice in the world today is essential: who are the women who opened the way for all of us and who instil the courage to express themselves with work, activism, ideas, those ones you look at as an example?

There are too many incredible women to list! Audrey Hepburn comes to mind straight away, she’s a great example of a woman who experienced unbelievable success, and truly used her platform for good. When we think of her, we think of her beauty, style and iconic film roles, but also all the years she dedicated to her role as ambassador to UNICEF helping to spread the word through benefits, fundraisers and interviews, often giving as many as 15 interviews a day to promote UNICEF’s work.  Josephine Baker is another amazing woman who was an iconic entertainer of the Jazz Age, but also a vocal supporter of racial equality. She became a correspondent for the French Resistance in World War II, using her celebrity to gain access to high ranking Axis officials - she wrote down intelligence on her hands and arms, and pinned notes inside her underwear knowing she would never face a strip search (she was right!). In the 1950s, she returned to her home country of the United States and was an avid supporter of the Civil Rights Movement. She was famously refused reservations at 36 hotels because of racial discrimination, and in 1963 gave a powerful speech at the March on Washington at the side of Martin Luther King Jr., where she notably said that, “I have walked into the palaces of kings and queens and  into the houses of presidents. But I could not walk into a hotel in America and get a cup of coffee, and that made me mad.” Not only did both of these women do incredible things, they’re also iconic Makeup Muses in my book - I also own makeup items that were connected to both of them in my vintage makeup collection.

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Ph.: Lisa Eldridge Press Office

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Lisa Eldridge: la nostra intervista esclusiva per parlare di make up, mondo femminile e un nuovo modo di intendere la bellezza

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Abbiamo incontrato la make up artist Lisa Eldridge più volte e ogni volta è sempre stato un momento di grande scambio: in occasione del lancio della sua nuova collezione di rossetti, abbiamo fatto una lunga e appassionante chiacchierata su bellezza, mondo femminile e attivismo beauty

Entrare nel mondo di Lisa Eldridge significa entrare nella passione per qualcosa a tutto tondo. Tutto quello che fa, Lisa lo fa con intenzione. L’amore per il make up (che spazia dalla pura ricerca estetica sino alla costruzione di prodotti beauty) la accompagna sin da quando è ragazzina. Eravamo agli  albori di un mondo dove Instagram si affacciava quasi timido (ora è ancora il luogo dove tutto accade e chissà cosa ci aspetta) e Lisa apriva il suo canale YouTube nato da un’esigenza di racconto e condivisione. L’abbiamo incontrata nel corso del tempo nelle vesti di make up artist, global creative director per brand di lusso, business woman con la sua linea di gioielli e di rossetti ora arricchita dalle new entry ‘Lip Kits’ e ‘Create your own collections' uscita da pochissimo.

Partiamo dalle origini: cosa ti ha portato sulla strada del trucco?

Ho iniziato a scoprire il trucco quando avevo circa 6 anni. Vivevo in Nuova Zelanda e una volta arrivata in Inghilterra, a casa di mia nonna, ho trovato una scatola che conteneva make up usato da mia madre. Matite Mary Quant, rossetti Coty, ombretti Elizabeth Arden: ero rapita da quegli oggetti, catturata dai colori e dalle consistenze anche se, al momento, non pensavo di usarli sul mio viso. A 13 anni ho ricevuto un libro sul trucco teatrale per il mio compleanno e ho pensato: "Wow, ma questo è quello che voglio fare!" Al mio insegnante a scuola ho dichiarato che non avrei più avuto bisogno di studiare matematica: stavo per diventare una truccatrice. Oggi è una carriera strutturata, ma allora era una cosa insolita da voler fare. Da quel momento, il trucco del passato, del presente e del futuro è stato la mia vita!

A proposito del tuo marchio personale: quale processo creativo attraversi quando immagini colori, texture e prodotti?

Trovo ispirazione ovunque. Vivo i colori come tavolozze: impilo i miei anelli in duetti e trii a seconda delle sfumature e nelle mie passeggiate mattutine sono costantemente ispirata dai colori di ciò che vedo. La natura può riunire combinazioni di tinte che non immagineresti mai. Sono anche una grande appassionata d'arte e ho passato innumerevoli pomeriggi a passeggiare per gallerie e musei. Ricordo vividamente di aver visitato il Centro Pompidou a metà degli anni '90 per assistere a un'importante retrospettiva del lavoro di Brâncuși e, sebbene avessi visto le fotografie delle sue sculture prima, è stato solo quando ho potuto ammirarle dal vivo che ho compreso davvero il loro significato per me. Ricordo di aver pensato "È così!" sentendomi euforica. È stato un vero momento di illuminazione. Mentre creavo i miei primi rossetti, l'idea della texture velluto mi è venuta proprio perché il rosso e il velluto nella mia immaginazione sono perfettamente sovrapposti. Ho realizzato un servizio editoriale in cui ho applicato del vero velluto rosso sulle labbra di una modella per ricrearne precisamente l’effetto e ricordo di aver pensato che mi sarebbe piaciuto realizzare qualcosa di simile per davvero. Poi amo i volti. Quando sono in giro, guardo le persone tutto il tempo e noto tutti i loro dettagli. Per me ogni viso è stupendo. Penso: "Che occhi fantastici! Oppure, come potrei esaltare quella bellissima struttura ossea?" Ancora dopo tutti questi anni rimango sempre colpita dai volti delle persone. Sono pura ispirazione.

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Puoi parlarci delle novità che stai lanciando?

Quando ho lanciato la mia prima collezione di rossetti True Velvet nel 2018 è stato un successo globale ed è andata esaurita in 24 ore. Sono stata sommersa di richieste di persone che mi chiedevano di rifarli, ma il processo di produzione è davvero difficile, e mi sono detta sin dall'inizio che, per quanto popolare sia la domanda, li farò produrre solo una volta anno! In questo periodo ho rilanciato proprio i Velvet e ci sono quattro nuove tonalità. Velvet Affair, una tonalità caramello toffee morbidosa con sfumature dorate neutre / calde; Velvet Carnival, un rosa elettrico pop art con sfumature blu; Velvet Blush, una bacca rosa intenso con sfumature fredde tenui; e Velvet Dragon, un rosso caldo ispirato al pigmento cinabro, una sostanza che è stata utilizzata per creare gioielli e ornamenti per migliaia di anni. Sto anche lanciando sei lucidalabbra Gloss Embrace, basati su sei delle mie tonalità preferite di rossetto True Velvet. Sono un vero trattamento che contiene pigmenti di colore lucidi molto piacevoli sulle labbra, grazie agli oli e ai burri idratanti che lasciano la bocca liscia e carnosa. Le proprietà nutrienti di questi lucidalabbra sono a lungo termine, mantengono l'idratazione anche dopo che il colore svanisce. Ne ho sempre almeno due in borsa! Sono davvero entusiasta del ritorno delle mie collezioni di labbra Velvet (5 collezioni di rossetti True Velvet curate in una lussuosa borsa per il trucco in velluto) e dei kit labbra Fantasy Florals: ogni kit contiene un rossetto True Velvet, un lucidalabbra Gloss Embrace e Enhance and Define Matita labbra, quindi tutto ciò di cui si ha bisogno della propria tonalità preferita. La borsa per il trucco in velluto è stata progettata in collaborazione con l'artista multimediale Jon Jacobsen, non vedo l'ora che tutti possano metterci le mani sopra! Infine, dopo essere stata inondata di richieste, sto finalmente lanciando Create your own collection, così si potrà comporre il proprio trio personalizzato di guardaroba per labbra da tutto il range dei miei rossetti e gloss, racchiusi in una pochette per il trucco sempre a scelta.

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Di tutto il lavoro che viene fatto, emerge solo una piccola parte: qual è la fase che da sempre ti stimola e che ti spinge a ridefinire i tuoi limiti?

È vero che si tende a vedere solo il risultato finale, ma ci sono ore di ricerca e test prima ancora che si arrivi alla postazione del trucco col prodotto finito. Chiunque mi conosca sa che sono una grande nerd quando si tratta di arte, cultura, scienza e storia, in particolare la storia del trucco (ho scritto un intero libro a riguardo!), E quindi la fase di ricerca,  ispirazione, brainstorming e di vaglio delle idee in modo che siano fresche e moderne, è una delle parti preferite del mio lavoro. Il mio obiettivo come truccatrice è quello di ispirare le persone attraverso il make up, che si tratti di creare una pelle fresca e meravigliosa per un look da red carpet, aggiungere un tocco inaspettato di ombretto giallo come ho fatto per l'artwork dell'album di Dua Lipa o creare una copertina editoriale beauty da casa durante il lockdown. Mi piace spingermi oltre i confini. Le  persone a volte pensano che le mie idee siano folli, ma non voglio mai fare qualcosa che sia stato fatto prima! Ho vissuto un processo simile anche quando stavo creando i miei rossetti. Nessuno aveva mai realizzato un vero rossetto di velluto prima. Abbiamo costruito uno stampo nuovo di zecca utilizzando una tecnologia rivoluzionaria. Giorni e giorni di test, ritocchi e riformulazioni per ottenere ogni sfumatura e ogni consistenza “giuste”. Una delle parti più soddisfacenti è stato osservare lo sguardo sui volti delle persone quando hanno visto per la prima volta il prodotto. Dicevano sempre "Wow!" E poi "Come?" Sapevo di aver creato qualcosa di veramente speciale. Adoro ricevere i commenti sul mio lavoro, mi spronano a immaginare e innovare sempre.

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Il tuo pubblico è composto da professionisti, followers e persone che amano il make up: quanto ti influenzano con le loro considerazioni e suggerimenti?

Sono stata una delle prime ad adottare il mondo digitale, una delle prime truccatrici con un dot com e la prima professionista a caricare regolarmente tutorial su YouTube. Ero nervosa all’inizio: avevo molti clienti famosi e all'epoca la gente pensava che YouTube fosse un luogo un po’ pazzo, ma ci credevo davvero. Volevo insegnare alle donne come potevano tradurre per sé le tecniche professionali e le tendenze che avevo imparato. La community di make up che ho costruito da allora è davvero uno dei risultati di cui vado più orgogliosa e trovo sempre il tempo per leggere e rispondere ai commenti il ​​più  possibile. Molte delle idee per i miei video provengono dalle domande e dai messaggi che ricevo. Ogni volta che pubblico un red carpet o un look realizzato su una celeb, le persone vogliono sapere come ho fatto. Uso spesso modelle di tutti i tipi per farne una versione leggermente diversa oppure ricreo il look utilizzando solo make up da drugstore: voglio accertarmi sempre che il mio canale sia accessibile e che sia un luogo in cui tutte le persone possano sentirsi ispirate e imparare qualcosa di nuovo. In qualità di truccatrice professionista posso condividere il mio sapere tecnico: come cancellare le imperfezioni con la tecnica pinpoint è ancora uno dei miei tutorial più popolari e ho girato un video su come rendere indossabile il rossetto scuro quando ho capito che molti utenti volevano sapere come portare sulle labbra i colori più intensi delle mie collezioni True Velvet. Alcune delle combinazioni che mostro nel video sono completamente ispirate dal modo in cui i miei follower hanno indossato le sfumature - combinazioni che non avevo nemmeno pensato io stessa! Ascoltare il mio pubblico di truccatori aiuta a orientarmi quando si tratta di creare contenuti come in questo periodo molto particolare. Ho realizzato un mix di chat, look classici alla Eldridge e tutorial di trucco colorati e divertenti: la risposta del mio pubblico è stata incredibile. Sono molto fortunata ad avere una così grande banda di amanti del trucco!

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Cosa significa per te oggi nel 2020 la parola bellezza?

Ciò che mi entusiasma davvero del trucco moderno è che è individuale e personalizzabile. Guarda nella borsa per il trucco della tua amica, sorella o collega e ti garantisco che, sebbene tu possa avere gli stessi tipi di prodotto (mascara, rossetto, blush), i colori, le formule e le finiture saranno completamente diversi. Oggi possiamo essere ispirati dai look trucco delle donne di tutto il mondo. Potresti voler copiare il tocco di eyeliner che hai visto su una modella a Dubai e abbinarlo alla pelle luminosa di un fashion editor in Australia, quindi passare alla pelle opaca e alle labbra rosa elettrico il giorno successivo. Non ci sono regole. Alcune donne indossano molto trucco, alcune donne non ne indossano e alcune donne (come me) lo cambiano ogni giorno. La libertà di scegliere - e avere i prodotti a portata di mano per consentirci di farlo - è, per me, la cosa più eccitante della bellezza oggi.

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Quanto è cambiato il tuo approccio al mondo della bellezza attraverso l'esperienza della pandemia?

Viviamo in tempi incredibili e all’inizio non ero sicura di quanto avrebbe potuto aver senso parlare di trucco, ma tirare fuori il mio beauty case per la cura della pelle e il make up ogni mattina è stata, ed è, una routine che ha contribuito a portarmi un po' di normalità. Parlare di trucco e applicarlo è essenziale per la mia anima. È meditativo e mi aiuta a sentirmi rilassata, ma c'è anche un elemento di forza, mutuato dalla pittura di guerra: truccarmi mi fa sentire meglio, anche se sono sola a casa. Non sottovalutate mai il potere del trucco per migliorare l’umore! La mia routine non è cambiata molto durante il lockdown, anche se è stato bello avere più tempo, soprattutto per la cura della pelle. Chi mi conosce sa che mi piacciono molto i trattamenti per il viso e i massaggi facciali a casa, e ho adorato rimettere mano alla mia epica borsa da toilette da viaggio e ho quindi sfruttato al massimo il fatto di essere a casa per iniziare nuove routine come l'uso quotidiano di un siero per ciglia e sopracciglia. Nel complesso ho cercato prodotti che andassero bene con la mia pelle in quel momento preciso: balsami detergenti di lusso, fard in crema, mascara, illuminante e i miei tanto amati sali da bagno al magnesio. Anche il correttore è stato un alleato! Il semplice gesto di correggere le imperfezioni è stato di aiuto.

Raccontaci della tua storica collezione di make up: hai trovato nuove chicche e ispirazioni da condividere?

Da quando sono incappata per la prima volta in quella scatola di trucco di mia madre, sono rimasta affascinata dalle storie che il trucco può raccontare. Quando trucco il viso di qualcuno, percepisco che c'è un legame per ogni singolo prodotto che scelgo di usare. Ho iniziato a collezionare oggetti vintage come scatole di cipria e antichi vasetti di fard all'inizio degli anni '90. Non dimenticherò mai l'entusiasmo di scoprire i miei primi trucchi vintage trovati in una bancarella del mercato di Portobello Road a Londra. Ora, ho una collezione che spazia dalla dinastia Song del Nord della Cina di più di mille anni fa ai classici moderni, come un rossetto della stessa tonalità che indossava Jackie O. Provo ancora un brivido quando aggiungo nuove rarità alla mia collezione. Qualche anno fa ho acquistato all'asta un porta rossetto dorato realizzato da Cartier per Audrey Hepburn: è così iconico che ho realizzato un intero video proprio su questo pezzo.

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Se consideriamo il linguaggio della bellezza, come possiamo cambiarlo per renderlo sempre più inclusivo?

Questa è una domanda molto importante, ma è anche difficile rispondere in poche righe. Nel complesso, sono d'accordo sul fatto che la bellezza giochi un ruolo tangibile nella creazione di un mondo più inclusivo. Nel mio libro, approfondisco il ruolo che il trucco ha avuto nella storia delle donne - riflette davvero i movimenti sociali, culturali, economici e politici delle varie epoche. Oggi c'è finalmente un vero moto delle persone che mettono in discussione e sfidano le nozioni stereotipate di bellezza. È molto più facile trovare uno spettro più ampio di generi, etnie, religioni, taglie ed età rappresentate di quanto non fosse, diciamo, 5 anni fa - ma c'è ancora molta strada da fare. Questa non è solo una tendenza o un effetto a breve termine. Dobbiamo anche pensare oltre la rappresentazione visiva. Ora che ho lanciato il mio marchio sono consapevole che non avrei mai potuto creare un prodotto che non fosse completamente inclusivo: ho sempre fotografato la mia collezione di rossetti su una gamma di persone diverse poiché è fondamentale vedere come prendono vita in modi differenti le tonalità con ogni singolo incarnato della pelle. Le sfumature sono per tutti e questo è davvero il minimo indispensabile di ciò che l'industria della bellezza nel suo complesso dovrebbe fare oggi. Le persone hanno finalmente voce in capitolo su cosa vogliono dal mondo del beauty.

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Avere una voce nel mondo di oggi è fondamentale: chi sono le donne che hanno aperto la strada a tutte noi e che infondono il coraggio di esprimersi con il lavoro, l'attivismo, le idee, quelle alle quali guardi come esempio?

Ci sono davvero troppe donne incredibili da elencare! Mi viene subito in mente Audrey Hepburn, un ottimo esempio di donna che ha avuto un successo incredibile e ha davvero usato il suo carisma eterno in tutti i modi possibili. Quando pensiamo a lei, pensiamo alla sua bellezza, al suo stile e ai suoi iconici ruoli cinematografici, ma anche a tutti gli anni che ha dedicato al suo ruolo di ambasciatrice presso l'UNICEF contribuendo a spargere la voce attraverso benefit, raccolte di fondi e interviste, spesso regalando fino a 15 interviste al giorno per promuovere il lavoro dell'UNICEF. Josephine Baker è un'altra donna straordinaria che è stata un'iconica intrattenitrice dell'età del jazz, ma anche una sostenitrice attiva dell'uguaglianza razziale. È diventata corrispondente per la Resistenza francese nella seconda guerra mondiale, usando la sua celebrità per ottenere l'accesso a funzionari dell'Asse di alto rango - ha trascritto informazioni preziose sulle mani e sulle braccia e ha appuntato note nascoste all'interno della sue lingerie sapendo che non avrebbe mai affrontato una perquisizione (e aveva ragione!). Negli anni '50, è tornata nel suo paese d'origine, gli Stati Uniti, ed è stata un'appassionata sostenitrice del Movimento per i diritti civili. Come è noto, venne rifiutata la sua prenotazione in 36 hotel a causa della discriminazione razziale, e nel 1963 tenne un potente discorso alla marcia su Washington al fianco di Martin Luther King Jr., dove disse in particolare che: "Sono entrata nei palazzi dei re e regine e nelle case dei presidenti. Ma non potevo entrare in un hotel in America e prendere una tazza di caffè, e questo mi ha fatto impazzire ". Entrambe queste donne non solo hanno fatto cose incredibili, sono anche le iconiche Muse presenti nel mio libro: possiedo anche prodotti per il trucco che erano collegati a entrambe nella mia collezione vintage.

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Ph.: Lisa Eldridge Press Office

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My personal lockdown: esprimere la propria creatività attraverso il make up (e una riflessione)

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Abbiamo chiesto alle make up artist che collaborano con noi di raccontarci come hanno vissuto creativamente questi mesi di lockdown

Era solo ieri che è accaduto il lockdown e, nonostante una lenta e allo stesso tempo velocissima ripresa delle attività, abbiamo ancora molto da imparare da questa convivenza forzata con il Covid19. Ci siamo fermati. Stiamo ripartendo.

Prima di lasciar la parola alle immagini e alle considerazioni delle nostre collaboratrici, una nota: ho iniziato e scritto l’introduzione di questo articolo almeno venti volte. Lo dico perché voglio che la mia testimonianza di autore sia il più rispondente al qui e ora. Oggi che pubblichiamo il pezzo, vi racconto la difficoltà nel tornare a scrivere e a raccontare.

Sono una professionista e conosco il mestiere e come aggirare gli ostacoli ma davanti a questo "semplice" articolo, mi sono bloccata. Montare le foto, mantenere il tono il più delicato possibile nell’introduzione, far raccontare attraverso le parole e gli occhi degli altri qualcosa di universale e vitale come l’espressione di sé, mi sono sembrate per qualche giorno, imprese impossibili. Ho lasciato sedimentare ed è emerso ciò che state leggendo senza mediazioni.

Queste sono le piccole grandi storie di persone che fanno il loro lavoro. Non c’è una gara di utilità, di competitività, una graduatoria. Per ricominciare davvero, abbiamo bisogno di tutti.

GINEVRA

- Creativamente parlando cosa hai riscoperto? Diciamo che dopo le prime settimane di lockdown, vissute un po' in preda allo sconforto, ho deciso di approfittarne per poter mettere in pratica e realizzare le idee che avevo in testa e che lavorativamente non avevo mai occasione di concretizzare. E così è iniziata questa sorta di sperimentazione, che allo stesso tempo mi ha aiutata nel rapporto con me stessa. Non avendo altri da truccare oltre a me, ho dovuto imparare ad accettare anche il mio viso con tutti i suoi difetti.

- Come stai gestendo il presente lavorativo? A quarantena finita, mi sono ritrovata quasi da subito immersa nel lavoro. E la sto vivendo in modo molto più rilassato rispetto al passato, come se in qualche modo mi fossi finalmente resa conto che il lavoro è solo una parte della mia vita e non il centro.

-Cosa ti aspetti dal futuro? E cosa proponi tu personalmente? Questa è una domanda molto difficile. Forse mi aspetto che tutto venga un po’ ridimensionato, così come è stato per me in prima persona e che si faccia più attenzione alle piccole cose e alle persone anche sul lavoro. Riguardo a cosa propongo personalmente, sicuramente più positività (che per me è quasi incredibile!), e poi la voglia di creare e sperimentare non mi è passata. Personalmente non smetterò di farlo e sarebbe bello se ci fosse un'evoluzione in questa direzione.

Instagram: Ginevra Calie

MELLY

- Creativamente parlando cosa hai riscoperto? Il colore prima di tutto. La voglia di andare al mare, respirarne l’aria o semplicemente guardarlo mi ha sempre dato sensazioni di libertà, energia e pace. Questo è stata l’ispirazione per mixare polveri, pigmenti, liquidi e creme creando colori, texture e finish personali e nuovi.

- Come stai gestendo il presente lavorativo? Ricerca e studio innanzitutto. Ho messo a punto un protocollo di sicurezza da attuare con tutti i miei clienti e da trasmettere ai miei studenti dell’accademia che tenga conto sia delle direttive ufficiali per estetiste e parrucchieri che degli anni di esperienza che ho in questo settore. Tutto ciò senza menomare la creatività che rende così speciale il lavoro del make-up artist. La relativa calma di questo periodo mi ha permesso di ri-vedere il mio lavoro da un punto di vista differente e buttare giù le basi di nuovi progetti e collaborazioni.

- Cosa ti aspetti dal futuro? E cosa proponi tu personalmente?Paradossalmente più libertà. Un uso più consapevole del make-up non solo a livello di prodotti e sicurezza ma anche di comunicazione. La libertà e consapevolezza di ‘usare’ il trucco per dire e trasmettere nella vita di ogni giorno qualcosa di sé stessi e delle proprie emozioni. Sapere che accentuare lo sguardo, puntare tutto sulle sopracciglia o sulle labbra, scegliere un ‘nude look’ o utilizzare il colore ha sempre un significato diverso e permette di comunicare in maniera conscia e inconscia, anche nel nostro quotidiano. Per questo il ‘make-up’ è prezioso. 

Instagram: Melly Sorace

VANESSA

- Creativamente parlando cosa hai riscoperto? In questo periodo di quarantena ho scoperto di poter sperimentare e giocare con me stessa. Non avevo mai osato creare dei look su di me convinta di non aver un volto "adatto". Il make up è stata davvero la mia salvezza in questo periodo in cui sono stata chiusa in casa da sola, ha davvero riempito gran parte delle mie giornate. Il lockdown mi ha insegnato a pazientare e a stare di più con me stessa.

-Come stai gestendo il presente lavorativo? Il presente lavorativo lo sto gestendo con molta calma. So che tutto ripartirà lentamente e cerco di accettare questa calma e lentezza alla quale non sono mai stata abituata.

-Cosa ti aspetti dal futuro? E cosa proponi tu personalmente? Cerco di non farmi troppi piani e di lasciarmi sorprendere giorno per giorno. La mia proposta in questo momento è quello che sto vedendo fare già da alcune  persone ovvero di cercare di creare contenuti a distanza, collaborazioni via webcam, creare make-up in digitale e simili per evitare set troppo affollati.

Instagram: Vanessa Geraci

ELENA

- Creativamente parlando cosa hai riscoperto? Ho “usato“ il make-up come terapia. È da sempre per me terapeutico, mi aiuta nei momenti di ansia, mi fa stare meglio creare, mescolare i colori e cercare qualcosa di “bello “. Ho riscoperto colori e forme che non usavo da tempo. Ho sperimentato e ho ritrovato una passione ancora più forte per il mio lavoro. Sentivo l’esigenza di vedere colori in un momento dove vedevo invece tutto nero.

-Come stai gestendo il presente lavorativo? Ho ripreso a lavorare con tutte le dovute precauzioni (camici monouso, occhiali ,visiera, guanti e mascherina). Nonostante le nuove regole da rispettare  siano molto difficili per il mio lavoro dove il contatto con la pelle è necessario (e ora è impossibile se non tramite guanti in lattice ) sono entusiasta di essere tornata sui set.

-Cosa ti aspetti dal futuro? E cosa proponi tu personalmente? Mi aspetto un momento molto creativo nel nostro ambito. Questo periodo ha tirato fuori molta ispirazione e spero che venga sfruttata al meglio.

Instagram: Elena Gaggero


ANTONIA, ALESSIA

Vi raccontiamo anche il loro punto di vista: hanno utilizzato il lockdown come uno switch off da tutto. No make up, no social. Letture, studio, creatività, pensiero in raccolta. Se c’è una cosa di cui dobbiamo prendere coscienza è che la complessità così come le differenze di reazione hanno tutte la medesima ragione di esistere e pari valore.

Instagram: Antonia Deffenu, Alessia Stefano.

Ph.: ove non specificato Pexels.com

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Jazmin Bean di Cult Candy Cosmetics: «Non possiamo mettere un'unica etichetta sulla bellezza»

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Inclusività, diversità e rispetto sono i valori di un brand che fa parlare di sé. Qui vi raccontiamo perché attraverso le parole della sua fondatrice

Giovane, eclettica, assolutamente originale. E ancora, visionaria e audace. Jazmin Bean, co-founder di Cult Candy Cosmetics, brand beauty made in UK che fa dell'inclusività e della filosofia vegan e cruelty free i suoi cavalli di battaglia, coniuga il coloratissimo mood ispirato ai manga giapponesi a un mondo «popolato da strane creature che sono inquietanti ma assolutamente carine», dice nella sua bio. Tim Burton e Sanrio allo stesso tempo, per intenderci. Basta andare sul canale Instagram del marchio inglese per coglierne le sue caratteristiche: avanguardia pura. Le doti creative e la passione di Jazmin per il settore l'hanno trasformata in una delle imprenditrici del momento, insieme alla madre e sodale Angie Adams (ex batterista rock che nel curriculum vanta collaborazioni con artisti come i Sex Pistols, Marilyn Manson, i Foo Fighters e Iggy Pop, tanto per fare dei nomi): Cult Candy Cosmetics, infatti, è presente in tutte le classifiche dei migliori brand vegan. L'abbiamo intervistata per farci raccontare il segreto del suo successo e come sta evolvendo il mondo del make-up. Curiose? Continuate a leggere questo articolo.

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Prima di tutto, Jazmin, puoi raccontarci come è nato Cult Candy Cosmetics?

Io e mia madre abbiamo avuto l'opportunità, grazie a un investitore, di portare in un marchio di cosmetici le nostre esperienze e le nostre competenze. Abbiamo lavorato sodo sulla formulazione dei prodotti con i fornitori per assicurarci di avere la qualità massima e i pigmenti che sono oggi il punto forte di Cult Candy. È molto difficile per un brand vegano ottenere colori con una resa e una luminosità particolare, ma ci siamo riuscite e siamo davvero molto contente. Sono sempre stata una grande appassionata di make-up e volevo usare qualcosa che fosse frutto della mia creatività: trovare un prodotto perfetto e interessante per me e per le persone come me è sempre stato molto difficile. Ho sempre pensato che non ci fossero davvero prodotti pronti a emozionarmi. Fino a oggi.

Cult Candy Cosmetics in tre parole

Vegan, inclusivo, creativo.

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Perché Cult Candy Cosmetics è diverso dagli altri brand?

Come dice il nome, è “cult”, quindi difficilmente può adattarsi ai valori tradizionali. Siamo nati come piccolo brand, poi siamo diventati mainstream ma non siamo mai scesi a compromessi. D'altra parte, un brand diventa “cult” perché esistono persone che sono alla ricerca di marchi che ragionino fuori dagli schemi rispetto a quelli tradizionali.

« La verità è che la società sta cambiando e non possiamo più mettere un'unica etichetta sulla bellezza. »

Non comprometteremo mai la nostra identità e integrità per adattarci a quello che è di moda in un momento preciso o per inseguire gli altri. Ci occuperemo sempre di rispetto – rispetto per gli animali, per gli individui e per il pianeta. Penso che sia il minimo che possiamo fare a questo punto. Non possiamo controllare ciò che le persone mangiano ma possiamo controllare ciò che le persone mettono in faccia con i nostri prodotti. Non faremo soffrire nessun animale per creare make-up.

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Come avviene il processo creativo in Cult Candy Cosmetics?

Ogni prodotto richiede molto lavoro e il tempo necessario dalla progettazione alla fase in cui avviene la produzione è di circa 8 mesi. Iniziamo con la scelta dei colori e del finish e poi passiamo alla formulazione. Quando arrivano i primi campioni di laboratorio – dopo circa 2/3 mesi – li analizziamo e continuiamo ad apportare modifiche fino a quando non siamo soddisfatti delle formula. Allo stesso tempo, lavoriamo sugli imballaggi e sul pack. Per la parte creativa, collaboriamo con alcuni giovani artisti emergenti che selezioniamo su Instagram: lì fuori ci sono tantissimi talenti! Una volta soddisfatti sia del prodotto che del packaging, passiamo alla fase della produzione finale che richiede circa 16 settimane. Adoro lavorare sui temi e sul mood delle palette e veder poi il prodotto prendere fisicamente forma, anche quando non corrisponde completamente al mio stile. È un processo molto divertente ma tutto per me deve essere perfetto: sono proprio i piccoli dettagli a fare la differenza!

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La vostra missione è aiutare le persone a esprimersi come desiderano. In che modo il trucco può aiutare la gente ad accettare valori come l'inclusività e la diversità?

Ho sempre pensato che tutti dovrebbero apparire come vogliono senza sentirsi obbligati ad aderire agli standard di bellezza che ci circondano. Quello che conta è sentirsi bene nei propri panni e piacersi: il make-up può davvero aiutare le persone a diventare più sicure di se stesse nell'esprimersi e nell'essere creative.

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Pensi davvero che il make-up sia per tutti?

Credo che lo sia sempre stato anche se la società e la pubblicità hanno sempre detto e imposto il contrario. Le cose stanno iniziando a cambiare anche se c'è ancora molta strada da fare. Il make-up è davvero per tutti e attraverso il nostro brand continueremo a diffondere questo messaggio!

Credit ph: @cultcandycosmetics

Words: Michela Marra

Artwork: Simona Rottondi

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Giuseppe Damato: «Sperimenta cose nuove senza dimenticare le emozioni»

Colleziona oggetti rari e capi che tutti vorremmo. La comunicazione è il suo mestiere e l'amore per il bello qualcosa che è nel suo DNA: l'intervista a Giuseppe Damato

La passione per la moda – e il gusto per il bello – è un fattore genetico. Qualcosa che si tramanda di generazione in generazione e la storia di Giuseppe Damato, 31 anni, esperto di comunicazione, ne è una prova. Lo incontriamo a Milano, dove ormai vive da molti anni, dopo aver lasciato la sua città natale, Napoli, con la quale – ammette – il rapporto è molto particolare: la definisce creativa, ricca di colori e spunti, eppure solo guardandola da lontano è riuscito ad apprezzare le sue caratteristiche più belle. È a Milano che Giuseppe ha realizzato i suoi sogni, trasformando le passioni in progetti concreti. Nel suo curriculum ci sono esperienze in grandi aziende del lusso dove Giuseppe ha portato, anche quando era alla prime armi, una ventata di freschezza e un tocco di irriverenza che ci ha subito conquistato. Vi raccontiamo perché in questa intervista la narrazione dei ricordi crea un intreccio peculiare con alcuni oggetti da collezione scelti dal protagonista seguendo un unico criterio: il cuore.

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Partiamo dalla tua passione principale: la moda. Come nasce?

Ho sempre amato questo mondo, sin da piccolo. Quando vivevo a Napoli, avevo un negozio di riferimento dove andavo spesso per scegliere ciò di cui avevo bisogno. Entrare in uno store è un momento quasi magico. Mi lascio guidare dal mio istinto; ho bisogno di toccare un capo per capire se è quello giusto per me: è una sorta di processo empatico imprescindibile. Per me i sensi sono importanti e quello per il tatto mi è stato tramandato da mia nonna che, a sette anni, ha cucito il suo primo cappotto. Mia nonna, che tutti chiamavano “la sartina”, faceva abiti su misura per le famiglie facoltose di Napoli e, nel periodo del secondo dopoguerra, è diventata capo reparto de La Rinascente di Milano, pur continuando a lavorare da Napoli dove ha realizzato alcuni degli abiti più belli per Valentino. Sono cresciuto con i suoi racconti ed è stata proprio lei a trasmettermi l'importanza del lavoro sulla materia prima e il gusto per le cose uniche. Ecco perché, per esempio, nel mio guardaroba c'è un abito di Prada, un doppiopetto di raso dell'attuale collezione invernale, che è un pezzo raro di cui mi sono subito innamorato: negli store c'è soltanto la versione in monopetto.

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Sei un creativo che ama i cambiamenti che studi e fai tuoi. Però, allo stesso tempo, ci sono abitudini e oggetti ai quali sei legato da sempre...

È così. Ci sono cose che porto sempre con me e dalle quali non potrei mai allontanarmi: un cornetto, regalo di mia nonna, un porta fortuna in corallo, pietra porosa che, secondo la leggenda, assorbe le energie negative. O, ancora, un orologio Cartier – il modello indossato da Lady Diana, una figura iconica per me e una donna di cui ho sempre apprezzato l'irriverenza – che ho comprato quando ho compiuto 30 anni. E, poi ci sono oggetti che sono testimonianza di un cambiamento creativo e che ho voluto proprio per questo motivo. La giacca di Gucci, per esempio: fa parte della seconda collezione di Alessandro Michele e per me segna il suo debutto nell'azienda. Questa giacca testimonia un importante processo di trasformazione.

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Quanto raccontano del tuo passato gli oggetti a te più cari?

Tantissimo. Per esempio, amo i cristalli e le pietre preziose. Il cristallo, oggetto ben delineato ma allo stesso tempo multisfaccettato e, quindi, sempre diverso in base a come riflette la luce, mi ricorda lo chandelier della mia casa a Napoli. Sono molto legato alla luce e amo anche indossarla (nella foto: una camicia dell'ultima collezione di Prada con motivi di Swarovsky, ndr).

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Non possiamo fare a meno di notare l'anello che indossi al dito medio: anche questo oggetto ha una storia particolare?

Assolutamente sì: è una fede d'oro che ho comprato dopo un periodo molto difficile. L'ho trovato in una gioielleria vintage, l'ho acquistato, sono andato in chiesa e l'ho indossato promettendomi di volermi ancora più bene. Non sono religioso ma credo a una entità superiore che gestisce i nostri destini e in quel momento avevo bisogno di dare una svolta alla mia vita. Anche questo oggetto mi ha colpito al primo istante. In genere funziona così: se mi piace davvero qualcosa, cerco di averla.

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(Apre l'armadio, ndr): è successa la stessa cosa con questo spolverino in tessuto tecnico in doppiopetto di Prada, un rework maschile dello stesso capo della collezione P/E 2019 indossato in passerella da Gigi Hadid.

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Credi molto nella bellezza e, non a caso, hai lavorato alla creazione di due brand come EspressOh e Honieh Beauty. Qual è la tua beauty routine?

Molto essenziale e, in quanto uomo, basata sullo skincare. Non rinuncio mai alla doppia detersione e all'esfoliazione tre volte a settimana. Poi, uso sempre una crema e un siero idratante. Grazie al mio lavoro e al contatto quotidiano con make-up artist e skincare specialist, ho imparato molte cose e ho trovato un metodo ideale per la cura della mia pelle. Per me, è importante avere una cute pulita e naturale e penso che la detersione sia fondamentale per togliere via il colorito grigio tipico di chi vive a Milano.

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A proposito di lavoro e di immagine, oggi Instagram è una piattaforma fondamentale per comunicare, e tu lo sai bene. Qual è il tuo rapporto con i social network?

Instagram per me è un mezzo di lavoro, una vetrina, e spesso di spontaneo c'è davvero poco. Ecco perché amo le stories: sono più immediate e “vere” e permettono di raccontare il brand e le persone in modo più istantaneo. Instagram è fondamentale per far rete e costruire relazioni ma deve essere un mezzo che permette di passare dal primo approccio a un vero e proprio incontro. Credo molto nei rapporti umani e non ci si può limitare a un fermo immagine: bisogna scoprire cosa c'è stato prima e cosa c'è dietro uno scatto. In qualche modo bisogna “far parlare” il feed di Instagram, ma sono poche per le persone che ci riescono.

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Come pensi che evolveranno i social network?

Mi piacerebbe che questo portfolio online di talenti andasse oltre la Rete e che a uno storytelling più istituzionale si affiancasse un racconto fisico che va oltre lo schermo. Tra un brand e una persona ci deve essere comunanza di valori; è importante essere onesti al di là del rapporto di lavoro ed essere coerenti con quello che si è e che si fa. C'è un tema di credibilità nelle professioni digitali: devi essere credibile, allo stesso tempo, online e offline. Non dobbiamo perdere la dimensione fisica nelle relazioni: è un rischio concreto quando tutto è filtrato da uno schermo. È anche l'unico modo per combattere storture orribili come il bullismo online.

Che cosa consigli a chi vuole lavorare nel mondo della comunicazione?

Serve passione e determinazione, voglia di esplorare e sperimentare cose nuove. Ma, prima di tutto, prima di cominciare a comunicare qualcos'altro, devi essere consapevole di quello che sei e dei tuoi limiti: sapere cosa si è in grado di fare e farlo.

Sfogliate la gallery con gli scatti di tutti gli oggetti citati nell'intervista

Credit ph: Daniela Losini
Artwork: Simona Rottondi
Intervista e wording: Michela Marra

Hair and make-up: Melly Sorace
Thanks to Sara Moschini
#onmyvanitytable series created by Daniela Losini

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PIXI Beauty: 20 anni di glowing festeggiati a Londra con un team speciale capitanato da Petra Strand

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A Londra per festeggiare con il team di PIXI Beauty vent'anni di amore per la bellezza più clean. La parola alla fondatrice Petra Strand che abbiamo intervistato

A Londra per festeggiare vent'anni di un brand supercool, fresco e genuino come PIXI (distribuito in Italia da Sephora) e per incontrare la sua fondatrice, la spumeggiante Petra Strand con la quale abbiamo avuto modo di confrontarci per farci raccontare alcuni aspetti del suo mondo e per capire dove la community beauty sia orientata in questo momento.

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Come è cambiato il brand PIXI da quando lo hai fondato vent’anni fa?

Non è cambiato per niente! E ti racconto il perché: quando abbiamo aperto lo store in Carnaby Street il nostro claim diceva “Voglio avere un aspetto riposato e fresco come se avessi dormito 8 ore” e ancora oggi è quello che desidero per me stessa e per ogni persona che si avvicina al brand. Essere la versione più fresca, energetica e in salute di noi stesse. Il PIXI beauty look significa proprio questo. Per tale motivo abbiamo una linea skincare molto accurata e il nostro make up è la ciliegina sulla torta del menu che offriamo. Quando abbiamo iniziato nel 1989 devi pensare che erano gli anni del trucco a copertura totale di qualsiasi imperfezione e noi andavamo decisamente controcorrente. Volevamo che la bellezza naturale emergesse cominciando dalla cura della pelle e che poi, fosse enfatizzata dal trucco.

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Come immagini il tuo brand da qui a dieci anni invece?

Sempre con lo stesso scopo originario come ti dicevo poco fa, ma più grande. Vorrei che PIXI raggiungesse il maggior numero di persone possibili e non solo per i valori che promuoviamo ma per la filosofia che vogliamo trasmettere con la parte più educational. La cura di sè è la chiave di PIXI. Mi immagino anche packaging riciclabili, refill, sistemi di smaltimento più semplici, filiere produttive sempre più eco-sostenibili, un’attenzione al consumatore sempre più cristallina.

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Pensi che il panorama beauty in genere stia cambiando?

Sì, decisamente. La comunicazione beauty sta cambiando perché se da una parte abbiamo Photoshop e la perfezione a tutti i costi che appiattisce, dall’altra - per fortuna - abbiamo un mondo di volti bellissimi di tutte le età che ci rispecchiano e che stanno diventano i veri protagonisti a cui ispirarsi. Dovremo sempre più andare in quella direzione perché è nella diversità che risiede la bellezza. Per noi, sono le nostre clienti le icone di riferimento.

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Sappiamo che ami tutte le tue creature PIXI dalle palette ai tonici più famosi, ma al momento quali sono i tuoi 5 prodotti favoriti?

Uno dei miei pezzi preferiti di sempre è stata la Palette Fairies, una limited edition storica. Quanto amavo quella palette, era il 2012 credo! Ti confesso un piccolo segreto: abbiamo un archivio a Los Angeles dove tengo tutto quello che abbiamo creato sin dal primo momento e spesso vado a "rubare" quella palette. Amo molto anche Illuminating Tint & Conceal super pratico e sempre a portata di mano e il nostro Glow Tonic che viaggia sempre con me nella versione in pads. Ultimamente non riesco a fare a meno dei patch DetoxifEYE, li applico anche sulle parti del viso che hanno bisogno di un boost di idratazione, non solo sul contorno occhi. Per struccarmi adoro Hydrating Milky Cleanser, è delicato e mi lascia la pelle nutrita.


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Quali feedback ti piace ricevere dai tuoi clienti?

Adoro ricevere storie di persone che sono riuscite grazie ai nostri prodotti a migliorare la loro pelle. Dai social media arrivano sempre commenti dove mi raccontano l'esperienza con un nostro prodotto che ha in qualche modo cambiato e migliorato la loro beauty routine. Succede spesso con Glow Tonic ad esempio. In generale, se con un nostro prodotto risolvono un problema per me è appagante, vuol dire che abbiamo lavorato bene.

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Pensi che ci sia una vita beauty oltre a Instagram?

Sì certo quella vera! Instagram è utile per scoprire e informarsi sui trend ma è ancora più utile crearne di nuovi sulla base delle reali esigenze delle persone. Instagram è divertente ed è un luogo di intrattenimento ma si tende a mostrare solo la parte più glam. Non facciamo vedere la nostro routine di vita e di lavoro, basta essere consapevoli della differenza.

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Se tu potessi parlare con la Petra di vent’anni fa, cosa le diresti?

Ottima domanda: direi a me stessa di non prendere le cose troppo seriamente, di non mollare e di divertirmi di più! Il mio motore per fare le cose è sempre stata la passione e mi sono buttata dentro ai miei progetti con tutta me stessa. Un buon consiglio alla me di allora potrebbe essere: rilassati e goditi il tuo percorso, come faccio oggi, giorno per giorno.

Special thanks to all the PIXI Beauty Team

Ph.: PIXI Beauty Press Office

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Elena Mariani: «Se vuoi (far) parlare di te, studia le parole giuste»

Abbiamo trascorso una mattina con Elena Mariani, autrice TV e digital specialist, e abbiamo discusso di immagine femminile e social network. Leggete l'intervista

Altro che star delle serie TV o cantanti: Elena Mariani da piccola sognava di diventare Donatella Versace. Un segno del destino, visto che, dopo qualche anno, il mondo della moda è diventato la sua casa: oggi gioca con le parole per descrivere le scelte stilistiche delle celeb mentre nel privato adora collezionare e mixare pezzi unici. Il tutto condito con un'ironia non comune che emerge da subito, appena comincia a raccontare qualcosa di sé, per iniziare a rompere il ghiaccio.

Elena ti guarda dritto negli occhi, ha le idee chiare e zero peli sulla lingua: abbiamo parlato di immagine femminile, rapporto con il nostro corpo, donne&lavoro, tra un caffè, svariati scatti fotografici e tanto divertimento.

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Ci piace ragionare, in questa rubrica, della percezione dell'immagine femminile. Qual è la tua idea? Quali sono gli scritti e i racconti in cui ti riconosci?
Ho sempre pensato, nel passato, che essere femminile significasse essere totalmente femminile. A 20 anni, per esempio, indossavo solo abiti super femminili: un tubino nero e tacchi anche quando andavo nei centri sociali. Poi, con l’arrivo dell’età adulta e del primo lavoro in un'agenzia di comunicazione, la percezione che avevo del mio corpo è cambiata: femminile o no, dovevo abitare in spazi condivisi in cui ero principalmente giudicata per le mie azioni; così, quel il pensiero fisso su come appariva il mio corpo e come gli altri lo percepivano mi è passato. Grazie vita adulta! L’idea di femminile ha per tanto tempo occupato la mia testa. Oggi non ho né un’idea di femminile né uno di bellezza: è troppo pericoloso aggrapparsi a una sola visione, non voglio più ossessionarmi con un solo modello e precludermi la scoperta del bello.

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Come mai, secondo te, c'è questa ossessione sul corpo delle donne? Gli uomini non hanno modelli specifici a cui tendere (ndr: in realtà alcuni attori famosi hanno fatto notare l'attenzione spasmodica nei confronti del loro corpo durante le riprese dei film sollevando un problema che finora sembrava solo femminile).
Penso che i motivi siano due: il primo è che la società è governata da occhi maschili (e l'occhio maschile ha sempre decretato come doveva essere la bellezza femminile); questo vale oggi come valeva, forse ancora di più, nel periodo della mia infanzia: venti anni fa in TV erano tutte davvero magrissime, per me e per le mie amiche era impossibile identificarsi in un personaggio vincente. Il secondo motivo è puramente economico: la donna è un target di mercato molto interessante e appetibile, più proficuo. Chiederci continuamente di cambiare significa imporci di spendere in oggetti nuovi. Non c’è mai un limite.

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Hai accennato a un prima e a un dopo nella storia del rapporto con il tuo corpo. Ci racconti questo momento di passaggio? Cosa è avvenuto?
È avvenuto molti anni fa: ho avuto un melanoma alla gamba destra che mi ha costretto, per un periodo, all'immobilità, e il mio corpo è inevitabilmente cambiato, non era più quello di prima. Questo momento difficile mi è servito per vedere le cose nella giusta prospettiva; il mio peso è diventato un problema minuscolo e ho smesso di criticarmi così ferocemente, al contrario, mi sono detta: «Se esco da questa situazione, giuro che non mi lamenterò mai più del mio culo!».
Per un po’ è stato così, poi ho ricominciato a lamentarmene perché è troppo facile rimanere fermi e dare la colpa alle cose che ci sono successe. È un processo, ancora devo trovare un equilibrio con il mio corpo, ancora faccio fatica a passare dal pensiero alle azioni. La verità è che il nostro corpo ci parla, ma molto spesso non lo ascoltiamo.

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Qualcuno ha detto che «tutte le persone dalla forte autoironia hanno in mano qualcosa da raccontare»: cosa ne pensi?
Per me l’autoironia è stata fondamentale fin dall’inizio. È sempre stata la mia arma, la usavo a scuola per difendermi dai bulletti e la uso tutt’ora quando scrivo video e idee per me e per gli altri. Parto spesso da un'esperienza universale per poi rileggerla in maniera ironica. Per esempio, nelle mie Instagram stories, quando mi lancio nelle pagelle dei red carpet, gioco con l’immaginario che abbiamo delle star, quello che giudico non è mai la persona, ma il lavoro intorno alla scelta dell’abito. Quello che dico spesso è «denuncia lo stylist», non «rifatti!».

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Qual è oggi il tuo rapporto con la moda e come scegli cosa indossare?
Ho sempre avuto un’ossessione per la moda: da bambina sognavo di diventare Donatella Versace. So cosa mi valorizza, ho un corpo da abiti femminili, ma - sai cosa c’è? - voglio indossare altro. Per anni i media mi hanno ripetuto come dovevo vestirmi, non ne posso più dell’equazione curvy uguale stile anni Cinquanta! Ho iniziato ad aggiungere pezzi più maschili e androgini al mio armadio, ma la più grande conquista sono stati i pantaloni bianchi. Li amo, li indosso tutto l’anno, alla faccia di chi mi consigliava di evitarli. 

Sempre a proposito di moda, come vivi le tendenze del momento?
Non seguo i trend, non ho mai avuto l’ansia di comprare costantemente qualcosa. Ora sono in un momento di svolta, guardo gli abiti vecchi, mi dico che ora non li indosserei mai perché non sono più quella persona lì, ma allo stesso tempo non mi sono mai vergognata dei miei vestiti perché frutto di una scelta consapevole. Non mi piace chi parla male degli ex e dei propri vestiti.

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Passiamo ai social come Instagram, quello che va per la maggiore: è un luogo dove ci si mostra e dove si guarda; è, insomma, una vetrina. Lo è anche per te?
Non riesco a gestire il mio profilo su Instagram in questo modo. Non nego di usarlo, anche per lavoro – collaboro volentieri con alcuni brand – ma non voglio passare tutto il tempo a fare strategia su di me, non voglio vivere contando i like e analizzando il profilo delle persone che mi seguono o che guardano le mie stories. Certo, potrei avere più follower, potrei avere più successo se andassi a bussare alle porte dei brand, se comprassi follower… ma mi domando: «Ho voglia di farlo?». La risposta è «no». Se iniziassi a pensare alla “strategia” non potrei vivere Instagram con la stessa spontaneità.

Ci sono poi delle storture che emergono da Instagram...
Nessuno vuole venire male in foto. Se da un lato è normale voler mostrare la tua parte migliore, dall'altro questo può diventare pericoloso perché finisci per non essere più tu – è un discorso che non riguarda i performer o chi usa Instagram per un progetto artistico. Parliamo dei casi in cui sei in balia dello strumento: usano tutti la stessa palette di colori, frequentano tutti gli stessi posti, si fotografano tutti davanti allo stesso muro rosa, insomma siamo di fronte a una gentrificazione della bellezza che forse per i brand può essere rassicurante ma, in generale, è sinonimo di appiattimento totale. È un lavoro costante che si trasforma nel peso di dover essere sempre all'altezza dell'immagine che ti sei costruito e, di conseguenza, sentirti costretto a scusarti se qualcosa non rispetta gli standard che ti sei imposto. C'è, poi, un altro aspetto: la narrazione. È importante saper parlare di te stesso. Non si tratta di “personal branding” - termine un po' triste – quanto imparare a pesare le parole e scegliere bene quelle giuste da usare per raccontare di te.

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Qual è, invece, il rapporto che hai con il make-up?
Amo il make-up, ma non ne sono schiava. Il mio prodotto beauty preferito è il rossetto, mi piace giocare con i colori sia di giorno che di sera, ma il momento in cui mi trovo al massimo splendore è dopo una doccia! Quello che mi stupisce, in ogni caso, è vedere la reazione degli altri di fronte alle mie scelte estetiche. C'è una tendenza, quasi naturale, da parte degli uomini, a voler leggere qualcosa nel modo in cui una donna si veste o si trucca. In molti contesti, incluso quello lavorativo, ci si sente letteralmente scansionati dalla testa ai piedi! Sai quando ti trucchi e tutti ti dicono: «Come mai così in tiro? Hai una riunione?». Poi la verità è che ti sei messa il rossetto perché lo hai trovato in una vecchia borsa la sera prima. 

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Come vivi adesso il lavoro?
Amo il mio lavoro, ma ora lo vivo con più leggerezza. Ho imparato che non devo sempre mostrarmi iperattiva e felice, non è il mio compito migliorare la giornata degli altri. Fare questo switch mentale mi ha permesso di avere più tempo per lavorare in maniera attiva. Oltre al lavoro di autrice video e digital strategist, quest’anno ho portato avanti la seconda stagione radiofonica di Ordinary Girls -sempre con la mia fidata Florencia Di Stefano Abichain- e firmato un omonimo podcast in esclusiva per Storytel dove parliamo dei dubbi e dei desideri delle donne della nostra generazione. Questo inverno, torneremo proprio con una nuova serie di podcast per Storytel, sempre incentrata sulle donne e avremo tante ospiti. Voglio smettere di giustificarmi perché sono fortunata e faccio quello che mi piace: non è questione di culo, quanto di bravura. Non dobbiamo vergognarci di avere del talento o delle ambizioni. 

Com'è fare l'autrice in un mondo maschile?
Sono un’autrice di video e spesso sul set sono l’unica donna. Quando il talent - uomo o donna che sia - entra in studio pronto per essere intervistato da me, la prima cosa che fa è presentarsi all'uomo più maturo, perché si ritiene che sia lui a rappresentare l’autorità. I più coraggiosi mi guardano e subito esclamano: «Tu sei la truccatrice, giusto?». Mi fa anche un po’ ridere, mi capita di sfruttare la cosa e agire di più nell'ombra: se faccio meno paura, ottengo più risposte, però mi ha fatto anche pensare alla dinamica del potere e a quante volte lasciamo passivamente che siano gli altri a prenderlo. 

Special thanks to: Sara Moschini / FUJIFILM

Hair & make-up: Melly Sorace

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Tatiana Calderon, pilota: «Le donne possono arrivare ovunque. Anche in Formula 1»

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Tatiana Calderon è stata la prima donna dell'America Latina a guidare una monoposto in F1, l'abbiamo incontrata per farci raccontare la sua splendida avventura

Aveva nove anni quando si innamorò di una macchina. Era una bambina vivace, intelligente, amante degli sport (li ha fatti praticamente tutti!) e soprattutto testarda. «Se vuoi guidare, devi avere una pagella impeccabile»: e così fu.
Viso acqua e sapone (ma ama truccarsi), la pilota colombiana Tatiana Calderon, classe 1993, ha tutte le carte in regola per darci più di qualche lezione di vita. La prima: continuare a credere nei propri sogni, sempre. La seconda: non c'è niente che una donna non possa fare. Anche guidare una monoposto e sfrecciare nei circuiti di tutto il mondo. Tenetevi stretti: qui si vola. 

Leggete l'intervista in esclusiva per Grazia.it!

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Courtesy of Carrera eyewear

Partiamo da una constatazione: oggi le donne ai box sono sempre più numerose. Come giudichi questo cambiamento?
Quando ho cominciato a lavorare nei paddock erano davvero poche, ma da circa 4/5 anni ho notato che la situazione è cambiata. Penso che, oggi, nell'ambiente sportivo dei motori, le donne possano competere allo stesso modo degli uomini e non solo come sportive ma anche come ingegneri, meccanici, pr e manager. In generale, noto che in molti sport nei quali le donne non venivano considerate – un esempio: il calcio – c'è stato un grande cambiamento di mentalità. Così è successo per la Formula 1: ci stiamo impegnando a comunicare e far capire che non ci sono ragioni per cui una donna non debba partecipare. Penso che stiamo andando nella direzione giusta. C'è ancora molto su cui lavorare, ma abbiamo fatto enormi passi in avanti.

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Oggi le donne che amano vedere le gare in pista sono sempre di più. Ma esistono ancora dei pregiudizi nel mondo della Formula 1?
Possiamo essere competitive: non ho dubbi a riguardo. Ovviamente siamo diverse dagli uomini a partire dalla forza fisica; questo non significa che non possiamo fare le stesse cose, ma che semplicemente abbiamo modi diversi di risolvere i problemi. La difficoltà è capire che le differenze esistono ma che non sono un impedimento. Penso, però, che spesso noi donne dobbiamo fare degli sforzi in più per dimostrare quello che siamo e quanto valiamo.

La tua storia è giudicata come un esempio di “empowerment femminile” e le donne di tutto il mondo ti stanno festeggiando per il tuo strong mind e coraggio. Pensi di poter essere un simbolo per le donne che vogliono distinguersi in un mondo popolato soprattutto da uomini?
Penso di sì, la mia esperienza può ispirare chi, nel mondo dello sport e del lavoro, deve attraversare molte difficoltà per ottenere quello che vuole. Spero che la mia storia possa incoraggiare tutte nel continuare a seguire i propri sogni e a non porre limiti alle proprie capacità. Io sto facendo quello che amo e quindi sono felice di poter aiutare le donne a credere in loro stesse.

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Qual è l'evento che più di tutti ha segnato la tua carriera? 
Guidare per la prima volta in Formula 1, l'anno scorso (Tatiana è stata la prima donna latino-americana a guidare una monoposto in F1, ndr). Ho sempre sognato di arrivare a questo punto e quindi è stato davvero molto emozionate. Sentivo una grande pressione ma ero estremamente concentrata sul mio obiettivo. Con me c'era la mia famiglia e questo ha reso ancora più speciale l'evento.

A proposito di famiglia: quali sono state le reazioni dei tuoi genitori quando hai detto loro che volevi diventare pilota?
All'inizio mia mamma non era molto felice (ride, ndr) e mi ha incoraggiato a fare altri sport come tennis ed equitazione. Ben presto, però, si è resa conto che la mia passione era guidare e quindi si è arresa ma non senza condizioni: se volevo continuare a guidare, dovevo eccellere anche a scuola. E siccome volevo gareggiare, non sono venuta meno ai patti. Di fronte alla mia passione non hanno potuto che scegliere di supportarmi in tutto e per me questo è stato fondamentale.

Quando hai capito precisamente che i motori sarebbero stati il tuo futuro?
Ero davvero molto giovane. Ho cominciato quando Pablo Montoya era in Formula 1, non mio perdevo una gara: avevo tra i 9 e 10 anni, davvero una bambina. Sembrava una cosa da pazzi, ma io ero convinta di quello che volevo!

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Guidare una macchina da Formula 1 richiede anche un certo sforzo fisico: che tipo di allenamento fai?
Ho sempre amato lo sport, dall'inizio. Giocavo a calcio, a tennis, facevo equitazione: ho praticamente provato di tutto! Questo mi ha sicuramente aiutato perché competere richiede un notevole sforzo fisico – non solo in Formula 1, il discorso vale per tutte le categorie – e tutti i tuoi muscoli sono coinvolti: dalle braccia alle gambe senza dimenticare il collo che fa uno sforzo enorme. L'allenamento è molto duro, ma io ho cercato sempre di essere al miglior livello fisico possibile. Da questo punto di vista gli uomini sono avvantaggiati perché hanno il 30% di massa muscolare in più rispetto alle donne; per raggiungere un certo livello ed essere capace di scendere in pista ho dovuto allenarmi tutti i giorni. Ancora oggi è così: 5 giorni a settimana e, quando non ho gare, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 con un training sia fisico che mentale. Chi fa questo lavoro, infatti, deve essere mentalmente molto forte, saper reagire velocemente, coordinarsi; deve essere multitasking. Quando sei in macchina fai moltissime cose contemporaneamente, incluso gestire le indicazioni che ti arrivano via radio.

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Ci sono mai stati momenti in cui hai pensato di mollare?
Sì, quando le cose non andavano come volevo. Però poi, anche nei momenti più difficili ho pensato che non avrei mai potuto vivere senza le gare; la mia motivazione è sempre stata più forte. Credo che sia fondamentale essere molto paziente e continuare a lavorare duro.

Non solo motori e lavoro: cosa fai per rilassarti e prenderti cura di te?
Non è molto facile per me rilassarmi (ride, ndr) ma devo imparare a staccare. Amo la natura e, quindi, appena ho un po' di tempo, vado in montagna, al mare o al lago. Quando riesco, guardo un po' di TV, qualche serie su Netflix e leggo un libro. Oppure esco per un caffè – sono una gran fan del caffè!

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Special thanks + Hair & make-up by La Biosthétique


Qual è, invece, la tua beauty routine?
Mi prendo molto cura della mia pelle: a causa dei frequenti viaggi e dell'allenamento, è spesso molto secca. Cerco di pulirla bene, mattina e sera, e poi uso un buon idratante – di giorno sempre con un fattore di protezione SPF. Anche per i capelli utilizzo prodotti nutrienti, mentre, quando ho un evento speciale, non rinuncio al make-up: sono convinta che possa davvero farti sentire speciale!

Thanks to Marion Ferg and to La Biosthétique

Words: Michela Marra

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Denise D'Angelilli: «Ma perché dovremmo scusarci per la faccia (e il corpo) che abbiamo?»

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Ci siamo sedute con Denise D'Angelilli per parlare di corpo femminile, rapporto con l'immagine e presenza sui social

Denise D’Angelilli è una comunicatrice nata: quello che dice lo dice in modo chiaro senza mezzi termini. Vive nel suo presente incarnando perfettamente ciò che significa essere in perenne evoluzione. Credi di aver catturato qualcosa di lei e il minuto dopo è già cambiata. Ma una cosa non muta mai: la schiettezza della sua essenza, pura e preziosa che traspare in ogni gesto e pensiero.

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Come percepisci la tua immagine femminile?

Ci ho messo un bel po’ a trovare la mia dimensione femminile. Sono figlia unica e sono praticamente cresciuta solo con papà. Da ragazzina ero un maschiaccio ti dico solo che alle elementari ascoltavo i Genesis. Ho sempre avuto i capelli corti, facevo sport agonistico. A 15 anni dicevo che mi crescevano le tette al contrario. Vedevo le mie compagne con trucchi e belletti e mi sentivo molto lontana da loro. Fino ai vent’anni sono stata così poi ho avuto la mia fase “da ragazza”. Oggi a trent’anni ti dico: chi se ne frega dei cosiddetti canoni femminili, il concetto deve essere il più fluido possibile. Ti faccio un esempio: mi confronto con tutti sui social. Una ragazza tempo fa mi ha scritto ma ti sei fatta le extension alle ciglia? No perché sai dici di accettarsi come si è e poi che fai ti modifichi? Ma magari l’ho fatto perché sono stufa di mettere il mascara o perché mi piace sperimentare, che non posso? Non uso FaceTune, se ho qualche pelo di troppo non lo nascondo e soprattutto, se voglio sentirmi più bella perché non posso farlo? Sai quante volte ho fatto delle dirette Instagram con gli occhiali da vista, struccata e il brufolo e quante persone mi scrivevano, che coraggio che hai a mostrarti così. Ma rega’ io sono così, perché dovrei nascondermi?


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Ma secondo te perché c’è così tanta attenzione sul corpo femminile?

Perché in particolare in Italia abbiamo avuto e abbiamo una cultura repressiva. Sembra sempre che dobbiamo fare le cose di nascosto, io mi mostro per quello che sono. Una volta mi sono fatta una foto in costume e si vedeva la cellulite e tutte a dire - anche qui - come sei coraggiosa. Ma scusate ma quando vado al mare che faccio mi metto un filtro sulla pelle? Mi metto la crema FaceTune? Ma che senso ha nascondere se stessi? E molto spesso sono commenti di altre ragazze. A me fa pensare parecchio questa cosa.

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Ma poi la faccenda di essere sempre perfette non è diventata obsoleta?

Parecchio, sai quante persone ho incontrato nella vita vera da Instagram e non le riconoscevo? La trovo una specie di truffa perché penso alle ragazzine che ti seguono alle quali fai credere che cambiarsi i connotati, e quindi non accettarsi in toto, sia giusto. Tra l’altro nella direzione in cui stiamo andando (pensa solo alla quantità di video che si stanno producendo con le Stories) come fai a camuffarti? Che fatica. Sono arrivata al punto in cui d’estate non mi metto quasi nulla in faccia, così ci leviamo subito il problema dell’accettazione. Hai fatto caso poi alla frase “scusate la faccia di oggi” che spesso senti nei video? Ma davvero ci dobbiamo scusare per la faccia che abbiamo? Ma no dai. Per lavoro ho dovuto fare una ricerca con l’hashtag #trucconaturale: ho visto video di ragazze che si mettevano sul viso almeno, almeno 20 prodotti. Non è un controsenso? 

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Cosa ne pensi del make up in generale?

Seguo alcune ragazze che fanno cose pazzesche e trovo che sia una vera e propria espressione d'arte. Ognuno col trucco può fare ciò che vuole essenziale è che non diventi una "maschera" che invece di comunicare qualcosa della nostra personalità, finisce per coprirla in tutti i sensi.

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Quando ci si espone sui social ci si assume il rischio dei feedback non richiesti, come li gestisci tu?

Mi arrabbio un sacco, non riesco a non arrabbiarmi vorrei non farlo ma alla fine mi incavolo sempre. Mi sono fatta le ossa su Twitter dove me ne dicevano di tutti i colori tanto che alla fine me ne sono andata perché era diventato invivibile. Usavo un linguaggio fin troppo sarcastico e non mi piacevo nemmeno più io. Spesso vengo attaccata frontalmente per quello che dico e ogni volta che succede mi domando: ma come si può entrare a gamba tesa nelle vite degli altri così da impuniti? Ho poi dentro questa voglia di educare le persone e allora mi ci metto e vado fino in fondo cercando di spiegare le mie ragioni. Poi finisce invece muro contro muro e li blocco. Amen. Un’altra cosa che domando spesso alle persone che scrivono commenti pesanti è questa: scusa ma cosa ne dici se ora venissi io sul tuo profilo Instagram a sbarellare come stai facendo tu sul mio? E regolarmente mi rispondono: beh ma che c’entra? Non so vedi un po’ te! Un esempio: sono andata a un evento organizzato da un brand di superalcolici e mi sono scattata una foto. Un tizio mi ha attaccato una pezza infinita sul fatto che con l’alcol ci si muore. Gli risposto eh ma pure con le auto, che vuol dire? Poi siccome ho la sindrome da super eroe finisce che mi incaponisco e che voglio far capire che è sano accogliere un altro punto di vista. Poi dipende anche dal tono con il quale mi si dicono le cose: possiamo avere un’opinione opposta, ma è sempre possibile cercare di ascoltarsi. Se invece vieni nella mia “casa virtuale” urlando come faccio a darti retta? 

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Tu sei molto attiva anche su Facebook e anche lì spesso ci sono situazioni polarizzanti.

Ci ho lavorato parecchio con Facebook e mi è servito per gestire le pagine di cui ero social media manager e sì, ci scrivo spesso vero. Da luogo di aggregazione in cui avevo recuperato i compagni di scuola è diventato un luogo di espressione con i suoi codici precisi. Lì devo dire che è anche il luogo in cui ho discusso (e ogni tanto ancora) discuto di più. Spesso poi parlo di sesso in modo esplicito. Apriti cielo. Per me è sempre stato naturale farlo. Mio padre è stato un genitore presente e mi ha sempre detto le cose giuste, non mi ha mai passato nessun pregiudizio né tabù e anche io sono così. Questo però spesso crea imbarazzo ma non è un problema mio, è degli altri. La mia femminilità la esprimo come meglio credo. Quando mi sono rasata i capelli non ti dico i commenti che ho ricevuto dai maschi. Tutti a dire allora sei lesbica perché capelli/femmina etero capisci? Le sfumature manco a prenderle in considerazione. Credo che molte persone si sentano in dififcoltà quando sono esplicita perché loro stesse non sono a proprio agio.

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Quale è la tua idea di femminismo?

Fai conto che mio padre mi ha cresciuta mostrandomi i film di Bertolucci e cercando di farmi comprendere il più possibile cosa volessi dalla vita. Mi sono spostata da Guidonia, dalla tosta provincia romana da cui provengo, per vivere a Milano, soprattutto per lavoro. Ho delle ambizioni, ho voluto crescere e vorrò sempre farlo. Mio padre ha voluto indicarmi una prospettiva. Quelli che mi sono mancati sono stati esempi femminili forti nella mia famiglia. Così sono andata a cercarmi quelli in cui potermi riconoscere. Spesso vengo accusata di odiare gli uomini: niente di più sbagliato, come dicevo ho avuto modelli maschili molto positivi. Detesto alcuni comportamenti e se arrivano anche dalle donne, li detesto uguale. La mia idea di femminismo è quella che mi sono creata nutrendomi di riflessioni e ricerca personale che non smetto mai di fare.

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Special thanks to: Sara Moschini / FUJIFILM

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