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Factory

Cuir Saddle: nella Collection Privée nasce un nuovo mondo olfattivo creato da Francis Kurkdijan

Cuir Saddle: nella Collection Privée nasce un nuovo mondo olfattivo creato da Francis Kurkdijan

foto di Daniela Losini Daniela Losini — 29 Gennaio 2026
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Cuir Saddle la nuova fragranza creata da Francis Kurkdjian: la nostra intervista.

Parigi ha una luce speciale che rende la scoperta della nuova creazione del profumo Dior Cuir Saddle ancora più suggestiva. In questa conversazione, Francis Kurkdjian racconta il suo approccio creativo all’interno della Maison Dior, spiegando come ogni fragranza nasca da un dialogo costante.

Le sue risposte rivelano un metodo che unisce rigore tecnico e sensibilità artistica: un processo che parte sempre dalla materia, dalla memoria e da una domanda fondamentale che guida ogni progetto. Attraverso il racconto delle sue ispirazioni, del ruolo della pelle come tema olfattivo e della tradizione artigianale europea, emerge una visione chiara e autentica del suo modo di creare: una profumeria che si fonde con il corpo, con la cultura e con l’identità Dior.

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Che cos’è La Collection Privée e cosa significa allargare la famiglia di fragranze per te?

La Collection Privée è una linea di fragranze che rappresenta un vero parco giochi creativo. Permette all'artista profumiere di instaurare un dialogo con la Maison, con la sua storia, i suoi valori e il suo heritage. È uno spazio libero, non vincolato da logiche commerciali, dove si lavora sulla vera arte della profumeria, sul know‑how e sulla narrazione della famiglia Dior.

Come inizi un nuovo progetto creativo?

Ogni volta che inizio un nuovo progetto, chiedo al dipartimento archivi di mostrarmi la documentazione disponibile: cosa esiste, quali storie possiamo raccontare, quali elementi del patrimonio Dior possono ispirare una nuova fragranza. La domanda di partenza è sempre: “Cosa abbiamo da dire su questo tema?” Per la Cuir Saddle mi sono chiesto: “Cosa abbiamo da dire di nuovo sul cuoio, sulla pelle?” Per un nuovo progetto sulle candele, mi sto ponendo le stesse domande.

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Quali elementi della storia Dior ti hanno ispirato per Cuir Saddle?

Abbiamo iniziato studiando quando Christian Dior introdusse la prima borsa in pelle e come la Maison usò questo materiale nel tempo. La mia attenzione è stata catturata dalla Saddle Bag, soprattutto dopo che Kim Jones ne ha creato una versione maschile, rendendola un oggetto desiderabile da tutti. Mi affascina perché è ergonomica, organica, come se facesse quasi parte del corpo. Questa idea della pelle che “si fonde” con chi la indossa è diventata la base della mia ispirazione.

Come hai tradotto questa ispirazione nella fragranza?

Volevo creare un profumo cuoiato che fosse vicino all'odore della pelle stessa, quasi come un’estensione naturale. Non un classico “profumo di cuoio”, ma qualcosa di liscio, pulito, fluido. Ho cercato la sensazione tattile della pelle lavorata: quando la tocchi, diventa morbida come un tessuto materico, quasi come se fosse seta spessa. La conoscenza delle tecniche di lavorazione della pelle italiana e dei suoi procedimenti di trasformazione mi ha in qualche modo guidato.

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Come descriveresti la costruzione olfattiva?

È una costruzione astratta. Uso un fiore bianco come base, come se fosse una “vernice bianca” da cui partire. Poi aggiungo una goccia di cuoio, che si scioglie nella composizione e diventa un semplice suggerimento, non una nota dominante. Non volevo la classica nota di cuoio “antiquata”, quella che ricorda i guanti, le selle o le giacche pesanti. Volevo qualcosa di più moderno, morbido e sfumato.

Hai citato la tradizione italiana nella lavorazione della pelle. Che ruolo ha avuto in questo progetto?

La tecnica della lavorazione della pelle è arrivata in Francia dall’Italia, soprattutto attraverso l’arte dei guanti. È un sapere antico, molto radicato nella cultura europea. Oggi, per esempio, nei giardini di Versailles lavorano diversi giardinieri italiani, e stiamo collaborando con loro per un progetto Dior. Questo dialogo culturale continuo mi ispira molto.

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Qual è la fase del processo creativo che ti entusiasma di più quando crei un profumo?

La ricerca, forse. Anche se è una fase stressante, perché finché non trovo una storia so che non avrò un buon profumo. Una bella storia può portare a qualcosa di buono; non è garantito, ma senza una storia non c’è nulla da dire, almeno per me. Quando senti di avere una storia forte, tutto diventa più semplice.

Per questo profumo, la storia era molto chiara ed è stato facile definirla, ma creare la fragranza ha richiesto molto tempo. La pelle è un tema complicato: può risultare antiquato, molto vecchia scuola, oppure può diventare troppo creativo, troppo selvaggio, troppo dirompente. Trovare l’equilibrio giusto — un odore di pelle contemporaneo e che si diffonda bene — è stato davvero complesso.

All’inizio avevamo due possibilità di racconto: uno prevedeva un nome legato al colore, qualcosa come “Cuir + colore”, ma non mi sembrava abbastanza distintivo o solido. Siamo tornati a scavare nella storia e da lì è nato il nome Cuir Saddle proprio quando ho visto la borsa e l’idea che mi evocava ovvero la sensazione di una sorta di bozzolo. A quel punto è arrivata l’emozione: e si inizia a creare il profumo, cercando quali ingredienti mescolare per raggiungere ciò che hai in mente.

La seconda fase emozionante è quando senti di avere un buon profumo. Sai che c’è ancora molto lavoro da fare, ma quando lo metti sulla pelle e ti “dice” qualcosa, capisci che sei sulla strada giusta. È una sensazione profonda, simile a quando si scrive: sai che con il tempo e la dedizione potrai arrivare al risultato.

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Ph. Dior Press Office / Daniela Losini

© Riproduzione riservata

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